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DISCORSO DI PAOLO VI
AI VIGILI URBANI DEI MAGGIORI CAPOLUOGHI D'ITALIA

Martedì, 16 maggio 1967

 

Un saluto a Voi, diletti Vigili Urbani dei maggiori capoluoghi d’Italia, che partecipate al vostro Torneo Nazionale di Calcio, organizzato dal Gruppo Sportivo dei Vigili Urbani di Roma! Siamo ben lieti di corrispondere al filiale desiderio, che Ci avete manifestato, in occasione di codesta appassionante gara sportiva, e vi dedichiamo assai volentieri un po’ del Nostro tempo, troppo breve in confronto della vostra aspettativa e della Nostra benevolenza.

Vi salutiamo con particolare cordialità, per i due motivi che vi onorano, e che definiscono la vostra fisionomia in questo gradito incontro: perché siete Vigili Urbani, e perché siete sportivi.

Come Vigili Urbani, voi adempite un dovere civico di primissimo ordine, che vi impone l’incarico delicato - seppure non sempre apprezzato come merita dagli altri membri del corpo sociale - di vegliare sull’ordinato svolgimento della vita civile. Già altra volta, il 19 aprile del 1964, abbiamo espresso ai vostri Colleghi di Roma il Nostro compiacimento «per la generosità, la diligenza, lo spirito di sacrificio, che mettete nel compiere il quotidiano dovere». E aggiungevamo allora: «Sappiamo come questo dovere sia spesso pesante, scomodo, ingrato, e come esso richieda, continua presenza e tensione, anche nelle ore e nei giorni in cui gli altri cittadini possono distendersi nel riposo e nello svago sereno» (Insegnamenti di Paolo VI, II, 1964, p. 260). Nel ripetervi quelle parole, Ci è caro dirvi tutta la simpatia che sentiamo per voi, e tutta la gratitudine che vi deve la società.

Ma oltre a essere Vigili Urbani, siete anche sportivi; e organizzati ed efficienti e combattivi a tal punto, da affrontare un Torneo in piena regola, per una più alta affermazione agonistica. Il che vuol dire che, oltre alle fatiche quotidiane, le quali richiedono anch’esse un continuo e severo «allenamento», voi sapete impiegare bene il vostro tempo libero, che immaginiamo assai scarso, per dedicarvi a un’educazione atletica in piena regola, per mantenervi «in forma», e mirare alle pacifiche affermazioni delle vostre singole squadre. Anche qui il Nostro elogio e il Nostro incoraggiamento non saprebbero essere più pieni: come già dicemmo ad altri sportivi, che esercitano la vostra stessa specialità, lo sport «ha in sé un valore morale ed educativo di prim’ordine: è una palestra di forti virtù, una scuola di equilibrio interiore e di esteriore controllo, una propedeutica alle conquiste più vere e durature, alle vittorie definitive e perenni, che non sfioriscono come il trofeo corruttibile degli agoni terreni: cioè quelle dello spirito, dell’anima creata a somiglianza di Dio, rigenerata a nuova vita dal sacrificio di Gesù Cristo, e chiamata al possesso della vita che non tramonta, alla corona incorruttibile, dopo il felice compimento della gara terrena (cf. 1 Cor. 9, 24-25)» (Alla squadra di Calcio di Brescia, 31 maggio 1966: Insegnamenti di Paolo VI, IV, 1966, p. 944).

Noi siamo certi che anche per voi l’esercizio sportivo, tanto più perché è subordinato alle esigenze ben più alte e preminenti del dovere e della vita familiare, è fecondo di questo arricchimento spirituale, e vi tempra al dominio di voi stessi, allo spirito di disciplina, al rispetto degli altri, per i rapporti di squadra improntati alla cortesia e alla bontà, aggiungendo così nuovi elementi di notevole valore all’armoniosa formazione e al pieno sviluppo della vostra personalità tanto umana e professionale, quanto cristiana e soprannaturale.

Noi ve lo auguriamo di cuore. E vogliamo credere che l’attività sportiva, esercitata con tanto impegno, nulla tolga all’adempimento dei vostri doveri verso Dio. Ricordate sempre che l’uomo, più di ogni altro merito, pur bello e sacro, vale in misura della sua donazione a Dio e al prossimo, della sua generosità, del suo sacrificio. Tutto il resto svanisce, soltanto questo resta. E che altro è il significato di quell’invito alla preghiera e alla penitenza, che è risonato a Fatima or sono cinquant’anni, e che abbiamo voluto testé porre in evidenza col Nostro recente pellegrinaggio in quella terra benedetta, per i veri incrementi del mondo nella pace e nella mutua concordia? Siatene convinti, figli carissimi, vivetene le consegne nei vostri doveri quotidiani, come anche nel vostro svago agonistico. E le grazie della Madre di Dio e Madre della Chiesa vi accompagnino sempre: con la Nostra Apostolica Benedizione.

                                            



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