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DISCORSO DI PAOLO VI
AL SACRO COLLEGIO E ALLA CURIA ROMANA

Lunedì, 23 dicembre 1968

 

ALTO RICONOSCIMENTO DI MERITORIA ED ESPERTA OPEROSITÀ

Signori Cardinali! E, con voi presenti, tutto il Sacro Collegio, e voi tutti, Prelati della Nostra Famiglia Pontificia e della Curia Romana,

Gli auguri testé espressi da così degno e venerato interprete A qual è il Signor Cardinale Decano del Sacro Collegio medesimo, rispondono vivi e sinceri i Nostri, nello spirito della sempre gratissima e dolcissima festività del santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, al Quale tutti serviamo e dal Quale tutto speriamo.

I Nostri voti sono dettati dalla devozione verso le vostre eminenti e care persone e dalla riconoscenza, che a voi tutti dobbiamo per l’assidua e saggia vostra attività in favore della Sede Apostolica ed in aiuto della personale opera Nostra, e per ciò stesso a vantaggio di tutta la nostra santa Chiesa cattolica e della sua presenza nel mondo. Vogliamo dirvi ancora una volta, profittando dell’apertura d’animo, che questa felice circostanza Ci offre, la stima che Noi nutriamo per l’intero Sacro Collegio Cardinalizio, per quanti compongono la Nostra Famiglia Pontificia e per tutti coloro che prestano la loro attività nei Dicasteri e nei vari organi della Curia Romana; e possiamo aggiungere: per tutti coloro che fanno capo al Governatorato della Città del Vaticano e per quelli del Nostro Vicariato di Roma. Noi apprezziamo moltissimo le molteplici ed esperte prestazioni, che voi offrite alla Chiesa Romana. Noi sappiamo che la fedele ed esperta operosità di quanti fra voi rivestono uffici laboriosi e responsabili assumono spesso la gravità e il valore d’una croce pesante e meritoria, portata nel nome ed a gloria di Cristo Signore.

Così che Noi non esitiamo a dare a voi, Signori Cardinali, ed a voi tutti, che fate loro corona, e che nel linguaggio corrente siete genericamente classificati come esponenti o come membri della Curia Romana, il riconoscimento dovuto alla vostra funzione, non tanto onorifica, quanto piuttosto operativa, utile perciò e indispensabile alla missione unitaria e universale, che questa Sede Apostolica esercita, nel nome di Cristo, al centro della Chiesa; e volentieri diamo a voi tutti, e non per solo vostro conforto, ma per quello altresì di coloro che vi circondano e vi osservano, la testimonianza del buono spirito, che anima e che vuole sempre meglio animare questa stessa Curia Romana, della competenza e della rettitudine con cui essa cerca di assolvere i compiti che le sono affidati, e del comune proposito di onorare e di illustrare i molti e vari uffici, che in essa voi esercitate con sincere virtù cristiane. Noi siamo lieti che codesta buona forma, la quale distingue, specialmente dopo le recenti modifiche apportate ai quadri della Curia Romana, in conformità alle disposizioni conciliari e alle necessità del suo funzionamento, il volto della Curia medesima, sia per essa lo scudo migliore alle critiche, non sempre benevole e oggettive, che dentro e fuori della Chiesa le sono oggi rivolte; e sempre auguriamo che l’ordine, la competenza, la premura e la cortesia dei suoi servizi, la religiosità, l’integrità, il disinteresse, la umiltà, con cui ogni membro della Curia Romana vorrà sempre corrispondere ai propri doveri, ne costituiscano la migliore apologia, ne accrescano d’intorno la stima e la fiducia, ne conservino interiormente la coscienza della propria elezione e della funzione.

SGUARDO GENERALE AL PANORAMA DELLA CHIESA

La consuetudine poi ci porta a dare, in questa occasione, uno sguardo generale al panorama della Chiesa.

Se noi guardiamo all’anno che sta per terminare - anno denso, anch’esso, di avvenimenti e lieti e tristi per l’umanità - e ci chiediamo, in particolare, ciò che esso ha significato per la Chiesa, noi sentiamo accenti e giudizi diversi risuonare, non solo nella stampa, che delle vicende ecclesiastiche ha continuato ad occuparsi in maniera e con interesse del tutto speciali, ma anche da parte di uomini, che della vita della Chiesa sono direttamente protagonisti e più che altri responsabili.

Accenti e giudizi di ottimismo quasi senza riserve, in alcuni: e se qualche accenno meno ottimista viene da loro fatto, esso riguarda piuttosto la apprensione, eccessiva e infondata a loro dire, i timori, le inquiete previsioni, il pessimismo, dunque, manifestato da altri. Questo rappresenta, ad avviso dei primi - gli ottimisti -, un vero pericolo per la Chiesa, oggi: che potrebbe portare a male valutare ed a cercar di soffocare fermenti e inquietudini che sono indice e ripresa di vitalità, e che vanno piuttosto considerati con serenità ed incoraggiati come premessa di un progressivo purificarsi e rinvigorirsi della Chiesa, perché essa giunga ad essere più genuina e meglio rispondente a ciò che la volontà del divino suo Fondatore e le necessità dei tempi esigono.

COMMOVENTE E SINCERA FEDELTÀ AL SUCCESSORE DI PIETRO

Posti da Cristo, in quanto Successore di Pietro, a visibile fondamento e universale Pastore della Chiesa, Noi non possiamo non osservare con occhio particolarmente vigile ed attento la sua vita e il suo travaglio, e non possiamo non cercare di interpretare in ciò i lati positivi e quelli, eventualmente, negativi: per dar grazia a Dio dei primi e per sforzarci di sostenerli e promuoverli; per esaminare che cosa, per i secondi, quelli negativi, possiamo e dobbiamo fare, in unione di animo, di cuore e di volontà con i Nostri Fratelli nell’Episcopato, che dei destini della Chiesa è in così larga misura responsabile.

Ottimismo, allora, o pessimismo nel Nostro apprezzamento della presente situazione della Chiesa e della sua vita nell’anno ormai quasi decorso?

Vi diremo che, grazie a Dio, Ci sembra di poter scorgere in esse una misura di bene e di speranza ben più larga di quel che può considerarsi negativo; e che anche per quest’ultimo sia lecito nutrire una buona fiducia di ripresa.

Ci induce a ciò, innanzitutto, la consapevolezza, non che l’esperienza della risoluta e cosciente e irremovibile fedeltà della totalità - possiamo dire, senza quasi eccezione - dei Nostri Fratelli nell’Episcopato, alla Chiesa e all’umile Successore di Pietro e Vicario di Cristo Signore: fedeltà che, dimostrata e riaffermata in situazioni e momenti non facili, dà alla Chiesa la tranquilla sicurezza che le viene dalla unione del Collegio episcopale con il suo Capo.

La consapevolezza, l’esperienza - poi - della fedeltà commovente e sincera della maggioranza, veramente grandissima, dei Nostri Figli, a Noi accomunati nella grazia del sacerdozio, o in quella di redenti da Cristo e partecipi della sua Grazia e delle sue eterne promesse.

Così Ci confortano le testimonianze che Ci giungono, ripetute e confortanti, da ogni parte del mondo, specialmente da quelle che da Noi sono rimaste, per esterne condizioni, più a lungo separate e dove ancora la religione e la libertà della Chiesa soffrono di limitazioni e di ingiuste restrizioni: quasi che queste facciano più vivamente sentire la necessità dell’unione di cuore e della comunione gerarchica con il centro della Chiesa, rinsaldino i vincoli della carità verso il Padre ed i Fratelli, e rinvigoriscano la volontà di appartenere, nella vita e nella morte, in ogni prova della vita, e sino al sacrificio di questa, ove occorra, alla Chiesa: una, santa, cattolica, basata sul fondamento apostolico ed edificata sulla roccia contro la quale Cristo ha garantito che, per la sua virtù redentrice, non potranno prevalere le forze avversarie.

Che si deve dunque dire di quegli altri episodi - e non sono pochi, né oscuri - che fanno parlare di una «crisi» nella Chiesa: crisi di fede e crisi di disciplina?

FERMA SOLLECITUDINE PER LA CUSTODIA E LA DIFESA DELLA VERITÀ

Noi non vogliamo e non possiamo addentrarci qui in un esame approfondito dei fatti, ai quali va tuttavia sempre la Nostra attenzione di Pastore e di Padre: siamo aperti sempre alla comprensione sincera di disagi, di aspirazioni, di impazienze, che possono assumere talvolta toni ed aspetti quasi di rivolta e di sfida; e siamo desiderosi di rispondervi nel miglior tempo doverosamente solleciti di salvaguardare il sacro deposito di verità e di norme di vita che alla Chiesa è stato affidato dal suo Fondatore e che Noi dobbiamo conservare essenzialmente indenne, così come Ci è stato tramandato, pur presentandolo e applicandolo in maniera rispondente alle necessità del mondo di oggi.

Certo, non possiamo tacere il dolore che Ci procura il vedere talvolta incompresi o travisati i Nostri intenti e la Nostra stessa parola; e il timore che un certo numero - fortunatamente esiguo, ma per Noi sempre troppo elevato - di Nostri Figli, e, per loro opera, di altri ancora tra i meno difesi e provveduti, abbia a discostarsi dal retto cammino e, attratto da amore di novità e di cambiamento, possa ritenere come a sé rivolte le parole dell’Apostolo: «A veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autem convertentur» (cfr. 2 Tim. 4, 4).

Questo, e non una pavida visione delle cose, detta il Nostro insistere su temi che consideriamo fondamentali per l’ortodossia dottrinale ed il buono ordinamento della vita della Chiesa, e che per taluni, pur troppo anche sacerdoti o persone consacratesi alla perfezione religiosa, sembrano aver perduto nitidezza di contorni, o sicurezza di verità: sia appunto per quel che riguarda l’insegnamento della fede, sia per quel che tocca i principi della, così chiamata, disciplina ecclesiastica, e che altro non è se non la libera, volonterosa ed impegnativa accettazione di quei rapporti, reciprocamente fiduciosi e pieni di riguardo, fra autorità derivante da un divino mandato ed obbedienza, a tutti indispensabile per entrare nel mistero di quella di Cristo; che Cristo stesso ha voluti quali elementi essenziali, provvidenziali e caratteristici della sua Chiesa, e che di questa fanno, più che un esercito rigidamente ordinato, una grande, amorosa famiglia, un popolo immenso, ed insieme organicamente e gerarchicamente compaginato, nella diversità degli uffici e delle funzioni, una nella comune responsabilità verso Dio ed i propri fratelli (cfr. 1 Cor. 12, 4-31).

GENERALE RIAFFERMAZIONE DEL «CREDO» DEL POPOLO DI DIO

È infatti evidente che, solo se saprà rimanere in tal modo amante della verità ed unita e compatta come il suo Divin Fondatore la vuole, la Chiesa potrà esercitare appieno la sua missione di luce e di santificazione fra gli uomini. E potrà offrire al mondo più preziosa collaborazione nell’opera di pace, di elevazione umana e di progresso, alla quale la sua stessa natura di società di amore sembra chiamarla.

Per tali motivi non abbiamo potuto sottrarci al dovere di riaffermare, al cospetto ed in nome della Chiesa intera, come un Amen solenne, a conclusione dell’Anno della Fede, celebrato in ricordo del XIX Centenario del martirio degli Apostoli Pietro e Paolo, il Credo, sia Nostro, che del Popolo di Dio.

Ancora per tali motivi, e per non defraudare l’invocazione, l’attesa, il bisogno del Popolo di Dio, abbiamo dovuto dare la Nostra risposta di Pastore dell’intera Chiesa agli interrogativi posti all’uomo, al cristiano, di oggi, dall’antico problema d’una responsabile paternità e d’una onesta regolazione della natalità. Risposta a lungo meditata, perché abbiamo voluto che scrupolosamente fossero esaminate le nuove argomentazioni ed obiezioni mosse contro il costante e comune insegnamento della Chiesa, il quale Ci è apparso così nuovamente nella sua severa e insieme serena certezza.

L’ENCICLICA «HUMANAE VITAE» E LE SUE PROVVIDE CONSEGUENZE

Noi non ignoriamo le differenti reazioni suscitate dal Nostro pronunziamento. Di tutte abbiamo preso nota, con il rispetto che a tutti portiamo e con il proposito di non lasciar mancare, quando ne sia il momento, le risposte che apparissero necessarie, specialmente sul piano di pastorali preoccupazioni. Ma fin d’ora confidiamo che il Nostro insegnamento sarà accolto con schietto spirito di fede, sarà meditato con serena ed ampia riflessione, sarà riconosciuto come conforme al costume e al sentimento cristiano, sarà accolto come provvido presidio alla onestà e alla dignità dell’amore, sarà compreso come tirocinio alla superiore moralità e alla sincera spiritualità della vita coniugale, sarà praticato come rafforzamento dell’istituto familiare e della sanità sociale, e sarà benedetto dai premi, che rendono virtuosa e felice la vita presente, e le preparano quello della vita futura.

La cura della santa Chiesa di Dio, cura che pur amata e fiduciosa non cessa di essere pesante per le Nostre umili forze, Ci porta a confidare sempre maggiormente nell’aiuto prezioso e nella collaborazione, non solo del S. Collegio e degli organismi della Nostra Curia, ma anche, ed ora specialmente, dei Nostri Fratelli nell’episcopato sparsi nel mondo e impegnati nel servizio delle diverse diocesi.

Differenti modi abbiamo studiato per assicurare sempre più largamente a questa Sede Apostolica e alla Chiesa intera l’apporto della loro esperienza, del loro consiglio, della loro responsabilità.

NELL'OTTOBRE PROSSIMO ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI

A questo scopo abbiamo stabilito di convocare per il prossimo anno 1969 un’assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà inizio, a Dio piacendo, l’11 ottobre venturo e che avrà come scopo di esaminare le forme adatte ad assicurare una migliore cooperazione e più proficui contatti delle singole Conferenze Episcopali con la Santa Sede e fra di esse.

L’importanza che Noi annettiamo a questa possibilità di mutuo aiuto, basato su un principio di collegiale collaborazione e di comune responsabilità, dal Concilio Ecumenico Vaticano II approvato ed incoraggiato, Ci ha indotto a questa deliberazione, che confidiamo con l’aiuto di Dio coronata di risultati di non poca utilità per la Chiesa.

CONFORTANTI RISULTATI DEL VIAGGIO PONTIFICIO A BOGOTÀ

Non possiamo dimenticare in questo fugace sguardo retrospettivo sull’anno trascorso il Nostro viaggio a Bogotà, in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale, colà celebrato, e dell’apertura della seconda Conferenza generale dell’Episcopato dell’America Latina. Vi ha fatto cenno nelle sue parole anche il Cardinale Decano, il quale Ci onorò con la sua compagnia e con il suo ministero in questa straordinaria circostanza. Siamo ancora in dovere di ringraziare per l’accoglienza a Noi fatta, ma ben più di compiacerci della piissima, ordinata e sapientemente preparata celebrazione del Congresso Eucaristico medesimo: vero attestato di pietà personale e di culto collettivo tributato con solennità e semplicità di riti e di fede a Cristo Signore; vera espressione della profonda religiosità del popolo colombiano e di quella dei Paesi ivi rappresentati; vera promessa d’un risveglio religioso, morale e sociale che deve trasformare, senza impiego di violenza e di odio e senza restrizioni delle legittime libertà, le condizioni economiche, sociali ed ecclesiali di quel Continente. Ne benediciamo ancora il Signore, e ancora esprimiamo l’augurio e l’incitamento a tutti i Figli dell’America Latina, affinché a così felice preludio corrisponda l’opera realizzatrice, pronta, ordinata, sistematica, effettiva per l’auspicato progresso civile e religioso di quelle popolazioni, al quale progresso la Chiesa, nell’ambito suo proprio, s’impegna a dare il suo appoggio vigoroso e generoso.

E che questo auspicio non sia vano abbiamo avuto conferma dall’Assemblea Episcopale, ch’è seguita al Congresso e che, inaugurata da Noi a Bogotà, si svolse poi, in lunghe e fervorose adunanze, a Medellin. Vogliamo anche in questo momento mandare all’Episcopato Latino-Americano il Nostro plauso e il Nostro incoraggiamento.

PRESENZA E MISSIONE DELLA CHIESA PER LA PACE NEL MONDO

Approfondendo la coscienza di sé la Chiesa intravede meglio la missione che deve svolgere nel mondo. È questa una missione di pace. La pace è stata e rimane uno dei centri della Nostra sollecitudine, dei Nostri pensieri e della Nostra azione: ne abbiamo fatto oggetto, com’è noto, di una Giornata Mondiale di riflessione e di preghiera. Ma qual è stato il cammino della pace nell’ultimo anno?

La persistenza di dolorosi conflitti, l’irrigidimento di situazioni e di tensioni pericolose in taluni settori, un penoso arresto nel processo di distensione faticosamente avviato, il turbamento della convivenza internazionale prodotto da interventi effettuati o temuti mediante la forza delle armi e la sopraffazione politica e infine il mancato rispetto di alcuni diritti fondamentali della persona umana, hanno descritto curve discendenti sul diagramma della storia degli avvenimenti ai quali abbiamo assistito durante l’anno che sta per chiudersi.

Non vogliamo, tuttavia, disperare che i popoli ritrovino finalmente la insopprimibile vocazione universale dell’uomo alla pace, nella mutua stima, attraverso l’unica via razionale del reciproco rispetto, del negoziato e dell’intesa, che coordini al bene generale il contrasto talora inevitabile dei vari interessi.

Con questa visione sempre presente alla Nostra mente e alla Nostra preghiera, abbiamo incoraggiato e sostenuto i passi da varie parti diretti verso la soluzione di problemi concreti e particolari, nella convinzione che essi potevano esercitare un peso determinante nella bilancia dell’equilibrio mondiale, e abbiamo salutato con soddisfazione l’apparizione sulla scena internazionale del Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari.

Non è mancata la presenza della Santa Sede alla celebrazione del 20° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, quasi a sottolineare la importanza che ad essa viene data quale sicuro cammino verso la pace; ed abbiamo appoggiato, per quanto sta in Nostro potere, l’attività del sommo consesso internazionale delle Nazioni Unite diretta a tale scopo.

Ma in relazione al sofferto problema della pace, non possiamo tacervi una rapida visione della situazione in tre punti nevralgici, che rendono insicura la situazione del mondo oggi. Vogliamo alludere al Vietnam, al Medio Oriente e Luoghi Santi e alla Nigeria.

AUSPICIO PER LE CIVILI LIBERTÀ E PER I DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UOMO NEL VIETNAM

Voi conoscete con quanta premura abbiamo seguito la situazione nel Sud-Est asiatico, e pertanto Ci vorrete dispensare dal ricordare, ora, il contributo che, per affrettare l’avvento della sospirata pace attraverso negoziati leali e sinceri, Noi siamo venuti svolgendo con ogni impegno e senza mire a Nostri interessi, nel corso dell’anno che sta per tramontare.

Intanto in quelle regioni si è finalmente aperta una schiarita, che sembra presagio di più consolanti eventi, anche se, purtroppo, il suolo vietnamita continua ad essere teatro di una intensa attività bellica e terroristica.

È per Noi motivo di soddisfazione osservare come tutte le parti interessate siano finalmente giunte alla determinazione di incontrarsi per discutere problemi e questioni di interesse comune; e ardentemente auspichiamo che presto abbiano ad iniziare, in una atmosfera di serena e fattiva comprensione, veri colloqui di pace.

Non ignoriamo, né sottovalutiamo, difficoltà ed ostacoli che ancora restano da superare per l’avvio delle trattative propriamente dette; ma nutriamo buone speranze che contrasti e divergenze siano equamente risolti avendo in vista interessi superiori.

Non possiamo non ricordare tuttavia i continui e pressanti appelli a Noi rivolti da parte di quanti, pur aspirando alla composizione pacifica del conflitto, trepidano - e non senza ragione - della sorte futura della loro Patria.

Perché la loro fiducia nella Nostra azione in favore della pace fondata sulla giustizia e la libertà non sia vana, mossi dal sentimento del Nostro apostolico ministero, in questi momenti decisivi, Noi auspichiamo che coloro, ai quali è stato demandato il compito di ricercare e raggiungere la soluzione del problema, sappiano adeguatamente far fronte alle gravi responsabilità che pesano su di loro.

Non un qualsiasi accordo, infatti, metterà fine alle sofferenze ed ai sacrifici di quelle già tanto provate popolazioni. Soltanto nel mutuo rispetto di ogni legittima aspirazione, nella tutela delle civili libertà e dei diritti fondamentali dell’uomo si avranno vero ordine e duratura tranquillità nel Vietnam.

Ben volentieri facciamo Nostri i voti comuni perché si addivenga intanto ad una effettiva cessazione delle ostilità, di ogni attività militare soprattutto di numerosi deplorevoli atti di terrorismo e di sabotaggio, di cui sono vittime inermi cittadini; il prolungarsi del conflitto non fa che scavare sempre più profondi abissi tra i figli di una stessa terra.

RISOLVERE SECONDO GIUSTIZIA IL CONFLITTO NEL MEDIO ORIENTE

In questa vigilia di aspettative e di speranze, salutiamo con compiacimento qualunque iniziativa che, in quel tormentato Paese, avrà come fine di rendere più saldi quei vincoli di unità e di collaborazione, che abbrevieranno il cammino verso la pace vera, il progresso sociale e la prosperità.

Lo stato di cose nel Medio Oriente non cessa di attirare dolorosamente la Nostra attenzione non potendo mai dimenticare quanto siano implicati nella tragica vertenza gli interessi delle popolazioni locali e quelli a Noi sempre presenti circa la condizione dei Luoghi Santi. Quasi ogni giorno notizie di scontri, di violenze, di attentati e di rappresaglie portano al Nostro spirito turbamento e tristezza, perché rivelano l’agitazione di animi sempre più sconvolti da rancori e da avversione, passioni che offuscano la visione serena e generosa della realtà capace di orientare i passi nella ricerca di un regolamento onorevole.

Voci autorevoli si sono levate a segnalare la gravità della presente situazione. Mentre, infatti, da un lato si parla di corsa agli armamenti e si riscontra una difficile e ritardata esecuzione di decisioni prese nelle più alte istanze internazionali, dall’altro urge una sistemazione giusta e definitiva dei rifugiati vecchi e nuovi, le cui misere condizioni Ci rattristano grandemente, e le popolazioni sono portate quasi a disperare del raggiungimento di una soluzione pacifica.

Vogliamo qui ripetere il Nostro apprezzamento per l’opera paziente e generosa intrapresa dalle Nazioni Unite al fine di portare le parti ad un avvicinamento. Seguiamo questi sforzi con simpatia e facciamo i voti più ferventi che essi incontrino in tutti i responsabili la necessaria cooperazione ed il dovuto appoggio.

NECESSARIO REGOLAMENTO INTERNAZIONALE DEI LUOGHI SANTI

Nelle presenti condizioni, Ci sentiamo, tuttavia, in dovere di mettere in guardia contro il pericolo che le armi abbiano ancora una volta a infliggere all’umanità la loro storia di dolore e di morte, e chiediamo insistentemente che siano invece il coraggio generoso, la comprensione lungimirante, il sentimento della fratellanza umana a far sentire la parola preminente, che potrebbe dischiudere una nuova era di fiducia, di collaborazione e di felice progresso.

Fedeli alla Nostra missione di procurare e favorire la pace e mossi dall’amore che portiamo a tutte le popolazioni, specialmente alle più sofferenti, che hanno come patria quella terra benedetta, che fu già patria del Salvatore, non Ci stanchiamo di richiamare gli insostituibili principii di giustizia e di solidarietà, che costituiscono anche per questi popoli la trama di una vera pace e la garanzia per ciascuno di essi della sua dignità, dei suoi diritti e delle sue legittime aspirazioni.

Non possiamo tacere, peraltro, la grande responsabilità che peserebbe sulle Nazioni, anche solo indirettamente legate a quelle regioni, qualora cedessero a tentazioni di calcoli egoistici, di disegni di potenza o di supremazia, e non facessero invece tutto il possibile per sanare una situazione così pregiudiziale per milioni di uomini e, Dio non voglia, per la stessa umanità.

Noi desideriamo nuovamente assicurare che la Nostra collaborazione, nella misura consentita dalle Nostre possibilità, non mancherà mai e sarà sempre ispirata dalla stima e dall’affetto che portiamo indistintamente a tutti i popoli della regione.

Ricordiamo ancora, in questa occasione, le richieste da Noi pubblicamente fatte per ottenere un regolamento internazionalmente garantito della questione di Gerusalemme e dei Luoghi Santi, alla quale, con le tre religioni monoteistiche colà attestate, è interessata grande parte dell’umanità.

Anche nelle regioni della Nigeria, a Noi carissima, continua la guerra, con tutte le sue dolorose conseguenze di crudeltà, di lutti, di malattie e di fame.

Avevamo sperato che ad un mondo straziato da tanti conflitti e impaurito dalla minaccia di altri forse ancora più drammatici, potesse venire da quel nobile Paese d’Africa l’esempio incoraggiante di una pace raggiunta non con le armi, ma attorno al tavolo di un onorevole e leale negoziato.

Dobbiamo rendere onore a tanti Capi di Stato illuminati e responsabili, e tra i primi Sua Maestà l’Imperatore d’Etiopia, per gli sforzi compiuti con tenacia al fine di convincere ed aiutare le due parti in contesa a trovare la via di un accordo.

Non mai, nel corso di questo conflitto, abbiamo tralasciato occasione per rivolgere il Nostro appello accorato non solo alle parti direttamente coinvolte, ma anche a tutti coloro che pensavamo avrebbero potuto svolgere un’utile e meritoria azione di avvicinamento e di mediazione. Per questo abbiamo anche offerto i Nostri servizi, qualora fossero stati ritenuti graditi ed utili.

PER ONOREVOLE E LEALE NEGOZIATO NELLA NIGERIA

E poiché non possiamo disgiungere la Nostra missione di pace dal Nostro dovere di carità, abbiamo voluto che la Nostra benemerita organizzazione «Caritas» facesse il possibile per inviare soccorsi alle popolazioni civili maggiormente sofferenti e bisognose. A Nostro nome essa, col contributo generoso di tanti buoni, ai quali diciamo il Nostro grazie, ha potuto inviare aiuti in viveri e medicinali ad entrambe le parti, senza preferenze o parzialità per la regione o per la religione di chi soffre, solo considerando che chi più soffre è più vicino al Nostro cuore.

Siamo stati sempre e intendiamo rimanere al di sopra del conflitto: non spetta a Noi di suggerire determinate soluzioni al grave problema, che tante lacrime e sangue ha causato; ma non potevamo né potremo restare indifferenti al grido di dolore che è penetrato nel fondo del Nostro animo. Dio Ci è testimone dei sentimenti che hanno ispirato la Nostra opera di pacificazione e di soccorso e vogliamo confidare anche nella comprensione retta e nel sereno giudizio di chi Ci osserva.

Vorremmo ripetere, in questa occasione, alle popolazioni di tutte le regioni di quella grande ed importante porzione d’Africa, che il Papa tutte le ama e le porta nel cuore; di tutte vorrebbe asciugare le lacrime e a tutte vorrebbe assicurare un domani migliore.

E in questi giorni abbiamo ripetuto ai responsabili delle due parti il Nostro invito, la Nostra implorazione: affinché facciano tutto quanto è in loro potere, per la ripresa delle trattative di pace, senza lasciarsi scoraggiare dall’insuccesso dei tentativi già compiuti, ma ricorrendo ad ogni risorsa di buona volontà, d’immaginazione e di cuore. Ed abbiamo anche suggerito, in coincidenza non prevista, ma felice, con una iniziativa dell’Imperatore d’Etiopia, a cui si è ora aggiunta anche quella del Governo Italiano, di cominciare con un gesto che potrebbe avere una grande importanza anche per il suo valore simbolico: e cioè un concorde rispetto dei santi giorni delle Festività natalizie, da riservarsi non ad atti di guerra, ma alla preghiera e alla nostalgia della pace.

IL PERIODO NUOVO NELLA STORIA DELL’UMANITÀ

Non vorremmo che il quadro ora tracciato producesse nel suo insieme un’impressione diversa da quella che desta nel Nostro animo. Vi invitiamo pertanto ad aprire con Noi il vostro spirito ad una visione di serena speranza in Cristo.

L’umanità vive oggi un periodo nuovo della sua storia, caratterizzato da profonde trasformazioni, da rapidi mutamenti, da esaltanti conquiste nel campo della scienza e della tecnica. Non mai, come oggi, gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà; non mai il mondo ha avvertito così lucidamente la sua unità e la mutua interdipendenza dei singoli, individui e popoli, in una necessaria solidarietà; aumentano gli scambi delle idee attraverso i mezzi, sempre più estesi e perfezionati, di comunicazione sociale; si accresce, di pari passo, il senso di giustizia e la ribellione contro ogni forma di sopraffazione e di maltrattamento. Così il genere umano passa da una concezione piuttosto statica dell’ordine ad una concezione più dinamica ed evolutiva.

INVOCATA L’ASSISTENZA DIVINA PER GLI INTREPIDI ASTRONAUTI

E come dimenticare che mentre Noi qui sediamo tranquilli, studiando gli oroscopi del tempo trascorso e del tempo che viene, un’impresa, che supera ogni limite ordinario della fantasia e dell’attività umana, sta compiendosi negli spazi cosmici col viaggio favoloso di tre Astronauti volanti verso la luna, per muoversi all’intorno con prodigiosi giri esplorativi?

Rendiamo anche Noi omaggio all’ingegno, all’operosità, al coraggio degli uomini intenti a questo genere di conquiste, facciamo voti per l’esito felice e fecondo delle loro sapienti e temerarie imprese, e invochiamo l’assistenza di Dio sugli Astronauti, su quanti sono collegati, sull’umanità che osserva e che pensa, e che dalle meravigliose conquiste raggiunte e sperate deve logicamente concludere in un inno nuovo al Dio dell’universo: Cantiamo a Lui un cantico nuovo! (cfr. Is. 42, 10; Ps. 149, 1).

La Chiesa, divina nella sua origine, soprannaturale nei suoi mezzi e nel suo fine, stabile ed immutabile nelle sue strutture fondamentali, entrando nel tempo ne porta sul volto l’impronta, le caratteristiche e le esigenze. Essa è consapevole delle trasformazioni che avvengono : non le subisce, ma le riflette e le accompagna; sostiene i fermenti di libertà ed incoraggia le conquiste della scienza e della tecnica; sente, anche in se stessa, il bisogno di essere debitamente dinamica: legata, sì, alle solide linee della Tradizione, ma ringiovanita, «aggiornata» e protesa - col senso profetico ispiratole dal suo Fondatore - verso il futuro.

Questi nuovi fermenti, che pullulano nella Chiesa, se possono destare apprensioni e turbamenti, sono anch’essi fermenti di vita e segni inequivocabili di una profonda vitalità; anziché mortificati, dovranno essere arginati e convogliati nella compagine del Corpo mistico.

PROCEDERE VIGILANTI E FIDUCIOSI «IN NOMINE DOMINI»

Ed ora qui si fermi il Nostro già troppo lungo discorso, anche se tanti altri temi Ci solleciterebbero a continuarlo. Qui si fermi e ritorni donde era partito, ai voti per il prossimo santo Natale e per l’anno nuovo, che si affaccia alla storia presente pieno di speranze, ma anche di drammatiche incertezze. E i voti siano questi: che ogni avvenimento, ogni giorno, ogni ora, che piacerà al Signore di concedere al nostro cammino nel tempo ci trovino sempre e tutti vigilanti e fidenti nella piena e fervorosa rispondenza ai nostri rispettivi e per tutti accresciuti doveri; e che sempre «inter mundanas varietates ibi nostra fixa sint corda ubi vera sunt gaudia» (Colletta della IV Domenica dopo la Pasqua).

A questo vi conforti, Signori Cardinali, e voi tutti Prelati della Nostra Famiglia Pontificia e della Curia Romana, la Nostra Apostolica Benedizione.

 



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