Index   Back Top Print

[ IT ]

DISCORSO DI PAOLO VI
AI DIRIGENTI E AGLI ATLETI
DELL'UNIONE CALCIO «SAMPDORIA» DI GENOVA

Sabato, 17 febbraio 1968

 

Vi porgiamo il Nostro saluto cordiale, diletti Dirigenti e Atleti dell’Unione Calcio «Sampdoria» di Genova, e siamo lietissimi di ricevervi, seppur nel breve tempo che le Nostre occupazioni Ci consentono, per dirvi il Nostro affetto e il Nostro incoraggiamento.

Ci ha fatto assai piacere che, in occasione della «trasferta» a Roma - come si suol dire in gergo sportivo - abbiate voluto venire a portarci il vostro saluto, desiderando d’incontrarvi col Papa. È un gesto che vi fa onore, ed esprime meglio di ogni parola i vostri sentimenti di fede e di devozione, che vi distinguono e vi sorreggono nella vita quotidiana. Ed è bello rilevare il significato che l’Anno della Fede dà a questa vostra presenza, nella Casa del Padre Comune, presso la Basilica di San Pietro, nel luogo ove il Principe degli Apostoli subì il martirio, esattamente diciannove secoli fa, e ove sorge il suo sepolcro glorioso.

Appunto questo richiamo alla fede vorremmo che vi accompagnasse, come ricordo ed emblema, diremmo, di questa vostra sosta serena di pensoso raccoglimento, da voi stessi cercata in mezzo alle fatiche dei vostri allenamenti, all’impegno delle gare e all’agitazione degli stadi, nei quali scendete a dar prova della vostra bravura.

Come certo sapete, nell’indire l’Anno della Fede a ricordo del centenario della morte dei santi Pietro e Paolo, abbiamo voluto che tutti i Nostri figli, come tornando spiritualmente alle origini del cammino millenario della Chiesa, sapessero ritemprare la fede alla luce degli insegnamenti che gli Apostoli ci hanno tramandato per volontà di Cristo, e da allora propongono alle umane generazioni, mediante il ministero e il magistero della Chiesa. Ritemprare la fede, che un’esistenza oggi troppo ancorata alle realtà terrene, e frastornata da interessi e passioni contrastanti, sembra talora offuscare e indebolire; ritemprare la fede, affinché non si lasci sommergere dai richiami che le vengono da tante parti, anche non buone, e che vorrebbero sostituirsi a Dio; ritemprare la fede, affinché sia franca e virile adesione al Signore che ci parla nel Vangelo, ci rivela la sua volontà precisa, a cui attenerci se vogliamo pervenire a Lui stesso, e ci attende al termine del nostro impegno temporale, Premiatore e Premio ad un tempo della fedeltà, che Gli avremo mantenuta.

È questo il Nostro desiderio: e siamo certi che anche voi avete dato la vostra risposta. Sia essa degna di uomini forti, quali voi siete, che, come sapete imporvi una esemplare disciplina di gara per raggiungere affermazioni sempre più lusinghiere, così saprete anche meglio lottare, mirando alle superiori affermazioni dello spirito. Possiate anche, e soprattutto, mirare a queste, per ottenere, diciamo così, una tale graduatoria davanti a Dio, giudice giusto e misericordioso, di cui dobbiate andar fieri, oggi e per l’eternità; graduatoria di punti che non mentono, che indichino la vostra virtù e il vostro sforzo nel fare il bene.

È questo il Nostro augurio più affettuoso, che vi segue compiaciuto nella condotta sportiva, affinché sia sempre degna, sana, leale, onorata; ma specialmente vi segue nella vostra condotta di vita, che, ne siamo certi, lo è altrettanto, per la felicità vostra, presente e futura.

L’Apostolica Benedizione vi ottenga i costanti doni della celeste protezione, che invochiamo su di voi, e su quanti vi sono cari.

  



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana