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DISCORSO DI PAOLO VI AI CAPITOLI GENERALI
DEI CARMELITANI DELL’ANTICA OSSERVANZA,
DEGLI AGOSTINIANI RECOLLETTI E
DEI ROGAZIONISTI DEL CUORE DI GESÙ

Sabato, 14 settembre 1968

 

COLLABORATORI FEDELI DELLA SACRA GERARCHIA

Il nostro saluto e la Nostra benedizione a voi, Figli diletti dell’Ordine dei Carmelitani dell’Antica Osservanza, dell’Ordine degli Agostiniani Recolletti e della Congregazione dei Rogazionisti del Cuore di Gesù! Vi accogliamo con viva e commossa benevolenza, in questo incontro di anime, in cui, nel vedervi stretti attorno a Noi come in pegno di profonda fede in occasione dei singoli Capitoli Generali Speciali, che avete tenuto o state celebrando, amiamo considerare con voi presenti tutti i vostri confratelli delle vostre rispettive Famiglie Religiose.

Siate i benvenuti in questa Casa che, come si apre quale un ampio mare a tutte le confluenze della immensa famiglia cattolica e umana, così vuole accogliere con particolare distinzione, con singolare onore, con specifica predilezione gli uomini di Dio, quali voi siete e fate solenne e aperta e irrevocabile professione di essere: gli uomini a Lui consacrati come suoi ministri e rappresentanti, collaboratori fedeli della sacra Gerarchia da Lui stabilita, testimoni in mezzo al mondo dei beni futuri, in una parola, come l’ornamento della Sposa di Cristo, quali li ha più volte definiti e voluti il Concilio Vaticano II (cfr. Lumen Gentium, 44, 46).

E proprio per secondare uno dei chiari e programmatici voleri del recente Concilio - il rinnovamento della vita religiosa - voi vi siete riuniti in questi giorni, dalle varie case di preghiera e di apostolato, sparse nel mondo, per la celebrazione dei Capitoli Generali Speciali, che rivestono un carattere ad un tempo ordinario e straordinario: ordinario, perché corrispondono alle vostre leggi antiche e piene di saggezza, ma anche straordinario, dal momento che si riuniscono per dar mano a quell’opera di perfezionamento, interiore ed esteriore, segreto e manifesto, personale e collettivo, a cui il Concilio medesimo ha chiamato le vostre Famiglie, a esse richiedendo «il continuo ritorno alle fonti di ogni vita cristiana e allo spirito primitivo degli istituti, e l’adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi» (Perfectae caritatis, 2). Noi abbiamo visto dalle vostre singole delucidazioni sui lavori intrapresi che voi volete uniformarvi con generoso impegno e ferma volontà a queste precise consegne conciliari : e ve ne siamo grati, rallegrandoci parimente con voi per i sentimenti manifestati, e incoraggiandovi a percorrere fino in fondo la via intrapresa, con intelligenza, con umiltà, con amore.

UN’ORA DI GRAZIA PER ASSECONDARE L’OPERA DELLO SPIRITO SANTO

L’ora che noi viviamo oggi, nella Chiesa e nel mondo, è solenne, è importante: diremmo, è unica. È un’occasione di grazia, che forse non passerà più; è un invito indeclinabile a secondare l’opera dello Spirito Santo, che fa sentire alla coscienza dei credenti, dei sacerdoti, dei religiosi, l’assillo urgente di salvare il mondo, di prodigarsi per la sua evangelizzazione, e anche per la sua evoluzione verso strutture migliori. Per qualcuno, quest’ansia di rispondere alle esigenze dell’ora si trasforma in esagitazione febbrile, che vorrebbe sganciarsi da tutto quanto è stato ereditato dal passato, per seguire vie nuove o non sufficientemente collaudate dalla prudenza, buttarsi a corpo morto all’azione, uniformandosi a mentalità e usi che non sono ecclesiastici, bensì mondani, ambigui, compromettenti, nella speranza di trovare così più facile accesso verso le parti del pubblico più refrattarie o chiuse al messaggio cristiano. Vi sono anche, tra questi, religiosi, anime consacrate.

Ad essi, e a tutti i Nostri figli religiosi Noi vorremmo ricordare che proprio il Concilio, nel postulare con forti parole il necessario rinnovamento, ha posto anzitutto l’accento sul primato della vita spirituale, senza la quale ogni pur splendido dono e valente capacità, ogni pur volonteroso sforzo, meramente umani, non possono che ridursi a cembalo squillante, a bronzo risonante ma vuoto: «Coloro che fanno professione dei consigli evangelici, sopra tutto cerchino ed amino Dio che per primo ci ha chiamati, e in tutte le circostanze cerchino assiduamente di alimentare la vita nascosta con Cristo in Dio, donde scaturisce e riceve impulso l’amore del prossimo per la salvezza del ‘mondo e l’edificazione della Chiesa. La stessa pratica dei consigli evangelici è animata e regolata da questa carità. Perciò i membri degli istituti coltivino con assiduità lo spirito di preghiera e la preghiera stessa, alimentandosi alle fonti genuine della spiritualità cristiana» (ibid. 6).

L'INTIMA UNIONE CON DIO SORGENTE DI OGNI VIRTÙ

A voi, figli e fratelli diletti, ripetiamo il grave ammonimento del Concilio, che ove si spenga la comunione ininterrotta con la sorgente di ogni vita e attività soprannaturale, non può che morire ogni fecondità spirituale, prima nella vita personale e poi nell’azione apostolica.

Siamo certi che il richiamo trova particolarmente in voi terreno fecondo; abbiamo stamane la consolazione di intrattenerci con Istituti religiosi che fanno del rapporto amoroso e assiduo con Dio, del colloquio a tu per tu con Lui, dell’intimità con la sua vita e con la sua Parola, uno dei cardini insostituibili della propria organizzazione religiosa, uno dei tratti inconfondibili della propria fisionomia irrepetibile ed essenziale. Parliamo a voi, Carmelitani dell’Antica Osservanza, ceppo robusto di sempre vigoreggiante vitalità, la cui vita interiore e -attività apostolica s’illuminano dei riflessi costanti di una .trepida, confidente, tenerissima pietà mariana; a voi, Agostiniani Recolletti, che vi tramandate l’ansia di perfezione e di vita interiore, di pretta e solida marca agostiniana, ricevuta fin dalla fondazione, in quella mirabile fioritura di santità che distinse i tempi immediatamente successivi al CoTcilio tridentino, e fate degli esercizi di vita contemplativa il movente primo del vostro apostolato missionario; a voi, Padri Rogazionisti del Cuore di Gesù, il cui stesso nome vi qualifica nella missione e nell’immagine di adoratori e di imploranti per la missione più alta e più bella, di meritare e preparare le vocazioni per il Regno di Cristo. La vita interiore è al primo posto nella molteplice configurazione dei vostri singoli istituti: e pertanto, ne siamo certi, l’auspicato rinnovamento saprà trarre di là il movente, l’ispirazione, il fuoco, il metodo, la salvaguardia, la protezione per la sua efficacia e profondità. Siate gli «specialisti di Dio», prima e sopra tutto: lanciatevi sulla via generosa dell’imitazione di Cristo, della sequela ardente e sincera della sua ubbidienza, della sua povertà, della sua umiltà, della sua vita verginale, portando con Lui la Croce che, sola, ha salvato e salva le anime; e allora sarete anche i suoi apostoli sulla via del mondo, nei paesi in via di sviluppo ove militate quotidianamente le sante e pacifiche battaglie del Vangelo, per l’elevazione spirituale e sociale delle famiglie e dei popoli. Sarete il lievito nella pasta, sarete la luce posta sul monte, il sale della terra, la lampada che arde e dà luce; sarete gli intercessori, i mediatori, i supplici per i doni di Dio all’umanità; sarete gli ambasciatori suoi: pro Christo legatione fungimur, tamquam Deo exhortante per nos! (2 Cor. 5, 20).

Questi i Nostri voti, che vi affidiamo col cuore traboccante di affetto per le vostre benemerite e degnissime Famiglie Religiose, e con la promessa di una preghiera, affinché il Signore le ricolmi degli splendori della sua grazia celeste, e le stringa a sé col suo patto di amore unico e vero, per l’ornamento della sua Chiesa e la salvezza dell’umanità. Con la Nostra Apostolica Benedizione.

 



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