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DISCORSO DI PAOLO VI
AI VINCITORI DEL CONCORSO «VERITAS»

Domenica, 15 settembre 1968

 

Diletti Figli,

Anche quest’anno abbiamo voluto che nel programma delle manifestazioni indette per il Convegno-premio annuale dei vincitori del Concorso «Veritas», non mancasse l’incontro dei giovani premiati col Vicario di Cristo.

Grazie, diletti Figli, di questa testimonianza di impegno nello studio della religione. Ne profittiamo non soltanto per, dire a voi la Nostra parola di elogio e di compiacimento, ma per mandare altresì il Nostro benedicente saluto a tutte le vostre scuole, ai vostri insegnanti, a coloro che hanno promosso questa magnifica iniziativa, e a tutti i vostri compagni che vi hanno partecipato.

Abbiamo avuto la gioia di conoscere da vicino l’incomparabile valore educativo di questa gara, al tempo del Nostro ministero pastorale a Milano. Ne portiamo ancora il bellissimo ricordo. Veramente possiamo ascrivere il Concorso «Veritas» tra le iniziative più fortunate e più feconde di bene sviluppate in seno alla gioventù studentesca, per stimolare le anime giovanili a un contatto più diretto e approfondito con la verità della nostra fede.

Questo contatto che lo studio della religione vi ha procurato, Ci suggerisce alcuni pensieri che vorremmo affidare alla vostra riflessione.

Esso vi avrà dato certamente chiara prova che la fede cristiana non mortifica per nulla l’intelligenza dell’uomo, ma al contrario le dona tutta la sua dimensione, aprendole per di più orizzonti nuovi e introducendola in un ordine superiore di conoscenze e di esperienze. Lo studio della religione perciò non è un relitto del passato, una cosa anacronistica per l’uomo di oggi, ma invece una esigenza ineluttabile per lo spirito umano, giacché è la chiave unica e indispensabile per scrutare le ragioni più profonde dell’universo e per rispondere agli interrogativi che riguardano i destini ultimi dell’uomo.

Dilettissimi giovani, custodite come il più grande tesoro queste certezze magnifiche che avete conquistate durante lo studio approfondito della vostra fede.

Non solo. Ma il contatto riverente e appassionante con le verità della nostra religione, non rimanga sterile in voi, come un episodio effimero, circoscritto nella sfera della conoscenza; alimenti invece la vostra spiritualità, penetrando profondamente il vostro modo di pensare e di agire. Vi faccia cioé diventare ragazzi che vivono la loro fede, giovani immuni dalle debolezze del dubbio, della noia, dello scetticismo, cristiani maturi, sinceri, coerenti.

Diremo di più. Sappiate donare agli altri le ricchezze che avete scoperto. Ne ha bisogno soprattutto la gioventù che vi circonda, oggi così piena di dubbi e di fermenti pericolosi. I fenomeni di decadenza che si riscontrano fra tanti giovani, voi lo sapete, dipendono in buona parte dal fatto che essi non hanno trovato compagni buoni, amici saggi, guide sicure, divertimenti sereni, libri sani. Quanti giovani intorno a voi forse cercano un ideale da servire, cercano uno scopo che riempia degnamente la loro vita! Voi, giovani carissimi, avete ideali che possono dare alla esistenza umana la sua bellezza e la sua dignità. Siate adunque voi gli amici, i fratelli, le guide, i compagni lieti e schietti di tanti giovani bisognosi del vostro aiuto, sappiate loro aprire le vie del vero e del bello, e aiutateli a percorrere il cammino che conduce a Gesù Maestro. In tal modo avrete offerto alla società un prezioso contributo di sanità morale. Avrete professato a Cristo una testimonianza di incomparabile valore. Avrete meritato che la Chiesa con compiacenza guardi a voi come a figli devoti, fedeli, generosi, quali essa richiede in un periodo così importante della sua storia.

Con questi voti e con effusione di cuore impartiamo a voi, a tutti i vostri dirigenti e alle vostre famiglie la propiziatrice Apostolica Benedizione.

 



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