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DISCORSO DI PAOLO VI
ALL’ASSOCIAZIONE DELLE COMUNITÀ ISTRIANE

Sabato, 21 settembre 1968

 

Diletti Figli e Figlie!

Accogliamo con paterno affetto il vostro gruppo che, in occasione del pellegrinaggio indetto a Roma dall’Associazione delle Comunità Istriane, non ha voluto mancare di farci visita nella Nostra residenza.

Vivamente grati per questo gesto di devozione e di omaggio, desideriamo ricambiarlo salutando, insieme con l’on. Bologna e le altre personalità qui presenti, ciascuno di voi, e a tutti indirizzando la Nostra benedicente e beneaugurante parola.

Tra i motivi che vi hanno condotto qui a Roma dalla vostra terra, così nobilmente ricca di tradizioni religiose, civili e culturali, Noi sappiamo che c’è quello della fede cattolica, di cui questa stessa visita è chiara dimostrazione. Noi abbiamo chiuso pochi mesi or sono l’«Anno della Fede», che avevamo proposto a tutto il Popolo di Dio nella ricorrenza del XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo; ma se è vero che tale celebrazione non ha certo esaurito le ragioni permanenti ed immanenti al sentire e al vivere cristiano, lasciateci ricordare ancora, con accento diretto e tutto particolare, il valore di questo patrimonio religioso, che per grazia di Dio voi possedete.

È questo un discorso che facciamo spesso negli incontri settimanali con tanti Nostri figli, ed è un discorso che ben volentieri ripetiamo ora dinanzi a voi. Ciò basti a ribadirne l’urgenza e - diremmo con termine oggi in voga - la priorità.

Ciascuno di voi ripensi alla sua propria vita, e ne consideri i problemi più veri, i bisogni più intimi, gli interrogativi più difficili: non appare necessaria per essi quella che S. Agostino chiamava con felice espressione la clavis fidei? Solo la fede offre ad essi la soluzione e la risposta; solo la fede, come contatto vivo con Dio, ha la capacità di aprire il cuore e di rischiarare la mente dell’uomo. Ed è l’esperienza religiosa a confermare come dall’adesione cosciente e responsabile al contenuto di verità, rivelate da Dio e predicate dalla sua Chiesa, risulti realmente questa spinta spirituale che aiuta e solleva nel travaglio dell’esistenza.

Se poi dalla situazione personale si passa al quadro più vasto della società umana, in cui ciascuno di noi è inserito, la virtù della fede per i pericoli, cui è esposta, per le negazioni, di cui è fatta oggetto, si fa da una parte custodia gelosa e difesa, e dall’altra ansia apostolica verso tanti fratelli, che ad essa si mantengono estranei.

La fede nella sua duplice dimensione, personale e sociale, vuol esser dunque il ricordo, che in questo incontro gradito Noi vi lasciamo. Esso vi accompagni nel ritorno alla vostra terra e nella ripresa del vostro lavoro, insieme con l’Apostolica Benedizione, che di tutto cuore adesso impartiamo a voi e alle vostre famiglie.

  



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