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DISCORSO DI PAOLO VI AI PARTECIPANTI
AL X CONGRESSO NAZIONALE DI SPELEOLOGIA

Lunedì, 30 settembre 1968

 

Il nostro saluto e la Nostra Benedizione a voi, studiosi, docenti, cultori di speleologia; a voi, avventurosi e arditi ricercatori sotterranei, che, in occasione del decimo Congresso Nazionale di Speleologia, avete manifestato il desiderio di attestarci di presenza i sentimenti del vostro affetto, della vostra devozione. Ve ne siamo grati; e siamo lietissimi che la celebrazione romana del Congresso vi abbia portati qui, permettendoci di conoscere più da vicino la vostra attività scientifica e anche, diciamo così, sportiva. Ne siamo, inoltre, tanto più lieti perché, conoscendo com’essa si svolga su di un piano di costante serietà di impegno, di paziente ricerca, perfino di rischio audace e, in una parola, di assoluta probità umana, professionale e culturale, Noi desideriamo da parte Nostra esprimervi ammirazione, plauso, compiacimento. Le forti virtù, di cui date prova - la modestia che rifugge dai gesti clamorosi, la paziente metodicità degli studi, la seria preparazione alle spedizioni, il coraggio, la fratellanza e collaborazione, il sacrificio, l’autocontrollo, che esse richiedono - codeste virtù, diciamo, non possono che sbocciare pienamente su di un «humus» cristiano, postulano un animo non insensibile ai valori genuini del Vangelo, e sono dunque di piena cittadinanza nella Chiesa che, in tutti i secoli, ha goduto di chiamare a sé gli uomini retti, umili, forti, coraggiosi, e di farne i «concittadini dei santi, i familiari della casa di Dio» (Eph. 2, 19).

Lasciate dunque che l’umile Vicario di Cristo vi esprima il Suo sincero incoraggiamento a proseguire nella via, stretta e difficile, che vi siete scelta; essa certamente vi ricompensa largamente di tutti i disagi con le grandi soddisfazioni che vi offre. Noi immaginiamo le difficoltà, a cui andate incontro: sia dal punto di vista scientifico degli studi, per la preparazione, l’acume, la perseveranza, che essi richiedono, e specialmente per la gelosa parsimonia con cui la terra dispensa i segreti, che essa tiene chiusi in sé, nelle misteriose ramificazioni che si scavano sotto la sua superficie, a profondità talora abissali; ma immaginiamo altresì la gioia esaltante, incontenibile, incomparabile, che deve impossessarsi di voi, quando quelle oscure cavità, esplorate forse per la prima volta, si aprono alla vostra sete di conoscenza e di avventura, si dissuggellano con i loro segreti di natura, con i loro reperti fossili, le loro millenarie concrezioni, con i corsi d’acqua che le solcano, ora rapinosi e letali, ora calmi e solenni nei laghi tenebrosi che formano, offrendo alla luce delle vostre lampade come visioni irreali di sogni. In quegli istanti, come certo avrete provato più volte nel vostro spirito, voi trovate una prova irrefutabile, eloquente, solenne della maestà di Dio creatore, e non potrete non essere toccati da un profondo senso religioso, non solo perché, in quegli istanti, sentite tutta la vostra piccolezza e fragilità, esposta al pericolo, ma anche perché le forze segrete della natura portano più vividamente impresse le orme della primigenia potenza di Dio, di cui parlano con voce non offuscata dal rumore e dagli orpelli dell’arido tecnicismo, che spesso predomina nella civiltà delle macchine. A contatto con la solennità grandiosa degli elementi, voi potete ripetere l’umile confessione di Giobbe: «Come può l’uomo aver ragione con Dio? Se volesse discutere con lui, non gli potrebbe rispondere . . . Egli trasporta i monti, ed essi non si accorgono di chi li rovescia nella sua via. Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne traballano . . .» (Iob. 9, 2-6).

E un’eco particolare possono trovare in voi le parole divine, che ancora il libro di Giobbe riporta con splendida poesia: «Dov’eri quando io mettevo le basi alla terra? Dimmelo, se hai tanta scienza. Chi ne fissò le misure, se lo sai, o chi distese il regolo sopra di essa? Su che cosa furono poggiate le sue basi o chi ne pose la pietra angolare, mentre gioivano gli astri del mattino e giubilavano tutti i figli di Dio?» (ib. 38, 4-7).

Noi vi auguriamo che questo senso religioso vi accompagni sempre nelle vostre ricerche, vi sostenga nelle difficoltà, vi aiuti nel contenere le vostre vite su di una costante misura di rettitudine, di generosità, di fedeltà; e mentre vi assicuriamo la Nostra benevolenza, di cuore vi impartiamo la propiziatrice Apostolica Benedizione, che estendiamo ai vostri colleghi di studio e di ricerca, e a tutte le vostre dilette famiglie.

                                  



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