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DISCORSO DI PAOLO VI
AL TERMINE DEL IL CAPITOLO GENERALE DEI COMBONIANI

Sabato, 6 dicembre 1969

 

Diletti Figli.

Volentieri abbiamo voluto sottrarre alle assillanti occupazioni di questi giorni un poco del Nostro tempo per incontrarci con voi. La vostra presenza e il vostro omaggio filiale riempiono il Nostro animo di consolazione, tanto più che abbiamo la gioia di salutare in mezzo a voi il nuovo Superiore Generale della vostra Congregazione: il caro e venerato Padre Tarcisio Agostoni, verso il quale nutriamo sentimenti di profonda gratitudine per la parte avuta nella felice riuscita del Nostro viaggio in Uganda.

Nel vedervi qui riuniti, non possiamo fare a meno di richiamare alla mente il continente africano che qualifica il vostro lavoro missionario e della cui evangelizzazione il vostro fiorente Istituto si è reso così altamente benemerito. Pensiamo a quei vostri confratelli che furono nel secolo scorso i valorosi pionieri delle missioni in terra d’Africa; pensiamo alle difficoltà e ai sacrifici eroici senza numero da loro generosamente affrontati; pensiamo soprattutto alle comunità cristiane che essi fondarono e che oggi, in pieno rigoglio di vita religiosa, costituiscono una lieta promessa per l’avvenire cristiano di quel continente. Quanti motivi per ringraziare il Signore e per felicitarCi con voi! Siatene benedetti, diletti Figli, e continuate il vostro lavoro così bello e così ricco di frutti consolanti per la missione della santa madre Chiesa.

Ma è evidente che la continuità e l’efficacia dei vostri sforzi non si conseguano se non con una messa a punto coraggiosa, un adattamento serio delle vostre Costituzioni per dare al vostro Istituto quella fisionomia aperta ed aggiornata che è richiesta dalle istanze del rinnovamento conciliare. È precisamente ciò a cui voi siete attualmente applicati. Questo lavoro è buono e salutare: e oggi è addirittura indispensabile. Noi pertanto molto ci attendiamo da esso.

A questo riguardo una raccomandazione vorremmo affidare alla vostra riflessione. In mezzo ai rischi dell’eccessivo attivismo e della secolarizzazione a cui oggi non sfugge neppure il mondo missionario, occupino sempre il primo posto la cura della vita interiore, il ricorso alla preghiera, l’amore al sacrificio e alla Croce. Diversamente, si disperderebbe energia preziosa e si comprometterebbe l’efficacia dei programmi anche più sapientemente elaborati. Lo spirito del vostro venerabile Fondatore, che in vita fu così aperto ai bisogni delle anime ma sempre così unito con Dio, sembra a Noi che oggi vi chieda proprio questo; e siamo certi che voi, come sempre, più di sempre, ne asseconderete l’impulso.

Il Nostro pensiero vi accompagni durante questo periodo in cui lavorate insieme, e Ci auguriamo di cuore che il vostro Istituto si trovi, grazie alle vostre decisioni, sempre più autenticamente aderente ai suoi fini e alla sua spiritualità, più unito nei suoi membri, più dinamico e adatto alle sue responsabilità presenti.

In questa fiducia Noi impartiamo la Benedizione Apostolica non solo a voi che ci fate corona, ma a tutti i missionari Comboniani e a tutte le anime che sono affidate alle loro cure.



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