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DISCORSO DI PAOLO VI
DURANTE LA VISITA ALL'AUDITORIO PIO

Festività dell'Immacolata Concezione di Maria
Lunedì, 8 dicembre 1969

 

Noi sentiamo l’obbligo di ringraziare tutti quanti hanno voluto intervenire a questa commemorazione del centenario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano primo: i Signori Cardinali, i Confratelli nell’Episcopato, i membri della Curia Romana e del Clero Romano, delle Famiglie Religiose e del Laicato Cattolico, e tutti i presenti, con speciale riguardo alle Autorità Italiane, i Signori Ministri del Governo, i Rappresentanti della Città di Roma, ed in particolar modo i membri del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, che vediamo tanto numeroso e degnamente rappresentato, come pure quelli del Corpo Diplomatico presso il Quirinale. A tutti l’espressione della nostra riconoscenza.

Ringraziamo poi l’eminente Oratore, il Signor Cardinale Pietro Parente per l’a sua dotta rievocazione dell’avvenimento commemorato, tanto nel suo significato storico, quanto nel suo contenuto dottrinale.

Noi confidiamo che questa celebrazione valga a confermare in noi tutti il giudizio circa l’importanza di quel primo Concilio Vaticano; il secolo che da noi lo separa, lungi dal cancellarne il ricordo e dal ridurne l’importanza, mette in pieno risalto l’eccezionale singolarità storica e l’incomparabile rilievo dottrinale di quell’avvenimento. Le verità, che in tale Concilio sono state affermate, a distanza di tempo, dimostrano la loro attualità e la loro efficacia, sia nel campo del pensiero filosofico e religioso, sia in quello della dottrina ecclesiologica; esse sono, per un verso, l’epilogo di lunghe e laboriose riflessioni e discussioni, per un altro verso, sono il prologo di altri sviluppi dottrinali, che hanno trovato nel recente Concilio ecumenico vaticano secondo la loro espressione e il loro coronamento. Lo spontaneo accostamento, che sorge negli animi di tutti, del primo Concilio col secondo, mette in magnifica evidenza la loro connessione e la loro complementarietà; essi né si contraddicono, né si distaccano a vicenda; si integrano piuttosto e si sostengono in un’integrità dottrinale, della quale toccherà a questa generazione ed alle future fare la sintesi, scoprire l’armonia e godere i vantaggi.

Riconoscendo al Vaticano primo la sua straordinaria e per sempre valida importanza, noi siamo oggi in migliori condizioni spirituali di apprezzare, al lume del Vaticano secondo, non solo la gravità dei dogmi dei quali quello ci ha lasciato l’eredità, specialmente per quanto riguarda le somme prerogative del Successore di S. Pietro, ma la soprannaturale bellezza altresì, e la loro provvidenziale funzione nell’ordinamento dottrinale del cattolicesimo, (chi vi parla trema pensando ai riferimenti concreti, ch’essi hanno con la Nostra umilissima persona, a Nostra confusione, ma a tanto maggiore esaltazione della loro esclusiva derivazione divina e alla loro stupenda sacralità). In migliori condizioni, diciamo, perché quel turbamento, che la definizione dogmatica del primato del Romano Pontefice e dell’infallibilità del suo solenne e qualificato insegnamento produsse allora (avversione, dubbio, timore, entusiasmo, o altro), si è ora placato e si è invece tradotto nell’ammirazione di quelle dottrine coordinate nel contesto più organico e completo della ecclesiologia del Vaticano secondo, e nella verifica, che l’esperienza di cent’anni ce ne ha data nella moltiplicata vitalità sia interiore che esteriore della Chiesa, non che nell’innocenza innocua della loro affermazione, allora tanto temuta, rispetto all’indipendenza e alla sovranità degli Stati moderni.

Anzi, a distanza d’un secolo, noi siamo ora in grado di constatare come quelle stesse dottrine, con le esigenze di pensiero e con le strutture canoniche ch’esse comportano, sfidano l’usura del tempo e offrono al mondo moderno, ai nostri stessi Fratelli cristiani tuttora separati dalla nostra comunione cattolica, la testimonianza commovente e sublime delle intrinseche proprietà, con cui Cristo concepì e modellò il suo mistico Corpo, la Chiesa, vogliamo dire il duplice inestinguibile carisma della verità e dell’unità.

Possa perciò questa commemorazione di tanta luce, anche se essa emana dal mistero - ma è mistero rivelato e divino! - farci più pensosi, desiderosi e fedeli.



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