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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DI STUDIO DELLE
COMMISSIONI LITURGICHE DIOCESANE

Venerdì, 7 febbraio 1969

 

Il nostro cordiale benvenuto a tutti voi, Venerabili Fratelli e diletti Figli sacerdoti, che avete partecipato al Convegno di studio, organizzato dalla Commissione Episcopale Italiana per la Liturgia, di concerto col Centro di Azione Liturgica.

Desideriamo esprimere il Nostro compiacimento per la sensibilità pastorale, ancora una volta dimostrata dalla Conferenza Episcopale Italiana, facendo oggetto di studio attento e approfondito le Preci Eucaristiche nella celebrazione della Messa, nel momento in cui il loro uso si sta diffondendo autorevolmente su scala nazionale; e Ci è caro altresì cogliere l’occasione per rivolgere un paterno augurio al menzionato Centro di Azione Liturgica, che ricorda il XX anniversario di fondazione, e per dire il Nostro apprezzamento delle benemerenze acquistate con la collaborazione che, ormai dal 1963, esso presta alla Commissione Episcopale della stessa Conferenza Episcopale Italiana per la Liturgia. Lode a quanti, a qualsiasi titolo, vi lavorano con tanto impegno.

Abbiamo esaminato con vivo interesse i singoli temi, che, sull’argomento centrale del Convegno, eminenti specialisti hanno svolto nei suoi diversi aspetti durante queste giornate romane, che auspichiamo fruttuose e promettenti. Voi, che in qualità di Presidenti delle Commissioni diocesane per la Liturgia siete i primi collaboratori della pastorale liturgica nelle vostre diocesi, e, come studiosi ed esperti dei problemi, portate un contributo di primaria importanza allo sviluppo della vita liturgica su un piano nazionale, conoscete molto bene i problemi, a cui certo avete recato in questi giorni l’approfondimento della vostra cultura e della vostra esperienza; e non è necessario che vi richiamiamo cose note, o già opportunamente considerate.

UN TRIPLICE CONSIGLIO

Quello che Ci sta essenzialmente a cuore in questo momento, e che vogliamo affidare a voi, proprio in quanto esperti e responsabili a livello diocesano e nazionale dell’azione liturgica, è un triplice orientamento, un triplice consiglio, a cui desideriamo che sia sempre più efficacemente uniformata la vostra azione, che già vediamo rispondente ai Nostri voti.

Lavorate uniti, vi diciamo innanzitutto: non perché ciò non sia stato fatto finora, anzi non abbiamo che da rallegrarci sinceramente con voi per il lavoro compiuto insieme con tanto profitto; e la vostra stessa presenza qui è segno eloquente di codesta lodevolissima unità di azione, come lo sono altrettanto le pubblicazioni del Centro di Azione Liturgica, le quali servono egregiamente a tener collegato il vertice con la base. Ma è necessaria una sempre più intensa azione capillare affinché le intenzioni, le istruzioni, i programmi del Centro giungano sempre chiari, precisi, tempestivi, illuminanti all’intera ramificazione periferica delle Commissioni liturgiche diocesane e, attraverso queste, a tutti i sacerdoti, alle Parrocchie, a tutte le famiglie religiose, maschili e femminili, alle associazioni. Se la vostra attività, come già si viene svolgendo, sarà sempre strettamente cementata dal proposito di collaborare insieme al progresso della vita liturgica nazionale, se non sarà inceppata da inutili ritardi nel prospettare i problemi, nell’indicarne le soluzioni, nel prevenire le difficoltà, se, in una parola, sarà condotta con sempre vigile ed alacre senso di responsabilità, tutto potrà certo funzionare sempre ordinatamente, evitando resistenze ingiustificate, incrinature pericolose, sperimentazioni non autorizzate, indirizzando con forte impulso unitario nel grande alveo della tradizione le spinte delle moderne esigenze, affinché queste corrispondano sempre ad un sano rinnovamento.

MINUZIOSA RICERCA

Lavorate bene, vi diciamo in secondo luogo. Sappiamo che questo è il vostro titolo d’onore, com’è d’altronde il vostro più dichiarato impegno. Ma è necessario ribadirlo, fermamente, perché codesto sforzo che tutti vi ha presi finora, e tuttora vi prende, e sta producendo in breve tempo una mirabile fioritura di lavori e di iniziative nuove, sia sempre tenuto nella massima tensione. Lavorare bene vorrà dire far entrare nell’anima dei sacerdoti e dei fedeli il valore non puramente rituale, ma teologico, pastorale e ascetico della riforma liturgica in genere, ed ora specialmente quello delle Anafore, sia perché se ne avvantaggi la spiritualità del Nostro dilettissimo clero, sia perché i fedeli siano avviati a una più intensa partecipazione al Sacrificio Eucaristico, così che non si limitino, ad esempio, a fare le acclamazioni dopo la Consacrazione, ma assumano un interiore atteggiamento di spirituale oblazione per esercitare il loro regale sacerdozio. Lavorare bene vorrà dire far accompagnare ai nuovi testi liturgici anche l’adeguato approfondimento biblico, patristico e spirituale, da compiere con una vasta azione in cui collaborino, ciascuno per parte sua, gli esperti nelle singole discipline, e con un programmato impiego dei mezzi di comunicazione sociale. Lavorare bene vorrà dire cercare che siano seguite non solo le grandi linee del rinnovamento liturgico, ma che si proceda altresì alla minuziosa verifica dei particolari: il gesto, la voce, la dizione, i ministri, i let. tori, i ministranti, i cantori (oh, il canto liturgico quanto Ci sta a cuore, e quanto ancora purtroppo è lontano da quella pienezza di risultati che Noi auspichiamo-). Lavorare bene vorrà dire elaborare alla perfezione - sottolineiamo alla perfezione - le traduzioni dei testi liturgici, tanto più ora che ci si addentra nell’augusto, austero, sacro, venerando, tremendo recinto delle Preci eucaristiche, che anticamente la « Disciplina dell’Arcano » volle protette per lungo tempo dall’indiscretezza e dalla profanità, e che meritano perciò tutta la più sensibile attenzione della pietà, della dottrina, dell’espressione letteraria in lingua volgare. A questo riguardo, sarà opportuno procedere con pazienza, senza fretta, e soprattutto con qualche umiltà, chiedendo la collaborazione di molti, non solo di teologi e liturgisti, ma anche di letterati e di stilisti, affinché le traduzioni siano documenti di riconosciuta e spoglia bellezza, che possano sfidare l’usura impietosa del tempo con la proprietà, l’armoniosità, l’eleganza, la ricchezza dell’espressione e della lingua, in piena corrispondenza con l’interiore ricchezza del contenuto.

LE ATTESE DEI FEDELI

Lavorare con chiarezza, infine. I Vescovi d’Italia guardano a voi; guarda a voi il popolo semplice, che ha in sé innato il senso di Dio; guardano a voi con occhio critico, forse diffidente, gli esponenti della cultura e dell’arte; guardano a voi i giovani, che dimostrano rinnovato interesse per la Liturgia. Non deludete queste attese, che da tutte le parti del popolo cristiano sono rivolte alla vostra attività: allo stesso tempo non chiudetevi agli uni per accontentare gli altri. La Liturgia è maestra di universalità, essa non divide, ma unisce, non stabilisce barriere ma fonde i cuori nella preghiera e nell’amore. Ci riferiamo alle istanze, più o meno sotterranee, che, spezzettando la celebrazione liturgica nelle varie categorie di fedeli perfino nelle singole case o in associazioni private, corrono il rischio di far perdere lo spirito della cattolicità, l’unione nell’unica fede che cementa la Chiesa: lex orandi, lex credendi, come ben si sa da tutti, ma purtroppo il particolarismo nella preghiera può diventare impoverimento del sensus Ecclesiae, del vissuto e sofferto patrimonium fidei. Ci riferiamo inoltre alle Messe dei Giovani, iniziative ottime e da incoraggiare cordialmente, ove siano prive di ispirazione polemica nei confronti di altre Messe, e lontane da novità che snaturino la celebrazione, indebolendola nel rito, nei testi, nelle musiche e nei canti, nella durata, nell’omelia col pretesto di adattarla alla mentalità moderna. Ma, fatte le doverose precisazioni, sappiate che la fiducia con cui si guarda a voi attende dalla vostra opera grandi cose, soprattutto per la linearità e la chiarezza con cui saprete rispondere, senza confusioni dannose, alle esigenze profonde e molteplici del popolo cristiano.

Anche Noi guardiamo a voi con tanta fiducia, vi accompagniamo con la Nostra particolare preghiera, e vi impartiamo, larga e propiziatrice, la Nostra Apostolica Benedizione.



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