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DISCORSO DI PAOLO VI
AI DELEGATI DIOCESANI
DELL'UNIVERSIT
À CATTOLICA DEL SACRO CUORE

Sabato, 1° marzo 1969

 

L'incontro di questa mattina, così qualificato, così raccolto, così numeroso, Ci procura per diversi motivi una vera, sincerissima consolazione. È qui presente il caro e valente Rettore dell’Università Cattolica Prof. Giuseppe Lazzati, con membri delle varie componenti dell’Università Cattolica medesima: ed abbiamo perciò qui, fra noi, i responsabili più rappresentativi della vita e del funzionamento del Nostro sempre dilettissimo Ateneo. Sono venuti inoltre i Nostri fratelli nell’episcopato, i Monsignori Carlo Colombo ed Enea Selis, con alcuni dei loro collaboratori ecclesiastici, ai vari livelli: Ci incontriamo perciò con coloro che, per mandato della Chiesa e per intima vocazione o per impegno professionale, si dedicano al delicato e importantissimo compito dell’assistenza spirituale nell’ambito dell’Università. Ci siete voi, diletti figli e figlie, Delegati e Delegate diocesane dell’Università Cattolica, venuti da ogni diocesi d’Italia per studiare insieme i problemi di sempre più efficace avvaloramento della prossima Giornata Universitaria: Ci troviamo perciò a contatto, con grandissima gioia, con quanti apprezzano vivamente il valore e il significato di una Università che, unica in Italia, si fregia del nome di «Cattolica», ne vivono nell’intimo le speranze e le trasformazioni, e cercano di irradiare attorno a sé, con sacrificio personale, la bellezza stupenda e insostituibile dell’ideale che li muove per la difesa della cultura cattolica. Voi tutti venite, inoltre, in un momento molto delicato per la vita universitaria, in Italia e nel mondo, ove al sommovimento ansioso in cerca di nuove soluzioni non è ancora succeduta, per motivi che ora non tocca a Noi individuare, la calma serena di una pulsante e costruttiva vita accademica, che contemperi le sane esigenze di rinnovamento con l’irrefutabile dignità, nobilitante e maturatrice, dello studio e della ricerca ad alto livello. Voi Ci portate, infine, in questa vigilia imminente della Giornata Universitaria, la voce, il ricordo, la nostalgia dell’Ateneo Milanese e dei Nostri frequenti incontri durante gli anni del Nostro servizio episcopale sulla Cattedra dei Santi Ambrogio e Carlo; Ci fate ripensare alle anime grandi e benedette, che hanno lottato e sofferto e pagato di persona per dare all’Italia cattolica la sua università; e la loro memoria è in benedizione per sempre. Ci indicate con la vostra sola presenza il sostegno, l’impegno, la generosità, la prontezza, il sacrificio, con cui la diletta Italia - e di essa i ceti più umili, soprattutto le organizzazioni di apostolato laicale, e le schiere generose della gioventù - ama l’Ateneo, lo accompagna con la preghiera, lo appoggia con l’aiuto concreto.

Vi siamo dunque grati per questa visita. Il Nostro saluto, il Nostro incoraggiamento, la Nostra benevolenza a voi, e, per voi, alle diocesi da cui provenite, a quanti collaborano per cotesto sublime e benedetto ideale, e all’intera famiglia universitaria, in tutte le sue Facoltà, in tutte le sue componenti.

ARMONIA E SVILUPPO

Abbiamo appreso con soddisfazione come, dopo le incertezze e i turbamenti dello scorso anno, con lo strascico di amarezze che hanno portato con sé, un intenso fervore di vita, come l’impulso segreto di una nuova primavera, anima l’attività dell’Ateneo Cattolico: l’opportuna assistenza prestata dall’apposita Commissione della Conferenza Episcopale Italiana, l’opera illuminata e paziente del Rettore e del Corpo Accademico, l’apporto franco e leale di tutti nello studio organizzato e metodico dei vari settori, suscettibili di miglioramento e di progresso, il confluire operoso e sincero delle molteplici esperienze, che nell’incontro autunnale di Gazzada hanno trovato l’espressione più serena e incoraggiante: tutto ciò ha portato ad un clima più disteso e adatto alla attività scientifica come a quella associativa nell’interno della Università. Non Ci resta perciò che auspicare di tutto cuore - con l’assicurazione della preghiera e dell’interesse con cui personalmente seguiamo la vita dell’Università Cattolica - che il procedimento in atto prosegua con la più lieta armonia, col più costante progresso, con la più leale volontà di mutua collaborazione, affinché l’università possa continuare ad attendere alla sua specifica, inconfondibile, necessaria missione, secondo la chiara e, diremmo, ormai classica definizione che ne ha dato il Concilio Ecumenico Vaticano II: la missione, cioè, di «effettuare una presenza, per così dire, pubblica, costante ed universale del pensiero cristiano in tutto lo sforzo dedicato a promuovere la cultura superiore» e di «formare i suoi studenti in modo che essi diventino uomini veramente insigni per sapere, pronti a svolgere compiti impegnativi nella società e a testimoniare la loro fede di fronte al mondo» (Dich. Gravissimum educationis, 10).

Non ignoriamo le difficoltà a questo riguardo: la cultura moderna, sì ampiamente meritevole per le sue inaudite conquiste, la sua serietà di metodo, la sua probità di sperimentazione, ma pur tanto sospettosa verso ogni ingerenza estranea alla sua autonomia, ha fatto penetrare i suoi germi meno lodevoli anche nella mentalità di studenti e studiosi sinceramente credenti; certo il Concilio, nel sottolineare la funzione delle Università cattoliche, non ha occupato posizioni indebite, né fatto opera di clericalismo, né espresso rimpianti verso situazioni tanto idealistiche quanto inattuabili, ma non ha fatto che manifestare con tutta chiarezza un dato di fatto: cioè l’impronta lealmente cattolica di Atenei veramente tali, che,. come il lievito nell’impasto, come la luce sul monte, come il sale della terra, possano garantire i valori perennemente liberatori e nobilitanti della Eterna Sapienza, splendore del Padre, Luce increata, Verbo Divino, che in Cristo, si attendò fra noi (cfr. Io. 1, 14), e possano preparare gli uomini di preghiera e di studio, che, nella sintesi conquistata e sofferta del divino e dell’umano nella cultura, si dedichino alla professione e alla ricerca, anche a costo di sacrificio, per amore di Cristo, e non del proprio tornaconto.

Esistono peraltro anche le difficoltà che, come ha sottolineato la Costituzione conciliare Gaudium et spes (n. 62), si sono frapposte nella storia, per ragioni contingenti, all’accordo tra cultura e formazione cristiana, nonostante le grandi benemerenze della Chiesa in campo culturale e artistico. Ma, secondo la Costituzione, a voi nota, tali difficoltà «possono stimolare lo spirito ad una più accurata e profonda intelligenza della fede» (ib.).

FEDELTÀ ALLA RIVELAZIONE

E proprio di questo si tratta. Di fatto, quello che oggi pare a Noi si richieda con la massima urgenza a chi entra, a qualsiasi titolo, in una Università cattolica, è una autentica vita di fede, continuamente verificata sulla propria fedeltà alla Rivelazione Divina, all’insegnamento della Chiesa, alla dirittura della propria coscienza, cristianamente matura e formata. È quanto avemmo l’occasione di dirvi, nella Messa che celebrammo per voi, nella Basilica Vaticana, il 5 aprile del 1964: «La fede è beatitudine! Non stupefacente illusione, non mitica finzione, non surrettizia consolazione; ma autentica felicità. La felicità della verità (oh! chi più di voi è candidato a goderla?), la felicità della pienezza, la felicità della vita divina, resa possibile a qualche mirabile partecipazione umana. Non mortificazione del pensiero, non intralcio alla ricerca scientifica, non inutile peso per la snellezza dello stile spirituale moderno; ma luce, ma voce, ma scoperta che allarga l’anima, e rende comprensibile la vita ed il mondo; felicità del sapere supremo: ancora una volta, felicità del conoscere, del conoscere la verità» (Insegnamenti di Paolo VI, vol. II, 1964, pp. 231-232). «Gaudium de veritate» , ci ricorda S. Agostino (Conf. 10, 23; P.L. 32, 793).

VI ILLUMINI LA FEDE!

Di questo riflesso di fede - Ci rivolgiamo ora a voi, diletti collaboratori laici dell’Università Cattolica nelle varie diocesi di Italia - di questa luce di fede s’illumini anche la vostra azione. L’opera, che voi prestate, è tanto più meritoria davanti a Dio, quanto meno è appariscente, o stimata, o prodiga di soddisfazioni materiali. Ma è tanto più grande e alta e necessaria, quanto più si nutre, nelle sue radici segrete, della fede che ha vinto il mondo (cfr. 1 Io. 5, 4). E ce n’è tanto più bisogno oggi, quando dolorose defezioni, cedimenti inspiegabili, viltà segrete corrodono talora in qualche settore il mondo della cultura, ne fanno qualche volta un alleato del disordine, dell’inquietudine, dell’errore, e c’è invece bisogno di anime franche, nobili, disinteressate, che aiutino la Chiesa nella grande azione ch’essa deve svolgere anche per il progresso degli studi e della cultura in generale. La fede vi illumini nel dare l’appoggio costante all’Università: a sostenerla con la vostra preghiera, ad aiutarla con la vostra cooperazione, a farne conoscere la vita e l’attività in raggio sempre più largo, a diffonderne l’idea, a cercare i mezzi spirituali e materiali, di cui i suoi gravissimi bisogni oggi necessitano. Se il Signore ha promesso la ricompensa a chi dà anche solo un bicchier d’acqua all’apostolo (cfr. Matth. 10, 42), Egli non mancherà di fecondare i vostri sforzi con i più lieti e duraturi risultati, e soprattutto con meriti che più non appassiscono.

Noi Lo preghiamo per voi, vi siamo vicini col Nostro affetto, e vi sproniamo a dare ogni vostra energia per la doverosa, apostolica, santa causa della Università Cattolica: il Sacro Cuore vi protegga, nel Cui nome a tutti impartiamo la Nostra Benedizione, pegno di sempre fervido e memore affetto per l’intera famiglia dell’Ateneo, come per quanti lavorano e pregano per facilitarne il cammino. Amen, amen.



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