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DISCORSO DI PAOLO VI
PER L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE
DELL’ISTITUTO «REGINA MUNDI»

Sabato, 31 maggio 1969

 

Dilette Figlie,

Siamo particolarmente lieti di questo incontro con voi nel giorno che la Chiesa dedica alla solennità della Regalità di Maria Santissima, perché il vostro Istituto non soltanto si fregia del titolo di «Regina Mundi», ma dalla regalità universale della Vergine Santa ama prendere quasi l’ispirazione e trarre stimolo per un apostolato di dottrina e di carità cristiana senza confini nel mondo intero.

Il vostro già benemerito Istituto, come ricordava il Nostro Predecessore Pio XII di ven. mem. nel Motu proprio Nihil Ecclesiae antiquius, dell’11 febbraio 1956 (cfr. A.A.S. 48, 1956, pp. 189-192), fu eretto nell’Anno Mariano 1954, nell’anno cioè della solenne proclamazione della Beata Vergine Maria a Regina, al preciso scopo di offrire alle Vergini consacrate a Dio ed all’apostolato della scuola un corredo più ricco di istruzione, di educazione e di formazione, specialmente nelle scienze sacre. Sono dunque trascorsi parecchi anni da quando i Nostri Predecessori Pio XII, nel Motu proprio or ora menzionato, e Giovanni XXIII, nell’udienza concessa all’Istituto il 20 febbraio 1959 (cfr. Discorsi Messaggi Colloqui del S. P. Giovanni XXIII, I, pp. 606-608) hanno espresso la loro compiacenza per i copiosi frutti di pietà e di scienza raccolti dalle Alunne di questo Istituto, provenienti da varie parti del mondo e appartenenti a diverse Congregazioni Religiose o a Istituti secolari. La storia ha camminato a vostro favore; l’espansione, infatti, dell’opera ha richiesto il trasferimento in un edificio più adatto e più vasto. Con viva compiacenza, perciò, visitiamo oggi questa nuova e bella sede, e prendiamo contatto con la vostra istituzione, promossa con tanto studio e fatica (ricordiamo i colloqui con l’allora Padre ed ora Cardinale Larraona, e col P. Dezza, che per molti anni ne fu Preside saggio e indefesso organizzatore): il nostro caldo elogio va altresì a quanti, Superiori e Docenti, hanno cooperato e cooperano all’incremento di questa provvida istituzione, già ricca di frutti ed aperta alle migliori speranze per l’avvenire.

STUPENDA FUSIONE DI CARITÀ E DI OBBEDIENZA

L’incontro con voi, Figlie elette e predilette della Chiesa, provenienti non solo da tanti Paesi - donde il carattere internazionale del vostro Istituto - ma anche da diverse Famiglie religiose, è quanto mai consolante per il Padre Comune, sia per i sentimenti di filiale devozione che ci avete manifestati, sia perché voi formate qui una singolare famiglia, composita e unita, che costituisce un fatto veramente «cattolico». Infatti, rimanendo intatte le caratteristiche dei vostri rispettivi Istituti, voi attuate una mirabile fusione di carità, di obbedienza, di finalità: questa è, in splendida miniatura, la Chiesa cattolica! È, cioè, una casa di unità di fede, di carità, di disciplina, di propositi, nella diversità delle provenienze etniche, culturali e religiose. Avventurate voi, se siete qui in grado di assaporare più intensamente la dolcezza ineffabile della comunione fraterna, secondo il detto del Salmista: Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum! (Ps. 132, 1). Qui diremo sorores!

Ma un altro motivo di compiacenza e di gaudio spirituale (conforto a tante amarezze e sollecitudini del nostro ministero apostolico nell’ora presente) Ci è offerto da questo incontro. Voi siete Religiose, cioè anime che hanno scelto, con piena consapevolezza e libertà, l’unica parte migliore: la carità, l’amor di Dio, che, come sapete, è perfezione (cfr. Col. 3, 14; 1 Tim. 1, 5; Summ. Theol. II-II, q. 184, a. 3, n. 186, a. 1). Oggi la vocazione è, sì, una scelta personale del dono totale e perenne di se stessi a Dio, in generosa rispondenza all’invito di Cristo Signore, che soltanto alcuni prediletti comprendono ed assecondano (cfr. Matth. 19, 12): «Si vis perfectus esse, vade, vende quae habes et da pauperibus, et habebis thesaurum in caelo; et veni, sequere me» (Matth. 19, 21).

ALLA SEQUELA DEL SIGNORE

Qui, perciò, voi respirate una atmosfera purissima, risultante da un proposito unico e fortissimo, la perfezione; e quale perfezione? La carità! L’amore, quale ci viene da Dio (Caritas Dei diffusa est in cordibus nostris per Spiritum Sanctum, qui datus est nobis. Rom. 5, 5), e quale un cuore umano è incapace di esprimere, in misura totale (S. Bernardo: «Modum esse diligendi Deum, sine modo diligere» De diligendo Deo, cap. 6, n. 16; PL 182, 903). Nella vostra vita, infatti, il precetto della carità è assoluto, prende tutta l’anima, tutta la vita, e ne è resa più facile, più sicura, più gaudiosa l’osservanza, perché ogni impedimento proveniente dalla ricerca e dal possesso dei beni (e sono pur beni grandissimi) a cui avete rinunziato con la professione pubblica o privata dei consigli evangelici, è stato rimosso: «Omne illud quod impedit ne afectus mentis totaliter dirigatur ad Deum» (Summ. Theol. II-II, q. 184, a. 2).

Una comunità, come questa, di giovani vite, che - oggi! - si consacrano all’Amore-Sacrificio, a Cristo, al «Regno di Dio», è una tale testimonianza di fede e di vitalità evangelica ed ecclesiale, che l’animo nostro non può non essere edificato ed esultare e benedire.

VALIDITÀ E FULGORE DELLA VOCAZIONE RELIGIOSA

Profittando, allora, dell’occasione propizia, offertaci da questa visita, desideriamo confermare la Nostra stima e la Nostra fiducia nella validità e nella bellezza della vocazione e della professione religiosa. Desideriamo darvi, nel nome di Cristo, la sicurezza: non è vana, non è sorpassata la concezione che la Chiesa ha sempre avuto, ed ha riproposto nel Concilio Ecumenico Vaticano secondo, della vita religiosa. Ancora, per chi ha la grazia della vocazione, vale la pena abbracciarla! Supponiamo, infatti, che siano sempre presenti al vostro spirito le confortanti promesse fatte dal Signore all’apostolo Pietro, il quale, a nome anche dei suoi condiscepoli, Gli aveva dichiarato con tutta sincerità e trepida speranza: Ecce nos reliquimus omnia, et secuti sumus te: quid ergo erit nobis? (Matth. 19, 27). E dovrebbero altresì essere presenti alle vostre menti le affermazioni con le quali il Concilio nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium e nel Decreto Perfectae caritatis ha esaltato, di fronte alla Chiesa e al mondo moderno, la grandezza della consacrazione religiosa, indicando i principii generali del suo conveniente rinnovamento in vista di una più intensa ed estesa fioritura in seno al mistico giardino della Santa Chiesa.

Permettete che, a vostra edificazione e conforto, vi ricordi alcune tra le più significative dichiarazioni della Lumen Gentium. «La santità della Chiesa, si legge nel cap. V che tratta della universale vocazione alla santità, si manifesta in un modo tutto suo proprio nella pratica dei consigli che si sogliono chiamare evangelici» (n. 39). «La santità della Chiesa, soggiunge la Costituzione, è in modo speciale favorita dai molteplici consigli che il Signore nel Vangelo propone all’osservanza dei suoi discepoli» (n. 42). E non soltanto la pratica dei voti, ma l’ambiente stesso, nel quale si svolge abitualmente la vostra vita quotidiana, è di grande aiuto al conseguimento della perfezione, come si legge nel cap. VI dedicato ai Religiosi: «Le famiglie (religiose) forniscono ai loro membri gli aiuti di una maggiore stabilità nel modo di vivere, di una eccellente dottrina per il conseguimento della perfezione, della comunione fraterna nella milizia di Cristo, di una libertà corroborata dall’obbedienza, così che possono adempiere con sicurezza e custodire con fedeltà la loro professione religiosa, e progredire gioiosi nella via della carità» (n. 43).

Forniti di tanti singolari aiuti, veri doni inestimabili della munificenza divina, i Religiosi (e . . . le Religiose!) devono profittarne con sempre maggiore consapevolezza. Solo così potranno attuare pienamente l’esortazione che i Padri del Concilio hanno ad essi rivolta: «I Religiosi pongano ogni cura, affinché per loro mezzo la Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli infedeli» (n. 46).

NELLA LUCE DEL MAGISTERO DELLA CHIESA

La luce, dunque, della divina rivelazione, l’esempio dei vostri Santi Fondatori, la voce del Magistero vivo e normativo della Chiesa, vi siano, dilette Figlie, di salvaguardia, di guida e di continuo incitamento nel cammino della religiosa perfezione. Nel dono vostro sia dunque l’amore, nell’amore l’incontro con la Carità di Dio, nella carità il sacrificio, nel sacrificio la croce, nella croce di Cristo non la morte spirituale, ma la salvezza, la vita.

Né crediate che la vostra totale e perenne consacrazione a Dio e alle diverse opere di apostolato torni solo a gloria del Signore, a vantaggio ed onore vostro, delle vostre Famiglie religiose e delle persone che beneficeranno direttamente dei frutti della vostra vita di santificazione e di ministero caritativo. Siate, invece, sempre più persuase che la vostra vita di amore, di sacrificio, di crocifissione vivificante con Cristo, ridonderà a beneficio di tutta la Chiesa, perché i membri degli Istituti religiosi e secolari sono una porzione eletta del Corpo Mistico, come pienezza realizzatrice della dedizione della Chiesa a Cristo, come «Sposa», come segno e testimonianza. Le Vergini, infatti, sono d’esempio per tutta la comunità e per il mondo, a cui hanno rinunziato non per insensibilità o per disprezzo degli autentici valori umani, ma allo scopo di prodigarsi più efficacemente in multiformi servizi, secondo la gamma squisitamente evangelica delle opere di carità spirituali e corporali, sull’esempio del Salvatore divino, che pertransiit benefaciendo, et sanando omnes (Act. 10, 38).

Ma l’indole peculiare del vostro Istituto Ci suggerisce altresì di richiamare alla vostra mente la nobiltà e la fondamentale importanza del servizio di scuola, a cui vi preparate in questi anni di formazione,. e a cui intendete consacrarvi in seguito. Il Concilio Vaticano Secondo non ha mancato di porre in vivo risalto l’importanza della scuola, specialmente nella dichiarazione Gravissimum educationis momentum, ricordando a tutti coloro che sono impegnati nell’insegnamento che: «È meravigliosa e davvero importante la vocazione di quanti, collaborando con i genitori nello svolgimento del loro compito e facendo le veci della comunità umana, si assumono il dovere di educare nelle scuole. Una tale vocazione esige speciali doti di mente e di cuore, una preparazione molto accurata, una capacità pronta e costante di rinnovamento e di adattamento» (n. 5).

CENACOLO DI PREGHIERA E DI STUDIO

Noi confidiamo che il vostro Istituto sarà sempre all’avanguardia - come si addice al suo titolo di «pontificio» ed alla sua sede romana - nell’opera di rinnovamento e di adattamento degli studi teologici: esegesi, teologia dogmatica e morale, diritto canonico, storia, liturgia ecc., conforme alle norme dettate dal Decreto Optatam totius (nn. 15-16). Vogliamo sperarlo, perché ce ne offrono sicura garanzia l’alta competenza scientifica e l’apertura di mente e di cuore ai «segni dei tempi», di cui sono dotati i vostri illustri docenti; e c’invita a ben sperare l’ardore giovanile col quale voi cercate di corrispondere alle provvide cure della Santa Madre Chiesa in vostro favore.

Sia veramente questa sede quasi un nuovo «cenacolo grande» (Luc. 22, 12) di preghiera e di studio, nel quale soffi sempre impetuoso il vento del Divin Paracleto, affinché voi tutte possiate efficacemente collaborare alla nuova Pentecoste nella Chiesa, che il venerato Papa Giovanni XXIII si era ripromesso convocando il XXI Concilio Ecumenico.

Mentre, però, attendete con grande impegno agli studi, in piena consonanza con le norme ed i voti del Concilio, abbiate altresì sommamente a cuore di conservare l’armonia e la compenetrazione tra vita religiosa e spirito apostolico, nel vincolo della carità, inculcate dal Decreto Perfectae caritatis (nn. 8, 11) ed opportunamente ricordate dalla Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, nella recente Istruzione Renovationis causam (A.A.S. 61, 1969, p. 106).

Prima di prendere congedo da voi, dilette Figlie, invochiamo sul vostro Istituto, cioè sui vostri Superiori e Docenti, su voi tutte, e quindi sui vostri studi e sulle vostre ardimentose ascensioni verso la mèta affascinante della perfezione cristiana, il patrocinio della «Regina Mundi», Madre e modello della Chiesa. La «Sedes sapientiae» vi ottenga dal Figlio suo e dal Divin Paracleto, di cui Ella fu per eccellenza la mistica Sposa, larga copia di celeste sapienza, che illumini dall’alto i vostri passi per i sentieri delle diverse discipline, sacre e profane, e mantenga i tesori intellettuali e morali del vostro spirito nell’ordine e nella giusta gerarchia.

ALLE SUPERIORE GENERALI

Al termine di questa riunione il Nostro pensiero si rivolge all’Unione Internazionale delle Superiore Generali, la quale ha la sua sede adiacente all’Istituto «Regina Mundi», vicinanza questa che Ci appare simbolo e promessa per l’incremento delle due istituzioni. Vogliamo ringraziare la Nostra diletta Figlia in Cristo e Presidente della medesima Unione Internazionale Maria del Rosario Arano, sia delle belle e cortesi parole, che ella Ci ha testé rivolte, e sia - e tanto di più - delle cure premurose e sagge, che, con le sue valenti collaboratrici, rivolge non solo a questa scuola, ma a tutto il campo tanto vasto e vario della vita religiosa femminile nella Chiesa di Dio.

A tutte le Superiore Generali il Nostro incoraggiamento, specialmente in quest’ora storica della vita Post-conciliare della Chiesa, durante la quale, secondo le prescrizioni del Concilio, si stanno rivedendo le costituzioni delle singole Famiglie Religiose. Noi non dubitiamo che in tale delicato e complesso lavoro i due criteri fondamentali di questa rinnovatrice riforma saranno sempre tenuti presenti e saranno fecondi di autentica rifioritura; e cioè, da un lato, il ritorno alle fonti, cioè allo spirito delle singole fondazioni religiose, e, dall’altro, l’adattamento ai bisogni ed alle circostanze dei tempi nostri. Noi seguiamo questo lavoro con vivo interesse; e siamo grati ai due Signori Cardinali, che abbiamo ora a Noi vicini, il Cardinale Antoniutti, Prefetto della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, e il Cardinale Garrone, Prefetto della Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica, entrambi solleciti della nuova prosperità della vita religiosa nella Santa Chiesa Cattolica. Così siamo grati a quanti con loro si interessano del vostro bene spirituale e del vostro posto d’onore e di servizio in seno al Popolo di Dio.

Nel concludere questo Nostro incontro, quasi a sintesi delle riflessioni che vi abbiamo invitato a fare, vogliamo presentarvi un esemplare: Maria Santissima. Ecco la Donna, la Immagine della Chiesa, la Vergine Feconda, la Madre del Cristo e degli uomini, verso la quale ogni Religiosa deve rivolgere lo sguardo come al suo ideale e modello.

Da Maria, Madre di Dio, voi Superiore e le vostre Figlie imparerete ad ascoltare e custodire la parola divina (cfr. Luc. 2, 19 e 51), ad amare la verginità, la povertà, la docilità ai misteriosi disegni della Provvidenza, il silenzio, il sacrificio. Che anche la vostra vita possa racchiudersi per tutte e per ciascuna nelle sue parole, così semplici e sublimi: «Ecco l’ancella del Signore; che mi avvenga secondo la tua parola» (Luc. 1, 38).

Con questi voti e in pegno della Nostra benevolenza, Vi impartiamo di cuore la Nostra Apostolica Benedizione, che estendiamo alle vostre Famiglie Religiose e a tutte le vostre figlie e sorelle spirituali.

                                              



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