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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA FEDERAZIONE DEI PORTIERI D'ALBERGO

Sabato, 29 novembre 1969

 

Siamo lieti di soffermarci stamane in mezzo a voi, cari Portieri di Albergo, che partecipate all’annuale Congresso del Consiglio Direttivo della vostra Federazione Italiana, organizzato in questi giorni a Roma dall’Associazione «Le Chiavi d’Oro»; vi diamo di cuore il Nostro benvenuto, con sincero affetto. I motivi di questa Nostra particolare soddisfazione nel vedervi qui oggi, sia pure per brevi istanti, sono molti.

Anzitutto perché, a quanto Ci risulta, non era ancor mai avvenuto che la categoria dei Portieri d’Albergo, in quanto tale, fosse ricevuta in Udienza dal Papa: se questo, a buon diritto, vi riempie di legittimo orgoglio perché quello di oggi è per voi, senz’altro, un avvenimento importante, degno di essere ricordato nelle vicende della vostra organizzazione, ciò d’altro canto colma di paterna gioia anche il Nostro cuore, che vuole aprirsi a tutti, come questa Casa è aperta a tutti quanti, nel mondo, guardano con fede, con amore, con rispetto al Papa e alla sua Cattedra di verità. Davvero, siamo ben lieti di accogliervi in una circostanza tanto significativa, per voi e per Noi.

Secondariamente, Ci fa piacere accogliere e segnalare tra voi i membri dell’Associazione Romana dei Portieri di Albergo, per dir loro il Nostro grazie. Sì, diletti figli, grazie della premura e della bontà con cui, come Ci è stato riferito, nell’esercizio della vostra particolare funzione sapete tenere i contatti con la Prefettura del Palazzo Apostolico, a cui è demandata l’organizzazione delle Nostre Udienze, e farvi tramite efficace delle aspirazioni che muovono la maggior parte dei turisti, ospiti dei vostri alberghi, a richiedere di vedere il Papa, assistendo agli incontri che Egli ha ogni mercoledì, e in altre occasioni, con le magnifiche assemblee di pellegrini di tutto il mondo. Le vostre informazioni li orientano, il vostro aiuto - che auspichiamo sempre disinteressato, per l’onore vostro e per l’edificazione degli altri - li agevola a conseguire lo scopo. Voi rendete perciò un buon servizio, meritevole di riconoscenza e di plauso, perché va al di là delle vostre strette incombenze e, se compiuto con buon spirito, si arricchisce di riflesso anche del frutto spirituale, che i vostri ospiti ne ricavano. Se saprete adempierlo sempre con rette disposizioni, voi ne avrete certamente la ricompensa dal Signore, che non lascia senza premio quanto è fatto nel suo Nome.

Infine, il terzo motivo che Ci rallegra nell’accogliervi è la possibilità che così Ci è offerta di incoraggiarvi nell’adempimento del vostro dovere. Immaginiamo quanto esso sia delicato e logorante, svolto, com’è, continuamente a contatto diretto con gli altri, sempre a disposizione degli altri, e con orari che limitano il tempo che dovete dedicare a voi e ai vostri cari; eppure voi lo sapete certo compiere così bene, con tanta gentilezza, con tanta sollecitudine, con tanto garbo, sempre pronti, sempre vigilanti, sempre sorridenti, che il cliente, lasciateCi pur dire, ha forse l’impressione di farvi un favore quando ve lo chiede. Non è così? Ebbene, diletti figli, questo continuo controllo su di voi stessi, questa premurosità sollecita, questo donarsi è un servizio di alto valore sociale, da cui i contemporanei hanno molto da imparare, in un tempo in cui si è raffreddata purtroppo la bontà nei cuori di molti, e ‘si parla più volentieri di diritti che di doveri; diciamo di più, questa vostra disponibilità è una ricchezza spirituale, che raffina e matura la vostra personalità umana, perché l’uomo raggiunge la sua vera statura nell’amore per gli altri; e, più ancora, tale disponibilità vi avvicina all’ideale cristiano e può essere fonte inesauribile di merito, perché vi aiuta a vivere nello spirito del Vangelo in conformità agli insegnamenti del Signore, il quale, nelle parabole, ha paragonato la vita umana all’impegno di fedeltà, di gentilezza e di carità dei servi gli uni verso gli altri (cfr. Luc. 12, 42-48; Matth. 24, 45-51); anzi vi rende simili a Colui, che è venuto non a farsi servire ma a servire (cfr. Matth. 20, 28), ed ha voluto farci capire che la sua gioia, in Cielo, sarà quella di far sedere i suoi servi, e passare tra di essi in qualità di ministro, Lui Padrone e Re, per essere a loro disposizione (cfr. Luc. 12, 37).

Vedete quali riflessi, umani, sociali, religiosi, ha la vostra umile incombenza quotidiana. Pur nelle legittime esigenze che dovete avere per voi, nel rispetto dovuto al vostro lavoro e alla vostra fatica, che esige ogni attenzione, sappiate compiere il vostro lavoro con questi sentimenti, per conferirgli un valore eterno, degno della vostra dignità di uomini, e della vostra coerenza di cristiani. Vi conforti in questi propositi la Nostra Apostolica Benedizione, che di tutto cuore vi impartiamo, ed estendiamo altresì ai membri della Federazione, e a tutte le vostre dilettissime famiglie.



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