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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL XXII CONGRESSO DELLA
CONFEDERAZIONE DEI COLTIVATORI DIRETTI

Lunedì, 26 aprile 1971

 

Figli carissimi,

Celebrando il vostro XXII Congresso Nazionale, non avete voluto lasciare Roma senza venire a portarci ancora una volta l’omaggio della vostra fede e della vostra sincera devozione. Vi ringraziamo di cuore e con paterno compiacimento vi porgiamo il Nostro saluto aperto ed affettuoso, come merita la vostra cara Confederazione.

Nell’abbracciare col Nostro sguardo il vostro distinto gruppo, l’animo si riempie di profonda soddisfazione, e il Nostro pensiero va altresì ai vostri familiari, spiritualmente presenti a questo incontro di anime, va alle vostre parrocchie e ai vostri centri rurali sparsi in ogni parte d’Italia. dove la Confederazione Nazionale dei coltivatori diretti svolge la sua azione a favore della gente dei campi, con dedizione pari a chiaroveggenza dei problemi reali sia nel campo sociale, come in quello economico ed organizzativo.

Non abbiamo bisogno di ripetervi con quale fiducia e con quale attesa la Chiesa guardi alla benemerita popolazione rurale, a cui la società odierna tanto deve, e che sempre si è voluta distinguere non solo per l’operosità, il senso del dovere, la parsimonia, lo spirito di sacrificio, ma anche e soprattutto per l’attaccamento alle sane tradizioni familiari, morali e religiose del Paese.

Noi stessi, del resto, in diverse occasioni non abbiamo mancato di dirvi il Nostro affetto e rivolgervi la Nostra parola di riconoscimento per avvalorare sempre più il contributo che la vostra associazione dà alla vita economica e sociale della Nazione.

Ci preme tuttavia sottolineare qui davanti a voi, che Noi non cessiamo di seguire con viva trepidazione i delicati e molteplici problemi che deve affrontare la vostra Confederazione, quello specialmente della sperequazione del reddito agricolo nei confronti del reddito degli altri settori produttivi, aggravato in questi ultimi tempi dall’andamento dei costi di produzione, non compensati dall’incremento dei prezzi agricoli. Sono problemi che diventano sempre più urgenti ed esigono un pronto interessamento di tutti coloro che in qualche maniera possono contribuire alla soluzione di essi.

Ma Noi confidiamo altresì che essa saprà trovare una rinnovata fiducia in se stessa, nella propria funzione, nel proprio lavoro, che costituisce un alimento insostituibile per tutta la comunità nazionale, sviluppando sempre più lo spirito associativo ed impegnandosi sul piano del dialogo e della collaborazione.

Auguriamo perciò al vostro Congresso di ottenere fecondi risultati e di offrire un ricco contributo di orientamenti teorici e pratici, in modo che possa aumentare questa fiducia nei coltivatori della terra, e nello stesso tempo sia agevolata la ripresa della loro attività.

Figli carissimi, in questo incontro non possiamo altresì non ricordare una circostanza che lo rende a Noi particolarmente significativo. Quest’anno infatti ricorre il 25° anniversario da quando la vostra Confederazione nel suo primo Congresso Nazionale deliberò di ispirare la propria azione libera ed autonoma ai principi della scuola sociale cristiana. Non senza soddisfazione rileviamo che la vostra Confederazione non è venuta mai meno a quell’impegno, ma ha cercato sempre e senza compromessi di conservare fedelmente, senza nulla togliere alle esigenze specifiche della vostra attività professionale, la sua caratteristica fisionomia cristiana. Questa è stata sempre la vostra nota distintiva, la base feconda dei vostri programmi, il vostro nobile vanto. Sappiamo che questo è tuttora il vostro intento. Ve ne diamo una grandissima lode, e vi esortiamo a continuare con questa volontà generosa. Particolarmente ai giovani vorremmo raccomandare di approfondire l’insegnamento sociale della Chiesa che, come ben sapete, anche sulla vita agricolo-rurale ha detto la sua parola suasiva e benefica. Non crediate che questo vostro impegno cristiano limiti le possibilità di iniziativa della vostra associazione o ne attenui la sua forza sul piano operativo. Diremo anzi che le gioverà, trovando essa proprio in questi principi sociali cristiani lo slancio di alti ideali, maggior forza di coesione, e una linea di orientamento che le fa superare e coordinare la frammentarietà dell’azione concreta. Sarà così che la vostra Confederazione non solo contribuirà alla salvaguardia degli interessi economici dei suoi membri, ma altresì alla conservazione dei valori morali e religiosi propri della gente dei campi; quei valori così amorevolmente e gelosamente custoditi e tramandati dai vostri padri, specialmente la fede in Dio, la cui vigilante, operante e paterna Provvidenza non mancherà di assistere le vostre fatiche, se queste piamente saprete riferire a Lui, primo principio e fine ultimo della vita umana. «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia - ci insegna il nostro Divin Redentore - e tutto il resto vi sarà dato in soprappiù» (Matth. 6, 33).

Così, figli carissimi, sempre così: e che davvero il Signore sia il vostro sostegno, il conforto e la guida delle vostre fatiche terrene, come un giorno ne sarà il premio.

È questo il voto che con grande benevolenza formuliamo per tutti voi, accompagnandolo con la propiziatrice Apostolica Benedizione, che attiri sulla vostra Confederazione, sui vostri cari, sul vostro lavoro, la costante pienezza dei doni celesti.

                                    



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