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DISCORSO DI PAOLO VI
AL CIRCOLO ROMANO DELLA
FEDERAZIONE UNIVERSITARIA CATTOLICA ITALIANA (FUCI)

Sabato, 6 febbraio 1971

 

Certamente, la situazione di oggi nelle Università è cambiata, talora anche radicalmente, da quella che era ai tempi del nostro ministero fucino; ed è difficile dare consigli, tanto è mutata l’atmosfera. Ma un problema fondamentale rimane: quello del rapporto tra sapere universitario (al più alto livello, cioè, del pensiero umano) e mentalità religiosa, anzi cristiana e cattolica per aperta convinzione. Se tale rapporto è positivo, il vantaggio che se ne ricava è bivalente: tanto per il pensiero, quanto per la fede. Sembra a Noi che effettivamente, oggi come allora, la missione dello Studente cattolico nell’Università sia quella di testimoniare col fatto esistenziale, diciamo, più semplicemente, con l’esempio, tale duplice vantaggio: che cioè chi meglio pensa e studia è più idoneo a credere e a pregare, per l’apertura stupenda e per la ferma quadratura che il suo spirito acquista a contatto con le grandi realtà del pensiero, della storia, della cultura, del cosmo, ecc., approfondite con metodo scientifico, secondo la specializzazione di ciascuno; e, d’altra parte, chi meglio crede e professa la sua fede, maggiore luce e maggiore impegno ricava per il suo studio, perché egli viene illuminato dalla luce stessa della Parola rivelata, e aiutato dai mezzi della grazia a «sobrie et iuste et pie vivere in hoc saeculo» (Cfr. Tit. 2, 12)

Questa, ci pare, è la testimonianza che oggi è richiesta dal giovane cattolico, che, come voi, dalla sincera professione della sua fede deve saper trarre ispirazione e forza per il compimento del proprio dovere di studio e di apostolato. La Chiesa, che, come ha detto il Concilio Vaticano II, «ha un suo compito specifico in ordine al progresso e allo sviluppo della educazione» perché «ha il dovere di occuparsi dell’intera vita dell’uomo» (Gravissimum educationis, intr.), oggi si attende dai suoi figli una presenza attiva nell’Università. Non è impresa facile. Già lo riconosceva il nostro grande Predecessore sulle Cattedre dei Santi Ambrogio e Carlo, e di San Pietro, Pio XI, in una lettera all’episcopato delle Filippine, del 18 gennaio 1939: «Sembrerà un’impresa molto difficile - egli scriveva - penetrare ed esercitare una sana influenza nella vita degli studenti universitari. Questa difficoltà dev’essere un forte stimolo per cominciare quest’opera con generosità di cuore, abbandonandosi con fiducia alla grazia divina che può trionfare di tutte le difficoltà. In verità, una confortante esperienza ci dice che giovani ardenti di zelo apostolico . . . possono, a poco a poco, per la loro virtù e la loro fede operante, pubblicamente professata, divenire centri di attrazione per i loro compagni di studio e strumenti adatti per la conquista delle anime» (AAS 34, 1942, Appendix, p. 260). Perché tale presenza, oggi tanto necessaria, sia veramente efficace, occorre uno sforzo costante per renderla sensibile, vigile, aperta, modesta forse, ma seria e piena di amicizia verso tutti, affinché anche chi non è delle nostre idee sappia che può trovare nel cattolico militante una mente aperta, un cuore di amico, in una parola, un uomo di cui ci si può fidare e su cui si può contare, perché veramente crede e veramente ama, secondo il Vangelo.

Sia così la vostra presenza nel difficile mondo universitario di oggi, tanto bisognoso di esempi concreti di coerenza e di impegno totale. A tanto vi conforti il sapere che il Papa, con l’antico affetto, vi segue e prega per voi, e di cuore imparte l’Apostolica Benedizione, che estende agli zelanti sacerdoti che si occupano della vostra completa formazione umana e cristiana.

                                   



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