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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO
DELLA DIOCESI DI VERONA

Giovedì, 2 settembre 1971

 

Cari ragazzi del «Treno Bianco Veronese»!

La vostra presenza porta oggi qui, a Castel Gandolfo, una nota tutta particolare, insolita: e reca al Nostro cuore una gioia e una commozione indicibili. Siete tutti ragazzi, adolescenti: già per questo avete un titolo speciale al Nostro affetto, perché rappresentiamo in terra Colui, che, come sapete dal Vangelo, ebbe una predilezione singolare unica per i piccoli. Ma un altro titolo vi rende a Noi tanto cari: una parte di voi è, fra i prediletti, la più vicina al cuore di Cristo, perché, nelle vostre membra innocenti, portate il segno arcano della sua Croce, chiamati a partecipare più da presso al mistero della Passione redentrice del Salvatore, a portarvi anzi un contributo prezioso, insostituibile, di cui il Signore ha bisogno per continuare a salvare il mondo, a santificare la sua Chiesa. Non è un’esagerazione, ma la realtà: ed è San Paolo che lo sottolinea: «Completo ciò che manca alla passione di Cristo, in favore del suo corpo, la Chiesa» (Col. 1, 23). Questo grande dono vi ha chiesto Gesù, questa grande missione vi ha affidato, di essere i suoi stretti collaboratori: e i vostri occhi, il vostro sorriso, pur nell’immobilità o nella limitazione in cui vi trovate, ci dicono che, anche se tanto vi costa, avete detto di sì a Gesù. E ce lo dice il fatto che avete scelto Roma come meta del vostro pellegrinaggio per offrire secondo le intenzioni del Papa le vostre preghiere e i vostri disagi. Nel nome del Signore, Noi vi diciamo grazie: e vi vorremmo porre a uno a uno la mano sul capo come faceva Gesù passando in mezzo agli infermi nelle contrade della Galilea, per accarezzarvi e per dirvi tutta la Nostra benevolenza tutta la Nostra riconoscenza per questa grande missione, che vi fa già adulti, e vi dà una statura di veri discepoli di Cristo.

Un’altra parte di voi è costituita da ragazzi, consapevoli della responsabilità che hanno di spendere bene i doni che il Signore ha dato loro con la buona salute, si sono messi a disposizione dei coetanei sofferenti per allietare la loro solitudine e imparare da loro alte lezioni di bontà, di mitezza, di sacrificio. Bravi anche a voi, cari ragazzi: la frequentazione dei vostri amici, lo sappiamo, vi rende più buoni, più seri, più decisi nel bene; e voi volete servire in loro lo stesso Gesù, che si è identificato con i piccoli e con i sofferenti, con quella parola che tutti sappiamo, ma che siamo portati purtroppo, talora, a dimenticare: «Ogni volta che l'avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me» (Matth. 25, 40). Lode a voi, che avete compreso bene il Vangelo, e lo volete vivere a pieno, dando un’impostazione alla vostra vita, che non mancherà di dare i suoi frutti.

Agli uni e agli altri esprimiamo il Nostro vivo elogio, perché, nel trovarsi qui in mezzo a voi, aiuola fiorita di un giardino di dolori e di speranze, sembra a Noi che siate la realizzazione viva di una grande frase del Concilio Vaticano II: «Anche i fanciulli hanno la loro attività apostolica: secondo le proprie forze, sono veri testimoni viventi di Cristo tra i compagni» (Apostolicam actuositatem, 12). Quanto è vero! Voi, infermi, compirete il più alto apostolato, portando serenamente la Croce con Gesù per la salvezza dei fratelli; e voi, sani, date il vostro tempo, il vostro cuore, la vostra volontà, la vostra intelligenza per alleviare i vostri amici e diventare, con essi, come un’anima sola (Cfr. Act. 4, 32) per avvicinarvi insieme a Cristo, capirlo da vicino, vivere più intensamente e più generosamente per Lui.

Saprete sempre corrispondere, tutti, a questa grande vocazione di apostolato? Noi ne siamo certi: e vi assicuriamo il Nostro ricordo e la Nostra preghiera, perché vi seguiamo con affetto paterno e d’ora in avanti avrete un posto speciale nel Nostro cuore.

Intanto ci congratuliamo col vostro Vescovo, Monsignor Giuseppe Carraro, per la felicissima iniziativa pastorale di cotesto «Treno Bianco Veronese»; e altresì con i vostri genitori, qui presenti o lontani, mentre li incoraggiamo a continuare con fede nella loro opera educativa. E tutti abbracciamo con la Nostra Benedizione Apostolica.



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