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DISCORSO DI PAOLO VI
AI COLTIVATORI DIRETTI

Mercoledì, 19 aprile 1972

 

Carissimi figli,

Ancora una volta, in occasione del vostro XXIII Congresso Nazionale, avete desiderato incontrarvi con noi, come in famiglia, in questa nostra casa aperta a tutti, per manifestarci i sentimenti della vostra sincera, ben nota devozione.

L’annuncio di questa Udienza ha richiamato spontaneamente alla nostra memoria la figura dell’agricoltore di una volta: gente semplice, solida, tutta raccolta nella propria esperienza rurale. Ricordiamo le Udienze dei nostri predecessori concesse alla vostra Confederazione, ricordiamo i nostri indimenticabili incontri con i Coltivatori Diretti, a Milano: quanto siete mutati da allora! Ma non è mutata la vostra fede verso il Vicario di Cristo, come pure non sono mutati da parte nostra i sentimenti di profonda stima e benevolenza che abbiamo sempre nutrito verso di voi.

Siate adunque i benvenuti! In questo nostro saluto intendiamo includere tutti i membri della vostra Confederazione. Li immaginiamo e sentiamo qui, spiritualmente presenti con voi, dentro il nostro cuore, nel centro della Chiesa, di questa Chiesa che ha rivolto sempre particolari premure alla gente dei campi, aprendo la via alla sua elevazione umana e morale ed aiutandola a realizzare la sua missione con dignità e coscienza del suo valore spirituale e sociale.

Sì, carissimi, la Chiesa vi apprezza, vi ama, vi viene incontro col messaggio di Cristo, per dire a voi, come a tutti i lavoratori, che il lavoro deve essere sempre vivificato dalla religione, la quale dà serenità, sollievo, merito alla fatica fisica stessa, rendendo gli uomini laboriosi, giusti, onesti, sanamente liberi. Una esistenza che si consumasse nella dura fatica, guidata da fini puramente economici, senza orientarsi verso gli alti e validi ideali della fede, sarebbe facilmente soggetta alle tentazioni dell’egoismo e a lungo andare non potrebbe rimanere immune da un senso di vuoto, di solitudine, di desolazione.

FIDUCIA NELLA CHIESA

La vostra presenza oggi qui davanti a noi, così devota e numerosa, offre una dimostrazione della fiducia che voi avete nella Chiesa, e ci conferma che la fedeltà alla sua dottrina sociale continuerà ad essere la nota distintiva della vostra Confederazione, il vostro nobile vanto, la base insostituibile delle vostre attività. Con ciò voi offrite un contributo di incomparabile valore alla società, che torna a vantaggio non solo della popolazione rurale. Giacché, come nel passato, anche al presente, il mondo agricolo ha qualcosa da dare che non è soltanto limitato ai beni materiali: con la sua operosità, con la sua parsimonia, col ricco patrimonio delle sue sane tradizioni familiari morali e religiose, esso costituisce ancora una delle più preziose riserve di energie fisiche e spirituali per la Nazione. Per questo motivo il nostro predecessore di venerata memoria Pio XII, sintetizzando il valore e la missione dei rurali in seno alla società, così si esprimeva: «Ben sappiamo quanto il risanamento morale di tutto il popolo dipenda da una classe di agricoltori socialmente integra e religiosamente salda» (Ai coltivatori diretti, 15 novembre 1946). Noi auguriamo che la preziosità di questo vostro servizio sia riconosciuta nel suo giusto valore, non già per una ragione di umano prestigio, ma perché riesca sempre più luminosa ed efficace l’irradiazione della vostra presenza nella vita sociale del Paese.

Nel tributarvi il meritato elogio, vogliamo tuttavia lasciarvi con paterna sollecitudine anche le nostre raccomandazioni, come consegna e ricordo di questo memorabile incontro.

DIFFICOLTÀ ECONOMICHE E SOCIALI

Considerando il quadro grande e complesso in cui si svolge e fiorisce la vita della vostra Confederazione, non possiamo dimenticare le gravi e numerose difficoltà che intralciano il vostro cammino, tra cui, non ultime, quelle di carattere economico e sociale, quali la sperequazione del reddito agricolo nei confronti degli altri settori produttivi, l’esodo dalle campagne, la inadeguatezza delle infrastrutture, dei servizi e degli interventi legislativi.

È proprio in considerazione di tali difficoltà che noi vi raccomandiamo anzitutto di conservare gelosamente il patrimonio dei valori spirituali propri della gente dei campi, di un Paese cattolico: vogliamo dire l’amore alla natura, il culto della famiglia unita, sana, numerosa, onesta, laboriosa, e specialmente la fede religiosa dei vostri padri. Ciò è richiesto in modo tutto particolare dal processo di trasformazione cui oggi va soggetto in maniera così rapida il mondo rurale. Il progresso tecnico ed economico certamente ha raccorciato molte distanze, ha facilitato i contatti tra le zone agricole e le città, ha diffuso il benessere, ma purtroppo ha abbattuto anche molte dighe che un tempo costituivano una difesa della purezza dei costumi tra la gente dei campi. Di qui il pericolo di perdere i beni dell’anima, i beni della fede, i beni della speranza cristiana ed eterna, poiché è facile essere attratti ed abbagliati dai vantaggi che vengono offerti dalle conquiste materiali ed economiche, sino a trascurare la vita religiosa, la preghiera, il ricorso a Dio. Ci si accontenta così della ricchezza che nasce dalla materia, e si perdono invece i beni superiori, quelli dell’anima, la grazia che ci viene dal Cielo.

FISIONOMIA ED ISPIRAZIONE CRISTIANA DEL MOVIMENTO

Inoltre, figli carissimi, sappiate mantenere, come sempre avete fatto finora, la precisa fisionomia ed ispirazione cristiana del vostro movimento, avendo somma cura di tenere sospesa continuamente sopra i vostri passi, in mezzo alla complessa realtà della vita sociale del nostro tempo, la lucerna degli insegnamenti di quella incomparabile Madre e Maestra, che è la Chiesa. Non crediate che essa sia contraria al vostro benessere nel tempo, o che il vostro impegno cristiano limiti la possibilità di iniziativa della vostra Confederazione, attenuando in tal modo la salvaguardia dei vostri interessi economici. Al contrario, la fedeltà ai comuni ideali cristiani servirà ad intensificare la vostra forza di coesione, il vostro slancio e la vostra generosa dedizione a favore dei fratelli e in aiuto al rinnovamento cristiano della società. Per questo, contate sull’assistenza spirituale che vi prestano i vostri Consiglieri Ecclesiastici, ai quali va il nostro sincero ringraziamento, perché nel loro assiduo ed illuminato ministero riflettono così bene la cura materna con la quale la Chiesa segue i suoi figli nel mondo rurale.

SOLIDARIETÀ E CRISTIANA COLLABORAZIONE
CON LE ALTRE CATEGORIE LAVORATRICI

Vi raccomandiamo ancora lo spirito di solidarietà e di cristiana collaborazione con le altre categorie lavoratrici, affinché la vostra associazione possa sempre meglio assolvere la missione che ha nella società di contribuire al bene comune. «Non basta infatti di avere dei principi giusti - così si esprimeva il nostro predecessore Pio XII rivolgendosi alla vostra Confederazione - né di applicarli alla stretta cerchia della propria vita personale, ma occorre diffonderli intorno a sé, farne profittare anche altri, mostrare chiaramente il valore e l’efficacia nell’interesse nazionale. La vostra organizzazione, rafforzando il senso della solidarietà nei coltivatori diretti, conferisce alla loro azione una accresciuta efficienza ed una ampiezza che le alte virtù della loro tradizione familiare e il loro attaccamento al suolo patrio giustificano» (Allocuzione, 18 maggio 1955).

PER LA COSTRUZIONE DI UN AVVENIRE MIGLIORE

Vi diremo infine: abbiate fiducia! La vostra è una professione in via di perfezionamento, per cui non mancheranno di farsi sentire in maniera sempre più accentuata i miglioramenti economici, tecnici, commerciali che voi giustamente attendete, tanto più che di essi si occupano già i grandi piani a livello europeo. D’altra parte la vostra Confederazione non cessa di assistervi con saggezza ed efficacia, come si rileva dalle numerose e lodevoli iniziative, con le quali si cerca di darvi un’adeguata preparazione professionale; iniziative che noi raccomandiamo vivamente a tutti, ma specialmente ai giovani, perché senza una vera competenza specifica continuamente aggiornata non può aversi lo sviluppo dell’agricoltura.

Carissimi figli, ecco la consegna che noi oggi intendiamo affidare alla vostra buona volontà. È questo un impegno di grande merito e di grande urgenza, ma fecondo di soddisfazioni per coloro che vi si consacrano seriamente, e da esso la Chiesa e la società tanto si attendono per la costruzione di un avvenire migliore. Non deludete queste speranze. Da parte nostra, accompagniamo questi voti con la nostra Benedizione Apostolica, invocando sulla vostra cara Confederazione, sui suoi membri e su quanti con tanto amore e saggezza ne dirigono le sorti, le grazie più elette del Signore.

                                         



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