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DISCORSO DI PAOLO VI
AI SACERDOTI PARTECIPANTI AD UN CORSO
DI ESERCIZI SPIRITUALI A FRASCATI

Mercoledì, 30 agosto 1972

 

Abbiamo desiderato molto di accogliervi e di riservarvi un posto a particolare in questa mattinata di Udienze, carissimi Sacerdoti del Gruppo Nazionale per la pastorale nel mondo del lavoro, per dirvi, come già il 4 dicembre dello scorso anno, tutta l’attenzione con cui seguiamo il vostro apostolato, l’incoraggiamento che vi dedichiamo, le speranze che riponiamo in voi.

Voi state partecipando ad un corso di Esercizi spirituali, a Frascati, predicati da Monsignor Alfredo Ancel, Vescovo Ausiliare di Lione, che salutiamo con affettuosa deferenza insieme con Monsignor Santo Quadri, responsabile del vostro Gruppo sacerdotale. L’occasione, che qui vi ha portati, ci dice meglio di ogni parola che voi, pur immersi a fondo nell’azione, volete porre le basi insostituibili della sua fecondità nella preghiera, nel raccoglimento, e nella riflessione dei grandi temi della fede: avete fatto come gli apostoli, ai piedi di Cristo, per riposare spiritualmente con Lui in solitudine (Cfr. Marc. 6, 31), e da questo contatto vivificante trarre la forza e il vigore per le fatiche, che vi attendono. E questo ci dice inoltre che avete preso molto sul serio quanto abbiamo voluto raccomandarvi nell’incontro già ricordato.

Carissimi fratelli! Quale consolazione ci procura questa testimonianza di soda pietà e di impegno concreto e generoso davanti a Dio, davanti a voi stessi, e davanti ai lavoratori, per il cui ministero siete specializzati! Non abbiamo bisogno di ricordarvi quanto ci stia a cuore la vostra presenza, umile, fattiva, instancabile, aperta, fraterna nel mondo del lavoro: in questo mondo fatto di uomini, di nostri amici e fratelli, che hanno una mente che si interroga e un’anima che si appassiona ai problemi propri e dei colleghi; un mondo permeato da fermenti di ribellione, sì, ma anche maturo a sentire le proprie responsabilità, nella misura in cui si sente compreso e aiutato nelle sue aspirazioni a una vita più consona alla propria dignità umana; un mondo che per una serie di preconcetti storici e dottrinali è stato e rimane per tanta parte diffidente, se non ostile, verso la Chiesa, ma, quando si veda accostare con animo sincero da noi sacerdoti, è disposto in modo sorprendente ad allacciare un dialogo, che può portare a frutti insperati.

Non dobbiamo lasciar cadere inerti le braccia di fronte agli smisurati problemi, ch’esso pone alla tradizionale concezione dei metodi pastorali, ma studiare, ma impegnarci, ma dedicarci totalmente alla loro soluzione, per portarvi il contributo che la Chiesa della dottrina sociale pontificia, la Chiesa del Concilio Vaticano II, la Chiesa del Sinodo dei Vescovi, con gigantesco sforzo cerca di introdurre in questo settore, come il piccolo lievito nella grande massa da fermentare.

La preghiera vi sosterrà nelle difficoltà, che un tale compito comporta; il ricorso alla fonte inesauribile della pietà eucaristica e mariana saprà darvi forza, unitarietà, coerenza, nei vostri tentativi volonterosi e audaci, che stanno organizzandosi da parte vostra con tanta buona volontà, e con tanto, diciamo pure, eroismo; Cristo è con voi, vive con voi, si serve di voi, per entrare a contatto di quelle moltitudini, la cui fatica quotidiana è tutta un grido, forse inconsapevole, verso la sua presenza, verso la sua bontà, verso la sua grazia. Siate presso di esse i suoi araldi, i suoi testimoni, i suoi portavoce; la luce che avete attinto da questi esercizi vi accompagni nei giorni che verranno, per portare avanti l’opera sua. È un’opera, ripetiamo, che ci è particolarmente cara, perché corrisponde alle ansie del Cuore di Cristo per la salvezza di questo mondo, da Lui salvato.

Sappiateci sempre accanto a voi con l’affetto, e col ricordo all’Altare del Signore; e la nostra Apostolica Benedizione vi accompagni, come espressione della speranza che riponiamo in tutti voi.

                                                   



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