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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA
«FONDAZIONE CARLO ERBA»

Lunedì, 18 dicembre 1972

 

Vi diamo il nostro paterno benvenuto, distinti delegati della «Fondazione Carlo Erba», e vi ringraziamo perché, con questo incontro, ci offrite la possibilità di esporre a Voi, espertissimi in materia, le nostre preoccupazioni che sono pure le vostre in merito ad un problema che anche a noi tanto sta a cuore: il problema degli allucinogeni. Ne abbiamo già trattato, parlando ai partecipanti al Convegno di tossicologia, il 6 settembre 1970, e ai promotori della Giornata del Medico, il 19 ottobre successivo: ma oggi non vogliamo lasciar passare l’occasione di associare alla vostra voce anche la nostra per richiamare la pubblica attenzione su un fatto di costume, che non può più essere trascurato. È un appello che noi pure rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà.

Il preoccupante diffondersi dell’uso della droga tra giovani e giovanissimi ci è motivo di profonda tristezza, soprattutto per quella compromissione di energie spirituali e intellettive ch’essa determina nelle loro esistenze, e che finirà assai presto, se il fenomeno non sarà in qualche modo arrestato, per ripiegarsi contro la comunità umana, quando le nuove generazioni, fatalmente turbate nei loro ideali e nelle loro energie, saranno di turno ai posti di responsabilità.

LE TERRIBILI CONSEGUENZE DI GRAVE FLAGELLO

È accertato, infatti, voi ce lo insegnate, che la droga, al di là dei suoi effetti più immediati, già per se stessi gravi, della distorsione delle percezioni sensorie, di affievolimento delle funzioni psichiche centrali, di lunghi strascichi di apatia e di depressione, con forme di squilibrio che possono giungere fino a manifestazioni di tipo psicotico, porta con sé a breve scadenza addirittura una dipendenza psichica, che aggancia il soggetto alla droga come alla soluzione più gustosa e semplice all’inizio, drammatica in seguito, delle sue difficoltà. Di qui il passo alla completa aridità spirituale, alla perdita di ogni ideale, al successivo contatto con droghe sempre più forti e col mondo della sua omertà, è assai breve. Nell’ambito della ricerca scientifica è già affiorata l’ipotesi che alcune droghe possano lasciare dolorose tracce anche nella prole generata. Voi ben sapete tutte queste cose.

Di fronte a un pericolo di così insidiose e colossali proporzioni, a voi, Animatori sociali, che con intelligente tempestività avete scelto come espressione di carità cristiana e di umana solidarietà questo campo specifico; a tutti coloro che direttamente o indirettamente, mediante lo studio, l’assistenza, le proposte di legge, le iniziative di prevenzione o di riabilitazione, vogliono impegnarsi nella lotta contro questa nuova piaga sociale, vorremmo affidare alcune nostre ovvie riflessioni.

Tralasciamo di analizzare l’attrazione edonistica, cioè la tentazione di piacere e la curiosità dell’esperienza, che la droga, come altre cose sensibilmente piacevoli e proibite, possono esercitare sugli animi inesperti della gioventù.

Vediamo piuttosto il fenomeno della droga: ora ingigantito fino a raggiungere proporzioni preoccupanti, è certamente stato preparato e favorito da tempo da motivi profondi che forse erano sfuggiti alla indagine pedagogica nel loro potere di incidenza, come avviene talora per i sintomi lontani di gravi malattie.

EDUCAZIONE PROFONDA,TEMPESTIVA, COMPLETA

Sembra che le cause più vere siano da ricercarsi nello scontento e nella sfiducia dei giovani nei confronti della generazione adulta, accusata di concedere a sé cose che a loro proibisce (Cfr. «vietato ai minori») e di portare avanti falsi valori, incoerenze di vita, esclusive preoccupazioni di guadagno, tolleranza e insensibilità di fronte al proprio edonismo e alle ingiustizie verso gli altri. In queste condizioni di disgusto, nella impossibilità di mutare da soli il sistema, forse dopo aver cercato dialogo e risposte nell’ambito familiare, hanno scelto la fuga e il disimpegno da tutto, hanno cercato gruppi in cui riconoscersi e a cui appartenere. Ed è qui dove facilmente s’incontrano con la droga, eretta a simbolo di rifiuto, usata come fattore di compenso e strumento di cameratismo. Accelera questo fenomeno di distacco una buona dose di curiosità e di esibizionismo.

Questo richiamo dei giovani alle responsabilità della generazione adulta non è sempre obiettivo; ma indubbiamente induce a un riesame della nostra condotta, dei nostri sistemi educativi, dei nostri ideali, delle nostre idee. Forse ci si è troppo preoccupati di dare ai figli benessere e possibilità di studio, e assai poco di formarli passo passo alla responsabilità della vita, e di appassionarli a ideali e a interessi operativi fin dai primissimi anni. Oggi l’incontro del giovane con la realtà esige allenamento, impegni di valore e una certa attitudine al sacrificio.

Forse si è anche sbagliato nell’impostare il dialogo tra genitori e figli all’epoca dell’adolescenza. Forse i genitori non hanno saputo offrire ai figli la possibilità di porre con libertà franca e serena quesiti e di offrire loro proposte moralmente tonificanti, difendendosi talora dal colloquio morale come se fossero aggrediti. Ne è uscita una situazione di reciproca sfiducia, che ha portato al distacco affettivo del giovane dai genitori, fino a spingerlo alla ricerca spesso incontrollata di un gruppo estraneo alla famiglia, dove trovandosi a proprio agio, è venuta meno la possibilità di sottrarsi ai suoi influssi negativi.

Il fenomeno della droga, però, non esisterebbe ancora, almeno nelle presenti proporzioni, se non esistesse anche tutta una rete di cospiratori responsabili: i produttori clandestini e gli spacciatori delle nuove sostanze, i cui guadagni, dicono, sono incalcolabili. Sono costoro i primi responsabili delle centinaia di migliaia di esistenze che vengono irrimediabilmente minate. E ci riesce quasi incredibile che questi trafficanti paghino corrieri e distributori per far conoscere e provare gratuitamente le sostanze, nella perfida convinzione che i giovani, dopo i primi assaggi della droga, divengano abituali consumatori.

L’INSIDIA DI TALUNE SUGGESTIONI

Ciò che nel mondo giovanile riesce inoltre a dare una certa giustificazione ideale e un sapore di avventura al ricorso a queste sostanze, è poi un insieme di idee dall’apparente contenuto filosofico e perfino mistico: l’uomo, si dice, sta per essere travolto dal suo tecnicismo e dalla sua inquietudine interiore; la sola via per uscire da questo stato di insoddisfazione per ritrovare orizzonti più personali e più autentici è il ricorso alla droga, che dilata la coscienza, scava nel profondo e porta verso orizzonti interiori, resi inaccessibili dalla vita moderna; avverrebbe allora l’incontro con mondi superiori, che mettono il soggetto in contatto onirico che sa di divino.

Non c’è chi non veda la sottile insidia di queste autosuggestioni. A tale proposito basterebbe ricordare ciò che la scienza afferma intorno all’azione biochimica della droga introdotta nell’organismo. Vorremmo conoscere da voi, assai bene informati, la descrizione di tali fenomeni. Ci si dice che è come se il cervello venisse percosso violentemente: tutte le strutture della vita psichica restano scompaginate sotto l’urto di questi stimoli eccezionali e disordinati. Il soggetto esce da queste esperienze con le capacità mentali ancora in stato di confusione; egli ricorda solo qualche composizione assurda e fantastica, che svanisce assai presto come avviene per il sogno. Ora, è impossibile pensare che un soggetto ‘in queste condizioni presso che abituali possa domani dettare le linee di una nuova società e tanto meno offrire la propria collaborazione in settori di impegno.

Quanto al carattere religioso e mistico che assumerebbe la esperienza della droga, fino a portare, secondo alcuni teorici, all’ascolto di Dio, vogliamo mettere in guardia dal grossissimo equivoco su cui si fonda tale affermazione. L’esperienza autenticamente religiosa e il contatto spirituale con Dio sono frutti di lucidità e di attività mentali in piena coscienza; sono tensioni e ascensioni nelle vie della conoscenza intuitiva, che il più delle volte costano sacrificio e sempre esigono un esercizio di autocontrollo. Al contrario, come dicemmo nel citato discorso del 19 ottobre 1970, il ricorso agli allucinogeni «tocca profondamente lo spirito umano, e ne compromette la delicatissima recettività al misterioso influsso interiore dello Spirito divino» (Cfr. Insegnamenti, VIII, 1970, p. 1047). Se in culture arcaiche e prescientifiche vennero attribuiti ad alcune droghe poteri estasianti, ciò dipese dal fatto che non erano stati ancora conosciuti i principii psicoattivi di alcune piante; oggi si sa che quelle esaltazioni sensoriali e psichiche non erano che modificazioni dei centri nervosi, prodotte da stimoli chimici; per cui non è più possibile oggi, per sostenere la tesi del potenziamento ascetico-mistico mediante droga, richiamarsi all’uso fattone da parte di popoli primitivi prima e durante la preghiera alla divinità.

UNA CONTRADDIZIONE EVIDENTE

A questo punto, ci è spontaneo un fondamentale rilievo. Ammesso pure che i giovani giungano a queste forme di fuga per manifestare il loro dissenso contro la società, osserviamo che la strada da essi scelta è assolutamente inadatta per uscire dalla presente situazione sociale. Essi a causa della droga si stanno impoverendo sempre più di ideali e di energie; il loro atteggiamento si limita a una critica ostile ed inerte di una società che dovrebbe già per se stessa sapere di essere ammalata; essi sono nell’impossibilità di proporre alternative e rimedi. Si tratta dunque di un dissenso squallido e quasi crudele, da cui la comunità non può certo attendersi nulla di costruttivo.

Nessuno di questi drogati, infatti, sembra abbia potuto uscire dalle sue esperienze allucinanti, rinvigorito negli ideali di bene, arricchito di programmi, ad esempio contro la miseria e la fame. Nessuno di loro è partito per il Terzo Mondo per donare tutto se stesso a quei popoli bisognosi; non si sono mai trovati giovani dediti alla droga accanto agli spastici, ai focomelici, agli anziani, in attenta donazione di assistenza e di conforto.

A questo proposito, è assai significativo il confronto con una altra categoria di giovani: quelli ricchi di ideali spirituali e umani, i quali, appunto perché desiderano correggere gli errori e le ingiustizie della comunità, in cui si trovano inseriti come parti responsabili, sentono il bisogno di possedere chiarezza di mete, ideali di comprensione e di impegno; la loro è critica costruttiva, fatta di proposte e di costi personali. Difficilmente tra questi riesce a mettere radici la droga.

Fatte queste considerazioni, viene sempre da chiederci: che cosa fare per contenere e ridurre questa terribile diffusione di tossici? Anzitutto, è indispensabile mobilitare, come si sta facendo, da voi specialmente, l’opinione pubblica mediante una chiara e precisa informazione sulla natura e sulle conseguenze vere e micidiali della droga, contro quei malintesi, che vanno circolando sulla sua presunta innocuità e sui suoi benèfici influssi.

CONCORSO DI ENTI, MEZZI DI COMUNICAZIONE E SAGGIA INFORMAZIONE

È compito soprattutto, questo dell’informazione, di chi dirige scuole e associazioni giovanili di qualunque tipo; si tratta di ricorrere ad ogni mezzo di comunicazione sociale particolarmente adatto a mettere in guardia il mondo giovanile. Non dovrebbero essere trascurate lezioni di preparazione per genitori, affinché sappiano opportunamente prevenire situazioni di distacco familiare e assistere eventuali casi di figli drogati; dovrebbero essere resi obbligatori corsi di tossicologia per coloro che si preparano all’insegnamento; non dovrebbero mancare nelle scuole medie e medio-superiori nozioni di aggiornamento sul problema.

Potrebbero essere di aiuto trasmissioni radio-televisive ben concepite, o stampati di piccola mole, facili e adeguati all’intuizione e al gusto dei giovani lettori. Riuscirebbe utile anche il ricorso periodico, nei circoli giovanili o nei raduni dei genitori e insegnanti, a incontri di aggiornamento con esperti della materia per essere costantemente informati sull’evoluzione del fenomeno e sulle modalità con cui la droga si inserisce nei nostri ambienti di vita.

Non siamo del parere di alcuni che questo tipo di informazione precoce e programmata, se fatta con molto giudizio, possa diventare una forma di propaganda e di stimolo verso la droga. Di fronte a un fenomeno, con cui il giovane, prima o poi, si dovrà quasi fatalmente incontrare, il rimedio più costruttivo è di dargliene tempestiva segnalazione, mettendolo contemporaneamente in condizioni di chiarezza e di volontà per poter compiere autodifesa responsabile. L’esito della informazione dipenderà certo anche dall’arte dell’informatore. Vi potrà sempre essere, come avviene in ogni altro tipo di indicazione preventiva, qualcuno che approfitta della notizia allettante per curiosità o per avventura. Ma almeno sarà evitato che il giovane cada nel mondo della droga quasi senza avvedersene.

Un apporto decisivo in questo programma di contenimento e di regressione del fenomeno, dovrebbe provenire poi da norme legislative, redatte su misura delle varie droghe, che sono assai diverse tra loro quanto a natura ed effetto, e delle modalità con cui esse vengono disseminate tra i giovani. Noi ci auguriamo inoltre che accanto a una concorde azione di controllo e di repressione contro i produttori e gli spacciatori clandestini, sia predisposta una moderna azione, debitamente organizzata anche localmente, di prevenzione e di cura, mediante centri di reperimento degli intossicati, mediante reparti medici specializzati distinti dagli ospedali psichiatrici, o mediante cure domiciliari o ambulatoriali. Saranno forse da prevedere alcune norme di speciale assistenza ai giovani intossicati, norme tali però che, mentre assicurano all’autorità sanitaria la possibilità di iniziare e condurre a termine un serio trattamento disintossicante, non costituiscano per il giovane motivo di evadere alla necessaria terapia. Gli specialisti in ,materia sapranno provvedere.

SONO IN PERICOLO ALTISSIMI VALORI PERSONALI E SOCIALI

A questo scopo sarà opportuno orientare le norme in modo che, pur riconoscendo una certa responsabilità anche al consumatore occasionale di droghe, risulti con chiarezza la sostanziale diversità tra lui e il trafficante a fine di lucro. Nel primo, molto spesso, è prevalente uno stato di malattia fisica e psichica, da cui deve essere liberato; nel secondo è la volontà di diffondere il male, pur sapendo che sono in giuoco valori altissimi personali e sociali.

Ecco quanto abbiamo desiderato confidarvi, anche se voi già conoscete tutte queste cose, nell’assillo pastorale, che ci pone come una spina nel cuore al pensiero di un flagello ora tanto esteso e minaccioso.

Confidiamo di avervi, con le nostre riflessioni, confermati nella volontà di impegno e di soccorso, che vi distingue; e mentre ci compiacciamo con voi per l’attenzione che dedicate al problema, chiamiamo con voi a raccolta tutte le forze valide per porre argine ad un male, che mette in pericolo la carissima gioventù, e la società di domani.

Tutti incoraggi in questo nobile sforzo la nostra particolare Benedizione Apostolica.

                            



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