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DISCORSO DI PAOLO VI
AL CAPITOLO GENERALE DEL
PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE (P.I.M.E.)

Venerdì, 21 gennaio 1972

 

Figli carissimi,

Vi ringraziamo di cuore del filiale, delicato pensiero con cui avete desiderato che i lavori del Capitolo Generale del benemerito Pontificio Istituto delle Missioni Estere avessero in programma questo incontro col Padre Comune, per avere una parola di incoraggiamento e ricevere la benedizione nel nome stesso di Cristo.

Vi sono ben noti i sentimenti di stima e di benevolenza che da lunga data nutriamo verso il vostro caro Istituto. Questi stessi sentimenti siamo lieti di manifestarvi in un incontro significativo come questo, col quale voi intendete porre degno suggello al lungo lavoro di aggiornamento delle vostre Costituzioni.

Oggi, nelle vostre persone, possiamo dire di avere qui davanti a noi tutta la vostra famiglia religiosa. Siate certi che è un grande conforto per noi, nello svolgimento della nostra fatica apostolica, poter contare sulla generosa dedizione di operai evangelici consacrati, come siete voi, alla grande causa delle Missioni in spirito di fedeltà piena alle direttive della Chiesa; fedeltà, che prende oggi la sua fisionomia dal dichiarato intendimento che vi ha mosso e che ha animato l’intero vostro Capitolo, di ispirarvi alle direttive e agli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Nel congratularci con voi per l’importante avvenimento che avete celebrato, non possiamo fare a meno di esprimere la nostra soddisfazione per l’intelligente adesione al criterio fondamentale, indicato dal Concilio stesso, che deve guidare l’opera di aggiornamento degli Istituti religiosi: «Il rinnovamento della vita religiosa comporta un ritorno continuo alle fonti di ogni forma di vita cristiana e allo spirito primitivo degli Istituti» (Decr. Perfectae Caritatis, 2).

Il vostro lavoro vi ha obbligato così ad una visione retrospettiva della vostra fondazione, della vostra storia, delle vostre autentiche tradizioni, allo scopo di riconfermare la vostra identità con lo spirito delle origini, e riscoprire e valorizzare, secondo le esigenze di oggi, il carisma proprio del vostro Istituto.

Ma indubbiamente questa generosa riflessione sulle origini non ha avuto altro significato che quello di proiettare lo sguardo in avanti, e trarre dal passato ispirazione, esperienza, coraggio a proseguire, con l’aiuto di Dio, l’intrapreso cammino in conformità ai nuovi grandi bisogni delle Missioni nell’epoca contemporanea.

Molte cose sono certamente cambiate nel mondo da quando, nel 1850, veniva fondato il vostro Istituto dai Vescovi della Lombardia, in ossequio al desiderio del nostro grande Predecessore Pio IX, come espressione della «missionarietà» del clero secolare. Nuovi problemi oggi comporta l’opera missionaria, come quelli soprattutto che riguardano lo sviluppo dei popoli e la promozione della giustizia nel mondo; problemi, che il missionario non può ignorare, ma che possono trascinarlo ad accogliere idee e ad assumere atteggiamenti che non sono in perfetta conformità con la genuina natura dell’azione missionaria.

Permetteteci pertanto di raccomandarvi caldamente la priorità del Messaggio di Salvezza nella vostra azione missionaria. L’inserimento dei missionari nella comunità umana a cui sono inviati, il loro contributo alla promozione dello sviluppo integrale degli individui e dei popoli, l’apertura schietta ed intelligente al dialogo con le religioni non cristiane, lo spirito e la collaborazione ecumenica: tutto deve essere visto in funzione della evangelizzazione, la quale non potrà mai ridursi a pura attività sociologica o culturale, senza venir meno al fine proprio ed essenziale dell’attività missionaria.

Il missionario inoltre dovrà sempre ricordare di essere un Inviato della Chiesa. Quindi la fedeltà alla propria vocazione comporta in lui la fedeltà alla missione ricevuta dalla Chiesa e la fedeltà al messaggio evangelico che deve essere annunciato. Egli pertanto, come diceva il venerato e indimenticabile Padre Manna, deve avere come unica ambizione quella di «servire la Chiesa» e non di «sostituirsi» ad essa. Come Inviato della Chiesa, poi, si guarderà dall’essere coinvolto in attività di carattere politico; il che spesso è frutto di una evasione dalle responsabilità autenticamente missionarie e quasi sempre ha come conseguenza la divisione nelle nuove Chiese.

Vi raccomanderemo infine di intensificare sempre più lo spirito di collaborazione. Pur nella ricchezza dei mezzi tecnici che oggi sono presenti anche nei Paesi in via di sviluppo, il missionario può essere preso dalla tentazione di isolamento, di vivere cioè la propria Missione come in un’isola, senza percepire il senso universale della Chiesa. Invece oggi più che mai il lavoro missionario deve essere opera di collaborazione a tutti i livelli, in tutte le direzioni, con grande libertà di spirito e con viva sensibilità per le situazioni ambientali e storiche. Per questo motivo abbiamo assai apprezzato l’impegno preso dal vostro Capitolo di cooperare sempre più con le Chiese locali, rafforzando i legami vitali tra i missionari e i vescovi, . . i presbiteri e i fedeli di tali Chiese, così da promuoverne una sempre più accentuata animazione missionaria. Che il Signore vi guidi su questa via, che fin dalle origini costituisce una delle caratteristiche più significative del vostro Istituto.

Certamente sacrifici, incomprensioni e delusioni anche, non mancheranno di accompagnare il vostro duro lavoro. Le conquiste del Regno di Dio non sono facili; sin dalle origini sono state sempre contrassegnate dal segno della croce. Ma l’operaio del Vangelo sa che Cristo «luce delle Nazioni» chiama tutti i popoli «a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini» (Enc. Populomm Progressio 21), ed è fiero di dare il suo contributo generoso alla grande causa della evangelizzazione.

Noi pregheremo il Signore, affinché, grazie alle decisioni da voi prese, l’azione missionaria del vostro Istituto si svolga sempre alla luce di questi principi. E intendiamo comprendere nella nostra preghiera, insieme a voi, tutti i vostri Confratelli, sacerdoti e laici, che con tanto ardore lavorano a servizio del Vangelo. Che il Signore rimeriti tanti sacrifici sostenuti per la gloria di Dio, come Lui solo può e sa fare.

Pegno delle divine ricompense vuol essere la nostra Apostolica Benedizione, che volentieri impartiamo a voi e all’intero Istituto.

                                      



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