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DISCORSO DI PAOLO VI ALLE PARTECIPANTI
AL IV CONGRESSO NAZIONALE DELLE COMPAGNIE
DELLA CARITÀ DI SAN VINCENZO DE' PAOLI

Lunedì, 1° maggio 1972

 

Il trovarci in mezzo a voi, Visitatrici delle Compagnie italiane della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, venute così numerose, così attente, così volonterose al vostro quarto Congresso Nazionale, ci riempie il cuore di tanta gioia e di tanta speranza. Vi ringraziamo per questo conforto che ci date: voi siete le specialiste della carità, coloro che fanno - o almeno cercano ogni giorno di fare - del precetto evangelico dell’amore e del servizio del prossimo il programma concreto, esigente, fedele della propria vita, anzi il banco di prova, il test - diciamo così - dell’autenticità del proprio cristianesimo.

Ci rammarichiamo soltanto di non aver maggior tempo a disposizione, in questa mattinata così densa di Udienze, per poterci soffermare con maggior agio tra voi, per sentire le vostre esperienze e aspirazioni, per incoraggiare i vostri sforzi di rendere sempre più rispondente alle necessità presenti la fisionomia e l’azione delle benemerite Compagnie della Carità.

Vorremmo però sottolineare, sia pure in breve, una realtà che ci sta molto a cuore, e che la vostra stessa presenza conferma con eloquenza indubitabile: che cioè la carità è sempre attuale. La carità non ha perduto la sua funzione nel mondo moderno. La carità permane. È vero che oggi si trovano difficoltà, che ieri non c’erano; se non la sostanza, la forma esterna con cui essa viene esercitata è messa in discussione; e voi stesse state cercando e studiando il modo di renderla più consona con le esigenze e la mentalità di oggi. Benissimo. È doveroso. Però bisogna al tempo stesso richiamare la perenne attualità della carità, anche nel nostro mondo tecnicizzato, anche nella nostra società più sensibile all’applicazione della giustizia che all’esercizio della carità. La carità è sempre necessaria: prima, come stimolo; poi come complemento della giustizia; perché questa non potrà trovare la spinta ad essere applicata se la molla segreta della carità non la metta in moto e la sostenga, e non la preservi da ogni pericolo di aridità, di freddezza, di calcolo puramente burocratico e impersonale.

Ma è anche da sottolineare l’attualità della forma in cui si esercita questa carità, specialmente con pedagogia per chi la compie. Tutte voi, ne siamo certi, avreste su questo punto tante cose da dire! La vostra esperienza, soprattutto quella indimenticabile dei primi inizi del vostro servizio caritativo, vi insegna che quando avete scoperto la sofferenza in chi vi sta accanto, quando vi siete recate presso umili focolari, privi di tutto, quando vi siete soffermate presso un letto in corsia d’ospedale avete ricevuto più di quanto non abbiate dato: perché il povero è Cristo, lo vela e lo disvela, ne è come il sacramento misterioso «l’avete fatto a Me!» (Cfr. Matth. 25, 40); e questa arcana presenza educa, raffina, purifica l’anima sensibile, le fa comprendere che l’amore di Dio è esigente, è totalitario, è come «un fuoco che divora» (Cfr. Is. 30, 27) e chiede donazione e generosità per gli altri come espressione della sua sincerità e genuinità. La San Vincenzo è una scuola di carità: e in questo senso non potrà mai invecchiare.

Evidentemente, vi è il bisogno di integrare la carità, almeno nelle intenzioni, in forme più efficaci e complete, assistenziali, sociali, previdenziali, ecc., che aiutino il povero a uscire e a sollevarsi dalla miseria: per questo abbiamo veduto molto volentieri che cercate di individuare i nuovi volti della povertà sotto l’aspetto psicologico e sociologico, e che con l’impegno del servizio volontario volete contribuire alla promozione umana nella sintesi di giustizia e di carità. Le condizioni di oggi non sono più quelle di un secolo fa, e richiedono pertanto un adattamento continuo, che del resto è in piena armonia con lo spirito di San Vincenzo e di Federico Ozanam: rendersene conto, vuol dire saper incarnare il proprio cristianesimo nella propria epoca, e voler dare una testimonianza valida perché comprensiva delle esigenze dei tempi.

A voi il nostro incoraggiamento a non stancarvi, a non lasciarvi spaventare dalle difficoltà, ma ad avanzare sempre con serenità di spirito.

A tanto vi conforta la nostra Benedizione Apostolica, che estendiamo a tutta la grande famiglia vincenziana delle Compagnie della Carità e ai suoi assistiti, in pegno della nostra benevolenza.

                                 



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