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DISCORSO DI PAOLO VI
AGLI ALUNNI DEL PONTIFICIO SEMINARIO LOMBARDO
DEI SANTI AMBROGIO E CARLO

Sabato, 4 novembre 1972

 

Avete avuto un pensiero significativo, e a noi molto gradito, nel venirci a portare il vostro saluto proprio nella memoria liturgica di San Carlo Borromeo, carissimi Superiori e Alunni del Pontificio Seminario Lombardo, che da Lui e dal grande Ambrogio trae nome. Con la vostra presenza ci richiamate alla mente la sempre cara arcidiocesi di Milano, ove avemmo la ventura di sedere sulla Cattedra di quei giganteschi incomparabili campioni della fede cristiana, e che oggi gioisce nel ricordo del grande suo Patrono; e ci presentate altresì l’immagine, a noi familiare e cara, del vostro Collegio, ove vi state preparando nello studio universitario, nella preghiera e nella disciplina, pensosa e lieta, ai delicati incarichi di responsabilità che i vostri Vescovi delle varie diocesi vi affideranno.

Vorremmo aver maggior tempo a disposizione per ripensare con voi alla mite e forte figura di San Carlo, sacerdote e Vescovo, pastore e maestro sapiente e instancabile; per attingere al suo esempio e al suo insegnamento - tuttora attuale, perché la nostra è, come fu la sua, età di crisi, di incertezze, di riottosità - attingere, diciamo, quelle lezioni di assoluta fedeltà alla vostra chiamata, di generoso e amoroso servizio di Dio, di zelo perenne e divorante per le necessità materiali e spirituali dei nostri fratelli. Ci basti riprendere da una delle sue Orazioni, e precisamente l’undecima, del 21 aprile 1584, queste parole che dicono da sole tutta la grandezza della missione a cui Dio ci ha destinati: «. . . Nos potissimum Ecclesiastici positi sumus ad "consummationem sanctorum"; non ut incipiamus aliquam vitae mutationem, aut morum correctionem, et illic quiescamus; sed ut exhibeamus nos, et eos qui nobis commissi sunt, viros perfectos, "in mensuram aetatis plenitudinis Christi". Hic scopus ecclesiastico viro praefigendus est suis omnibus in actionibus» (S. CAROLI B. Orationes XI, Romae, MDCCCCLXIII, p. 174).

Il compito sacerdotale, illustrato dal Concilio, e da noi affidato allo studio particolare della più recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, è di una tale ampiezza e responsabilità, da richiedere da parte nostra una riflessione quotidiana per non mancare alla nostra missione di sale della terra e di luce del mondo (Cfr. Matth. 5, 13): sia questa riflessione il vostro impegno in questi anni di soggiorno romano, ove tutto parla della grandezza del «munus apostolicum» nelle memorie dei martiri e dei santi che qui sono vissuti: sia questo come il tessuto connettivo, il substrato, l’humus dei vostri sforzi di studio, dei vostri colloqui fraterni, delle vostre prime esperienze di ministero pastorale, delle vostre speranze, dei vostri propositi giovanilmente ardenti e costruttivi: essere pienamente sacerdoti di Cristo per la edificazione del Popolo di Dio!

È l’augurio che vi facciamo in questo caro incontro, ed è altresì la preghiera che eleviamo per voi, avvalorata dalla particolare Benedizione Apostolica, che estendiamo ai vostri cari, alle vostre diocesi, e a tutta la grande famiglia del Seminario Lombardo.

                                         



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