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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA GENERALE
DELL'AUTOMOBILE CLUB D'ITALIA

Giovedì, 30 novembre 1972

 

Vi siamo grati, Signori, per la visita che, in occasione della convocazione dell’Assemblea Generale di cotesto Automobile Club d’Italia, avete desiderato di farci. È un desiderio reciproco, ci piace dirlo, perché a nostra volta vogliamo esprimervi il nostro compiacimento per l’opera di educazione e di elevazione, riguardo alla circolazione stradale, che l’Ente ha inserito nella sua generale attività. Leggiamo infatti nel regolamento che l’Automobile Club d’Italia «promuove . . . l’educazione dei conducenti di autoveicoli» (Art. 4, e.); conosciamo le iniziative prese in questo campo, come il dialogo internazionale per la moralizzazione dell’utenza stradale, svoltosi a Roma nel 1965, e la recente XXIX Conferenza del Traffico e della Circolazione, di Stresa. Questo ci dice che la vostra Associazione non si limita agli aspetti tecnici e amministrativi del grandioso fenomeno dei nostri tempi, l’espansione del veicolo automobilistico, ma si rende conto del carattere civico e morale del problema, adoperandosi a sensibilizzare su di esso gli iscritti e l’opinione pubblica.

Giustamente, dappertutto, le Autorità governative e gli organismi competenti sono preoccupati delle conseguenze, talora tragiche, che il disordinato e incontrollato traffico stradale causa nei cittadini, e cercano volonterosamente di suscitare negli automobilisti un maggior rispetto delle leggi, e un più oculato autocontrollo, rispettoso dei diritti della convivenza sociale.

Lodiamo e incoraggiamo tali intenti. Da parte nostra, sentiamo come un obbligo di sottolineare gli aspetti etici della questione, che investono la responsabilità dei singoli e della società, davanti agli uomini e davanti a Dio. Si tratta infatti di un grave problema morale. Il Concilio Vaticano II ha ribadito che chi trascura le norme stabilite per la guida dei veicoli mette in pericolo, con la propria incuria, la vita propria e quella altrui (Cfr. Gaudium et Spes, 30), e ha esortato a far sì che «sacro sia per tutti includere tra i doveri principali dell’uomo moderno, e osservare, gli obblighi sociali» tra i quali il Concilio ricorda espressamente «le norme stabilite per la guida dei veicoli . . .» (Ibid.). Dal canto nostro, non abbiamo mancato di ricordare con ogni mezzo a nostra disposizione, in determinate occasioni, questi principii.

Quanto è penoso costatare, tuttavia, che i progressi fatti in questo settore, nonostante ogni buona volontà, siano purtroppo spesso trascurati! Il fratello uccide ancora il fratello, non solo nei focolai di guerra nel mondo, ma anche sulle strade quando trascura la severa osservanza delle norme relative alla circolazione stradale. Ed è tanto doloroso deplorare questa realtà, quando essa si verifica con lo spregio ostentato delle leggi, con la spavalderia, con l’immaturità morale e psicologica, col porre a vil prezzo il dono inestimabile dell’esistenza. Sono talora purtroppo gli aspetti contraddittori - insieme a tanti altri preoccupanti sintomi, fra sé collegati, di mancato dominio di sé e perciò di degradazione e di involgarimento - che offre la società di oggi, per altri versi pur tanto progredita e degna di rispetto e di amore.

Eleviamo pertanto, ancora una volta, fermamente la nostra voce per invitare ed esortare tutti gli uomini di buona volontà affinché contribuiscano a far sì che il costume civile e cristiano, ispirato ai valori del Vangelo, alla fraternità, alla gentilezza, al mutuo rispetto, all’aiuto vicendevole, entri più a fondo e si renda finalmente visibile, anche in questo settore, sottoposto, come ogni altro della vita umana, alle precise norme della Legge di Dio e della coscienza morale. Incoraggiamo le Autorità e gli Enti che, come il vostro, si dedicano a tale nobile scopo; e invitiamo a non perdersi d’animo, fiduciosi che l’innata nobiltà dell’uomo saprà sempre più affermarsi anche nell’educazione stradale.

A tanto conforti l’assistenza divina, che invochiamo su quanti si occupano dell’assillante problema, mentre di cuore impartiamo la nostra benedizione.

                                 



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