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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AL SINDACO E ALL'AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA

Lunedì, 15 gennaio 1973

 

Si rinnova oggi un incontro tradizionale, e sempre molto gradito, che offre a voi l’occasione di porgerci i vostri auguri per il Nuovo anno, e a noi di ricambiarli con tutto il cuore. Ringraziamo il Signor Sindaco per le parole che ha voluto rivolgerci anche a nome dei suoi valenti collaboratori; e vi assicuriamo la nostra riconoscenza per tanta cortesia. Gli auguri non sono certo una pura formalità; nel caso odierno corrispondono al desiderio, certamente reciproco - da parte sia del Vescovo di Roma, responsabile della cura spirituale di questa Città unica al mondo, sia del Sindaco e della Giunta di questa stessa Roma, responsabili del suo sviluppo civico e sociale - di gettare uno sguardo, ciascuno dalla rispettiva sfera di competenza, non separata ma complementare anche se diversa, sulla realtà, sulle esigenze, sulle aspettative della molteplice vita dell’Urbe.

Guardiamo dunque a questa Roma, a cui dedicate le vostre attenzioni, coadiuvati dall’efficienza dei singoli organi dell’apparato necessario a reggere tanto complessa e delicata amministrazione. Come già altre volte ne avemmo l’opportunità, vi diciamo la nostra sollecitudine e sensibilità, il nostro rispettoso e cordiale interesse per l’attività che svolgete, non certo facile né semplice, talché talora il compito ch’essa impone sembra richiedere sovrumane fatiche alla mente, che deve avere di ogni questione piena e chiara e realistica visione, come alla volontà, che è posta di fronte a formidabili problemi e a gravi decisioni, in mezzo a difficoltà di ogni genere, d’indole amministrativa e organizzativa, in ogni campo della convivenza sociale, e in primo luogo delle scuole, degli ospedali, dell’urbanistica, della circolazione stradale, ecc. Vediamo l’impegno, lodiamo lo sforzo, incoraggiamo i propositi, affinché la popolazione di Roma non manchi di quanto è necessario per il suo ordinato sviluppo, nel moltiplicarsi quotidiano delle proprie urgenti esigenze, per essere al livello che si addice ad una città che è gloriosa e moderna, capitale di uno Stato pieno di vitalità e di progresso civile e sociale ed è nello stesso tempo il centro di una religione a raggio mondiale, quale è quella cattolica, irradiatrice senza posa del messaggio evangelico per divino mandato, anche se affidato alle deboli forze dell’umile Successore di quel Pietro, «onde Cristo è Romano».

E la constatazione di questa realtà ci pone nel dovere di esporvi con tutta semplicità due pensieri, che ci stanno particolarmente a cuore, e che vogliamo affidarvi in questo incontro.

E il primo è l’appressarsi del 1975, in cui, secondo la millenaria consuetudine instaurata dai nostri Predecessori, dovrebbe cadere la celebrazione del Giubileo. La cosa non è ancora ufficialmente deliberata. Ma è da credere che avremo fra due anni l’Anno Santo, come dovrebbe normalmente avvenire. Ciò si dovrà decidere in questi giorni, data la grande complessità dei problemi ecclesiali, pastorali, organizzativi che una tale celebrazione comporta. Noi osiamo fin d’ora sperare che se l’Anno Santo sarà celebrato, Roma saprà degnamente prepararsi per quanto la riguarda ad accogliere questo avvenimento ecclesiale di dimensioni mondiali, cercando in primo luogo di far progredire la soluzione della questione bruciante dei «baraccati», e in secondo luogo di eliminare se non la triste realtà, l’ostensione almeno e la provocazione del mal costume. Sappiamo di toccare argomenti penosi che - ne siamo certi - formano l’oggetto della vostra attenta considerazione.

E questo ci induce ad accennare al secondo punto, strettamente connesso col precedente: ed è il dovere che tutti abbiamo di non dimenticare la spiritualità propria di Roma, che le deriva da quel carattere straordinario, a cui sopra accennavamo, sia sotto l’aspetto turistico, sia sotto quello della coscienza della sua rappresentatività spirituale e morale. Dobbiamo averla presente, questa spiritualità, come oggi si pone: nella presenza tuttora parlante e suadente delle memorie storiche, che l’alimentano come uno stimolo e un invito costante; presente ancora e specialmente nella vita pastorale odierna, che si sforza di adeguarsi alle tremende responsabilità create dallo sviluppo di una città in continua espansione e mutamento; Roma, per la sua eredità di santi, per la sua missione universale, per il suo compito provvidenziale, merita uno sforzo generoso da parte di tutti i romani, specialmente dei giovani, affinché la sua impronta spirituale sia conservata ed adeguatamente messa in luce per il bene dell’intera umanità.

Ecco, cari Signori, le nostre aspirazioni, che non contrastano con la piena autonomia della città, sì bene rendono onore alla sua dignità e alla sua missione storica perenne; ecco i nostri voti: li confidiamo a voi, in questo inizio d’anno, affinché trovino nella vostra cooperazione, ne siamo ben certi, quella rispondenza che auspichiamo; ma soprattutto li affidiamo al Signore, affinché voglia continuare a benedire copiosamente questa Urbe, ch’Egli ha voluto Sede centro dell’orbe cattolico e del suo Vicario in terra. E per voi, per i vostri collaboratori, per i vostri cari, per l’immane lavoro che siete chiamati a svolgere, preghiamo il Redentore Divino, e Maria SS.ma «Salus Popuii Romani», invocando su tutti la ricchezza dei doni celesti. 

                                   



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