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SALUTO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI NUOVI PORPORATI NEL CONCISTORO PUBBLICO

Lunedì, 5 marzo 1973

 

Salute a Voi, venerati Fratelli Nostri, che abbiamo testé chiamati a far parte del Sacro Collegio dei Cardinali!

Salute a voi, sacerdoti e fedeli, venuti da tutto il mondo a far corona ai vostri Pastori!

Salute a voi, elette rappresentanze governative e civili di varie Nazioni, che con la vostra presenza dimostrate quale partecipazione di letizia e di riconoscenza abbia suscitato nei vostri Paesi la nomina di eletti membri dei vostri Popoli, inseriti nel vetusto consesso dei collaboratori del Papa!

A tutti voi, che gremite quest’Aula delle Udienze, conferendole un’atmosfera tutta particolare, che Ci riempie di ammirazione e di stupore, il Nostro cordiale aperto benvenuto!

Siamo venuti con grande gioia a salutare qui i novelli Cardinali, che, qualche ora fa - come v’è stato annunciato dai Biglietti a voi consegnati dal Nostro Segretario di Stato - Noi abbiamo cooptato nel Sacro Collegio, durante il Concistoro Segreto. Abbiamo desiderato di non tardare il Nostro primo incontro con voi, chiamati d’ora in avanti a partecipare, a titolo più stretto e pieno di responsabilità, alla Nostra universale missione, al Nostro umile servizio di tutto il gregge affidatoci da Cristo (Cfr. Io. 21, 15-17). E questo primo incontro avviene non soltanto con voi, ma con i membri, tanto numerosi, delle vostre singole Chiese, con le Autorità religiose e civili, con i vostri familiari, che vi fanno corona in questo momento, per esprimervi la loro commozione e il loro affetto.

La festosità distesa del momento non richiede certo un discorso formale; ma non vogliamo tuttavia esimerCi dal cogliere il senso profondo che offre questa occasione, straordinaria nella vita della Chiesa contemporanea, e questa accolta pacifica e significativa di tutte le genti e di tutte le favelle, qui presso il Sepolcro di Pietro. E non abbiamo che da lasciar parlare la circostanza, che di per se stessa è tanto eloquente.

Lo spettacolo che voi, venerati Fratelli, offrite con le elette rappresentanze delle vostre Chiese è anzitutto quello dell’unità, della comunione che vive nella Chiesa, di cui la Chiesa è segno visibile nel mondo. Il fatto che i vostri fedeli vi abbiano seguiti fin qui, simboleggiando l’intera famiglia delle singole diocesi a voi affidate, dimostra com’esse vi siano unite, come vogliano vivere con voi questa tappa così onorifica e importante tanto della loro comunità ecclesiale quanto della vostra vita. Si rivive così quella koinonia, che nella primitiva Chiesa di Gerusalemme fondeva gli animi dei cristiani con gli Apostoli, ed era nutrita di Eucaristia, di preghiera, di amore fraterno: erant perseverantes in doctrina Apostolorum et communicatione fractionis panis et orationibus (Act. 2, 42). Si rinnova l’antica disciplina, «nella quale - come ha detto il Vaticano II - i Vescovi di tutto il mondo comunicavano tra loro e col Vescovo di Roma nel vincolo dell’unità, della carità e della pace» (Lumen Gentium, 22). E si realizza visibilmente l’unità del Popolo di Dio, stretto, con i propri Pastori, nella comunione della fede e dell’amore. Questo spettacolo oggi voi offrite a Noi e a tutta la comunità credente, anzi a tutta l’umanità: come offrite altresì un quadro splendido e commovente dell’universalità della Chiesa.

Questa realtà noi troviamo oggi qui resa visibile, quasi tangibile. Vi sono le antiche Chiese, di veneranda tradizione che risale fino ai tempi apostolici o alle vicende più gloriose dell’antichità cristiana, il cui solo nome richiama illustri vicende di storia religiosa e civile: ecco Palermo, Toledo, Tolosa e Magonza, dei primi secoli; ecco Lisbona e Barcellona - al cui Arcivescovo, impossibilitato ad essere fra noi oggi per motivi di salute, desideriamo far giungere i Nostri voti più cordiali - del quarto secolo; e poi Wrocław e Venezia, il cui Patriarcato, benché più recente, si gloria del nome di Marco evangelista e interprete di Pietro; accanto ad esse, ecco le Chiese del Nuovo Mondo, San Juan de Puerto Rico (1511), il cui Arcivescovo è venuto qui con la vecchia genitrice, madre di 18 figli; e poi Guadalajara nel Messico (1548), São Salvador da Bahia in Brasile (1551), Bogotá in Colombia (1564), Córdoba in Argentina (1570), São Paulo ancora in Brasile (1745); e poi, nel secolo scorso, Boston e Los Angeles negli Stati Uniti d’America; e Osaka nel moderno e fascinoso Giappone; e Sydney e Melbourne in Australia. Ma sono soprattutto le giovani Chiese, nate dal contemporaneo sforzo missionario di tante energie nascoste, che, con questo Concistoro, vengono ad essere più largamente rappresentate: ecco il Pakistan, con l’Arcivescovo di Karachi, il Kenya con quello di Nairobi, il Congo col Presule di Brazzaville, e infine l’ampio e sperduto Pacifico, col Vescovo di quella isola di Apia, che visitammo nel corso del Nostro viaggio in Estremo Oriente e nel Pacifico di tre anni fa, vedendone da vicino la vitalità generosa, e da cui abbiamo mandato al mondo il Nostro appello per la collaborazione missionaria. È qui presente, pertanto, la Chiesa delle avanguardie, la Chiesa missionaria, «chiamata in maniera più urgente a salvare e rinnovare ogni creatura, affinché tutte le cose siano instaurate in Cristo e gli uomini in Lui costituiscano una sola famiglia e un solo popolo di Dio» (Ad Gentes divinitus, 1). E nei Pastori che qui vediamo, attorniati dai loro fedelissimi diocesani, giunti da lontano, Noi abbiamo voluto onorare tutti gli altri Pastori, tutti i sacerdoti autoctoni e gli ammirevoli missionari, tutti i fedeli di quei carissimi popoli, affinché brillasse più viva nel mondo la bellezza della loro missione, l’esempio della loro fede, l’ardore genuino della loro carità apostolica.

Accanto a questi dobbiamo far menzione di quei Nostri collaboratori che, per lunghi anni, hanno portato alla Sede Apostolica, in un esemplare, fedele, nascosto servizio, il contributo della loro esperienza e delle loro migliori energie: sono vite dedicate alla Chiesa, che tutto hanno dato, e ancora daranno, per la sua irradiazione nel mondo.

Mentre ancora porgiamo il Nostro rispettoso omaggio alle autorità dei vostri singoli Paesi e Città, facciamo voti che questa pagina di storia, che oggi si scrive, torni a vantaggio dell’unità e della fraternità del mondo, e soprattutto a splendore e a consolazione della Santa Chiesa.

Conforti il Signore i propositi di questo giorno: e nel suo Nome, di cuore vi benediciamo, unitamente a quanti sono qui spiritualmente presenti, partecipi della nostra comune letizia.

                                    



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