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DISCORSO DI PAOLO VI AL CONSIGLIO GENERALIZIO
DELLA CONGREGAZIONE BENEDETTINA DI VALLOMBROSA

Mercoledì, 28 marzo 1973

 

Questo familiare incontro col Successore e con i Figli spirituali di San Giovanni Gualberto ci riempie l’animo di sincera gioia. Voi vi preparate a celebrare degnamente la memoria di quel grande Santo - che fu fortissimo asceta, riformatore e fondatore di una delle Prime Congregazioni Benedettine - in occasione del IX secolo dalla sua morte, che cadrà il 12 luglio. Davvero, questo 1973 è particolarmente fecondo di centenari! E ben fate a voler ricordare, com’Egli merita, la figura di quell’uomo di Dio, a cui tanto deve non solo la riforma monastica, ma anche il miglioramento della vita ecclesiastica, in un secolo oscuro, mediante la tutela della fede ortodossa, lo studio e l’amore delle Scritture divine, la devozione alla Vergine Maria, patrona di Vallombrosa, l’attaccamento al Papa e alla Sede di Pietro, il senso della liturgia, la predicazione, la promozione della santità dei costumi, la disciplina del clero, la carità fraterna e il perdono. Sono tutti punti, che richiederebbero una trattazione a parte, e potrebbero costituire altrettanti capitoli di una vita del Santo, il quale dovrebbe certo essere più e meglio conosciuto, perché i problemi del suo tempo, per tanti versi, sembrano quelli del nostro. Il rinnovamento degli ordini religiosi, e in generale l’aggiornamento della Chiesa, nel clero e nel laicato, sono infatti i punti più vivi e appassionanti del Concilio e del Post-Concilio. All’epoca sua, San Giovanni Gualberto vi contribuì con decisivo influsso: egli volle un «novum institutum», che ritornasse alle fonti genuine della preghiera e dell’apostolato, come avevano fatto gli Apostoli (Act. 6, 4: «nos . . . orationi et ministerio verbi instantes erimus»), i Padri della Chiesa, e il suo San Benedetto; e i primi frati, che si raggrupparono attorno a lui, a Vallombrosa, cercarono e trovarono appunto quella «nova conversio», che era da essi sentita come fonte di santificazione personale, ma che doveva altresì dimostrarsi un fermento e un lievito di vita nuova.

Vallombrosa! Quali e quanti ricordi suscita in noi questo nome! E quanto le dev’essere grato il mondo cattolico! Facciamo perciò voti che e il fondatore e l’istituzione siano fatti meglio conoscere in questo centenario, per mezzo di opportune iniziative e di pubblicazioni.

Vi incoraggiamo nei vostri intenti, inviando un pensiero affettuoso anche a tutti i vostri confratelli, mentre di cuore vi impartiamo la nostra Benedizione Apostolica.

                                



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