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DISCORSO DI PAOLO VI
ALL'ASSEMBLEA GENERALE
DELL'UNIONE SUPERIORE MAGGIORI D'ITALIA

Sabato, 12 maggio 1973

 

È una parentesi per noi lieta e ristoratrice, questa di oggi, in cui, accogliendo ben volentieri il vostro invito, riceviamo voi, Superiore Maggiori d’Italia, che avete partecipato all’Assemblea generale elettiva del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Centrale dell’Unione. Salutiamo le Madri elette, e quelle che hanno terminato il loro ufficio: e a voi tutte, come alle consorelle che qui rappresentate, diamo il Nostro benvenuto. Ci fa piacere soffermarci, anche se brevemente, tra voi, perché ci portate davanti agli occhi l’immagine delle schiere di Religiose italiane che, su tutti i fronti - insegnamento, sostegno al ministero sacerdotale, cooperazione missionaria, opere di misericordia corporali e spirituali, eccetera - offrono alla Chiesa un aiuto insostituibile, e alla comunità dei fedeli una continua lezione di bontà, di disinteresse, di abnegazione. Di questa «testimonianza evangelica», data con intatto fervore, noi vi ringraziamo; e vi rivolgiamo una parola di consolazione: abbiate fiducia! In questo momento, in cui molto vien messo in discussione, nell’intento peraltro lodevole di riscoprire e di seguire la propria «identità», in conformità col Vangelo e con le origini di ciascun Istituto Religioso, vi è bisogno di una certezza superiore, che guidi e illumini questo sforzo di assoluta autenticità.

Ebbene, sì, abbiate fiducia!

1) Fiducia nella scelta della vocazione religiosa, che avete fatta con piena libertà e in serena rispondenza alla grazia di Dio, dando il significato più alto e profondo alla vita cristiana. Che cos’è infatti la vita religiosa se non l’aver portato alle sue estreme conseguenze - morte al peccato e alle sue radici, consacrazione a Dio, unione a Cristo risorto - le consegne del Battesimo? Se non l’aver portato a tale maturazione i germi ricevuti in quel decisivo incontro sacramentale con la Trinità che ci ama e che ci salva? È questo l’insegnamento antico che il recente Concilio ha richiamato, quando ha detto che, nella vita religiosa, ogni fedele, «per poter raccogliere più copioso il frutto della grazia battesimale, con la professione dei consigli evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti, che potrebbero distorglierlo dal fervore della carità e dalla perfezione del culto divino, e si consacra più intimamente al servizio di Dio» (Lumen Gentium, 44).

Voi pertanto, con la fedeltà al Vangelo, preso alla lettera, indicate che le realtà che contano, quelle che permarranno al di là del contingente fluire del tempo, sono quelle spirituali. La vita religiosa è segno e presenza della realtà escatologica del Regno di Dio. In questa luce acquista pieno significato la vostra vita di consacrate, nelle sue forme, nei suoi impegni essenziali rappresentati dai tre voti, nel suo stile forte, lieto, sacrificato, amorevole, accogliente, guidato dall’unico pensiero dell’amore di Dio e dei fratelli, specie dei più abbandonati, come nel suo accrescimento spirituale, alimentato alle fonti cristalline della preghiera e dell’unione con Dio, del silenzio e della contemplazione, specialmente dell’Eucaristia e della vita liturgica, secondo i punti che abbiamo sviluppato nella Esortazione Apostolica «Evangelica testificatio»; vi invitiamo a meditarla sempre di più, perché dettata unicamente dal desiderio di facilitare quel rinnovamento della vita religiosa, che è stato fra i frutti più cospicui del Concilio Vaticano II.

2) Abbiate poi fiducia nella «Madre Chiesa», che per prima ha dato a voi la sua piena fiducia. Voi avete un particolare rapporto di amore verso la Chiesa, come lo avete per Maria. Il mistero di Maria e quello della Chiesa sono strettamente congiunti, e si illuminano l’uno con l’altro: «la Chiesa . . . diventa anch’essa madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale figliuoli concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo, e ad imitazione della Madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo, conserva verginalmente integra la fede, solida la speranza, sincera la carità» (Lumen Gentium, 64).

Voi, che siete così intimamente legate a queste realtà, che misteriosamente si devono riprodurre e continuare nelle vostre vite consacrate, dovete perciò sentirvi sempre mosse da un particolare amore verso la Chiesa. Il fervore degli studi ecclesiologici, alla luce dell’insegnamento conciliare, e, soprattutto, il ripensamento personale nella vita di orazione, devono stimolare in tutte le Religiose una nuova stima, un nuovo abbandono, una nuova fiducia nella Chiesa; e animare tutti gli Istituti a cercare nuovi servizi, sempre più aperti e disponibili, perché essa giunga ovunque nel mondo, per il quale è stabilita sacramento dell’amore, con cui Dio incontra l’umanità in Cristo, e la salva in ogni epoca, in ogni latitudine.

3) E infine abbiate fiducia anche nel nostro tempo, così pieno di aspirazioni e di tensioni, di grandezze e di miserie, di bisogni e di speranze. La Costituzione conciliare Gaudium et Spes le ha messe in luce in una sintesi puntuale, che deve essere presente a quanti, nella Chiesa, vogliono essere al servizio delle necessità del mondo.

La vostra vocazione vi pone in un rapporto singolare col mondo, di cui conoscete tante sofferenze e tante piaghe, ma anche tante ricchezze segrete, nell’avanzare delle nuove generazioni, nella fedeltà delle famiglie, nei sacrifici dei lavoratori, nelle pene degli ammalati e degli anziani. Davanti a loro voi dovete essere degli «indicatori di direzione». E avete, in questo, una grande responsabilità. La gente vi guarda, e giudica se la vostra fedeltà al Vangelo è genuina e sincera. Per essi dovete essere nel mondo il segno che il Vangelo è vivo, che il Regno di Dio è in mezzo a noi (Cfr. Luc. 17, 21). Mossi da tale sollecitudine, vi abbiamo richiamate a questo impegno di testimonianza nella menzionata Esortazione, quando abbiamo scritto che «questo mondo, oggi più che mai, ha bisogno di vedere in voi uomini e donne, che hanno creduto alla Parola del Signore, alla sua Risurrezione ed alla vita eterna, fino al punto di impegnare la loro vita terrena per testimoniare la realtà di questo amore, che si offre a tutti gli uomini . . . Questa grazia non è per l’uomo d’oggi come un soffio vivificante venuto dall’infinito, come una liberazione di sé, nella prospettiva di una gioia eterna e assoluta?» (N. 53: AAS 63, 1971, 524).

Ecco: in questo triplice invito alla fiducia, noi auspichiamo alla Unione un rinnovato sforzo affinché tali consegne siano vissute con crescente consapevolezza da tutte le Religiose italiane. Lo esige lo stato della vita consacrata; lo richiede il dovere dell’ora, quando una grande fiammata di luce e di grazia sta per passare sulle Chiese locali, in preparazione all’Anno Santo. Siate in prima linea nel lavoro di riconciliazione e di rinnovamento interiore, come di revisione della propria vita sociale, che noi attendiamo da tutti i fedeli di buona volontà. La prossima Pentecoste sarà l’inizio di una novella effusione dello Spirito su tutta la Chiesa: preparatevi, e aiutate capillarmente le varie categorie di persone, a cui si dirige il vostro ministero, a comprendere quest’ora di grazia, e ad assecondarla.

Noi vi ringraziamo fin d’ora, mentre, in pegno della particolare protezione della Vergine Santa, modello incomparabile di donazione totale, impartiamo di cuore a voi e alle Consorelle dei vostri Istituti, la particolare Benedizione Apostolica.



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