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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DI STUDIO DELLA
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA PER L'ANNO SANTO

Sabato, 10 novembre 1973

 

Figli carissimi,

Siamo lieti di poter manifestarvi tutta la nostra soddisfazione per questo incontro che oggi abbiamo con voi, responsabili diocesani della pastorale dell’Anno Santo in Italia. Al termine del vostro Convegno Nazionale, che si è svolto qui in Roma in questi giorni sotto gli auspici della Conferenza Episcopale Italiana, voi avete desiderato di incontrarvi con noi. Ma se grande è stato il vostro desiderio, più grande, non esitiamo a dirlo, è stato il nostro, e grandissimo ora il nostro compiacimento nel rivolgervi una parola di saluto, di conforto, di incoraggiamento nel vostro lavoro.

La vostra presenza e il vostro impegno aprono il nostro animo alle più liete speranze per il felice successo dell’Anno Giubilare in Italia. Se infatti le diocesi italiane sapranno generosamente impegnarsi nell’accogliere questo avvenimento ecclesiale con profondo senso di responsabilità, ciò si dovrà in gran parte alla vostra intraprendenza, al vostro zelo, alla saggezza delle indicazioni pastorali da voi suggerite.

Lasciate dunque che a tale proposito, come a ricordo del nostro incontro e a coronamento dei vostri lavori, noi vi esponiamo alcuni pensieri che ci scaturiscono dalla vigile sollecitudine con cui ci adoperiamo, affinché l’Anno Santo sia nella Chiesa non un avvenimento isolato e passeggero, ma un’efficace presa di coscienza ad ogni livello, un movimento di popolo, un’occasione di rinnovamento spirituale e religioso che deve lasciare tracce profonde e durature nel costume cristiano. Esso infatti, come abbiamo già avuto occasione di ricordare, «riguarda un orientamento della nostra vita moderna . . . che investe tutto il nostro modo di pensare e di vivere. Si tratta di un esame complessivo della nostra mentalità in ordine a due realtà principalissime: in ordine alla religione che professiamo e in ordine al mondo in cui viviamo» (Discorso del 16 maggio 1973).

È chiaro che un avvenimento come questo comporta un vasto complesso di problemi di carattere organizzativo. È inevitabile che ciò accada, ed è anche naturale e doveroso predisporre convenientemente quanto è necessario in questo settore. Non riteniamo tuttavia fuori luogo insistere ancora una volta sulle finalità esclusivamente spirituali dell’Anno Santo, quale evento ecclesiale caratterizzato da una partecipazione più intensa e benefica al tesoro spirituale della Chiesa per la propria santificazione e per un più evangelico servizio ai fratelli. È necessario perciò che il primato dello spirituale si rispecchi in ogni servizio che riguarda questo eccezionale avvenimento, non escluso quello della sua materiale organizzazione. Sotto questo aspetto il prossimo Anno Giubilare - che noi abbiamo voluto che si svolga sotto l’insegna del rinnovamento spirituale dell’uomo e della sua riconciliazione con Dio - si innesta nel solco della tradizione della Chiesa. Bisognerà adunque che le manifestazioni religiose che lo accompagneranno si svolgano nell’o spirito genuino della penitenza cristiana, che è riforma di se stessi, abbandono del peccato, conversione al bene. In modo particolare occorrerà che il Pellegrinaggio - nel quale si esprime la forma più caratteristica delle pratiche penitenziali - sia ben differente da una gita turistica, e riprenda il significato che ha sempre avuto nella ascetica cristiana, di vero itinerario spirituale effettuato per motivi di pietà e di espiazione.

Pur ricollegandosi ad una tradizione plurisecolare, il prossimo Giubileo non dovrà prescindere dal nuovo clima religioso che si è venuto a creare nella vita ecclesiale dopo il recente Concilio Vaticano II. Esso non solo è in perfetta consonanza col suo spirito, ma ne è anzi la continuazione e rappresenta una tappa fondamentale nell’applicazione delle sue indicazioni e direttive, sia come impegno di rinnovamento interiore, mediante il costante confronto con le esigenze del messaggio evangelico da approfondire e realizzare nella nostra quotidiana esistenza, sia come apertura alle esigenze del mondo contemporaneo, insoddisf5atto del suo stesso benessere e bisognoso di vigoroso rilancio dei valori dello spirito. L’Anno Giubilare sarà così un’occasione per rivivere, meditare e comprendere meglio il programma del Concilio, che «a dieci anni dalla sua conclusione, interroga la nostra fedeltà alla sua rinnovatrice parola e la nostra capacità a ricomporre la nostra personale coscienza e la nostra sociale convivenza nella giustizia e nella pace» (Discorso del 16 maggio 1973).

Diletti figli, studiare il ruolo e il significato dell’Anno Santo e sottolinearne i molteplici aspetti per adeguare ad esso l'azione pastorale, è stato lo scopo che vi ha riuniti in questi giorni. Non abbiamo bisogno di dirvi l’importanza che noi attribuiamo a questa vostra fraterna collaborazione. Lavorare insieme può dirsi ormai una felice istanza dei nostri giorni, anche nel campo pastorale. Ma nel caso vostro è particolarmente richiesto sia per dare omogeneità alla impostazione di fondo delle iniziative delle Chiese locali, pur lasciando loro ampia libertà di applicazione secondo le esigenze delle singole situazioni, sia ancora per meglio inquadrare il movimento spirituale dell’Anno Santo nel piano pastorale della Conferenza Episcopale Italiana su «Evangelizzazione e Sacramenti». A questo riguardo, notevoli sono i vantaggi che ne potranno derivare, avendo i due programmi più di un punto di incontro tra di loro. Il Giubileo, infatti, col suo richiamo alla penitenza del cuore, è un nuovo invito a quella conversione interiore a Cristo, che costituisce il presupposto indispensabile per la diffusione del messaggio evangelico; d’altra parte il largo posto da dare nelle manifestazioni giubilari alla celebrazione della Penitenza e dell’Eucaristia offre un'occasione privilegiata per riscoprire il valore e l’insostituibile funzione santificatrice dei Sacramenti nella vita cristiana.

Auguriamo pertanto al vostro fraterno incontro di poter conseguire felicemente i suoi scopi per il bene della Chiesa in Italia. La causa cui voi servite è nobile e grande. Proseguite con fiducia nell’adempimento dei vostri incarichi: i frutti non tarderanno a venire. Ce lo dice lo zelo dei vostri pastori. Ce lo conferma la vostra presenza, che è come una garanzia e una promessa. Ma soprattutto ce lo assicura la nostra ferma speranza nell’assistenza della Madonna SS.ma, alla Quale abbiamo affidato l’Anno Giubilare (Discorso del 16 maggio 1973); Essa che «in modo del tutto singolare ha collaborato all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime» (Lumen Gentium, 61), vi sarà accanto per rendere fecondo il vostro lavoro.

In pegno di questi nostri voti, impartiamo a voi tutti la nostra Apostolica Benedizione.

                                                       



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