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DISCORSO DI PAOLO VI AL COMITATO PERMANENTE
DELL'ISTITUTO DI STUDI SUPERIORI «GIUSEPPE TONIOLO»

Giovedì, 25 ottobre 1973

 

L'amore, la passione del Papa per l’Università Cattolica, le sue premure, le sue ansie per questa nobile istituzione che svolge nella Chiesa un singolare e specifico servizio, sono i punti salienti del discorso che Paolo VI rivolge al comitato permanente dell’Istituto di Studi Superiori «Giuseppe Toniolo» e al consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

«Io non ho preparato un discorso, ma tuttavia non faccio fatica a trovare e a manifestarvi i sentimenti che mi nascono in questo incontro con voi». Con queste parole, Paolo VI apre fin dall’inizio un dialogo intimo e confidenziale con i suoi attenti ascoltatori, venuti da Lui per ricevere una parola di incoraggiamento e di speranza.

Il Papa pone in primo luogo l’accento sull’importanza, sulla funzione e sul posto dell’Università Cattolica nella cultura italiana. All’interrogativo: «perché una università cattolica?», e alle voci correnti che vogliono mettere in discussione la singolare istituzione, il Papa risponde dicendo che l’Università Cattolica è necessaria per costruire negli animi una coscienza cristiana lineare ed esplicita. «Mancherebbe una nota alla grande sinfonia delle voci di questa età - aggiunge il Santo Padre -. Se mancasse, se venisse meno, sarebbe davvero una carenza. Come dimenticare la passione del Padre Gemelli, di Monsignore Olgiati e di tanti altri, che con una fede trascendente hanno sfidato difficoltà di ogni genere?». Noi vorremmo essere capaci di allinearci con questa spirituale milizia, continuare questo sforzo, raggiungere la pienezza spirituale di questi esemplari maestri.

Nel rivolgersi ai presenti, quotidianamente coinvolti nella vita universitaria, il Santo Padre dice: «Voi rappresentate una formula stupenda, una formula necessaria, una formula vitale». A questo punto il Papa fa cenno alle difficoltà in cui l’Università Cattolica si trova a vivere e ad operare. Con molto realismo ed altrettanta fiducia, Paolo VI nota che l’Università Cattolica non vive una vita facile. Siamo tutti posti però davanti ad ostacoli che sembrano essere scoraggianti, insuperabili. Come faremo? Come ci comporteremo? A questo interrogativo il Santo Padre dà una risposta che sa di fiducia e di grande speranza: «Non dobbiamo arrestarci. Credo davvero che la Provvidenza sia obbligata e interessata alla buona riuscita e a superare questo momento difficile. Quanto a me, continua il Papa, vi sono solidale, con l’aiuto, la responsabilità morale, il consiglio, la preghiera. Condivido le vostre difficoltà e la vostra passione».

Riferendosi al significato e ai motivi della recente celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, il Papa vuole inquadrare in una unica direzione l’impegno del missionario e il lavoro del professore universitario. «Anche voi siete missionari. Voi siete gli affermatori della verità cristiana, scientifica e culturale. Siete dei diffusori di questa cultura, e per questo siete apostoli della Verità che nasce dal Cristo ed è depositata nella Chiesa». «Noi speriamo in una nuova fioritura e in una sempre più grande espansione. Noi crediamo alla Provvidenza. Affidiamoci al Signore - così conclude il Santo Padre -, al Sacro Cuore a cui si intitola l’Università Cattolica, all’amore di Cristo. Ci affidiamo a voi, bravi operai di questa impresa, auspicando che possiate riuscire a dare all’Università Cattolica rinnovato vigore e la forza necessaria per superare le difficoltà del momento, in modo che la cultura possa avere nell’Ateneo del Sacro Cuore una istituzione degna del mondo cattolico e dell’Italia».

Dopo aver impartito la Benedizione Apostolica a tutti i presenti, insieme con i due Presuli - Monsignore Carlo Colombo e Monsignore Enrico Bartoletti - il Papa intreccia un breve dialogo con ciascuno, avendo per tutti parole di compiacimento, di ringraziamento e di augurio. Al Rettore dell’Università Cattolica, prof. Giuseppe Lazzati, il Santo Padre fa dono, a ricordo della visita, di una copia del Codice Bodmer, il più antico Codice greco che possiede la Biblioteca Vaticana, donato a Paolo VI dallo stesso possessore, il Signor Martin Bodmer, nella visita all’Ufficio Internazionale del Lavoro e al Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra, nel giugno 1969. A tutti gli altri, il Papa dà personalmente una pregiata pubblicazione delle due Lettere dell’Apostolo Pietro.

In apertura di udienza, Monsignore Carlo Colombo, in un devoto indirizzo di omaggio, conferma «la volontà di fedeltà alla Chiesa e di servizio che anima tutti i presenti e che spero sia di conforto all’animo di Vostra Santità. Conosciamo l’amore con cui Vostra Santità segue l’opera nostra e di cui sarà segno la Benedizione che ci darà. Questa fedeltà e l’amore che la sostiene ci otterranno pure la benedizione del Signore, che desideriamo servire».

                                           



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