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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI VESCOVI DELLE PUGLIE IN VISITA «AD LIMINA»

Lunedì, 14 febbraio 1977

 

Venerabili Fratelli,

E’ per noi motivo di profonda letizia interiore potervi dare il benvenuto nella nostra dimora. Rispettando la quinquennale scadenza fissata dalla norma canonica (Cfr. Codex Iuris Canonici, can. 340, § 1), voi siete convenuti a Roma dalle diverse diocesi della Puglia, non solo «Beatorum Apostolorum Petri et Pauli sepulcra veneraturi» (Codex Iuris Canonici, can. 341, §) ma anche per incontrarvi, come di dovere, col vivente Successore di Pietro e confermare anche in questo modo la comunione di mente e di cuore, che lega voi e i vostri fedeli a colui che Cristo pose come fondamento della sua Chiesa.

Questo è infatti il senso profondo della visita «ad limina», che vi vede qui oggi raccolti: attestare l’unità della Chiesa, «popolo adunato nell’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (S. CYPRIANI De Oratio Dominica, 23: PL 4, 553). La «koinonia» ecclesiale, prima che una «nota visibile» è, come ben sappiamo, una proprietà misteriosa del corpo mistico di Cristo ed ha il suo «supremo modello e principio» nella stessa Trinità (Cfr. Unitatis Redintegratio, 2, 6), che è distinzione reale di Persone e perfettissima, ineffabile comunione. A tale trascendente mistero di comunione l’umanità è chiamata da Dio a partecipare mediante il suo Verbo, fattosi carne proprio per riconciliare in se stesso col Padre l’intero universo (Cfr. 2 Cor. 5, 18 ss.), abbattendo il «muro di separazione» (Eph. 2, 14) ed ogni altra sorta di divisione (Cfr. Gal. 3, 28), e tutti raccogliendo in un unico corpo «ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro» (Eph. 4, 16).

Questa interiore unità, che lo Spirito continuamente alimenta (Cfr. I Cor. 12, 13; 2 Cor. 13, 13; Phil. 2, 1; etc.), chiede di manifestarsi all’esterno, diventando così «nota visibile» dell’autentica Chiesa di Cristo (Cfr. DENZ-SCHÖN., 3013). I modi di espressione esterna della «koinonia» sono efficacemente descritti nel passo famoso del Libro degli Atti: «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (Act. 2, 42). Unità di fede mediante l’adesione all’insegnamento autoritativo degli Apostoli; unità di culto nella disciplinata celebrazione dell’Eucaristia, unità di vita sociale, grazie a molteplici forme di carità fraterna (Cfr. Ibid. 2, 44 ss.).

Questo mistero di comunione deve rifulgere nelle Chiese locali, che hanno nei loro Vescovi «il visibile principio e fondamento di unità» (Lumen Gentium, 23, § 1) e in tanto sono chiamate chiese nel Nuovo Testamento, in quanto aderenti ai loro Pastori (Ibid. 26, § 1). Sono ben note le parole di Sant’Ignazio di Antiochia: «Nessuno faccia alcunché di ciò che riguarda la chiesa indipendentemente dal Vescovo . . . Dove è il Vescovo, ivi sia anche la moltitudine, così come dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa cattolica» (S. IGNATII ANTIOCHENI Epistola ad Smyrnaeos, 8, 1: FUNK, 1, 282). Il Vescovo infatti è strumento di comunione tra i fedeli e Cristo, giacché «nella persona dei Vescovi, ai quali assistono i sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo» (Lumen Gentium, 21, § 1); egli è poi artefice di comunione dei fedeli tra loro, in quanto, come pastore illuminato e buono, ne illumina le menti ed orienta l’impegno morale, armonizzando i carismi diversi a vantaggio di tutti e facendosi così animatore indefesso della carità; il Vescovo infine, in quanto membro del Collegio episcopale, assicura la comunione con la Chiesa universale, rendendo presente la propria chiesa locale nella Chiesa universale e questa nella prima, come bene conclude San Cipriano: «scire debes episcopum in ecclesia esse et ecclesiam in episcopo» (S. CYPRIANI Ep. 66, 8: «Corpus Vind.», 3, 2, 732).

La visita «ad limina», specialmente se realizzata in questa forma collegiale, diventa un momento singolarmente espressivo di questa unità profonda, che pulsa nella Chiesa. Essa si traduce in motivo di rasserenante conforto ed insieme di efficace incitamento ad assumersi ciascuno la propria parte di sofferenza, come buoni soldati di Cristo Gesù (Cfr. 2 Tim. 2, 3). Questa esperienza di vissuta comunione offre poi l’opportuna occasione per mettere a confronto difficoltà, problemi, prospettive, speranze, che si intrecciano nel quotidiano ministero di ciascuno. Abbiamo visto il quadro prospettico della situazione pastorale della Regione, che sarà convenientemente approfondito alla luce delle relazioni presentate per ogni singola Chiesa alla competente Sacra Congregazione. Noi vorremmo raccogliere ora e porre in evidenza lo stimolo, che da questo incontro emerge, innanzitutto ad una santa emulazione, che ravvivi in ciascuno I’impegno di donazione sempre più totale al proprio gregge; lo stimolo inoltre ad una costante cattolicità di pensiero e di azione, che mantenga l’animo di ciascuno sempre aperto alla «sollicitudo omnium ecclesiarum» (2 Cor. 11, 28); lo stimolo infine ad uno sforzo di coordinata difesa comune del patrimonio di valori umani e cristiani, propri della nostra gente, ed oggi minacciati dall’azione corrosiva di potenti forze negative.

Con questi sentimenti noi invochiamo da Dio, auspice la Vergine Maria tanto devotamente onorata dal popolo pugliese, copiosi doni di grazia per voi e per tutti i fedeli a voi affidati, per i sacerdoti, i religiosi, i laici, e tra questi particolarmente per coloro che generosamente si impegnano in una collaborazione più immediata con l’apostolato gerarchico. A tutti diciamo di non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, «ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza; la speranza poi non delude» (Rom. 5. 3-5).

Vi conforti in questa certezza la Benedizione Apostolica, che di cuore vi impartiamo.

                                  



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