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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI CINQUEMILA PELLEGRINI BRESCIANI E MILANESI

Sabato 1° ottobre 1977

 

Perché, perché questo incontro? noi lo domandiamo a noi stessi, quando ben sappiamo che non basterebbero i titoli naturali e spirituali della nostra appartenenza alle vostre rispettive comunità civili ed ecclesiali a provocarlo. Il motivo vero, che oggi risveglia i motivi, quelli appunto già esistenti, civili ed ecclesiali, che a Brescia ed a Milano sempre ci legano con tenace e fedele ricordo è un altro, è una ricorrenza di calendario, quella del compimento del nostro ottantesimo genetliaco, è la nostra vecchiaia, che chiama la vostra bontà ad esprimersi in modo tanto straordinario e cordiale.

Per parte nostra noi avremmo preferito risparmiare a voi tutti, carissimi Fratelli Bresciani e carissimi Figli Milanesi, la non lieve molestia d’un viaggio fino «ad limina» del nostro soggiorno romano per una simile occasione, del tutto personale qual è. Ma la vostra presenza, così volontaria, così numerosa e così affettuosa ci commuove profondamente e ci obbliga ad esprimervi un ringraziamento che difficilmente noi sapremo tradurre in parole adeguate al sentimento del cuore: sappiate almeno che esso è vivissimo e tocca il livello delle emozioni ineffabili. Siano ringraziati i promotori di questo duplice vostro pellegrinaggio e siano ringraziate in primo luogo le persone rappresentative, che vi prendono parte, a cominciare dalle Autorità ecclesiastiche, dalle Autorità civili e dai Dirigenti di associazioni e istituzioni cattoliche.

E poi siano ringraziate le persone della nostra Famiglia, parenti e amici, congiunti con vincoli naturali, familiari e domestici; e poi quanti (... e quanti sono!) che nell’ambito ecclesiastico ci sono stati maestri, collaboratori, colleghi, fratelli! A voi tutti specialmente il nostro sempre vivo e devoto ringraziamento. Noi, passando in rassegna con la memoria queste categorie di persone, ci accorgiamo con addolorato stupore che la maggior parte dei nostri conoscenti, i coetanei d’un tempo, è già, prima di noi, passata all’altra vita: i loro nomi, le loro figure, le vicende che ad essi ci unirono, il bene che noi ne abbiamo ricevuto sono tuttora nella nostra memoria, e perciò, anche in questa circostanza, li avremo presenti nelle nostre preghiere. Ricordare è rivivere, con questa umana e cristiana novità, che quanti figurano nelle immagini del ricordo appariscono in un profilo nuovo di bontà trasfigurata e di morale bellezza, che il loro distacco dalla scena terrena ce li fa maggiormente ammirare e rimpiangere. Siano tutti in signo fidei et in somno pacis.

Questo stesso ricordo solleva in noi un’avvertenza a nostro debito, alla quale non possiamo tacere in questa circostanza, che obbliga a volgere lo sguardo al passato, la testimonianza della nostra gratitudine. Noi ci accorgiamo d’aver tutto ricevuto nei lunghi anni della nostra vita bresciana, romana e milanese (e poi nuovamente romana). Che cosa a noi è venuta dal primo periodo della nostra esistenza terrena? Tutto; e di quale preziosa, vorremmo quasi dire, incomparabile qualità! Siano benedetti i nostri Genitori e Familiari defunti! così i nostri Maestri, parenti ed amici di quel tempo lontano!

Sia benedetta Brescia, ch’è stata per noi radice ottima e feconda non solo della nostra vita naturale, ma spirituale soprattutto, scuola preziosissima di vita cristiana, palestra quotidiana di sincero carattere e di allenamento al servizio sociale, santuario provvido e custodito di pietà ispiratrice all’ascolto della divina chiamata!

Grazie, Brescia carissima, nostra illustre e laboriosa terra natale! Grazie per quanto ci sei stata prodiga madre e maestra. Noi non abbiamo ripagato il dono dell’educazione da Te ricevuta quanto sarebbe stato nostro desiderio fare, dopo l’ineffabile nostra iniziazione al sacerdozio per mano del sempre ricordato e venerato grande Vescovo Giacinto Gaggia. Ma nel nostro cuore, nella nostra preghiera, Tu sei rimasta e tuttora rimani, spirituale presidio per la fedeltà assoluta che noi dobbiamo al nostro apostolico ufficio; e null’altro noi Ti possiamo ora ricambiare se non l’augurio scolpito sulla fronte della Tua Loggia, cioè del Tuo Palazzo municipale, affinché rimanga scolpito anche nel Tuo animo e nella Tua storia: Brixia, fidelis fidei et iustitiae . . . . Brescia, sii fedele alla Fede e alla Giustizia!

E a Milano, che cosa diremo? Come dire innanzi tutto la sensazione quasi oppressiva, che ci ha riempito lo spirito, della Tua grandezza, della Tua superiorità, della Tua sproporzione con le nostre troppo umili forze? ognuno di voi Milanesi, voi di Varese, di Monza, di Lecco e delle mille Parrocchie dell’Arcidiocesi ambrosiana, potete comprendere e avete compreso la nostra pochezza nell’esperimento da voi osservato negli otto anni e mezzo del nostro ministero fra voi; ma siete stati tanto buoni e pazienti con noi che abbiamo cercato di superare la nostra timidezza e la nostra debolezza profittando della vostra umanissima cordialità e mettendo a profitto del nostro lavoro pastorale la spontanea e generosa abbondanza del vostro sentimento naturaliter christianus. Ne è una prova questo vostro odierno pellegrinaggio, tanto numeroso, e tanto devoto, che ci fa risonare nell’anima il celebre detto di S. Ambrogio: ubi Petrus, ibi Ecclesia, integrato da una celebre qualifica dell’Arcivescovo Calabiana, la quale ancora è sulle labbra dei Milanesi, ed oggi ha qui una sua conferma: ubi Petrus ibi Ecclesia Mediolanensis!

Sì, carissimi Figli dell’Arcidiocesi di Milano, noi sentiamo che ancora siete nostri! Quella preghiera che scaturì dal nostro animo trepidante, quando entrando nella Piazza del Duomo, in vettura con l’ottimo e valoroso Sindaco di allora, il Professore Virgilio Ferrari, nel giorno dell’Epifania del 1955, innalzando lo sguardo, sotto la pioggia, vedemmo, quasi aleggiante nel cielo nebbioso, la «Madonnina» in vetta alla più alta guglia del magnifico e misterioso Duomo di Milano, quella preghiera, diciamo, è ancora nel nostro cuore e sulle nostre labbra: «Fa’, Maria, che io,li sappia amare, servire e guidare questi Figlioli! Sono Tuoi, sono miei!». E parve a noi che Sant’Ambrogio e San Carlo, e il Cardinale Ferrari e il Cardinale Schuster facessero coro, come lo fanno i Santi, alla mia preghiera, e ancora lo facciano, perché ancora ci sentiamo collegati con codesta vostra e nostra benedetta Chiesa Milanese.

Voi siete venuti, Milanesi carissimi, quasi a verificare se questa comunione di animi sia ancora presente; che se essa languisse voi siete qui per ravvivarla e per tenerla ardente e operante fino all’ultimo nostro giorno.

Ebbene sì! Noi accettiamo con letizia cotesto invito, che ci offre occasione per ripetere al Cardinale Giovanni Colombo, nostro ottimo successore sulla cattedra dei Santi Ambrogio e Carlo, la nostra riconoscenza, la nostra devozione, la nostra stima e ogni nostro felice augurio; e con lui ai Vescovi, ai Sacerdoti, ai Religiosi e alle Religiose, alle Associazioni e alle istituzioni cattoliche; agli ammalati, ai sofferenti che sono qui davanti a noi; e a tutto il Popolo Ambrosiano, alle Autorità civili d’ogni categoria che ne guidano le sorti, il nostro cordiale e particolare saluto.

Milano sii forte, sii fedele, sii degna delle Tue tradizioni cristiane e civili. Milano, accogli ancor oggi il nostro evviva benedicente.

E simili parole valgono come dette con animo eguale per Brescia, per il suo Vescovo, il veneratissimo Monsignor Luigi Morstabilini, e con quanti qui lo accompagnano o condividono i suoi sentimenti, e pari sia per lui il nostro ringraziamento, il nostro augurio e la nostra Benedizione.

                               



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