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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER IL IV CENTENARIO DEL DUOMO DI MILANO

Mercoledì, 5 ottobre 1977

 

Al Venerabile Nostro Fratello Giovanni Colombo
Arcivescovo di Milano

Signor Cardinale,

La ricorrenza ormai vicina del IV Centenario della Dedicazione del Duomo di Milano è circostanza che riporta immediatamente al nostro spirito la visione di codesta insigne Cattedrale, monumento di arte e di fede, evocando in pari tempo i molteplici vincoli, antichi e nuovi, pastorali e personali, con la sempre a Noi cara Comunità ecclesiale ambrosiana. Non si può, infatti, separare il sacro tempio dai fedeli che vi si raccolgono, né disarticolato è il rapporto tra Chiesa-edificio e Chiesa-comunità, come prova non soltanto la ragione filologica insita nel duplice significato di ecclesia, ma anche e soprattutto la suggestiva analogia biblico-teologica dell’edificazione spirituale sul lapis angularis ch’è Cristo Gesù (Cfr. Eph. 2, 20-22; 1 Cor. 3, 9-17; Lumen Gentium, 6). Un tale rapporto sembra a Noi che trovi una particolare ed esemplare verifica nella Chiesa Metropolitana di Milano, se è vero che gli autentici suoi abitanti l’hanno sempre considerata il centro ideale e come il cuore dell’illustre Città, ed alla statua della Beata Vergine Maria che ne adorna la guglia più alta, nella lontananza, nell’esilio, nella prova han sempre riguardato, cantandola con accenti commossi.

Sono questi i principali motivi per cui, in una data tanto importante, Le indirizziamo il presente Messaggio il quale, mentre accompagna il dono del Calice che vogliamo offrire a ricordo della celebrazione, non può non riferirsi al rito solenne che, nel lontano ottobre del 1577, fu presieduto da San Carlo Borromeo, comune nostro predecessore in codesta Cattedra episcopale. A noi, però, più che la cronaca, del resto scarna, di quell’avvenimento, interessa nel suo insieme la secolare vicenda della grandiosa costruzione, che appunto con la cerimonia di quell’anno ebbe il suo definitivo suggello. E ci piace trascegliere dalla « notificazione » che, al riguardo, il Santo diresse ai Parroci della Città qualche significativa espressione, che può suggerire anche oggi, in un contesto culturale pur tanto mutato, lo spunto per un’opportuna riflessione.

San Carlo si preoccupò infatti, di avvertire i sacerdoti in cura d’anime perché comunicassero tempestivamente ai propri fedeli la notizia della dedicazione della Cattedrale, sensibilizzandoli e stimolandoli a partecipare a tale celebrazione religiosa. Egli parlava di «solennità piena de’ sacri misterii» e, nell’esortare al digiuno, raccomandava anche di insegnare al popolo «come santamente deve conformarsi con la festa, che così solennemente si celebra». Questa idea della necessita di adeguare la propria vita alle azioni liturgiche, in cui Cristo stesso è presente ed opera come sacerdote (Cfr. Sacrosanctum Concilium, 7) è senza dubbio valida anche oggi: che se sono cambiate profondamente le circostanze storiche e sociali, rimane tuttora attuale quell’esortazione, perché costante nella professione cristiana è il precetto della coerenza tra le parole e le opere, tra il credere e l’agire (Cfr. Matth. 7, 21; 23, 3).

Ecco dunque, carissimo Nostro Fratello, come la centenaria ricorrenza può servire a risvegliare pensieri salutari nella coscienza dei sacerdoti e dei fedeli: con la prossima cerimonia è un altro elemento della nobilissima Tradizione Ambrosiana che si presenta alla nostra meditazione, e Noi non dubitiamo che esso confermerà le anime nei loro propositi di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Nell’assicurare la nostra spirituale presenza al sacro rito nella Cattedrale, ben volentieri inviamo, in segno di immutata predilezione ed in auspicio dei celesti favori, una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 5 Ottobre dell’anno 1977, decimoquinto del Nostro Pontificato.

PAULUS PP. VI



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