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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI VESCOVI DELL’UMBRIA E DELL’ABRUZZO-MOLISE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 5 settembre 1977

 

Venerati Confratelli dell’Umbria e dell’Abruzzo-Molise!

Con vivissima gioia vi accogliamo oggi per la visita «ad limina», che Ci permette di intrattenerci familiarmente insieme, allo scopo di meglio conoscerci, di incoraggiarci a vicenda, di prendere nuovo slancio sul carisma a noi affidato dallo Spirito Santo di reggere la Chiesa di Dio (Cfr. Act. 20, 28). Approfondendo il vincolo di comunione che lega ognuno di voi col Successore di Pietro «visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli» (Lumen Gentium, 23), per noi tutti il presente incontro sia veramente un momento di grazia illuminante e corroborante.

Abbiamo esaminato con grande interesse ed attenzione le relazioni che Ci avete fatto pervenire in preparazione dell’odierno fraterno colloquio. Il quadro da voi presentato delle condizioni religiose, sociali, culturali delle vostre regioni, sembra completo ed esauriente; e Ci è gradito esprimere il Nostro compiacimento più sincero per questa vostra capacità di leggere nei complessi segni dei tempi, e ancor più per lo sforzo che state lodevolmente compiendo per rispondere con sagge iniziative agli urgenti problemi del momento.

Se non può non renderci pensosi l’evidente fenomeno della evoluzione sociale che in questi ultimi tempi ha profondamente segnato e va segnando il costume e la mentalità delle vostre popolazioni, non vi è dubbio tuttavia che la vostra azione pastorale può contare su di un patrimonio ricchissimo di tradizioni religiose e civili ben radicate ancora nell’animo popolare.

È superfluo ripetervi la necessità di tutelare questa eredità spirituale e di reagire decisamente contro certa mentalità mondanizzante e desacralizzante che rischia di impoverire e disperdere questi valori. È facile togliere, ma non è facile sostituire, sempre che si cerchi e si voglia davvero non una sostituzione qualsiasi, ma una sostituzione che abbia un autentico valore.

Naturalmente il rispetto e la fedeltà alle proprie tradizioni non significa affatto immobilismo. Essendo realtà viva, questo valore deve essere usato e considerato come potente forza ispiratrice e come grave e responsabile impegno di ulteriori incrementi e di continuo progresso. Del resto il Vangelo è novità di vita (Cfr. Rom. 7, 6), è fermento vivificante (Cfr. Matth. 13, 33) come tutti ben sappiamo. Allora comprenderete quanto Noi apprezziamo gli sforzi che state facendo per un sano aggiornamento sul piano dell’azione pastorale allo scopo di promuovere nelle vostre diocesi una fede più profonda, più pura, più intensa in tutte le sue dimensioni, individuali e sociali.

Tanto più volentieri lodiamo e incoraggiamo questi sforzi, in quanto le condizioni spirituali e sociali delle vostre regioni non vanno esenti da pericoli. Come voi stessi Ci avete informati, nuovi e quasi impensati bisogni si manifestano in ogni settore della vita e reclamano con urgenza adeguati soccorsi. Come godiamo del bene che state compiendo, così con animo trepidante seguiamo le vostre pene, e insieme con voi soffriamo, speriamo e preghiamo.

Naturalmente in questo momento non possiamo passare in rassegna tutti gli aspetti della presente situazione da voi segnalati; ma come tralasciare, a comune esortazione e conforto, di accennare almeno ad alcuni più importanti?

E in primo luogo i rapporti con il vostro clero. Se il vescovo, secondo la felicissima espressione di S. Ambrogio, è il «Vicarius amoris Christi», lo deve essere soprattutto con i suoi sacerdoti. «Il vescovo - ammonisce il Concilio Vaticano II - consideri i sacerdoti suoi cooperatori come figli ed amici, a somiglianza di Cristo che chiama i suoi discepoli non servi ma amici» (Lumen Gentium, 28). Oggi più che mai sembra necessario che il Pastore stia vicino spiritualmente e materialmente ai suoi sacerdoti, specialmente i più giovani, e che si interessi di loro, li conosca, li ami, li aiuti nelle loro difficoltà. Uno dei pericoli più gravi, infatti, è il loro isolamento, la solitudine, la perdita di contatto con i propri superiori. Procurate quindi di stabilire e sviluppare una comunione sempre più stretta con il vostro clero che non si limiti solo al piano dei rapporti giuridici e disciplinari; se invece comporterà anche una unione filiale di mente e di cuore, sarà assicurata anche una più stretta collaborazione sul piano apostolico diocesano, con maggiore abbondanza di risultati consolanti per tutti.

Altro punto importante che desideriamo raccomandarvi è l’assistenza pastorale dei lavoratori per dare loro una formazione religiosa, morale e sociale, e per interessarvi di loro, dei loro problemi, delle loro pene e delle loro legittime attese. In questa azione pastorale nel mondo del lavoro procuratevi la collaborazione di laici ben preparati, che diano all’azione sociale la testimonianza cristiana a cui li abilita e li consacra la grazia del Battesimo e della Cresima. Assidue e specialissime premure siano poi dedicate ai giovani fin dal loro primo ingresso nell’ambiente lavorativo. In tale momento delicato il giovane sappia prendere coscienza della responsabilità di essere testimone della propria fede. Venerati Confratelli, bisogna operare guardando il domani, e i giovani cristianamente formati saranno dell’avvenire il tessuto connettivo più consistente, da cui dipende la sanità e l’ordine non solo del mondo del lavoro, ma anche della famiglia e della società intera.

Abbiamo prima sottolineato l’importanza delle tradizioni nella vita religiosa delle vostre popolazioni. Ma questo non basta. Occorre dare un contenuto più solido con una educazione adeguata, purificando e restaurando espressioni di culto e di pietà, molto spesso solo esteriori. La riforma liturgica è un’ottima occasione per richiamare il vostro popolo ad una vita sacramentale e di preghiera più intensa e ad un ascolto più proficuo della parola di Dio. Senza questo lavoro di educazione e restaurazione interiore ed esteriore non è da sperare che la vita religiosa possa largamente fiorire nel mutato costume moderno. Ci permettiamo a questo riguardo di richiamare la vostra attenzione pastorale sulla necessità di dare massima cura alla degna santificazione dei giorni festivi, come pure sul fenomeno sempre più esteso del turismo e della mobilità della popolazione in tali giorni, con il conseguente dovere che si provveda ad un’adeguata assistenza religiosa nei luoghi dove c’è più numeroso concorso di fedeli; e per questo sembrano necessarie opportune intese ed iniziative tanto sul piano diocesano come su quello regionale.

Vi è infine il problema della stampa cattolica, tanto importante per la diffusione dei principii cristiani e per la difesa degli interessi cattolici, tanto opportuna per la formazione di un’opinione pubblica sana e favorevole a ogni buona causa; ma ancora tanto bisognosa di unità, di sostegno, di vigore, di diffusione, specialmente per quanto riguarda il quotidiano cattolico; problema questo che tanto Ci assilla e che ha da trovare in voi, Vescovi, un appoggio che auspichiamo sempre più valido e determinante, confidando sulla vostra buona volontà, sulle vostre energie, e sulle capacità organizzative, insite nelle vostre diocesi.

Venerati Confratelli! Tutti questi punti che abbiamo creduto utile toccare insieme ad altre grandi questioni che restano aperte e chiedono a voi tutti vigilanza continua e concorde unità di azione, fanno sentire quanto sia duro e faticoso il peso della responsabilità pastorale che grava sulle nostre spalle. Ma abbiate fiducia! Cristo è con noi, che egli ha scelto come suoi amici e depositari della sua missione di pastore, di sacerdote, di profeta. Egli ci aiuterà a compiere il nostro quotidiano dovere: «Pax vobis: Ego sum, nolite timere» (Luc. 24, 36).

E questo invito alla fiducia che vorremmo lasciare come ricordo di questo incontro, e come pegno della stima e dell’affetto che abbiamo per tutti voi. E la Benedizione Apostolica, che ora vi impartiamo, sia l’eco e il riflesso delle benedizioni di Dio, che accompagnino voi e i vostri greggi ogni giorno, apportandovi ogni consolazione e ogni letizia.

                          



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