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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI MECHITARISTI

Giovedì, 8 settembre 1977

 

E’ per noi motivo di vivo compiacimento, a conclusione dei festeggiamenti indetti per il terzo centenario della sua nascita, rievocare la grande figura del Ven. Mechitar, gloria della Chiesa Armena, artefice di unità e pace.

Nato a Sebaste, in Armenia Minore, il 7 febbraio 1676, allorché difficoltà di ogni genere minacciavano clero e popolo, ed avviato fin da giovane alla scuola delle mondane rinunce, ed incoraggiato dalla Madonna del convento di Sevan, Mechitar rispose con gioia alla chiamata divina, che lo destinava apostolo e testimone di un contrastato ministero per l’unità delle Chiese.

Costretto a continui spostamenti dovuti a dolorosi eventi storici, ma molto più alla sete di conoscere meglio la volontà di Dio, Mechitar rispose all’appello fino a divenire uno strumento di autentico e genuino «apostolato ecumenico».

Mechitar già sacerdote, insieme con i suoi primi seguaci, dopo varie soste in diverse parti dell’Asia Minore, subita la distruzione del primo convento di Metone in Morea, approdò finalmente a Venezia, dove il Senato nel 1717 concesse a lui e alla sua comunità l’isola lagunare di San Lazzaro, che divenne come un lembo dell’amata Armenia, dove si fermò definitivamente e dove morì il 27 aprile 1749 in odore di santità.

Il Ven. Mechitar si trovò ad operare in un momento particolare della storia del suo Popolo, quando opposte fazioni minacciavano la genuina fede della Chiesa Armena minandone la comunione ecclesiale, e Pietro, che il vostro storico Agatangelo (sec. IV) chiama «Rocca di stabilità di tutte le Chiese», per bocca dei suoi successori, era impegnato a salvare la trascendenza e a dirigere gli uomini e il mondo verso Dio. In armonia con gli insegnamenti dei Santi Padri armeni e delle tradizioni patrie, e bramoso di trasmettere al suo popolo le ricchezze spirituali e culturali dell’Occidente cristiano, Mechitar, magnifico esponente del vero e fattivo amor patrio e nazionale, seppe essere faro e richiamo nella fede, nella cultura e nell’azione, nonostante l’incomprensione e la chiusura del suo tempo ad ogni apostolato ecumenico.

Mechitar, tenace e geniale realizzatore di opere e di iniziative feconde, fu appunto un precursore nei disegni di Dio, perché sentì imperiosa la sollecitudine di un’invocazione ancora inascoltata «Ut omnes unum sint» (Io. 17, 21), come si desume dalla preghiera da lui composta per l’unità della Chiesa.

L’azione incisiva del Ven. Mechitar, tutt’altro che infeconda, preparava da lontano quel movimento di carità all’interno di tutta la Chiesa e, giunta viva fino a noi per il costante ministero dei suoi Figli, i Padri Mechitaristi, fa sì che tutti i figli della sua Nazione, ad esempio dei Cristiani di oggi, si sentano fratelli, tutti ugualmente figli dello stesso Padre celeste.

Il voto che vogliamo esprimere in questa lieta circostanza è quello di vedere i due rami della benemerita Congregazione Mechitarista sempre più uniti fino a formare come una sola efficiente famiglia.

Desideriamo Noi pure partecipare, in qualche modo, alle solenni manifestazioni tre volte centenarie, con il presente messaggio, per onorare, in quest’ora della Chiesa, l’insigne Uomo di Dio, consci come siamo che il suo insegnamento echeggerà più che mai attuale alle Chiese sorelle e al mondo in ascolto.

Auspicando, pertanto, che l’occasione celebrativa richiami e propaghi più universalmente il monito evangelico all’unità dell’ovile di Cristo, impartiamo di cuore al Cardinale Johannes Willebrands, a S. B. il Patriarca Ghedighian, agli Abati Generali e ai Membri delle due venerande Comunità Mechitariste e a quanti parteciperanno alle celebrazioni indette, la Benedizione Apostolica.

Da Castelgandolfo, 8 settembre 1977.

PAULUS PP. VI



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