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ENCICLICA
INTER MULTIPLICES
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO IX

  

Ai Nostri diletti Figli Cardinali di Santa Romana Chiesa e ai Venerabili Fratelli Arcivescovi e Vescovi di Francia.
Il Papa Pio IX. Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione. 

Tra le molteplici angosce dalle quali siamo oppressi da ogni lato per la cura di tutte le Chiese a Noi, sebbene immeritevoli, affidata per arcana decisione della divina Provvidenza in questi difficilissimi tempi in cui troppi si presentano nel numero di coloro i quali, come predisse l’Apostolo, “non sopportano la sana dottrina, ma secondo le proprie passioni moltiplicano i propri maestri, si allontanano dalla verità, e i seduttori andranno di male in peggio, ingannati e ingannatori” (2Tm 4,3-4; 3,13), certamente siamo presi da grande letizia quando volgiamo gli occhi e la mente Nostra a codesta inclita e per tanti titoli illustre e benemerita Nazione francese. A somma consolazione del Nostro animo paterno vediamo come in codesta Nazione, grazie a Dio, la Religione Cattolica e la sua salutare dottrina ogni giorno prendano maggiormente vigore, fioriscano e dominino, e con quanta cura e ardore voi, diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, chiamati a parte della Nostra sollecitudine, vi adoperiate a compiere il vostro ministero ed a provvedere all’incolumità ed alla salute del gregge a voi affidato.

Questa Nostra consolazione cresce maggiormente quando, dalle rispettosissime lettere che Ci scrivete, veniamo sempre più a conoscere quale filiale pietà, amore ed ossequio voi professiate verso Noi e verso questa Cattedra di Pietro, centro della verità e dell’unità cattolica, e “di tutte le Chiese assolutamente capo, madre e maestra [S. Cipriano, Ep. 45; S. Agostino, Ep. 162], alla quale ogni obbedienza ed ogni onore è dovuto [Conc. Ephes., Act. IV], alla quale per la maggiore preminenza è necessario che ogni Chiesa si unisca, cioè tutti i fedeli in qualunque lato della terra ”[S. Irenaeus, Adversus haereses, cap. III]. Né certo minore è il Nostro gaudio non ignorando che voi, ottimamente memori del vostro dovere e del vostro ministero episcopale, vi adoperate diligentissimamente nel dilatare la gloria di Dio, nel difendere la causa della santa Chiesa e nell’esercitare tutta la vostra cura e vigilanza pastorale affinché gli ecclesiastici delle vostre diocesi, comportandosi ogni giorno in modo più conforme alla loro vocazione, diano l’esempio di tutte le virtù al popolo cristiano, adempiano diligentemente i doveri del loro ministero; affinché i fedeli a voi affidati, nutriti sempre più delle parole di fede e confermati dai doni della grazia, crescano nella scienza di Dio e proseguano la via che conduce alla vita; affinché i miseri traviati ritornino sul sentiero della salute.

Quindi con eguale letizia dell’animo Nostro apprendiamo con quanta alacrità, assecondando i Nostri desiderii e i Nostri avvisi, voi procurate di celebrare i Concilii provinciali, affinché nelle vostre diocesi si conservi integro ed inviolato il deposito della fede, s’insegni la sana dottrina e s’accresca l’onore del culto divino, e la morigeratezza, la virtù, la Religione, la pietà siano dovunque ogni giorno maggiormente esercitate e confermate con fausto e felice progresso.

Grandemente Ci rallegriamo poi nel vedere come in moltissime di codeste diocesi, ove non ostavano particolari circostanze, sia stata ripristinata, per le vostre peculiari cure, la Liturgia della Chiesa Romana secondo i Nostri desideri. Il che tanto più Ci tornò gradito, in quanto sapevamo che in molte diocesi della Francia, per le vicende dei tempi, non era stato osservato ciò che il santo Nostro Predecessore Pio V aveva provvidamente e sapientemente stabilito con la sua lettera apostolica del 9 luglio 1568, che incomincia: Quod a Nobis postulat.

Però, quantunque lieti di potere ricordare tutto questo a grande consolazione dell’animo Nostro, a lode dell’insigne ordine vostro, tuttavia non possiamo dissimulare la grave tristezza ed il dolore da cui siamo profondamente turbati, ora che Ci è noto quali dissensi tenti di suscitare tra voi l’antico nemico per distruggere od indebolire la concordia degli animi vostri. Quindi, per dovere del Nostro apostolico ministero e per quella somma carità che Ci arde in cuore per voi e per codesti popoli fedeli, vi scriviamo questa lettera con la quale vi parliamo con l’intimo affetto del Nostro cuore, ed insieme vi avvertiamo, vi esortiamo e vi scongiuriamo che, legati ogni giorno più strettamente dal vincolo della carità, stretti unanimi e vicendevolmente accordandovi nel medesimo sentimento, procuriate con l’esimia vostra virtù di rigettare, e del tutto bandire qualunque discrepanza che l’antico nemico si sforza di suscitare, e siate solleciti con grande umiltà e mansuetudine a serbare in ogni cosa l’unità di spirito nel vincolo della pace. Poiché siete così savii, ognuno di voi sa ottimamente quanto sia necessaria e giovi la sacerdotale e ferma concordia degli animi, dei voleri e dei sentimenti alla prosperità della Chiesa ed all’eterna salute degli uomini.

La quale concordia degli animi e dei voleri, valida in ogni tempo, oggi più che mai è necessario che con ogni ardore alimentiate tra voi, poiché, specialmente per l’ottimo volere del carissimo Nostro figlio in Cristo, Napoleone, Imperatore dei Francesi, e per l’opera del suo Governo, la Chiesa Cattolica gode costì intera pace, tranquillità e favore. Tale felice condizione di cose e di tempi in codesto Impero deve essere per voi più potente stimolo per adoperarsi in ogni modo, serbando una stessa condotta, affinché la divina Religione di Cristo, la sua dottrina, la purità dei costumi, la pietà mettano in tutta la Francia profondissime radici, e sempre più ci si dedichi alla migliore e più intemerata educazione della gioventù, così che più facilmente siano spuntati e rotti gli assalti dei nemici, che già con i loro sforzi si manifestano quali furono e quali sono: nemici ostinati della Chiesa e di Gesù Cristo.

Perciò, diletti Nostri Figli e Venerabili Fratelli, col massimo ardore vi chiediamo pressantemente che, nel difendere la causa della Chiesa e la sua salutare dottrina e libertà, e nell’adempiere tutte le altre incombenze della cura episcopale, nulla abbiate più a cuore, nulla di più sacro, che dire tutti la stessa cosa con somma concordia, essere perfetti nello stesso sentimento e nello stesso giudizio, e consultare con piena fiducia Noi e questa Sede Apostolica per chiarire tra di voi qualunque questione o qualunque controversia.

Primieramente, essendovi noto e manifesto quanto giovi alla prosperità della Chiesa, non meno che dello Stato, la buona educazione del Clero, non cessate di comune accordo dall’esplicare, in un affare di tanto momento, le vostre cure e le vostre sollecitudini. Proseguite, come fate, a non lasciare nulla d’intentato, affinché i giovani chierici nei seminari si formino per tempo ad ogni virtù, alla pietà, allo spirito ecclesiastico; affinché vengano crescendo in umiltà, senza la quale non possono piacere a Dio, ed anche nelle umane lettere e nelle discipline più severe, specialmente sacre; e, lontani da ogni pericolo di errore, siano così diligentemente istruiti che possano non solo imparare la vera eleganza del parlare e dello scrivere, l’eloquenza, sia dalle sapientissime opere dei santi Padri, sia dai più insigni scrittori pagani purgati da ogni sozzura, ma possano inoltre principalmente conseguire la perfetta e solida scienza della teologia, della storia ecclesiastica e dei sacri canoni, fornita dagli autori approvati da questa Sede Apostolica. Per tal modo quell’illustre Clero di Francia, che risplende per tanti uomini insigni per ingegno, pietà, dottrina, spirito ecclesiastico e singolare ossequio verso questa Sede Apostolica, andrà ogni giorno più abbondando di solerti ed industriosi operai i quali, ornati di tutte le virtù e muniti del presidio della sana scienza, possano opportunamente esservi di aiuto nel coltivare la vigna del Signore, riprendere coloro che contraddicono, e non solo confermare nella nostra santissima Religione i fedeli della Francia, ma anche propagarla nelle lontane ed infedeli nazioni per mezzo delle sante missioni, come il medesimo Clero finora fece a somma lode del suo nome per il bene della religione e per la salute delle anime.

E poiché insieme con Noi siete profondamente addolorati per i tanti pestiferi libri, libercoli, giornali, foglietti, che il virulento nemico di Dio e degli uomini non cessa di vomitare da ogni lato a corruzione dei costumi, a scrollare le fondamenta della fede, a rovesciare tutti i dogmi della nostra santissima Religione, perciò, diletti Nostri Figli e Venerabili Fratelli, per la vostra sollecitudine e vigilanza episcopale non cessate mai, tutti d’accordo, d’allontanare con ogni studio da questi avvelenati pascoli il gregge affidato alla vostra cura, e di istruirlo, difenderlo, confermarlo con salutari ed opportuni insegnamenti contro l’accumulo di tanti errori.

E qui non possiamo fare a meno di richiamare alla vostra memoria gli avvisi ed i consigli, con i quali quattro anni fa eccitavamo fortemente tutti i Vescovi dell’orbe cattolico, a non cessare dall’esortare gli uomini insigni per ingegno e per sana dottrina a pubblicare scritti opportuni, con i quali procurassero di illuminare le menti dei popoli e dissipare le tenebre dei serpeggianti errori. Perciò vi domandiamo insistentemente che, mentre procurate di allontanare dai fedeli affidati alla vostra cura il mortifero danno dei libri e dei giornali pestilenti, vogliate nello stesso tempo usare ogni benevolenza a favore di quegli uomini che, animati da spirito cattolico ed istruiti nelle lettere e nelle scienze, lavorano a scrivere ed a stampare costì libri e giornali per propugnare e propagare la dottrina cattolica, per conservare intatti i venerandi diritti della Santa Sede e gli atti della medesima, per distruggere le opinioni e le asserzioni contrarie alla stessa Sede ed alla sua autorità, per dissipare la caligine degli errori e perché le menti degli uomini siano illuminate di soavissima luce. Toccherà pure alla vostra sollecitudine ed alla vostra carità incoraggiare questi bene intenzionati scrittori cattolici perché proseguano con sempre maggiore alacrità a difendere con diligenza e con scienza la causa della verità cattolica, ed ammonirli prudentemente con paterne parole quando nello scrivere errassero.

Non è poi ignoto alla vostra saggezza che tutti i nemici più accaniti della Religione Cattolica fecero sempre, benché con vani sforzi, la guerra a questa Cattedra del beatissimo Principe degli Apostoli, ben sapendo che non potrà mai cadere e venir meno la Religione stessa, finché durerà questa Cattedra che è appoggiata a quella pietra che non possono vincere le orgogliose porte dell’inferno [S. August. In Psal. contr. part. Donat.] ed in cui è intera e perfetta la saldezza della Religione Cristiana [Litt. Synodic. Joann. Constant. ad Hormisd. Pont.]. Per la qual cosa, diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, vi domandiamo con insistenza che, per l’esimia vostra fede nella Chiesa e per la peculiare pietà verso la medesima Cattedra di Pietro, non cessiate mai, tutti nello stesso pensiero e nello stesso spirito, dal mettere ogni cura, ogni diligenza ed ogni impegno affinché codesti fedeli popoli della Francia, evitando diligentemente le sottilissime frodi degli insidiatori ed i loro errori, ogni giorno più si glorino di tenersi fermamente e costantemente stretti con filiale affetto e devozione a questa Apostolica Sede, ed a lei ubbidiscano, come è dovere, con somma riverenza. Pertanto con tutto lo zelo della vostra episcopale vigilanza, nulla mai tralasciate, né in fatti né in parole, che possa contribuire a che i fedeli sempre più di cuore amino, venerino ed onorino con ogni ossequio questa Santa Sede, ed eseguano ciò che la stessa Santa Sede insegna, stabilisce e decreta.

Qui non possiamo poi non esprimervi il sommo dolore da cui siamo stati afflitti quando, tra gli altri scritti costì divulgati, Ci pervenne testé un libercolo in lingua francese, e stampato a Parigi con il titolo: “Sulla presente situazione della Chiesa Gallicana in rapporto al diritto abituale”, il cui autore contraddice appieno a ciò che Noi tanto raccomandiamo ed inculchiamo. Abbiamo ordinato alla Nostra Congregazione dell’Indice di riprovare e di condannare codesto libercolo.

Prima però di terminare, diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, torniamo a ripetere che Noi sommamente desideriamo che siano da voi ripudiate ogni questione ed ogni controversia che, come sapete, turbano la pace, offendono la carità e danno ai nemici della Chiesa armi con cui vessarla e combatterla. Pertanto vi stia grandemente a cuore di conservare la pace tra voi, e con tutti, considerando seriamente che voi fate le veci di Colui che è Dio non di dissenso ma di pace, e che mai non cessò dal raccomandare, comandare e prescrivere ai suoi discepoli la pace. E veramente Cristo, come voi tutti sapete, “garantì tutti i doni e i premi della propria promessa per la conservazione della pace. Se siamo eredi di Cristo, rimaniamo nella pace di Cristo: se siamo figli di Dio dobbiamo essere pacifici... È necessario che i figli di Dio siano pacifici, miti di cuore, semplici nel linguaggio, concordi nell’amore, fedelmente uniti negl’impegni della unanimità” [S. Cyprian, De Unit. Eccles.]. Certamente tali sono la stima e la fiducia che abbiamo della vostra virtù, della vostra Religione e della vostra pietà che non dubitiamo, Diletti Nostri Figli e Venerabili Fratelli, che volentierissimamente obbedendo a questi Nostri avvisi, desiderii e domande non vogliate estirpare fino dalle radici i germi di tutte le discussioni, e in tal modo colmare il Nostro gaudio; e sopportandovi a vicenda con molta pazienza nella carità, e lavorando unanimi per la fede del Vangelo, continuiate con sempre maggiore zelo ad essere sentinelle vigilanti sopra il gregge affidato alla vostra cura, ed a compiere con diligenza tutti i doveri della vostra gravissima carica per la perfezione dei Santi, in edificazione del Corpo di Cristo.

Siate voi intimamente persuasi che nulla esiste per Noi di più grato, nulla di più accetto che il fare tutto ciò che sapremo possa maggiormente giovare a voi ed a codesti vostri fedeli.

Frattanto con umiltà di cuore preghiamo e scongiuriamo Dio a voler spandere sopra di noi l’abbondanza di tutte le sue grazie celesti, e benedire le vostre cure e fatiche pastorali, affinché i fedeli affidati alla vostra diligenza ogni giorno più agiscano degnamente, piacendo a Dio in ogni cosa e portando frutti di ogni sorta di buone opere. A pegno di questo divino aiuto, ed a testimonianza dell’ardentissima carità con cui vi abbracciamo nel Signore, impartiamo con tutto l’affetto e dal profondo del cuore l’Apostolica Benedizione a voi, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, a tutti i Chierici di codeste Chiese, ed a tutti i fedeli Laici.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 21 marzo 1853, anno settimo del Nostro Pontificato.

 



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