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ENCICLICA
NEMINEM VESTRUM
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO IX

 

Ai Venerabili Fratelli l’Arcivescovo Primate, ai Vescovi e ai Diletti Figli Sacerdoti e Religiosi, e a tutti i Fedeli della Cattolica Nazione Armena della provincia di Costantinopoli.
Il Papa Pio IX. Venerabili Fratelli e Diletti Figli, salute e Apostolica Benedizione.

A nessuno di voi sfugge, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, con quale paterno affetto i Romani Pontefici Nostri Predecessori fin da tempi antichi abbiano considerato l’Armenia, la vostra Nazione, per tanti titoli illustre, e con quanta cura e sollecitudine abbiano cercato di richiamare detta Nazione alla cattolica unità. E non ignorate quali frutti, per ispirazione della divina grazia, gli stessi Nostri Predecessori ricavarono dal diligente zelo verso la vostra Nazione, e quale gioia essi provarono quando poterono ottenere che molti Armeni, tornati alla professione dell’unità cattolica restarono fermi e stabili in essa. Voi avete conosciuto e scoperto con quale ammirabile valore e sommo onore della loro fama i Cattolici Armeni in tempi tristissimi abbiamo sopportato strenuamente le prove più dure nel difendere la fede cattolica e l’unità, del cui amore tanto ardevano, e con quale assidua passione questa Sede Apostolica mai abbia cessato di offrire il suo aiuto in ogni modo agli Armeni per soccorrere ai loro bisogni, soprattutto spirituali, secondo il loro rito. E poiché la gerarchia episcopale dei Vescovi Armeni finalmente ristabilita in quelle regioni che erano distanti dalla persecuzione poté in qualche modo essere conservata, questa Sede Apostolica, soprattutto preoccupata e sollecita del bene spirituale degli Armeni abitanti a Costantinopoli e nelle vicine province, dove i Vescovi non potevano risiedere, pensò che non si dovesse lasciare nulla di intentato per provvedere alla salute spirituale degli Armeni stessi. Perciò questa Santa Sede provvide con particolare cura di formare Sacerdoti per la vostra Nazione, usando l’opera anche di questo Nostro Collegio Urbano e di provvedere alle vocazioni di quelle famiglie religiose che si impegnarono con assiduità a procurare il bene spirituale della vostra Nazione. E anche conoscete bene, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, che, come allora lo permise la situazione dei tempi, fu stabilito da questa Apostolica Sede un Sovrintendente armeno insignito della dignità episcopale in codesta città di Costantinopoli; successivamente, dopo che ai cattolici Armeni, per la grande bontà dell’Imperatore Turco, fu donata la libertà nelle cose di religione (affinché con reciproca concordia gli affari religiosi potessero fiorire nel migliore dei modi) nella stessa città fu eretta una Sede Arcivescovile Primaziale per i cattolici Armeni, come bene attestano le lettere apostoliche del Nostro Predecessore di felice memoria Pio VIII [Litt. Apost. Pii VIII Quod jamdiu et Apostolatus officium die 6 Julii 1830]. Tutti poi conoscono le indefesse e particolari cure usate da Gregorio XVI Nostro Predecessore di felice memoria per stabilire un regolare ordinamento di quella amplissima Diocesi e per favorire ogni giorno più il benessere e la prosperità della Comunità Cattolica Armena.

Noi poi, allorché per imperscrutabile giudizio di Dio fummo collocati in questa sublime Cattedra del Principe degli Apostoli, subito abbracciando l’universo orbe cattolico in tutta la sua ampiezza, con l’animo e col pensiero abbiamo rivolto con particolare zelo e amore le cure della nostra paterna sollecitudine a codesta più importante parte dell’Armenia Cattolica. Infatti, utilizzando l’opera del Venerabile Fratello Innocenzo, Arcivescovo di Sidam, che abbiamo mandato come Nostro Ambasciatore straordinario presso il supremo Imperatore Turco per manifestare al medesimo Principe gli amichevoli sensi dell’animo Nostro e nel contempo riferire i Nostri desideri, non abbiamo tralasciato di raccomandare caldamente allo stesso potente Imperatore degli Ottomani gli Armeni e tutte le altre Nazioni cattoliche orientali che si trovano nel suo Stato. Ma stando a Noi sommamente a cuore di procurare i migliori vantaggi alla vostra Nazione Armena, abbiamo incaricato il nostro Venerabile Fratello di cercare diligentemente in quali condizioni si trovava la stessa Nazione Armena e Ce ne riferisse affinché, dopo maturo esame, conoscessimo quali decisioni dovessimo prendere per procurare il massimo bene spirituale al vostro popolo.

Pertanto, dopo che il predetto Venerabile Fratello, avendo adempiuto all’incarico conferitogli, Ci diede precise notizie, approvammo vari decreti redatti dai Venerabili Fratelli Cardinali di Romana Chiesa della Nostra Congregazione di Propaganda Fide e, tra gli altri, anche quello con cui non fu approvata la Società Connazionale, dalla quale si prevedeva sarebbero nati moltissimi svantaggi. Di poi abbiamo emanate le Nostre Lettere Apostoliche, con le quali conducevamo a conclusione quello che il Nostro Predecessore Pio VIII si era proposto di fare; quindi creammo altri cinque Vescovi di Rito Armeno, tra i quali fu divisa gran parte dell’antica e vastissima Diocesi di Costantinopoli.

Ma mentre avevamo viva speranza che la nuova provincia di Armenia da queste Nostre cure paterne sarebbe fiorita in prosperità e armonia, non senza grandissimo dolore dell’animo Nostro veniamo a sapere che perniciose divisioni degli animi immesse dal demonio nel vostro popolo si andavano rafforzando di giorno in giorno, tanto che poco mancò che ad aumentare queste discordie non contribuissero quelle decisioni con le quali questa Sede Apostolica voleva giovare al meglio alla vostra Nazione. Questa discordia degli animi, mai abbastanza deplorata, così gravemente si infiammò quando ambedue i partiti dissidenti, con scritti in lingua vernacola, cominciarono a discutere delle questioni religiose del popolo in forma pubblica. Tali scritti furono redatti con parole ostili e durissime, che sono contrarie alla carità cristiana e sono contrarie a quello che si richiede per difendere la mutua concordia; uscirono alla luce all’insaputa e contro il volere di questa Sede Apostolica, come abbiamo voluto fosse dichiarato attraverso ripetute lettere di questa medesima Nostra Congregazione.

Chiunque di voi sa quali scandali avvennero non senza piccolo danno della vostra Nazione, e con quale premura Noi, senza porre indugio, Ci siamo affrettati ad agire perché da Voi fossero rimossi tutti i dissensi e i contrasti, e i loro germi fossero estirpati alle radici. E non abbiamo provato piccola gioia quando, al primo Nostro intervento, seguì l’esito desiderato. Infatti, i Venerabili vostri Fratelli Antonio, Arcivescovo di Costantinopoli, e Giuliano, Arcivescovo di Petra in partibus infidelium e Nostro Vicario costì per i fedeli di rito latino, vennero da Noi, ed esposti tutti i fatti, tra di loro all’unanimità furono dello stesso parere, e con la Nostra approvazione diffusero fra il popolo ciò che avevano stabilito insieme. Sarebbe stato sommamente rallegrante per il Nostro cuore se tutte le classi del vostro popolo con uguale sollecitudine, secondo ciò che la Nostra Congregazione di Propaganda Fide predicò e non omise di insistere, avessero seguito i Nostri desideri, fidandosi pienamente delle Nostre valutazioni e decisioni che guardavano unicamente al vostro bene comune. Non saremmo costretti a piangere tutti questi danni e i mali che vennero a Voi soprattutto dalla discordia degli animi, con Nostro sommo dolore.

Poiché non cessavano queste funestissime liti e discordie, abbiamo disposto che la medesima Nostra Congregazione di Propaganda Fide si procurasse sollecitamente la conoscenza sia delle vecchie, sia delle nuove questioni del popolo armeno, e che nelle varie adunanze che i Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa della stessa Congregazione, prudenti quali sono, le esaminassero secondo le consuetudini, con assiduità, e le valutassero. Molto interessati a questo caso, ad una di tali adunanze Noi stessi partecipammo e, sentito il parere dei Cardinali, dicemmo quello che era la Nostra opinione sulle varie questioni, senza tralasciare con assidue e fervide preci di scongiurare Dio, ricco di misericordia, perché il potente aiuto della sua divina grazia aiutasse l’umile Nostra opera per il bene delle vostre anime. Dal momento che Noi non vogliamo provvedere che alla vostra felicità, abbiamo cercato di fare quelle cose che conducessero a questa salutare soluzione. Pertanto, conoscendo che i danni della vostra Nazione sono stati molto aumentati dai ricordati scritti in volgare, quegli scritti soprattutto – dopo particolare esame – abbiamo stabilito di condannare e proibire, come pure fortemente disapproviamo tutti gli altri che riguardano la stessa questione e tutti i testi che videro la luce sia prima, sia dopo quei dannati scritti, sia che siano redatti in lingua armena, sia in armeno volgare, sia in italiano, sia in francese, sia in qualunque altra lingua, dal momento che portano con sé l’odio reciproco, contrario alla carità cristiana. Abbiamo rivolto ogni Nostra cura affinché in codesto Seminario di Costantinopoli venga quotidianamente promossa un’accurata formazione del Clero e affinché le famiglie religiose vivano nel migliore ordine, abbiamo disposto che venisse emanato dalla stessa Nostra Congregazione di Propaganda Fide un decreto che vogliamo osservato diligentemente in ogni sua parte. Ad eliminare ogni controversia e sospetto, vogliamo che sappiate che Ci è stata inviata dai monaci Mechitaristi che risiedono a Venezia una professione chiara della loro fede e dottrina cattolica e una dichiarazione sottoscritta, che Ci recò molta consolazione e che soddisfece grandemente i Nostri desideri. Infatti, non solo con chiare parole professano con entusiasmo di accogliere tutti gli ordini e i decreti dai Romani Pontefici e dalle Sacre Congregazioni emanati o da emanare, e in particolare quelli che vietano la “communicatio in divinis” con gli scismatici, ma dichiarano apertamente e chiaramente che “la parte di quella Nazione, il cui bene e vantaggio unicamente riguardano il loro Istituto, si trova tragicamente separata dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e perciò dichiarano di abbracciare e riconoscere come propri fratelli quelli che la Santa Chiesa Apostolica Romana riconosce come suoi figli, e dichiarano di condannare l’errore degli Armeni scismatici, che si trovano fuori della Chiesa di Gesù Cristo, e dichiarano che non cesseranno di pregare e predicare, e coi fatti, con gli scritti e con le parole di far sì che gli stessi erranti ritornino al solo ed unico ovile di Gesù Cristo, il cui sommo Pastore, Capo e centro, è il Romano Pontefice Successore di Pietro, Principe degli Apostoli”.

Inoltre vi significhiamo che quei pensieri opportuni sono stati accettati da Noi, perché si deponga ogni timore circa i Collegi nei quali gli stessi monaci educano la gioventù Armena. Perché poi l’opera iniziata dai Nostri Predecessori e condotta a buon fine da Noi per l’ordinaria gerarchia dei Vescovi possa procedere felicemente e perché si possa dar luogo all’elezione dell’Arcivescovo Primate e degli altri Vescovi Suffraganei, abbiamo ordinato che dalla Nostra predetta Congregazione si diano disposizioni, e abbiamo comandato che esse siano comunicate allo stesso Arcivescovo e agli altri Vescovi.

Tutto questo dimostra, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, quanto fortemente Noi siamo solleciti del vostro bene, e con quanto zelo di paterno amore seguiamo nel Signore la vostra Nazione Armena. Ora poi Vi scriviamo questa lettera nella quale parliamo a Voi con amore e vi esortiamo, ammoniamo, supplichiamo che vi rivestiate, come eletti di Dio, di benignità, umiltà, modestia, pazienza, e uniti fra voi da strettissimo vincolo di concordia e carità, deponiate tutte le discordie, contese, emulazioni, ire, dissensi, e in ogni cosa seguiate la pace e la santità, e avendo gli stessi sentimenti sul medesimo argomento, siate perfetti nello stesso sentire, nello stesso parere e desiderosi di conservare nel vincolo della pace quello spirito di unità che fu così raccomandato e inculcato da Cristo Signore.

Confidiamo che seguirete queste Nostre esortazioni, ammonizioni, desideri e richieste per la Vostra filiale devozione verso Noi e questa Santa Sede, tanto più che per triste esperienza sapete quali sciagure la Vostra Nazione abbia sofferto per la discordia degli animi. Essa avrebbe avuto una sorte favorevole e serena se tutti, legati da mutua concordia, amandosi a vicenda, avessero camminato nell’amore di Dio. Pertanto, nel ricordo di quelle sciagure che vi afflissero a motivo della discordia, considerando seriamente che “ogni città o famiglia divisa danneggia se stessa” (Mt 12,25) e tenendo sempre sott’occhio quell’avvertimento dell’Apostolo “se a vicenda vi mordete e mangiate, state attenti a non distruggervi vicendevolmente” (Gal 5,15), nulla a Voi tutti sembri troppo antico o superato da non rinfocolare tra di Voi la cristiana concordia, alimentare la pace e seguirne la strada.

Tutti Voi ricorderete con quale paterna sollecitudine vi abbia inculcato questa concordia il Nostro Predecessore Pio VIII che, costituendosi codesta Sede Arcivescovile Primaziale di Costantinopoli, concluse la propria lettera apostolica con queste parole del suo e Nostro Predecessore San Leone Magno: “L’unione di tutto il corpo ne fa un’unica salute, un’unica bellezza. Questa unione di tutto il corpo richiede l’unanimità, e soprattutto la concordia dei Sacerdoti”. Questi moniti salutari non omise di ripetere, con uguale zelo l’altro Nostro Predecessore Gregorio XVI per spingervi sempre più ad esercitare e ad infiammare questa mutua concordia d’animi.

Ora rivolgiamo a Voi particolarmente il Nostro discorso, o Venerabili Fratelli, Vescovi di codesta provincia di Costantinopoli, e Vi esortiamo calorosamente nel Signore a non cessare mai, con animo concorde e compatto zelo, di esortare continuamente i fedeli a Voi affidati con le opere, con le parole e con l’esempio alla mutua concordia, alla pace e alla carità, e a spezzare e comprimere ogni moto di discordia. Affrontate tutti gli aspetti del vostro gravissimo impegno episcopale con unanimità di animi, di volontà e di pareri: “pascete il gregge di Dio a voi affidato, provvedendo non con la forza, ma spontaneamente secondo Dio... e non come padroni del Clero, ma divenuti di esempio al gregge”(1Pt 5,2-3. Prima di tutto non risparmiatevi nelle sollecitudini, nei consigli, nelle fatiche, affinché nelle Vostre Diocesi il deposito della nostra fede divina sia custodito integro e inviolato; affinché il Clero sia istruito nelle cose sante e sia plasmato ad ogni virtù e allo spirito ecclesiastico e specialmente venga istruito nelle scienze sacre, totalmente alieno da qualsiasi errore, affinché i fedeli siano istruiti nei santissimi precetti della religione cattolica e siano confermati coi doni della grazia, in modo che si allontanino dal male, e facendo il bene crescano nella scienza di Dio, e con piede sempre più sicuro camminino per le strade del Signore e percorrano la via che conduce alla vita, in modo che l’onestà dei costumi, l’integrità della vita, la virtù, la religione e la pietà crescano di giorno in giorno e vigoreggino e trionfino in tutti gli animi.

E guardando sempre all’esempio del Principe degli Apostoli, che si dichiarò mite e umile di cuore e che ci lasciò la testimonianza affinché seguiamo i suoi passi, non vogliate considerare troppo superato, Venerabili Fratelli, ricondurre alla retta via della giustizia e della verità, in spirito di dolcezza e di mansuetudine, i poveri erranti, e secondo l’insegnamento dell’Apostolo sgridarli, scongiurarli, esortarli con ogni bontà, pazienza e dottrina “in modo che spesso verso i corrigendi agisca più la benevolenza che la severità, più l’esortazione che la minaccia, più la carità che l’autorità” [Conc. Trid., sess. 13, cap. I, De Reformat.]. E se talvolta siete costretti ad assumere atteggiamenti di serietà e di severità quando – usati inutilmente i correttivi più leggeri – la gravità del male esige rimedi più energici nei confronti di coloro che hanno mancato, in ottemperanza a quanto prescritto dai Sacri Canoni state attenti a temperare la sentenza con la misericordia, lo zelo con la mansuetudine, il rigore con la delicatezza come si addice ai Pastori della Chiesa, che si devono mostrare ai loro sudditi come madre per la pietà, come padre per la disciplina.

Parliamo anche a voi tutti, diletti figli del Clero, sia secolare sia regolare, che vincolati al divino ministero avete già scelto il Signore come parte della Vostra eredità. Sudditi dei Vostri Vescovi, come si conviene, obbedienti a loro e memori della Vostra vocazione e dignità, cercate di proteggerle con la serietà dei costumi e con la santità della vita, onde possiate condurre i popoli a grande amore e venerazione per il Vostro ordine, e possiate portare ogni giorno più un valido incremento alla edificazione ecclesiale. Per cui, declinando scrupolosamente tutte le cose che sono vietate ai Chierici e che ad essi non sono convenienti, non vogliate concedervi quello che può essere di offesa agli altri ma curate sempre più di offrirvi come esempio di buone opere nella parola, nel comportamento, nella carità non finta, nella dottrina, nella fede, nella castità. Quando poi dovete andare, o per necessità o per ragione di ministero, nelle case dei secolari vedete di sostenere in tutte le Vostre azioni la dignità della persona ecclesiastica, perché brillando per l’ornamento di tutte le virtù, siate il buon profumo di Cristo. Voi, uomini religiosi, avendo davanti agli occhi il decreto della Nostra Congregazione che fu redatto il 20 agosto dello scorso anno per Nostro comando, cercate di osservarlo scrupolosamente. Non smettete mai di pregare, Voi tutti, uomini dell’uno e dell’altro Clero, di pregare Dio in continuità perché effonda i doni abbondanti della sua grazia su di Voi e sopra il popolo cristiano. Non smettete di coltivare assiduamente gli studi delle discipline divine, e delle Sacre Scritture, per poter rispondere a coloro che cercano la legge dalla vostra parola e per insegnare la parola di Dio a coloro che la ignorano ed errano. Cercando con zelo singolare e con impegno non quello che è vostro, ma di Gesù Cristo, sforzatevi, o Figli Diletti, di esercitare tutti gli uffici del Vostro ministero piamente e santamente e di dare la vostra opera unitamente ai Vostri Vescovi perché possiate procurare l’eterna salute dei fedeli e promuovere sempre più la nostra santissima religione e la sua dottrina, estirpare i semi della discordia e inculcare in tutti l’amore della concordia cristiana e della pace. Poiché ogni sapienza viene da Dio, coloro che tra voi emergono per scienza non si insuperbiscano mai, ma rendendo umili grazie al Signore datore di ogni bene, usino delle dottrine per l’edificazione propria ed altrui meditando seriamente che Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili, e che da Lui sono giudicati più severamente coloro che più hanno ricevuto. Infatti, come assai saggiamente ammonisce San Gregorio Magno, Nostro Predecessore, “quando aumentano i doni, crescono anche le ragioni del dono; perciò ognuno deve essere tanto più umile e più pronto a servire Dio quanto più si vede obbligato a renderne ragione” [S. Gregor. Homil. IX in Evang]. Soprattutto non si trovi nessuno tra Voi che sembri invidiare agli altri uomini del Vostro ordine ecclesiastico quei doni dai quali un vantaggio spirituale possa in futuro ridondare.

Ma ormai la Nostra parola si rivolge a Voi tutti, Dilettissimi Figli in Cristo della Nazione Cattolica Armena che abitate in codesta regione della provincia ecclesiastica di Costantinopoli, di qualunque ordine, età, sesso e condizione.

Noi vi esortiamo insistentemente nel Signore, per il paterno Nostro amore verso di Voi, perché, deposte tutte le discordie, le liti, le emulazioni e i dissidi abbiate fra di Voi reciproca concordia e pace, sopportandovi vicendevolmente nella carità. Vi stia molto a cuore nella professione della religione cattolica diventare ogni giorno più stabili, e aderire fermamente e costantemente a Noi e a questa Cattedra del Beatissimo Principe degli Apostoli, dando la precedenza alle opere di carità sia verso Dio, sia verso il prossimo, sempre insistendo ed eseguendo i singoli precetti della Chiesa e facendo ogni cosa in nome del Nostro Signore Gesù Cristo. Siate sottomessi e obbedienti ai vostri Vescovi, che lo Spirito Santo ha posto a governare la Chiesa di Dio. Ad essi infatti è affidata la Vostra salvezza, della quale devono rendere severissima ragione all’eterno Principe degli Apostoli, e pertanto essi hanno il dovere di vigilare, di vegliare, di lavorare per condurvi sulla via della salvezza e confermarvi sulla convenienza della dottrina e sui punti oscuri della fede, per consolidare le parti deboli, per correggere gli errori e dispensare a Voi il verbo della vita quale cibo per l’eternità. Perciò offrite docilmente le orecchie alla voce e all’autorità dei Vescovi e giammai capiti che ci sia alcuno in mezzo a Voi che resista al proprio Vescovo e in certo modo voglia imporre a lui la legge soprattutto in quegli argomenti che appartengono al ministero e all’autorità episcopali.

Parlo a Voi tutti che abitate in codesta Armenia cattolica e che siete eminenti per nobiltà di stirpe, per magnificenza e validità di servizi e per altri doni. Nulla di più utile al Vostro popolo, nulla di più prestigioso potrà mai accadere se Voi rifulgerete per onore e dignità, così pure per splendore di virtù: da Voi il popolo cristiano chiede esempi da imitare. A Voi chiediamo che, ardenti ogni giorno più dell’amore per la religione e della mutua concordia, non solo non vogliate far nulla contro la Chiesa, ma anche contro i Vostri Vescovi, come sono soliti fare coloro che sono divisi dall’unità dei cattolici. Vogliate altresì apportare tutti i vostri consigli e studi là donde la Chiesa Cattolica prenderà i maggiori vantaggi; tutti col dovuto rispetto, con ossequio e obbedienza assecondino quella suprema e piena potestà da Cristo Signore divinamente data a Pietro e ai suoi Successori, i Romani Pontefici: la potestà cioè di pascere, di reggere e di governare la Chiesa tutta, per quanto si estende; inoltre assecondino la sacra e veneranda autorità di cui godono i Vescovi presso il proprio gregge: autorità che non può essere soggetta e sottomessa ad alcun potere civile. Vedete dunque quale gloria potete procurarVi, e quale premio potete conseguire da Dio datore di ogni bene se, ubbidendo a questi Nostri ammonimenti, desideri e suppliche cercherete, per quanto sta in Voi, di procurare utilità e prosperità alla Nostra santissima religione.

Prima di concludere, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, crediamo di dover chiaramente dichiarare alcune cose circa una vicenda nella quale è stata portata gran confusione di idee e che ha dato luogo a non piccolo dissenso tra Voi: cerchiamo di togliere di mezzo tutte le ambiguità e tutti i dubbi. Certamente meritano somma lode coloro che desiderano che quella parte della Vostra Nazione Armena che ancora si dibatte miseramente nello scisma ritorni all’unità cattolica. Infatti questo desiderio risponde sia agli ardentissimi voti di Santa Madre Chiesa, che non cessa di pregare e supplicare Dio perché tutti i figli dissidenti ritornino al suo seno e al suo abbraccio, sia alle cure instancabili di questa Santa Sede che tanto s’affaticò per questo fine e non cessa di adoperarsi. E Noi stessi, come sapete da tempo, già all’inizio del Nostro Pontificato, utilizzando per l’occasione il nostro citato Legato presso l’illustre Imperatore dei Turchi, abbiamo inviato una lettera  alle Nostre Chiese orientali, con la quale esortammo in modo affettuoso ed equilibrato che si adoperassero perché si affrettasse il momento dell’unione alla Chiesa Cattolica. Volesse il cielo che tutta la vostra Nazione, rispondendo alla grazia celeste, respinti gli errori, tornasse in unità di spirito all’unico ovile di Cristo , dal quale è lontano chiunque non si unisce con questa Sede di San Pietro, dalla quale partono i diritti della comunione verso tutti . Ad essa vanno riferiti ogni obbedienza ed ogni onore; ad essa, che è il più importante centro, fanno necessariamente capo da ogni parte ogni Chiesa e tutti i fedeli .

Noi saremmo infinitamente consolati e l’intiera Chiesa esulterebbe d’una gioia grande se tutta la Vostra Nazione ritornasse all’unità cattolica. Da ciò comprendete, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, che Noi non solo non possiamo approvare il modo di agire di coloro che con asprezza e durezza si comportano con gli scismatici della Vostra Nazione, né hanno verso di loro il dovuto rispetto, anzi disapproviamo pienamente coloro che senza amore e benevolenza, ma addirittura con rigore e severità perseguitano anche quelli che dal funesto scisma si sono convertiti all’unità cattolica.

Ma nello stesso tempo non possiamo tollerare che alcuni, col pretesto di promuovere l’unione cattolica, non vogliano che vi sia nessuna distinzione circa gli errori degli scismatici e, abusando dell’attenzione con la quale questa Santa Sede si preoccupò di proteggere gli antichi e santi riti della Chiesa Orientale, ritengano che in questa materia non si debba procedere in modo molto accurato perché si agisce alla presenza degli scismatici, e pensino che sono da eliminare alcuni usi che nella Vostra Nazione cattolica furono regolarmente introdotti, affinché in modo più solenne si mostrasse quanto fortemente la Vostra Nazione Cattolica sia distante dall’eresia e dallo scisma e aderisca fermamente all’unità cattolica. E codesti uomini vorrebbero anche che fossero rimosse alcune opere e regole ecclesiastiche che l’esperienza dimostrò chiaramente doversi aggiungere alla disciplina dei vecchi Canoni, mentre la Chiesa cattolica di gran lunga lontana dall’eresia e dallo scisma, che sono cose morte, è vigorosa di vita eterna. Arricchita di tesori celesti, maestra di verità e segno di salvezza, essa è feconda genitrice di molte sante opere e di bellissime istituzioni, con le quali favorisce la religione, la pietà, l’umanità e tutte le virtù e mai cessa di provvedere al bene comune, all’ordine, alla prosperità e alla concordia. E non ignorate che lo stesso Nostro Predecessore Gregorio XVI, contro le opinioni di codesti uomini che la pensavano in tal modo, pubblicò una sua Lettera Apostolica che sotto la data del 3 febbraio 1832 cominciava Inter gravissimas. Invero sembra singolare e degno di stupore che codesti studiosi dei riti non dubitino che in altri articoli si allontanano dai Canoni della stessa Chiesa Orientale.

Venerabili Fratelli e Diletti Figli, dopo tutto questo che in ossequio al Nostro ufficio e per amore verso la Vostra Nazione Armena abbiamo creduto opportuno Noi stessi significarvi e dichiararvi con questa Nostra Lettera, al fine di togliere ogni dubbio e ambiguità, Ci rafforziamo nella speranza che, aiutandoci Iddio in questi Nostri ardentissimi voti, la concordia e la pace, dalle quali la Vostra Nazione può trarre ogni vera prosperità, di nuovo risorgano nell’animo di voi tutti e regnino. Perché così salutare ed auspicata pace possa essere raggiunta più facilmente da Voi, con questa Lettera imponiamo un perpetuo e totale silenzio sulle passate questioni e controversie, e vietiamo ogni recriminazione e polemica che possano turbare la pace tra i fedeli Armeni, e parimenti espressamente e severamente proibiamo che gli eretici o gli scismatici mandino note incendiarie a coloro che sono in comunione con la Sede Apostolica. Se infatti ci saranno – il che auspichiamo non accada giammai – coloro che non agiscono rettamente o ingenerano sospetti, si dovrà provvedere adeguatamente e prima di tutto si dovrà esporre il caso a questa Sede Apostolica con opportuni e legali documenti. Per cui, dopo questi Nostri moniti e questa dichiarazione, tutti gli agitatori di qualunque classe e ordine in futuro saranno rei di gravissima Colpa, né potranno in alcun modo o con un pretesto scusarsi affinché non si usi contro di essi la dovuta severità. Ma i reiterati e luminosi attestati di filiale pietà, di amore e di devozione verso Noi e questa Santa Sede, che abbiamo ricevuto da tutte le parti della Vostra cattolica Armenia, Ci danno fondata speranza che la Vostra Nazione darà a Noi molta consolazione, letizia e gioia. Fondati su questa fiducia, non tralasciamo in ogni orazione e supplica di ringraziare e pregare umilmente e intensamente il clementissimo Padre di misericordia, affinché voglia elargire a Voi, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, tutte le cose prospere e salutari, e che “la pace di Dio, che supera ogni realtà, custodisca i vostri cuori e le vostre menti e che la grazia di Gesù Cristo e la comunione dello Spirito Santo siano con voi tutti”.

A voi tutti, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, impartiamo teneramente con intimo affetto del cuore l’Apostolica Benedizione, auspice e testimone del Nostro ardente, paterno amore verso di voi.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 2 febbraio 1854, anno ottavo del Nostro Pontificato.

 



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