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LETTERA ENCICLICA
RAPPRESENTANTI IN TERRA*
AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI
AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE
PACE E COMUNIONE:
SULL'EDUCAZIONE CRISTIANA DEI GIOVANI.
PIO PP. XI
VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

 

Introduzione

Rappresentanti in terra di quel Divino Maestro, il quale, pure abbracciando nella immensità del suo amore gli uomini tutti, anche peccatori e indegni, mostrò tuttavia di prediligere con una tenerezza specialissima i fanciulli e si espresse in quelle parole tanto commoventi: «lasciate che i pargoli vengano a me» [1],  abbiamo anche Noi in tutte le occasioni cercato di mostrare la predilezione tutta paterna che loro portiamo, particolarmente nelle cure assidue e negl'insegnamenti opportuni che toccano l'educazione cristiana della gioventù.

Motivi di trattare dell'Educazione cristiana.

Cosi facendoci eco del Divino Maestro, abbiamo rivolto la parola salutare, ora dell'ammonimento, ora dell'esortazione, ora della direzione, e ai giovani e agli educatori, e ai padri e alle madri di famiglia, su varii punti dell'educazione cristiana, con quella sollecitudine che si conviene al Padre comune di tutti i fedeli, e con quella insistenza opportuna ed importuna, che spetta all'ufficio pastorale, inculcata dall'Apostolo: «Insisti a tempo opportuno e anche non opportuno: riprendi, esorta, sgrida, con grande pazienza e dottrina» [2], richiesta dai tempi nostri, nei quali purtroppo si deplora una si grande mancanza di chiari e sani principi, anche circa i problemi più fondamentali.

Ma la stessa accennata condizione generale dei tempi, l'attuale vario agitarsi del problema scolastico e pedagogico nei varii paesi e il conseguente desiderio manifestatoci con filiale confidenza da molti di voi e dei vostri fedeli, Venerabili Fratelli, e l'affetto Nostro tanto intenso, come dicemmo, verso la gioventù, Ci muovono a tornare più di proposito sull'argomento, se non per trattarlo in tutta la sua quasi inesauribile ampiezza di dottrina e di pratica, almeno per riassumerne i principi supremi, metterne in piena luce le precipue conclusioni e additarne le pratiche applicazioni.

Sia questo il ricordo, che del Nostro giubileo sacerdotale, con intenzione ed affetto tutto particolare, dedichiamo alla cara gioventù e raccomandiamo a quanti hanno missione e dovere di occuparsi della sua educazione.

In verità, non mai come ai tempi presenti si è ragionato tanto di educazione; onde si moltiplicano i maestri di nuove teorie pedagogiche, si escogitano, si propongono e discutono metodi e mezzi, non solo a facilitare, ma a creare una educazione nuova di infallibile efficacia, la quale valga a formare le nuove generazioni per l'agognata felicità su questa terra.

Gli è che gli uomini, da Dio creati a sua immagine e somiglianza, ed a Lui, perfezione infinita, destinati, come avvertono, oggi più che mai nell'abbondanza del progresso materiale odierno, l'insufficienza dei beni terrestri per la vera felicità degli individui e dei popoli, così sentono più vivo in sè lo stimolo verso una perfezione più alta, inserito nella loro stessa natura ragionevole dal Creatore, e vogliono conseguirla principalmente con l'educazione. Se non che, molti di essi, quasi insistendo di soverchio nel senso etimologico della parola, pretendono estrarla dalla medesima natura umana ed attuarla con le sole sue forze. Onde in ciò errano facilmente, giacchè, invece di dirigere la mira a Dio, primo principio e ultimo fine di tutto l'universo, si ripiegano e giacciono su sè stessi, attaccandosi esclusivamente alle cose terrestri e temporanee; sicchè continua ed incessante sarà la loro agitazione fino a quando non rivolgano gli occhi e l'opera all'unica mèta della perfezione, Dio, secondo la profonda sentenza di S. Agostino: «Ci creasti, o Signore, per Te, e inquieto è il cuor nostro fintantochè in Te non si riposi» [3]. 

Essenza, importanza ed eccellenza dell'Educazione cristiana.

Egli è dunque di suprema importanza non errare nell'educazione, come il non errare nella direzione verso il fine ultimo, con il quale è intimamente e necessariamente connessa tutta l'opera dell'educazione. Infatti, poichè l'educazione consiste essenzialmente nella formazione dell'uomo, quale egli deve essere e come deve comportarsi in questa vita terrena per conseguire il fine sublime pel quale fu creato, è chiaro che, come non può darsi vera educazione che non sia tutta ordinata al fine ultimo, così, nell'ordine presente di Provvidenza, dopo cioè che Dio ci si è rivelato nel Figlio suo Unigenito, che solo è «via e verità e vita», non può darsi adeguata e perfetta educazione se non l'educazione cristiana.

Onde si fa manifesta l'importanza suprema, della educazione cristiana, non soltanto per i singoli individui, ma e per le famiglie e per tutta quanta la umana convivenza, giacchè la perfezione di questa non può non risultare dalla perfezione degli elementi che la compongono. E similmente, dai principi accennati si fa chiara e manifesta l'eccellenza, si può ben dire insuperabile, dell'opera dell'educazione cristiana, come quella che mira, in ultima analisi, ad assicurare il Sommo Bene, Dio, alle anime degli éducandi, ed il massimo di benessere, possibile in questa terra, all'umana convivenza. E ciò nel modo più efficace che sia possibile da parte dell'uomo, nel cooperare cioè con Dio al perfezionamento degli individui e della società, in quanto la educazione imprime agli animi la prima, ]a più potente e la più duratura direzione nella vita, secondo la notissima: sentenza del Savio: «Il giovinetto, secondo la via che ha presa, anche quando sarà invecchiato non se ne scosterà» [4]. Diceva perciò con ragione S. Giovanni Crisostomo: «Che v'ha di più grande se non governare gli animi, se non formare i costumi dei giovinetti» [5].

Ma non vi ha parola che ci riveli la grandezza, la bellezza ed eccellenza soprannaturale dell'opera dell'educazione cristiana, quanto la sublime espressione d'amore onde Gesù Signor Nostro, identificandosi con i fanciulli, dichiara: «Chi avrà ricevuto uno di questi piccoli in nome mio, riceve me» [6].

Partizione della trattazione

Pertanto, per non errare in quest'opera di somma importanza, e per condurla nel modo migliore che sia possibile, con l'aiuto della grazia divina, è necessario avere l'idea chiara ed esatta dell'educazione cristiana nelle sue ragioni essenziali, e cioè: a chi spetta la missione di educare, quale è il soggetto dell'educazione, quali le circostanze necessarie dell'ambiente, quale è il fine e la forma propria dell'educazione cristiana, secondo l'ordine stabilito da Dio nell'economia della sua Provvidenza.

A chi appartiene l'Educazione.

L'educazione è opera necessariamente sociale, non solitaria. Ora tre sono le società necessarie, distinte e pur armonicamente congiunte da Dio, in seno alle quali nasce l'uomo: due società di ordine naturale, quali sono la famiglia e la società civile; la terza, la Chiesa, di ordine soprannaturale. Dapprima la famiglia, istituita immediatamente da Dio al fine suo proprio, che è la procreazione ed educazione della prole, la quale perciò ha priorità di natura, e quindi una priorità di diritti, rispetto alla società civile. Nondimeno, la famiglia è società imperfetta, perchè non ha in sè tutti i mezzi per il proprio perfezionamento; laddove la società civile è società perfetta, avendo in sè tutti i mezzi al fine proprio, che è il bene comune temporale, onde, per questo rispetto, cioè in ordine al bene comune, essa ha preminenza sulla famiglia, la quale raggiunge appunto nella società civile la sua conveniente perfezione temporale. La terza società, nella quale nasce l'uomo, mediante il Battesimo, alla vita divina della Grazia, è la Chiesa, società di ordine soprannaturale e universale, società perfetta, perchè ha in sè tutti i mezzi al suo fine, che è la salvezza eterna degli uomini, e pertanto suprema nel suo ordine.

Per conseguenza, l'educazione, la quale riguarda tutto l'uomo, individualmente e socialmente, nell'ordine della natura e in quello della grazia, appartiene a tutte e tre queste società necessarie, in misura proporzionata, corrispondente, secondo il presente ordine di provvidenza stabilito da Dio, alla coordinazione dei loro rispettivi fini.

In ispecie: Alla Chiesa.

E dapprima, essa appartiene in modo sopraeminente alla Chiesa, per due titoli di ordine soprannaturale, da Dio stesso a Lei esclusivamente conferiti, e perciò assolutamente superiori a qualsiasi altro titolo di ordine naturale.

In modo sopraeminente.

Il primo sta nella espressa missione ed autorità suprema di magistero, datale dal suo Divino Fondatore: «Ogni potere è stato dato a me in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo: insegnando loro ad osservare tutto quanto v'ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» [7]. Al quale Magistero è stata da Cristo conferita l'infallibilità in una col mandato d'insegnare la sua dottrina; onde la Chiesa «fu costituita dal Divino suo Autore colonna e fondamento della verità, affinchè insegni agli uomini la fede divina, e ne custodisca integro e inviolato il deposito affidatole, e diriga ed informi gli uomini e le loro consociazioni ed azioni ad onestà di costumi ed integrità di vita, a norma della dottrina rivelata» [8].

Maternità soprannaturale.

Il secondo titolo è la Maternità soprannaturale onde la Chiesa, Sposa immacolata di Cristo, .genera, nutre ed educa le anime nella vita divina della grazia, con i suoi Sacramenti e il suo insegnamento. Perciò a buon diritto afferma S. Agostino: «Non avrà Dio per padre, chi avrà rifiutato di avere la Chiesa per madre» [9].

Pertanto, nell'obietto proprio della sua missione educativa, cioè: «nella fede e nella istituzione dei costumi, Dio stesso ha fatto la Chiesa partecipe del divino magistero, e, per beneficio divino, immune da errore; ond'è degli uomini maestra suprema e sicurissima, e le è insito inviolabile diritto a libertà di magistero» [10].  E per necessaria conseguenza, la Chiesa è indipendente da qualsiasi potestà terrena, come nell'origine così nell'esercizio della sua missione educativa, non solo rispetto al suo obietto proprio, ma anche rispetto ai mezzi necessari e convenienti per adempirla. Quindi, rispetto ad ogni altra disciplina ed insegnamento umano, che in sè considerato è patrimonio di tutti, individui e società, la Chiesa ha diritto indipendente di usarne e principalmente di giudicarne in quanto possa essere giovevole o contrario all'educazione cristiana. E ciò, sia perchè la Chiesa, come società perfetta, ha diritto indipendente sui mezzi al suo fine, sia perchè ogni insegnamento, al pari di ogni azione umana, ha necessaria relazione di dipendenza dal fine ultimo dell'uomo, e però non può sottrarsi alle norme della legge divina, di cui è custode, interprete e maestra infallibile la Chiesa.

Il che, con perspicua sentenza, dichiara  Pio X di s. m.: «Qualunque cosa faccia il cristiano, anche nell'ordine delle cose terrene, non gli è lecito di trascurare i beni soprannaturali, chè anzi deve secondo gli insegnamenti della cristiana sapienza dirigere tutte quante le cose al bene supremo come ad ultimo fine: tutte le sue azioni inoltre, in quanto sono buone o cattive in ordine ai costumi, ossia in quanto convengono o meno col diritto naturale e divino, sotto stanno al giudizio e alla giurisdizione della Chiesa»[11].

Ed è degno di nota come abbia saputo bene intendere ed esprimere questa dottrina cattolica fondamentale un laico, mirabile scrittore quanto profondo e coscienzioso pensatore: «La Chiesa non dice che la morale appartenga puramente (nel senso d'esclusivamente) a lei; ma che appartiene a lei totalmente. Non ha mai preteso che, fuori del suo grembo, e senza il suo insegnamento, l'uomo non possa conoscere alcuna verità morale: ha anzi riprovata quest'opinione più d'una volta, perchè è comparsa in più d'una forma. Dice bensì, come ha detto e dirà sempre, che, per l'istituzione che ha avuta da Gesù Cristo, e per lo Spirito Santo mandatole in suo nome dal Padre, essa sola possiede originariamente e inammissibilmente l'intera verità morale (omnem veritatem) nella quale tutte le verità particolari della morale sono comprese, tanto quelle che l'uomo può arrivare a conoscere col semplice mezzo della ragione, quanto quelle che fanno parte della rivelazione, o che si possono dedurre da questa» [12].

Estensione dei diritti della Chiesa.

Adunque, di pieno diritto, la Chiesa promuove le lettere, le scienze e le arti, in quanto necessarie o giovevoli all'educazione cristiana, oltre che a tutta la sua opera per la salvezza delle anime, anche fondando e mantenendo scuole ed istituzioni proprie in ogni disciplina e in ogni grado di cultura [13]. Nè è da stimarsi. aliena dal suo magistero materno la stessa educazione fisica, come la chiamano, appunto perchè anch'essa ha ragione di mezzo che può giovare o nuocere all'educazione cristiana.

E quest'opera della Chiesa in ogni genere di cultura, come è d'immenso giovamento alle famiglie e alle nazioni che senza Cristo si perdono, come giustamente riflette S. Ilario: «Cosa v'ha di più pericoloso per il mondo che non accogliere Cristo!» [14], così non reca il minimo inconveniente agli ordinamenti civili, perchè la Chiesa, nella sua prudenza materna, e non si oppone a che le sue scuole ed istituzioni educative per i laici si uniformino, in ciascuna nazione, alle legittime disposizioni dell'autorità. civile, ed è in ogni modo pronta ad accordarsi con questa, e a provvedere di comune intesa, dove sorgessero difficoltà.

Inoltre, è diritto inalienabile della Chiesa, e insieme suo dovere indispensabile, vigilare tutta l'educazione dei suoi figli, i fedeli, in qualsiasi istituzione, pubblica o privata, non soltanto rispetto all'insegnamento religioso ivi impartito, ma per ogni altra disciplina e per ogni ordinamento, in quanto abbiano relazione con la religione e la morale [15].

Nè l'esercizio di questo diritto potrà. stimarsi ingerenza indebita, ma preziosa provvidenza materna della Chiesa, nel tutelare i suoi figli dai gravi pericoli di ogni veleno dottrinale e morale. Ed anche questa vigilanza della Chiesa, come non può creare nessun vero inconveniente, così non può non recare efficace giovamento all' ordine e al benessere delle famiglie e della società civile, tenendo lontano dalla gioventù quel veleno morale, che in questa età inesperta e mobile suole avere più facile presa e più rapida estensione nella pratica. Giacchè, senza la retta istituzione religiosa e morale — come sapientemente avverte Leone XIII — «malsana sarà, ogni coltura degli animi: i giovinetti non abituati al rispetto di Dio non potranno sopportare alcuna disciplina di onesto vivere, e usi a non negare mai niente alle loro cupidigie, facilmente saranno indotti a sconvolgere gli Stati» [16].

Quanto all'estensione della missione educativa della Chiesa, essa si allarga su tutte le genti senza limitazione, secondo il mandato di Cristo: «Ammaestrate tutte le genti» [17]; nè vi ha potestà terrena che possa legittimamente contrastarla o impedirla. E dapprima si estende su tutti i fedeli, dei quali essa ha sollecita cura come tenerissima Madre. E perciò per essi ha in tutti i secoli creato e promosso una moltitudine ingente di scuole ed istituzioni in ogni ramo di sapere; poichè — come dicemmo in una recente occasione — «fino in quel lontano medioevo, nel quale erano così numerosi (qualcuno ha voluto dire fin troppo numerosi) i monasteri, i conventi, le chiese, le collegiate, i capitoli cattedrali e non cattedrali, presso ognuna di queste istituzioni era un focolare scolastico, un focolare di istruzione e di educazione cristiana: Ed a tutto ciò bisogna aggiungere le Università tutte, Università sparse in ogni paese e sempre per iniziativa e sotto la guardia della Santa Sede e della Chiesa. Quello spettacolo magnifico che ora vediamo meglio, perchè è più vicino a noi e in condizioni più grandiose, come portano le condizioni del secolo, fu lo spettacolo di tutti i tempi; e coloro che studiano e confrontano gli avvenimenti restano meravigliati di quello che la Chiesa ha saputo fare in questo ordine di cose, meravigliati del modo col quale la Chiesa ha saputo corrispondere a quella missione che Iddio le affidava di educare le generazioni umane alla vita cristiana, e raggiungere tanti magnifici frutti e risultati. Ma se desta meraviglia che la Chiesa in ogni tempo abbia saputo raccogliere intorno a sè centinaia e migliaia e milioni di allievi della sua missione educatrice, non minore è quella che ci deve colpire, quando si riflette a quello che ha saputo fare non solo nel campo della educazione, ma anche in quello della istruzione vera e propria. Poichè, se tanti tesori di cultura, di civiltà, di letteratura si sono potuti conservare, si debbono a quell'atteggiamento per il quale la Chiesa, anche nei più lontani e barbari tempi, ha saputo far brillare tanta luce nel campo delle lettere, della filosofia, dell'arte e particolarmente dell'architettura» [18]. 

E tanto ha potuto e saputo fare la Chiesa, perchè la sua missione educativa si estende anche ai non fedeli, essendo tutti gli uomini chiamati ad entrare nel Regno di Dio ed a conseguire l'eterna salvezza. Come ai nostri giorni, in cui le sue Missioni spargono a migliaia le scuole in tutte le regioni e paesi non ancora cristiani, dalle due rive del Gange al fiume Giallo e alle grandi isole ed arcipelaghi dell'Oceano, dal Continente nero alla Terra del fuoco e alla gelida Alaska, così in tutti i tempi la Chiesa con i suoi Missionari ha educato alla vita cristiana e alla civiltà le diverse genti che ora costituiscono le nazioni cristiane del mondo civile.

Laonde resta con evidenza assodato, come di diritto, e ancora di fatto, appartenga in modo sopraeminente alla Chiesa la missione educativa, e come ad ogni intelletto scevro di pregiudizi non sia concepibile alcun motivo ragionevole di contrastare o impedire alla Chiesa quella stessa opera, della quale ora il mondo gode i benefici frutti.

Armonia dei diritti della Chiesa con quella della Famiglia e dello Stato.

Molto più che con tale sopraeminenza della Chiesa, non solo diritti della Chiesa con quella della Fa- non sono in opposizione, ma sono anzi in perfetta armonia, i diritti, e della famiglia, e dello Stato, e anche i diritti dei singoli individui rispetto alla giusta libertà della scienza, dei metodi scientifici e di ogni cultura profana in generale. Giacchè, per indicare subito la ragione fondamentale di siffatta armonia, l'ordine soprannaturale, al quale appartengono i diritti della Chiesa, non solo non distrugge nè menoma l'ordine naturale, al quale appartengono gli altri diritti menzionati, ma anzi lo eleva e lo perfeziona, ed ambedue gli ordini si prestano mutuo aiuto e quasi complemento rispettivamente proporzionato alla natura e dignità di ciascuno, appunto perchè entrambi procedono da Dio, il quale non si può contraddire: «Le opere di Dio sono perfette, tutte le sue vie son giustizia» [19]. 

Il che si vedrà più chiaramente, considerando, a parte e più da presso, la missione educativa della famiglia e dello Stato.

Alla Famiglia.

E per primo, con la missione educativa della Chiesa concorda mirabilmente la missione educativa della famiglia, poichè entrambe procedono da Dio, in modo assai somigliante. In fatti alla famiglia, nell'ordine naturale, Iddio comunica immediatamente la fecondità, principio di vita e quindi principio di educazione alla vita, insieme con l'autorità, principio di ordine.

Diritto anteriore a quello dello Stato.

Dice l'Angelico Dottore, con la sua consueta nitidezza di pensiero e precisione di stile: «Il padre carnale partecipa in modo particolare la ragione di principio, la quale in modo universale si trova in Dio... Il padre è principio e della generazione e dell'educazione e della disciplina, e di tutto ciò che si riferisce al perfezionamento della vita umana» [20]. 

La famiglia ha dunque immediatamente dal Creatore la missione e quindi il diritto di educare la prole, diritto inalienabile perchè inseparabilmente congiunto con lo stretto obbligo, diritto anteriore a qualsiasi diritto della società civile e dello Stato, e quindi inviolabile da parte di ogni potestà terrena.

Diritto inviolabile, ma non dispotico.

Quanto alla inviolabilità di questo diritto, ne dà ragione l'Angelico: «Il figlio infatti naturalmente è qualche cosa del padre... onde è di diritto naturale che il figlio, avanti l'uso di ragione, sia sotto la cura del padre. Sarebbe pertanto andar contro la giustizia naturale, se il fanciullo avanti l'uso di ragione fosse sottratto alla cura dei genitori, o di lui in qualche modo si disponesse contro la volontà dei genitori» [21]. E poichè l'obbligo della cura dei parenti continua sino a quando la prole sia in grado di provvedere a se stessa, perdura anche il medesimo inviolabile diritto educativo dei genitori. «Poichè la natura non intende soltanto la generazione della prole, ma anche il suo svilupparsi e progredire fino al perfetto stato dell'uomo in quanto è uomo, cioè lo stato di virtù», dice il medesimo Angelico Dottore [22].

Pertanto la sapienza giuridica della Chiesa così si esprime in questo argomento, con precisione e chiarezza comprensiva, nel Codice di Diritto Canonico nel Can. 1113: «I genitori sono gravemente obbligati a curare a tutto potere l'educazione sia religiosa e morale che fisica e civile della prole, e della prole stessa provvedere anche al bene temporale» [23].

Su questo punto è talmente concorde il senso comune del genere umano, da mettersi in aperta contraddizione con esso quanti osassero sostenere che la prole, prima che alla famiglia, appartenga allo Stato, e che lo Stato abbia sulla educazione diritto assoluto. Insussistente è poi la ragione, che costoro adducono, l'uomo nascere  cittadino e perciò appartenere primariamente allo Stato, non riflettendo, che, prima di essere cittadino, l'uomo deve esistere, e l'esistenza non l'ha dallo Stato, ma dai parenti; come sapientemente dichiara Leone XIII: «I figli sono qualche cosa del padre, e della persona paterna come un'estensione: e se vogliamo parlare con esattezza, non essi per se medesimi, ma attraverso la comunità domestica, nella quale sono stati generati, entrano a far parte della civile società» [24]. Pertanto: «La patria potestà è di tale natura che non può essere nè soppressa nè assorbita dallo Stato, perchè ha il medesimo comune principio con la vita stessa dell'umanità» [25], dice nella medesima Enciclica Leone XIII. Dal che però non segue che il diritto educativo dei genitori sia assoluto o dispotico, poichè è inseparabilmente subordinato al fine ultimo e alla legge naturale e divina, come dichiara lo stesso Leone XIII, nell'altra sua memorabile enciclica «dei principali doveri di cittadini cristiani», dove così espone in compendio la somma dei diritti e doveri dei parenti: «Da natura i genitori hanno il diritto della formazione dei figli, con questo dovere in più, che e l'educazione e l'istruzione del fanciullo s'accordi col fine in grazia del quale, per beneficio di Dio, hanno avuto la prole. Debbono pertanto i genitori sforzarsi ed energicamente insistere per impedire in questa materia ogni attentato, e in modo assoluto assicurare che a loro rimanga il potere di educare come si deve cristianamente i figli, e massimamente di negarli a quelle scuole nelle quali v'è pericolo che bevano il tristo veleno dell'empietà» [26].

Si ponga poi mente che l'obbligo educativo della famiglia comprende non soltanto l'educazione religiosa e morale, ma altresì la fisica e la civile [27], principalmente in quanto hanno relazione con la religione e la morale.

Riconosciuto dalla Giurisprudenza civile.

Tale diritto incontrastabile della famiglia è stato varie volte riconosciuto giuridicamente presso nazioni nelle quali si ha cura di rispettare il diritto naturale negli ordinamenti civili. Così, per citare un esempio, tra i più recenti, la Corte Suprema della Repubblica Federale degli Stati Uniti dell'America settentrionale, nella decisione di una importantissima controversia, dichiarò: «non competere allo Stato nessuna potestà generale di stabilire un tipo uniforme di educazione per la gioventù, costringendola a ricevere l'istruzione soltanto dalle scuole pubbliche», soggiungendone la ragione di diritto naturale: «Il fanciullo non è una mera creatura dello Stato; quelli che lo allevano e lo dirigono hanno il diritto, congiunto con l'alto dovere, di educarlo e prepararlo all'adempimento dei suoi doveri» [28].

Tutelato dalla Chiesa

La storia è testimone, come, segnatamente nei tempi moderni, si sia data e si dia da parte dello Stato violazione dei diritti conferiti dal Creatore alla famiglia, laddove essa dimostra splendidamente come la Chiesa li ha sempre tutelati e difesi; e la miglior prova di fatto sta nella fiducia speciale delle famiglie verso le scuole della Chiesa, come scrivemmo nella recente Nostra lettera al Card. Segretario di Stato: «La famiglia si è subito accorta che è così, e dai primi giorni del Cristianesimo fino ai giorni nostri, padri e madri, anche se poco o nulla credenti, mandano e portano a milioni i loro figli agli istituti educativi fondati e diretti dalla Chiesa» [29].

Gli è che l'istinto paterno, che viene da Dio, si orienta con fiducia verso la Chiesa, sicuro di trovarvi la tutela dei diritti della famiglia, insomma quella concordia che Dio ha posto nell'ordine delle cose. La Chiesa, in fatti, quantunque, conscia com'è della sua divina missione universale e dell'obbligo che tutti gli uomini hanno di seguire l'unica vera religione, non si stanca di rivendicare a sè il diritto e di ricordare ai genitori il dovere di far battezzare ed educare cristianamente i figli di parenti cattolici: è però tanto gelosa della inviolabilità del diritto naturale educativo della famiglia, che non consente, se non sotto determinate condizioni e cautele, di battezzare i figli degli infedeli, o comunque disporre della loro educazione, contro la volontà dei genitori, sino a quando i figli non si possano determinare da sè abbracciando liberamente la Fede [30]. 

Abbiamo pertanto, come rilevammo nel citato nostro discorso, due fatti di altissima importanza: «la Chiesa che mette a disposizione delle famiglie il suo ufficio di maestra e di educatrice, le famiglie che corrono a profittarne e danno alla Chiesa a centinaia, a migliaia i loro figli, e questi due fatti richiamano e proclamano una grande verità, importantissima nell'ordine morale e sociale. Essi dicono che la missione dell' educazione spetta innanzi tutto, sopratutto, in primo luogo alla Chiesa e alla Famiglia, spetta a loro per diritto naturale e divino e perciò in modo inderogabile, ineluttabile, insurrogabile» [31].

Allo Stato

Da tale primato della missione educativa della Chiesa e della famiglia siccome grandissimi vantaggi, come abbiamo veduto, provengono a tutta la società. cosi nessun danno può venire ai veri e propri diritti dello Stato rispetto all'educazione dei cittadini secondo l'ordine da Dio stabilito.

In ordine al bene comune

Questi diritti sono partecipati alla società civile dall'autore stesso della natura, non per titolo di paternità, come alla Chiesa e alla famiglia. ma bensì per l'autorità che ad essa compete per il promovimento del bene comune temporale che è appunto il fine suo proprio. Per conseguenza, l'educazione non può appartenere alla società civile nel medesimo modo, in cui appartiene alla Chiesa e alla famiglia, ma in modo diverso corrispondente al suo fine proprio.

Due funzioni

Ora, questo fine, il bene comune di ordine temporale, consiste nella pace e sicurezza, onde le famiglie e i singoli cittadini godano nell'esercizio dei loro diritti, e insieme nel maggior benessere spirituale e materiale che sia possibile nella vita presente, mediante l'unione e il coordinamento della opera di tutti. Doppia è dunque la funzione dell'autorità civile, che risiede nello Stato: proteggere e promuovere; non già assorbire la famiglia e l'individuo, o sostituirsi ad essi.

Pertanto, in ordine all'educazione, è diritto, o per dir meglio, dovere dello Stato proteggere nelle sue leggi il diritto anteriore — che abbiamo sopra descritto — della famiglia sull'educazione cristiana della prole: e, per conseguenza, rispettare il diritto soprannaturale della Chiesa su tale educazione cristiana.

Similmente spetta allo Stato proteggere il medesimo diritto nella prole, quando venisse a mancare fisicamente o moralmente l'opera dei genitori, per difetto, incapacità o indegnità, giacchè, il loro diritto educativo, come sopra dichiarammo, non è assoluto o dispotico, ma dipendente dalla legge naturale e divina, e perciò sottoposto all'autorità e giudizio della Chiesa, ed altresì alla vigilanza e tutela giuridica dello Stato in ordine al bene comune; e inoltre la famiglia non è società perfetta che abbia in sè tutti i mezzi necessarii al suo perfezionamento. Nel quale caso, eccezionale, del resto, lo Stato non si sostituisce già alla famiglia, ma supplisce al difetto e provvede con i mezzi acconci, sempre in conformità con i diritti naturali della prole e i diritti soprannaturali della Chiesa.

In generale poi, è diritto e dovere dello Stato proteggere, secondo le norme della retta ragione e della Fede, l'educazione morale e religiosa della gioventù, rimovendone le cause pubbliche ad essa contrarie.

Principalmente appartiene allo Stato, in ordine al bene comune, promuovere in molti modi la stessa educazione ed istruzione della gioventù. Dapprima e per sè, favorendo ed aiutando l'iniziativa e l'opera della Chiesa e delle famiglie, la quale quanto sia efficace, vien dimostrato dalla storia e dall'esperienza. Di poi, completando questa opera, dove essa non arriva o non basta, anche per mezzo di scuole ed istituzioni proprie, perchè lo Stato più di chiunque altro è provveduto dei mezzi, che sono messi a sua disposizione per le necessità di tutti, ed è giusto che li adoperi a vantaggio di quelli stessi dai quali essi vengono [32].

Inoltre lo Stato può esigere e quindi procurare che tutti i cittadini abbiano la necessaria conoscenza dei loro doveri civili e nazionali, e un certo grado di cultura intellettuale, morale e fisica, che, attese le condizioni dei nostri tempi, sia veramente richiesto dal bene comune.

Tuttavia, è chiaro che, in tutti questi modi di promuovere l'educazione e l'istruzione pubblica e privata, lo Stato deve rispettare i diritti nativi della Chiesa e della famiglia sull'educazione cristiana, oltre che osservare la giustizia distributiva. Pertanto, è ingiusto ed illecito ogni monopolio educativo o scolastico, che costringa fisicamente o moralmente le famiglie a frequentare le scuole dello Stato contro gli obblighi della coscienza cristiana, o anche contro le loro legittime preferenze.

Quale educazione può riservarsi.

Ciò però non toglie che per la retta amministrazione della cosa pubblica e per la difesa interna ed esterna della pace, cose tanto necessarie al bene comune e che richiedono speciali attitudini e speciale preparazione, lo Stato si riserbi l'istituzione e la direzione di scuole preparatorie ad alcuni suoi dicasteri e segnatamente alla milizia, purchè abbia cura di non ledere i diritti della Chiesa e della famiglia in quello che loro spetta. Non è inutile ripetere qui in particolare questa avvertenza, perchè ai tempi nostri (in cui va diffondendosi un nazionalismo quanto esagerato e falso altrettanto nemico di vera pace e prosperità) si sogliono eccedere i giusti limiti nell'ordinare militarmente l'educazione cosi detta fisica dei giovani (e talora anche delle giovanette, contro la natura stessa delle cose umane), spesso ancora invadendo oltre misura, nel giorno del Signore, il tempo che deve essere dedicato ai doveri religiosi e al santuario della vita familiare. Non vogliamo, del resto, biasimare quello che vi può essere di buono nello spirito di disciplina e di legittimo ardimento in siffatti metodi, ma soltanto ogni eccesso, quale per esempio, lo spirito di violenza, che non è da scambiare con lo spirito di fortezza nè con il nobile sentimento del valore militare in difesa della patria e dell'ordine pubblico; quale ancora l'esaltazione dell'atletismo che della vera educazione fisica anche per l'età classica pagana segnò la degenerazione e la decadenza.

In generale poi, non solo per la gioventù, ma per tutte le età e condizioni, appartiene alla società civile e allo Stato l'educazione, che può appellarsi, civica, la quale consiste nell'arte di presentare pubblicamente agli individui associati tali obietti di cognizione ragionevole, d'immaginazione, di sensazione, che invitino le volontà all'onesto e ve lo inducano per una morale necessità; sia nella parte positiva che presenta tali obietti, e sia nella negativa che impedisce i contrari [33]. La quale educazione civica, talmente ampia e molteplice da comprendere quasi tutta l'opera dello Stato per il bene comune, come deve essere informata alle norme della rettitudine, così non può contraddire alla dottrina della Chiesa, che di queste norme è Maestra divinamente costituita.

Relazioni tra Chiesa e Stato.

Tutto quello che abbiamo detto sinora intorno all'opera dello Stato in ordine all'educazione riposa sul fondamento saldissimo ed immutabile della dottrina cattolica de Civitatum constitutione christiana, così egregiamente esposta dal Nostro Predecessore Leone XIII, segnatamente nelle Encicliche Immortale Dei e Sapientiae christianae, e cioè: «Dio ha diviso fra due potestà il governo del genere umano, l'ecclesiastica cioè e la civile, preposta l'una alle cose divine, l'altra alle umane. Ambedue supreme, ciascuna nel suo ordine; l'una e l'altra hanno confini determinati che la contengono, segnati dalla natura propria e dal fine prossimo di ciascuna; di modo che viene a descriversi come una sfera dentro la quale svolgesi con esclusivo diritto l'azione di ciascuna. Ma poichè all'una ed all'altra potestà sotto stanno gli stessi sudditi, potendo accadere che la stessa materia, per quanto sotto aspetti diversi, spetti alla competenza e al giudizio di ciascuna d'esse, deve Dio Providentissimo, da cui ambedue promanano, aver segnato con retto ordine a ciascuna le sue vie. Le potestà che sono, sono da Dio ordinate».

Ora, l'educazione della gioventù è appunto una di tali cose, che appartengono alla Chiesa e allo Stato, «benchè in modo diverso», come abbiamo sopra esposto. «Deve dunque — prosegue Leone XIII — fra le due potestà regnare una ordinata armonia: la quale coordinazione non a torto viene paragonata a quella per cui l'anima e il corpo nell'uomo si associano. Quale e quanta essa sia, non si può altrimenti giudicare se non riflettendo, come dicemmo, alla natura di ciascuna d'esse, con riguardo alla eccellenza e nobiltà del fine; essendo all'una prossimamente e propriamente demandato di curare l'utile delle cose mortali, all'altra invece di procurare i beni celesti e sempiterni. Tutto ciò pertanto che v'ha nelle cose umane di in qualche modo sacro, tutto ciò che si riferisce alla salute delle anime e al culto di Dio, sia desso tale per sua natura o tale si consideri in ragione del fine cui tende, tutto ciò sottostà al potere e alle disposizioni della Chiesa: il resto, che rimane nell'ordine civile e politico, è giusto che dipenda dalla civile autorità, avendo Gesù Cristo comandato di dare a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio» [35].

Chiunque ricusasse di ammettere questi principi e quindi di applicarli alla educazione, verrebbe necessariamente a negare, che Cristo ha fondato la sua Chiesa per la salvezza eterna degli uomini, e a sostenere che la società civile e lo Stato non siano soggetti a Dio e alla sua legge naturale e divina. Il che è evidentemente empio, contrario alla sana ragione, e segnatamente in materia di educazione, estremamente pernicioso alla retta formazione della gioventù e sicuramente rovinoso per la stessa società civile e il vero benessere dell'umana convivenza. Ed al contrario, dall'applicazione di questi principi non può non provenire massimo giovamento alla retta formazione dei cittadini. Il che è abbondantemente dimostrato dai fatti in tutte le età; onde come Tertulliano, per i primi tempi del Cristianesimo, nel suo Apologetico, così S. Agostino, per i suoi, poteva sfidare tutti gli avversari della Chiesa Cattolica — e noi, ai nostri tempi, possiamo ripetere con lui: — «Ebbene, coloro che dicono essere la dottrina di Cristo nemica dello Stato, ci diano un esercito tale come la dottrina di Cristo insegna dover essere i soldati; ci diano tali sudditi, tali mariti, tali coniugi, tali genitori, tali figli, tali padroni, tali servi, tali re, tali giudici, infine tali contribuenti ed esattori del fisco quali comanda d'essere la dottrina cristiana, ed osino poi dirla nociva allo Stato; o piuttosto non dubitino un istante di proclamarla, ove la si osservi, la grande salvezza dello Stato» [36].

Necessità e vantaggi dell'accordo con la Chiesa.

E trattandosi di educazione, cade qui a proposito far notare come abbia bene espressa questa verità cattolica, confermata dai fatti, per i tempi più recenti, nel periodo della Rinascenza, uno scrittore ecclesiastico grandemente benemerito dell'educazione cristiana, il piissimo e dotto Cardinale Silvio Antoniano, discepolo dell'ammirabile educatore che fu S. Filippo Neri, e maestro e segretario delle lettere latine di S. Carlo Borromeo, ad istanza e sotto l'ispirazione del quale scrisse l'aureo trattato Della Educazione cristiana dei figliuoli, dove egli così ragiona:

«Quanto maggiormente il governo temporale coordina se medesimo allo spirituale, e più lo favorisce e lo promuove, tanto più concorre alla conservazione della repubblica. Perciocchè mentre il rettore ecclesiastico procura di formare un buon cristiano, con l'autorità e mezzi spirituali, secondo il fine suo, procura insieme per conseguenza necessaria di fare un buon cittadino, quale deve essere sotto il governo politico. Il che avviene, perchè nella Santa Chiesa Cattolica Romana, città di Dio, una istessa cosa è assolutamente il buon cittadino e l'uomo dabbene. Laonde grave è l'errore di coloro che disgiungono cose tanto congiunte, e che pensano poter avere buoni cittadini con altre regole, e per altre vie di quelle, che contribuiscono a formare il buon cristiano. E dica pure, e discorra la prudenza umana quanto le piace, che non è possibile che produca vera pace, nè vera tranquillità temporale tutto quello che ripugna e che si diparte dalla pace e dall'eterna felicità» [37].

Come lo Stato così anche la scienza, il metodo scientifico, la. ricerca scientifica, non hanno niente da temere dal pieno e perfetto mandato educativo della Chiesa. Gli istituti cattolici, a qualunque grado appartengano dell'insegnamento e della scienza, non hanno bisogno di apologie. Il favore che godono, le lodi che raccolgono, le produzioni scientifiche che promuovono e moltiplicano, e più che tutto i soggetti pienamente e squisitamente preparati che danno alla magistratura, alle professioni, all'insegnamento, alla vita in tutte le sue esplicazioni, depongono più che sufficientemente in loro favore [38].

I quali fatti, del resto, non sono che una splendida conferma della dottrina cattolica, definita dal Concilio Vaticano: «La fede e la ragione non soltanto non possono mai contraddirsi, ma si prestano reciproco aiuto, perchè la retta ragione dimostra le basi della fede e dalla sua luce illuminata coltiva la scienza delle cose divine, mentre la fede libera e protegge dagli errori la ragione e l'arricchisce di svariate cognizioni. Onde è così lontana la Chiesa dall'opporsi alla coltura delle arti e delle umane discipline, che in molte maniere l'aiuta e la promuove. Poichè nè ignora nè disprezza i vantaggi che da esse provengono alla vita dell'umanità; ripete anzi che desse, come vengono da Dio Signore delle scienze, così, se rettamente trattate, a Dio, con la sua grazia, conducono. E per nulla essa vieta che coteste discipline, ciascuna nel suo ambito, usino e di principi propri e di proprio metodo; ma, riconosciuta questa giusta libertà, solertemente provvede a che opponendosi per avventura alla dottrina divina non cadano in errori, ovvero oltrepassando i propri limiti occupino e sconvolgano il campo della fede» [39].

La quale norma della giusta libertà scientifica è insieme norma inviolabile della giusta libertà didattica o libertà d'insegnamento rettamente intesa; e deve essere osservata in qualsiasi comunicazione dottrinale ad altri, e, con obbligo assai più grave di giustizia, nell'insegnamento alla gioventù, sia perchè su di questa ogni maestro, pubblico o privato, non ha diritto educativo assoluto, ma. partecipato; sia perchè ogni fanciullo o adolescente cristiano ha stretto diritto all'insegnamento conforme alla dottrina della Chiesa, colonna e fondamento della verità, e gli recherebbe grave torto chiunque turbasse la sua fede, abusando della fiducia dei giovani verso i maestri e della loro naturale inesperienza e disordinata inclinazione ad una libertà assoluta, illusoria, falsa.

Soggetto dell'educazione.

Infatti non si deve mai perdere di vista che il soggetto dell'educazione cristiana è l'uomo tutto quanto, spirito congiunto al corpo in unità di natura, in tutte le sue facoltà, naturali e soprannaturali, quale ce lo fanno conoscere e la retta ragione e la Rivelazione: pertanto l'uomo decaduto dallo stato originario ma redento da Cristo e redintegrato nella condizione soprannaturale di figlio adottivo di Dio, benchè non nei privilegi preternaturali della immortalità del corpo e della integrità o equilibrio delle sue inclinazioni.

Tutto l'uomo decaduto ma redento.

Restano quindi nella natura umana gli effetti del peccato originale, particolarmente l'indebolimento della volontà e le tendenze disordinate. «La stoltezza è legata al cuore del fanciullo e la verga della disciplina la scoterà di dosso» [40]. Sono dunque da correggere le inclinazioni disordinate, promuovere e ordinare le buone, sin dalla più tenera infanzia, e soprattutto devesi illuminare l'intelletto e fortificare la volontà con le verità soprannaturali e i mezzi della grazia, senza di cui non si può nè dominare le perverse inclinazioni nè raggiungere la debita perfezione educativa della Chiesa, perfettamente e compiutamente dotata da Cristo e della dottrina divina e dei Sacramenti, mezzi efficaci della grazia.

Falsità e danni del naturalismo pedagogico.

Falso è perciò ogni naturalismo pedagogico che in qualsiasi modo esclude, o menoma, la formazione soprannaturale cristiana nell'istituzione della gioventù; ed è erroneo ogni metodo di educazione che si fonda, in tutto o in parte, sulla negazione o dimenticanza del peccato originale e della Grazia e quindi sulle sole forze dell'umana natura. Tali sono generalmente quei sistemi odierni di vario nome, che si appellano ad una pretesa autonomia e libertà sconfinata del fanciullo, e che sminuiscono o anche sopprimono l'autorità e l'opera dell'educatore, attribuendo al fanciullo un primato esclusivo d'iniziativa ed un'attività indipendente da ogni legge superiore naturale e divina, nell'opera della sua educazione. Che se, con alcuni di quei termini, si volesse indicare, pur impropriamente, la necessità della cooperazione attiva, a grado a grado sempre più consapevole, dell'alunno alla sua educazione; se si intendesse rimuovere da questa il despotismo e la violenza(quale non è, del resto, la giusta correzione), si direbbe il vero, ma nulla affatto di nuovo, che non abbia insegnato la Chiesa ed attuato nella pratica l'educazione cristiana tradizionale, a somiglianza. del modo tenuto da Dio stesso rispetto alle creature, che Egli chiama alla cooperazione attiva, secondo la natura propria di ciascuna, giacchè la sua Sapienza «si estende con potenza da un'estremità all'altra, e tutto governa con bontà» [41].

Ma, purtroppo, col significato ovvio dei termini e col fatto stesso, si intende da non pochi sottrarre l'educazione da ogni dipendenza dalla legge divina. Onde ai nostri giorni si dà il caso, in verità assai strano, di educatori e filosofi che si affannano alla ricerca di un codice morale universale dell'educazione, quasi non esistesse nè il Decalogo, nè la legge Evangelica, e neanche la legge di natura, scolpita da Dio nel cuore dell'uomo, promulgata dalla retta ragione, codificata, con rivelazione positiva, da Dio stesso nel Decalogo. E similmente, da tali novatori si suole denominare, come per disprezzo, «eteronoma», «passiva», «superata», l'educazione cristiana perchè si fonda sull'autorità divina e sulla sua santa legge. Costoro miseramente si illudono nella pretensione di liberare, come essi dicono, il fanciullo, mentre lo rendono piuttosto schiavo del suo cieco orgoglio e delle sue disordinate passioni, poichè queste, per conseguenza logica da quei falsi sistemi, vengono ad essere giustificate quali legittime esigenze della natura sedicente autonoma. Ma vi ha ancor peggio, nella pretensione falsa, irriverente e pericolosa, oltre che vana, di voler sottoporre a ricerche, esperimenti e giudizi di ordine naturale e profano, i fatti di ordine soprannaturale concernenti l'educazione, come, ad esempio, la vocazione sacerdotale o religiosa ed in generale le arcane operazioni della Grazia, la quale, pur elevando le forze naturali, le eccede nondimeno infinitamente e non può in nessun modo sottostare alle leggi fisiche, poichè «lo Spirito spira dove vuole» [42].

Educazione sessuale.

Massimamente pericoloso è poi quel naturalismo, che, ai nostri tempi, invade il campo dell'educazione in argomento delicatissimo qual'è quello dell'onestà dei costumi. Assai diffuso è l'errore di coloro che, con pericolosa pretensione e con brutta parola, promuovono una così detta educazione sessuale, falsamente stimando di poter premunire i giovani contro i pericoli del sesso, con mezzi puramente naturali, quale una temeraria iniziazione ed istruzione preventiva per tutti indistintamente, e anche pubblicamente, e, peggio ancora, con esporli per tempo alle occasioni, per assuefarli, come essi dicono, e quasi indurirne l'animo contro quei pericoli.

Costoro errano gravemente non volendo riconoscere la nativa fragilità della natura umana e la legge, di cui parla l'Apostolo, ripugnante alla legge della mente [43], e misconoscendo anche l'esperienza stessa dei fatti, onde consta che, segnatamente nei giovani, le colpe contro i buoni costumi non sono tanto effetto dell'ignoranza intellettuale quanto principalmente dell'inferma volontà, esposta alle occasioni e non sostenuta dai mezzi della. Grazia.

In questo delicatissimo argomento, se, attese tutte le circostanze, qualche istruzione individuale si rende necessaria, a tempo opportuno, da parte di chi ha da Dio la missione educativa e la grazia di stato, sono da osservare tutte le cautele, notissime all'educazione cristiana tradizionale, sufficientemente descritte dal citato Antoniano, là dove dice:

«Tale e tanta è la miseria nostra, e l'inclinazione al peccato, che spesse volte dalle medesime cose che si dicono per rimedio dei peccati si prende occasione ed incitamento allo stesso peccato. Pertanto importa sommamente che il buon padre, mentre ragiona. col figliuolo di materia così lubrica, stia bene avvertito, e non discenda ai particolari ed ai vari modi con i quali quest'idra infernale avvelena tanta parte del mondo acciò non avvenga che invece di estinguere questo fuoco, lo desti o lo accenda imprudentemente nel petto semplice e tenero del fanciullo. Generalmente parlando, mentre ancora continua la fanciullezza, basterà usare quei rimedi che con l'effetto istesso introducono la virtù della castità e chiudono l'ingresso al vizio» [44].

Coeducazione.

Similmente erroneo e pernicioso all'educazione cristiana è il così detto metodo della «coeducazione», fondato anch'esso, per molti, sul naturalismo negatore del peccato originale, oltre che, per tutti i sostenitori di questo metodo, su una deplorabile confusione di idee, che scambia la legittima convivenza umana con la promiscuità ed uguaglianza livellatrice. Il Creatore ha ordinata e disposta la convivenza perfetta dei due sessi soltanto nell'unità del matrimonio, e a grado a grado distinta nella famiglia e nella società. Inoltre, non vi ha nella natura stessa, che li fa diversi nell'organismo, nelle inclinazioni e nelle attitudini, nessun argomento che vi possa o debba essere promiscuità e molto meno uguagliamento di formazione dei due sessi. Questi, conforme gli ammirabili disegni del Creatore, sono destinati a compiersi reciprocamente nella famiglia e nella società, appunto per la loro diversità, la quale perciò deve essere mantenuta e favorita nella formazione educativa, con la necessaria distinzione e corrispondente separazione, proporzionata alle varie età e circostanze. I quali principi vanno applicati a tempo e a luogo, secondo le norme della prudenza cristiana, a tutte le scuole, segnatamente nel periodo più delicato e decisivo della formazione, qual è quello dell'adolescenza; e nelle esercitazioni ginnastiche e di diporto, con particolare riguardo alla modestia cristiana nella gioventù femminile, alla quale gravemente disdice ogni esibizione e pubblicità.

Ricordando le tremende parole del Divino Maestro: «Guai al mondo per causa degli scandali!» [45]stimoliamo vivamente la vostra sollecitudine e vigilanza, Venerabili Fratelli, su questi perniciosissimi errori, che troppo largamente vanno diffondendosi tra il popolo cristiano con immenso danno della gioventù.

Ambiente della educazione.

Per ottenere una educazione perfetta è di somma importanza vigilare a che le condizioni di tutto quello che circonda l'educando, durante il periodo della sua formazione, cioè il complesso di tutte le circostanze, che suole denominarsi «ambiente», corrisponda bene al fine inteso.

Famiglia cristiana.

Primo ambiente naturale e necessario dell'educazione è la famiglia, a ciò appunto destinata dal Creatore. Onde, di regola, l'educazione più efficace e duratura è quella che si riceve in bene ordinata e disciplinata famiglia cristiana, tanto più efficace, quanto più chiaro e costante vi splende il buon esempio dei genitori, sopra tutti, e degli altri domestici.

Non è Nostra intenzione voler qui trattare di proposito, anche toccando i soli punti principali, dell'educazione domestica, tanto ampia è la materia, sulla quale, del resto, non mancano speciali trattazioni, antiche e moderne, di autori di sana dottrina cattolica, tra cui appare degno di speciale menzione il già ricordato aureo trattato dell' Antoniano: Della educazione cristiana dei figliuoli che San Carlo Borromeo faceva leggere pubblicamente ai genitori insieme adunati nelle chiese.

Vogliamo però richiamare in modo speciale la vostra attenzione, Venerabili Fratelli e Figli diletti, sul lagrimevole scadimento odierno dell'educazione familiare. Agli uffici e alle professioni della vita temporale e terrena, certo di minore importanza, si premettono lunghi studi ed accurata preparazione, laddove all'ufficio e dovere fondamentale della educazione dei figli sono oggi poco o punto preparati molti dei genitori, troppo immersi nelle cure temporali. Ad indebolire l'influenza dell'ambiente famigliare si aggiunge oggi il fatto che quasi da per tutto, si tende ad allontanare sempre più dalla famiglia la fanciullezza sin dai più teneri anni, sotto vari pretesti, siano economici, dell'industria o del commercio, o siano politici; e vi è paese dove si strappano i fanciulli dal seno della famiglia, per formarli (o, per più veramente dire, per deformarli e depravarli), in associazioni e scuole senza Dio, all'irreligiosità e all'odio, secondo le estreme teorie socialiste, rinnovandosi una vera e più orrenda strage degli innocenti.

Scongiuriamo pertanto, nelle viscere di Gesù Cristo, i Pastori delle anime di adoperare ogni mezzo, nelle istruzioni e nei catechismi, con la voce e con gli scritti divulgati largamente, per ammonire i genitori cristiani dei loro gravissimi obblighi, e non tanto teoricamente o genericamente, quanto praticamente e in particolare dei loro singoli doveri rispetto all'educazione religiosa, morale e civile dei figli e dei metodi più acconci ad attuarla efficacemente, oltre l'esempio, della loro vita. A siffatte istruzioni pratiche non disdegnò di scendere l'Apostolo delle genti, nelle sue epistole, particolarmente in quella agli Efesi dove, tra le altre cose, ammonisce: «Padri, non provocate ad ira i vostri figli» [46]; il che non è tanto effetto dell'eccessiva severità, quanto principalmente dell'impazienza, dell'ignoranza dei modi più acconci alla fruttuosa correzione, e anche della ormai troppo comune rilassatezza della disciplina famigliare, onde crescono negli adolescenti le passioni indomite. Attendano perciò i genitori, e tutti gli educatori con essi, ad usare rettamente dell'autorità loro data da Dio, di cui sono in vero senso vicari, non per il proprio comodo, ma per la retta istituzione dei figli nel santo e filiale «timore di Dio, principio della sapienza», sul quale soltanto si fonda solidamente il rispetto all'autorità, senza di cui non può sussistere nè ordine, nè tranquillità, nè benessere alcuno nella famiglia e nella società.

Chiesa e sue opere educative.

Alla debolezza delle forze dell'umana natura decaduta la Divina Bontà ha provveduto con gli abbondanti aiuti della sua Grazia e dei mezzi molteplici, onde è ricca la Chiesa, la grande famiglia di Cristo, la quale è perciò l'ambiente educativo più strettamente ed armoniosamente congiunto con quello della famiglia cristiana. Il quale ambiente educativo della Chiesa non comprende soltanto i suoi Sacramenti, mezzi divinamente efficaci della. grazia, e i suoi riti, tutti in modo meraviglioso educativi, nè solo il recinto materiale del tempio cristiano, pur esso mirabilmente educativo nel linguaggio della. liturgia e dell'arte, ma anche la grande copia e varietà. di scuole, associazioni e ogni genere di istituzioni intese a formare la gioventù alla pietà religiosa insieme con lo studio delle lettere e delle scienze e con la stessa ricreazione e cultura fisica. Ed in questa inesauribile fecondità di opere educative, com'è mirabile, allo stesso tempo che insuperabile, la provvidenza materna della Chiesa, altrettanto mirabile è l'armonia sopra accennata, che essa sa mantenere con la famiglia cristiana, tanto da potersi dire con verità, che la Chiesa e la famiglia costituiscono un solo tempio dell'educazione cristiana.

Scuola.

E poichè è necessario che le novelle generazioni vengano istruite nelle arti e discipline, onde si avvantaggia e prospera la civile convivenza, ed a questa opera è, per sè sola, insufficiente la famiglia, cosi nacque l'istituzione sociale della scuola, dapprima, si ponga ben mente, per iniziativa della famiglia e della Chiesa, molto tempo innanzi che per opera dello Stato. Laonde la scuola, considerata anche nelle sue origini storiche, è di natura sua istituzione sussidiaria e complementare della famiglia e della Chiesa; e pertanto, per logica necessità morale, deve non soltanto non contraddire, ma positivamente accordarsi con gli altri due ambienti, nell'unità morale più perfetta che sia possibile, tanto da poter costituire, insieme con la famiglia e la Chiesa, un solo santuario, sacro all'educazione cristiana, sotto pena di fallire allo scopo e di cambiarsi, invece, in opera di distruzione.

E ciò è stato manifestamente riconosciuto anche da. un laico, tanto celebrato per i suoi scritti pedagogici (non del tutto encomiabili perchè infetti di liberalismo), il quale sentenziò: «La scuola, se non è tempio, è tana»; e inoltre: «Quando l'educazione letteraria, sociale, domestica, religiosa, non s'accordano insieme, l'uomo è infelice, impotente» [47].

Neutra, laica.

Da ciò appunto consegue, essere contraria ai principi fondamentali dell'educazione la scuola cosi detta neutra o laica, dalla quale viene esclusa la religione. Una tale scuola del resto, non è praticamente possibile, giacchè nel fatto essa diviene irreligiosa. Non occorre ripetere quanto su questo argomento hanno dichiarato i Nostri Predecessori, segnatamente Pio IX e Leone XIII, nei cui tempi particolarmente cominciò ad infierire il laicismo nella. scuola pubblica.

Mista, unica.

Noi rinnoviamo e confermiamo le loro dichiarazioni [48],  ed insieme le prescrizioni dei Sacri Canoni, onde la frequenza delle scuole acattoliche, o neutre, o miste, quelle cioè aperte indifferentemente ai cattolici e agli acattolici senza distinzione, è vietata ai fanciulli cattolici, e può essere solo tollerata, unicamente a giudizio dell'Ordinario, in determinate circostanze di luogo e di tempo e sotto speciali cautele [49]. E non può neanche ammettersi per i cattolici quella scuola mista (peggio, se unica a tutti obbligatoria) in cui, pur provvedendosi loro a parte l'istruzione religiosa, essi ricevono il restante insegnamento da maestri non cattolici in comune con gli alunni acattolici.

Giacchè, non per il solo fatto che vi si impartisce l'istruzione religiosa (spesso con troppa parsimonia), una scuola diventa conforme ai diritti della Chiesa e della famiglia cristiana e degna di essere frequentata dagli alunni cattolici. A questo effetto è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola: insegnanti, programmi e libri, in ogni disciplina, siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e vigilanza materna della Chiesa, per modo che la Religione sia veramente fondamento e coronamento di tutta l'istruzione, in tutti i gradi, non solo elementare, ma anche media e superiore. «E' necessario — per adoperare le parole di Leone XIII — che non soltanto in determinate ore si insegni ai giovani la religione, ma che tutta la restante formazione olezzi di cristiana pietà. Che se ciò manca, se questo alito sacro non pervade e non riscalda gli animi dei maestri e dei discepoli, ben poca utilità potrà aversi da qualsiasi dottrina; spesso ne verranno anzi danni non lievi» [50].

Nè si dica essere impossibile allo Stato, in una nazione divisa in varie credenze, provvedere alla pubblica istruzione altrimenti che con la scuola neutra o con la scuola mista, dovendo lo Stato più ragionevolmente e potendo anche più facilmente provvedere con lasciare libera e favorire con giusti sussidi l'iniziativa e l'opera della Chiesa e delle famiglie. E che ciò sia attuabile, con soddisfazione delle famiglie, e con giovamento dell'istruzione e della pace e tranquillità pubblica, lo dimostra il fatto di nazioni divise in varie confessioni religiose, dove l'ordinamento scolastico corrisponde al diritto educativo delle famiglie, non solo quanto a tutto l'insegnamento — particolarmente con la scuola interamente cattolica per i cattolici —  ma anche quanto alla giustizia distributiva, con l'aiuto finanziario, da parte dello Stato, alle singole scuole volute dalle famiglie.

In altri paesi di religione mista accade altrimenti, con non lieve carico dei cattolici, i quali auspice e guida l'Episcopato e con l'opera indefessa del Clero secolare e regolare, sostengono a tutta loro spesa la scuola cattolica per i loro figli, quale è richiesta dal loro gravissimo obbligo di coscienza, e con generosità. e costanza encomiabile perseverano nel proposito di assicurare interamente, come essi a maniera di tessera proclamano «l'educazione cattolica, per tutta la gioventù cattolica, nelle scuole cattoliche ». Il che, se non viene aiutato dal pubblico erario, come per sè richiede la giustizia distributiva, non può essere impedito dalla potestà civile, che ha coscienza dei diritti della famiglia e delle condizioni indispensabili della legittima libertà.

Dove poi anche questa libertà. elementare viene impedita o in vari modi attraversata, i cattolici non si adopereranno mai abbastanza anche a prezzo di grandi sacrifizi, nel sostenere e difendere le loro scuole, e nel procurare che si sanciscano leggi scolastiche giuste.

Azione cattolica per la scuola.

Tutto quanto si fa dai fedeli per promuovere e difendere la per la scuola. scuola cattolica per i loro figli è opera genuinamente religiosa, e perciò compito principalissimo dell'«Azione Cattolica»; onde sono particolarmente care al Nostro cuore paterno e degne di alta lode tutte quelle associazioni speciali, che in varie nazioni attendono con tanto zelo in opera così necessaria. Laonde, col procurare la scuola cattolica per i loro figli, sia proclamato altamente, e sia bene inteso e riconosciuto da tutti, i Cattolici di qualsiasi nazione al mondo non fanno opera politica di partito, ma opera religiosa indispensabile alla loro coscienza; e non intendono già di separare i loro figli dal corpo e dallo spirito nazionale, ma anzi di educarveli nel modo più perfetto e più conducente alla prosperità della nazione, poichè il buon cattolico, appunto in virtù della dottrina cattolica, è per ciò stesso il miglior cittadino, amante della sua patria e lealmente sottomesso all'autorità civile costituita, in qualsiasi legittima forma di Governo.

In questa scuola, in armonia con la Chiesa e con la famiglia cristiana, non avverrà che nei vari insegnamenti si contraddica, con evidente danno dell'educazione, a quello che gli alunni apprendono nell'istruzione religiosa; e se sarà necessario far loro conoscere, per scrupolosa coscienza di magistero, le opere erronee da confutare, ciò verrà fatto con tale preparazione e con tale antidoto di sana dottrina, che non nocumento, ma giovamento ne abbia la formazione cristiana della gioventù.

In questa scuola, similmente, lo studio della patria lingua e delle classiche lettere non sarà mai a scapito della santità dei costumi; giacchè il maestro cristiano seguirà l'esempio delle api, le quali prendono la parte più pura dei fiori e lasciano il resto, come insegna San Basilio nel suo discorso agli adolescenti sulla lettura dei classici [51] . La quale necessaria cautela — suggerita anche dal pagano Quintiliano [52] —  non impedisce per nulla che il maestro cristiano accolga e metta a profitto quanto di veramente buono, nelle discipline e nei metodi, portano i tempi nostri, memore di quel che dice l'Apostolo: «Provate tutto: tenete ciò che è buono» [53] . E perciò, nell'accogliere il nuovo, egli si guarderà dall'abbandonare corrivamente l'antico, comprovato buono ed efficace dall'esperienza, di più secoli, segnatamente nello studio della latinità, che vediamo sempre più decadere ai nostri giorni, appunto per l'ingiustificato abbandono dei metodi, così fruttuosamente usati dal sano umanesimo, venuto in gran fiore nelle scuole della Chiesa particolarmente. Queste nobili tradizioni richiedono che la gioventù affidata alle scuole cattoliche venga bensì istruita nelle lettere e nelle scienze pienamente secondo le esigenze dei nostri tempi, ma insieme solidamente e profondamente, in ispecie nella sana filosofia, lungi dalla farraginosa superficialità di coloro, che «forse avrebbero trovato il necessario se non avessero cercato il superfluo» [54] .  Laonde, ogni maestro cristiano deve tener presente quanto dice Leone XIII in compendiosa sentenza: «... con maggior alacrità bisogna sforzarsi a che non soltanto si applichi un metodo d'insegnamento adatto e solido, ma più ancora a che l'insegnamento stesso e nelle lettere e nelle scienze sia in tutto conforme alla fede cattolica, massime poi nella filosofia, dalla quale in gran parte dipende il retto indirizzo delle altre scienze» [55] . 

Buoni maestri.

Le buone scuole sono frutto, non tanto dei buoni ordinamenti, quanto principalmente dei buoni maestri, i quali, egregiamente preparati ed istruiti, ciascuno nella disciplina che deve insegnare, e adorni delle qualità intellettuali e morali richieste dal loro importantissimo ufficio, ardano di amore puro e divino per i giovani loro affidati, appunto perchè amano Gesù Cristo e la sua Chiesa, di cui quelli sono figli prediletti, e per ciò stesso hanno sinceramente a cuore il vero bene delle famiglie e della loro patria. E però, Ci riempie l'animo di consolazione e di gratitudine verso la Bontà Divina, il vedere come insieme con i religiosi e le religiose insegnanti, cosi grande numero di tali buoni maestri e maestre — anche uniti in congregazioni ed associazioni speciali per vie meglio coltivare il loro spirito, le quali perciò sono da lodare e promuovere come nobilissime e potenti ausiliari dell' «Azione Cattolica» — lavorano con disinteresse, zelo e costanza, in quella che S. Gregorio Nazianzeno appella  «arte delle arti e scienza delle scienze» [56] del reggere e formare la gioventù. E nondimeno, anche per essi vale il detto del Divino Maestro: «La messe è veramente copiosa, ma gli operai sono pochi» [57] , supplichiamo pertanto il Signore della messe che mandi ancor molti di tali operai dell'educazione cristiana, la cui formazione deve essere sommamente a cuore dei Pastori delle anime e dei supremi moderatori degli Ordini religiosi.

È altresi necessario dirigere e vigilare l'educazione dell'adolescente, «molle come cera a piegarsi al vizio» [58] in qualsiasi altro ambiente egli venga a trovarsi, rimovendo le cattive occasioni e procurandogli l'opportunità delle buone, nelle ricreazioni e nelle compagnie, giacchè «i discorsi cattivi corrompono i buoni costumi» [59] .

Se non che, ai nostri tempi, si fa necessaria più estesa ed accurata vigilanza, quanto più sono cresciute le occasioni di naufragio morale e religioso per la gioventù inesperta, segnatamente nei libri empi o licenziosi, molti dei quali diabolicamente diffusi a vil prezzo, negli spettacoli del «cinematografo», ed ora anche nelle audizioni «radiofoniche», le quali moltiplicano e facilitano, per così dire, ogni sorta di letture, come il cinematografo ogni sorta di spettacoli. Questi potentissimi mezzi di divulgazione, che possono riuscire, se ben governati dai sani principi, di grande utilità all'istruzione ed educazione, vengono purtroppo spesso subordinati all'incentivo delle male passioni ed all'avidità del guadagno. S. Agostino gemeva della passione ond'erano trascinati anche dei cristiani del suo tempo agli spettacoli del circo, e racconta con vivezza drammatica il pervertimento, per buona ventura temporaneo, del suo alunno e amico Alipio [60].  Quanti traviamenti giovanili, a causa degli spettacoli odierni, oltre che delle malvage letture, non debbono ora piangere i genitori e gli educatori!

Sono perciò da lodare e da promuovere tutte quelle opere educative, le quali, con ispirito sinceramente cristiano di zelo per le anime dei giovani, attendono, con appositi libri e pubblicazioni periodiche, a far noti, segnatamente ai genitori ed agli educatori, i pericoli morali e religiosi, spesso subdolamente insinuati, nei libri e negli spettacoli, e si adoperano a diffondere le buone letture e a promuovere spettacoli veramente educativi, creando anche con grandi sacrifici dei teatri e cinematografi, nei quali la virtù non solo non abbia nulla da perdere, ma bensì molto da guadagnare.

Da questa necessaria vigilanza non segue tuttavia, che la gioventù debba essere segregata dalla società, nella quale pur deve vivere e salvare l'anima, ma che oggi, più che mai, deve essere premunita e fortificata cristianamente contro le seduzioni e gli errori del mondo, il quale, come ammonisce una parola divina, è tutto «concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita» [61]; per maniera che, come diceva Tertulliano dei primi cristiani, siano quali debbono essere i veri cristiani di tutti i tempi «composseditori del mondo, non dell'errore» [62].

Nella quale sentenza di Tertulliano siamo già venuti a toccare quello che Ci siamo proposto di trattare in ultimo luogo, ma di massima importanza, e cioè la vera sostanza dell'educazione cristiana, quale si raccoglie dal suo fine proprio, e nella cui considerazione si fa vieppiù chiara, con meridiana luce, la sovraeminente missione educativa della Chiesa.

Fine e forma dell'educazione cristiana.

 Fine proprio e immediato dell'educazione cristiana è cooperare con la grazia divina nel formare il vero e perfetto cristiano: cioè Cristo stesso nei rigenerati col Battesimo, secondo la viva espressione dell' Apostolo: «Figliuolini miei, che io nuovamente porto in seno fino a tanto che sia formato in voi Cristo» [63]. Giacchè il vero cristiano deve vivere la vita soprannaturale in Cristo: «Cristo che è la vita vostra» [64] e manifestarla in tutte le sue operazioni: «affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale» [65].

Formare il vero cristiano.

Perciò appunto l'educazione cristiana comprende tutto l'ambito della vita umana, sensibile e spirituale, intellettuale e morale, individuale, domestica e sociale, non per menomarla comecchessia, ma per elevarla, regolarla e perfezionarla secondo gli esempi e la dottrina di Cristo.

Onde il vero cristiano, frutto dell'educazione cristiana, è l'uomo soprannaturale, che pensa, giudica ed opera costantemente e coerentemente, secondo la retta ragione illuminata dalla luce soprannaturale degli esempi e della dottrina di Cristo: ovvero, per dirla con il linguaggio ora in uso, il vero e compito uomo di carattere. Giacchè, non qualsiasi coerenza e tenacia di condotta, secondo principi soggettivi, costituisce il vero carattere, ma soltanto la costanza nel seguire i principi eterni della giustizia, come riconosce anche il poeta pagano, quando loda, inseparabilmente, «L'uomo giusto e ben fermo nel suo proposito» [66]; e, d'altra parte, non può darsi compiuta giustizia, se non nel dare a Dio quel che si deve a Dio, come fa il vero cristiano.

Siffatto scopo e termine dell'educazione cristiana sembra ai profani come un'astrazione, o piuttosto come inattuabile senza soppressione o menomamento delle facoltà naturali e senza rinunzia alle opere della vita terrena, quindi alieno dal vivere sociale e dalla prosperità temporale, contrario ad ogni progresso nelle lettere, nelle scienze, nelle arti e in ogni altra opera di civiltà. A simile obiezione. mossa dall'ignoranza e dal pregiudizio dei pagani, anche colti d'un tempo — ripetuta purtroppo con più frequenza ed insistenza nei tempi moderni — aveva risposto Tertulliano: «Non siamo estranei alla vita. Ci ricordiamo bene di dover riconoscenza a Dio Signore Creatore; nessun frutto delle opere sue noi ripudiamo; soltanto ci moderiamo, per non usarne smodatamente o malamente. E così non senza il foro, non senza il macello, non senza i bagni, le case, le botteghe, le stalle, i mercati vostri e tutti gli altri traffici noi abitiamo in questo mondo. Noi pure con voi navighiamo e militiamo, coltiviamo i campi e negoziamo, e per ciò ci scambiamo i lavori e mettiamo a vostra disposizione le opere nostre. Come mai possiamo sembrare inutili ai vostri affari, coi quali e dei quali viviamo, davvero non vedo» [67].

Che è anche il più nobile e giovevole cittadino.

Pertanto, il vero cristiano, nonchè rinunziare alle opere della vita terrena o menomare le sue facoltà naturali, le svolge anzi e le perfeziona coordinandole alla vita soprannaturale, per modo da nobilitare la vita stessa naturale e da procurarle più efficace giovamento, non solo di ordine spirituale ed eterno, ma anche materiale e temporale.

Ciò è dimostrato da tutta la storia del Cristianesimo e delle sue istituzioni, che si identifica con la storia della vera civiltà e del genuino progresso sino ai nostri giorni; e particolarmente dai Santi, ond'è fecondissima la Chiesa e soltanto essa, i quali hanno raggiunto, in grado perfettissimo, lo scopo della educazione cristiana, ed hanno nobilitato e avvantaggiato l'umana convivenza in ogni genere di beni. Infatti, i Santi sono stati, sono e saranno sempre i più grandi benefattori dell'umana società, come anche i modelli più perfetti in ogni classe e professione, in ogni stato e condizione di vita, dal campagnuolo semplice e rusticano allo scienziato e letterato, dall'umile artigiano al condottiere di eserciti, dal privato padre di famiglia al monarca reggitore di popoli e nazioni, dalle semplici fanciulle e donne del recinto domestico alle regine e imperatrici. E che dire dell'immensa opera, anche a pro del benessere temporale, dei missionari evangelici, che insieme con la luce della Fede hanno posto e portano ai popoli barbari i beni della civiltà; degli istitutori di molteplici opere di carità e di assistenza sociale, e della interminabile schiera di santi educatori e sante educatrici, che hanno perpetuata e moltiplicata la loro opera nelle loro feconde istituzioni di educazione cristiana in aiuto delle famiglie e a beneficio inestimabile delle nazioni?

Gesù, Maestro e Modello di Educazione.

Questi sono i frutti, benefici in ogni maniera, dell'educazione cristiana, appunto per la vita e virtù soprannaturale in Cristo, che essa svolge e forma nell'uomo; giacchè Cristo Signor Nostro, Maestro Divino, è altresì fonte e datore di tale vita e virtù, ed insieme modello universale ed accessibile a tutte le condizioni dell'umana progenie, con il suo esempio, particolarmente alla gioventù, nel periodo della sua vita nascosta, laboriosa, ubbidiente, adorna di tutte le virtù individuali, domestiche e sociali, innanzi a Dio e innanzi agli uomini.

Conclusioni.

E tutto il complesso dei tesori educativi d'infinito valore, che siamo venuti sinora appena in parte accennando, è talmente proprio della Chiesa, da costituire la sua stessa sostanza, essendo essa il Corpo mistico di Cristo, la Sposa immacolata di Cristo, e perciò stesso Madre fecondissima ed Educatrice sovrana e perfetta. E però il grande e geniale S. Agostino — della cui beata morte siamo per celebrare la quindicesima centenaria ricorrenza — prorompeva, pieno di santo affetto per tal Madre, in questi accenti: «O Chiesa Cattolica, verissima Madre dei Cristiani, tu meritamente predichi non soltanto doversi. onorare purissima- mente e castissimamente Iddio stesso, conseguire il quale è giocondissima vita, ma ancora talmente fai tua la dilezione e la carità del prossimo che presso te trovasi potentemente efficace ogni medicina ai molti mali pei quali, a cagione dei peccati, soffrono le anime. Tu puerilmente i fanciulli, con fortezza i giovani, con delicatezza i vecchi, a seconda dei bisogni e del corpo e dello spirito addestri ed ammaestri. Tu, per, direi quasi, libera servitù i figli sottometti ai genitori, i genitori con dominio di pietà preponi ai figli. Tu con vincolo ili religione, più forte e più stretto di quello del sangue, unisci i fratelli ai fratelli... Tu non soltanto con vincolo di società, ma anche di una certa fraternità, leghi i cittadini ai cittadini, le genti alle genti, in una parola tutti gli uomini col ricordo dei primi comuni genitori. Insegni ai re di ben attendere ai popoli; ammonisci i popoli di ubbidire ai re. Con solerzia insegni a chi debbasi onore, a chi affetto, a chi rispetto, a chi timore, a chi conforto, a chi ammonimento, a chi esortazione, a chi la correzione, a chi il rimprovero, a chi il supplizio; mostrando in qual modo e non a tutti tutto si debba, a tutti però la carità, a nessuno l'offesa» [68]. 

Alziamo, o Venerabili Fratelli, i cuori e le mani supplici al cielo, «al Pastore e Vescovo delle anime nostre » [69], al Re Divino che dà legge ai governanti» affinchè Egli con la sua virtù onnipotente faccia sì che questi splendidi frutti dell'educazione cristiana si raccolgano e si moltiplichino «in tutto il mondo» sempre più a vantaggio degli individui e delle nazioni.

Auspice di queste grazie celesti, con paterno affetto, a Voi o Venerabili Fratelli, al Vostro Clero e al vostro popolo impartiamo l'Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il giorno 31 Dicembre 1929, anno ottavo del Nostro Pontificato.

 

PIUS PP. XI


*A.A.S., vol. XXI (1929), n. 16, pp. 723-762

[1] MARC., X, 14: Sinite parvulos venire ad me.

[2] II Tim., IV, 2: Insta opportune, importune: argue, obsecra, increpa in omni patientia et doctrina.

[3] Confess., I, l: Fecisti nos, Domine, ad Te, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te.

[4] Prov., XXII, 6: Adolescens iuxta viam suam etiam cum senuerit non recedet ab ea.

[5] Hom. 60, in c. 18 Matth.: Quid maius quam animis moderati, quam adolescentulorum fingere mores?

[6] MARC., IX, 36: Quisquis unum ex; huiusmodi pueris receperit in nomine meo, me incipit.

[7] MATTH., XXVIII, 18-20: Data est mihi omnis potestas in caelo et in terra. Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patria, et Filii, et Spiritus Sancti: docentes eos servare omnia quaecumque mandavi vobis. Et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi.

[8] Pius IX, Ep. Cum non sine, 14 Iul. 1864: Columna et firmamentum veritatis a Divino suo Auctore fuit constituta, ut omnes homines divinam edoceat fidem, eiusque depositum sibi traditum integrum inviolatumque custodiat, ac homines eorumque consortia et actiones ad morum honestatem vitaeque integritatem, iuxta revelatae doctrinae normam, dirigat et fingat.

[9] De Symbolo ad catech., XIII: Non habebit Deum patrem, qui Ecclesiam noluerit habere matrem.

[10] Enc. Libertas, 20 Iun. 1888: In fide atque in institutione morum, divini magisterii Ecclesiam fecit Deus ipse participem, eamdemque divino eius beneficio falli nesciam: quare magistra mortalium est mamma ac tutissima, in eaque inest non violabile ius ad magisterii libertatem.

[11] Ep. enc. Singulari quadam, 24 Sept. 1912: Quidquid homo christianus agat, etiam in ordine rerum terrenarum, non ei licet bona negligere quae sunt supra naturam, immo oportet ad summum bonum, tamquam ad ultimum finem, ex christianae sapientiae praescriptis omnia dirigat: omnes autem actiones eius, quatenus bonae aut malae sunt in genere morum, id est cum iure naturali et divino congruunt aut discrepant, iudicio et iurisdictioni Ecclesiae subsunt.

[12] A. MANZONI, Osservazioni sulla Morale Cattolica, c. III.

[13] Codex Iuria Canonici, c. 1375.

[14] Commentar. in Matth., cap. 18: Quo mundo tam periculosum quam non recepisse Christum?

[15] Cod. I. C., cc. 1381, 1382.

[16] Ep. enc. Nobilissima Gallorum Gens, 8 Febr. 1884: male sana omnis futura est animorum cultura: insueti ad verecundiam Dei adolesoentes nullam ferre poterunt honeste vivendi disciplinam, suisque cupiditatibus nihil unquam negare ausi, facile ad miscendas civitates pertrahentur.

[17] MATTH., XXVIII, 19: Docete omnes gentes.

[18] Discorso agli alunni del Collegio di Mondragone, 14 Maggio 1929.

[19] Deut., XXXII, 4: Dei perfecta sunt opera, et omnes viae eius iudicia. 

[20] Suppl. S. TH., 2-2, Q. CII, a. 1: Carnalis pater particulariter participat rationem principii, quae universaliter invenitur in Deo... Pater est principium et generationis et educationis et disciplinae, et omnium quae ad perfectionem humanae vitae pertinent.

[21] S. TH., 2-2, Q. X, a. 12: Filius enim naturaliter est aliquid patris...; ita de iure naturali est quod filius, antequam habeat usum rationis, sit sub cura patris. Unde contro, sustitiarn naturalem esset, si puer, antequam habeat usum rationis, a cura parentum subtrahatur, vel de eo aliquid ordinetur invitis parentibus.

[22] Suppl. S. TH. 3. p. Q. 41, a. 1: Non enim intendit natura solum generationem prolis, sed etiam traductionem et promotionum usque ad perfectum statum hominia in quantum homo est, qui est virtutis status.

[23] Cod. I. C., c. 1113: Parentes gravissima obligatione tenentur prolia educationem tum religiosam et moralem, tum physicam et civilem pro viribus curandi, et etiam temporali eorum bono providendi. 

[24] Enc. Rerum novarum, 15 Mali 1891: Filii sunt aliquid patria, et velut paternae amplificatio quaedam personae, proprieque loqui si volumus, non ipsi per se, sed per communitatem domesticam, in qua generati sunt, civilem ineunt ac participant societatem.

[25] Enc. Rerum novarum, 15 Maii 1891: Patria potestas est eiusmodi, ut nec extingui, neque absorberi a republica possit, quia idem et commune habet cum ipsa hominum vita principium.

[26] Enc.Sapientiae christianae, 10 Ian. 1890: Natura parentes habent ius suum instituendi, quos procrearint, hoc adiuncto officio, ut cum fine, cuius gratia sobolem Dei beneficio susceperunt, ipsa educatio conveniat et doctrina puerilis. Igitur parentibus est necessarium eniti et contendere, ut omnem in hoc genere propulsent iniuriam, omninoque pervincant ut sua in potestate sii educere liberos, uti par est, more christiano, maximeque prohibere scholis iis, a quibus pericutum est ne malum venenum imbibant impietatis.

[27] Cod. I. C., c. 1113.

[28] «The fundamental theory of liberty upon which all governements in this union repose excludes any general power of the State to standardize its children by forcing them to accept instruction from public teachers only. The child is not the mere creature of the State; those who nurture him and direct his destiny have the right coupled with the high duty, to recognize, and prepare him for additional duties». U. S. Supreme Court Decision in the Oregon School Cases, June l, 1925.

[29] Lettera al Card. Segretario di Stato, 30 Maggio 1929. 

[30] Cod. I. C., c. 750, § 2. S. TH., 2, 2. q. X, a. 12.

[31] Discorso agli alunni del Collegio di Mondragone, 14 Maggio 1929.

[32] Ibid.

[33] P. L. TAPARELLI, Saggio teor. di Diritto Naturale, n. 922; opera non mai abbastanza lodata e raccomandata allo studio dei giovani universitari (Cfr. discorso Nostro del 18 Dic. 1927).

[34] Enc. Immortale Dei, l Nov. 1885: Deus humani generis procurationem inter duas potestates partitus est, scilicet ecclesiasticam et civilem, alteram quidem divinis, alteram humanis rebus praepositam. Utraque est in suo genere maxima: habet utraque certos, quibus contineatur terminos, eosque sua cuiusque natura caussaque proxime definitos; unde aliquis velut orbis circumscribitur, in quo sua cuiusque actio iure proprio versetur. Sed quia utriusque imperium est in eosdem, cum usuvenire possit, ut res una atque eadem quamquam aliter atque aliter, sed tamen eadem res, ad utrimque im iudiciumque pertineat, debet providentissimm Dem, a quo sunt ambae constitutae, utrimque itinera recte atque ordine composuisse. Quae autem sunt, a Deo ordinatae sunt (Rom., XIII, l).

[35] Enc. Immortale Dei, l Nov. 1885: Itaque inter utramque potestatem quaedam intercedat necesse est ordinata colligatio: quae quidem coniunctioni non immerito comparatur, per quam anima et corpus in homine copulantur. Qualis autem et quanta ea sit, aliter iudicari non potest, nisi respiciendo, uti diximus, ad utriusque naturam, habendaque ratione excellentiae et nobilitatis caussarum; cum alteri proxime maximeque propositum sit rerum mortalium curare commoda, alteri caelestia ac sempiterna bona comparare. Quidquid iaitur est in rebus humanis quoquo modo sacrum, quidquid ad salutem animorum cultumve Dei pertinet, sive tale illud sit natura sua, sive rursus tale intelligatur propter caussam ad quam refertur, id est omne in potestate arbitrioque Ecclesiae: cetera vero, quae civile et politicum genus complectitur, rectum est civili auctoritati esse subiecta, cum Iesus Christus iusserit, quae Caesaris sint, reddi Caesari, quae Dei, Deo.

[36] Ep. 138: Proinde qui doctrinam Christi adversam dicunt esse reipublicae, dent exercitum talem, quales doctrina Christi esse milites iussit; dent tales provinciales, tales maritos, tales coniuges, tales parentes, tates filios, tates dominos, tales servos, tales reges, tales iudices, tales denique debitorum ipsius fisci redditores et exactores, quales esse praecipit doctrina christiana, et audeant eam dicere adversam esse reipublicae; imo vero non dubitent eam confiteri magnam, si obtemperetur, salutem esse reipublicae.

[37] Dell'educaz. crist., lib. I, c. 43.

[38] Lett. al Card. Segretario di Stato, 30 Maggio 1929.

[39] Conc. Vat., Sess. 3, cap. 4: Neque solum fides et ratio inter se dissidere nunquam possunt, sed opem quoque sibi mutuam ferunt, cum recta ratio fidei fundamenta demonstret eiusque lumine illustrata rerum divinarum scientiam excolat, fides vero rationem ab erroribus liberet ac tueatur eamque multiplici cognitione instruat. Quapropter tantum abest, ut Ecclesia humanarum artium et disciplinarum culturae obsistat, ut hanc multis modis iuvet atque promoveat. Non enim commoda ab iis ad hominum vitam dimanantia aut ignorat aut despicit; fatetur immo, eas, quemadmodum a Deo scientiarum Domino profectae sunt, ita, si rite pertractentur, ad Deum iuvante eius gratia perducere. Nec sane ipsa vetat, ne huiusmodi disciplinae in suo quaeque ambitu propriis utantur principiis et propria methodo; sed iustam hanc libertatem agnoscens, id: sedulo cavet, ne divinae doctrinae repugnando errores in se suscipiant, aut fines proprios transgressae ea, quae sunt fidei, occupent et perturbent.

[40] Prov., XXII, 15: Stultitia colligata est in corde pueri: et virga disciplinae fugaiit eam.

[41] Sap., VIII, l: attingit a fine usque ad finem fortiter, et disponit omnia suaviter.

[42]Io., III, 8: Spintus ubi vult spirat.

[43] Rom., VII, 23.

[44] SILVIO ANTONIANO, Dell'educazione cristiana dei figliuoli, lib. II, c. 88.

[45] MATTH., XVIII, 7: Vae mundo a scandalis!

[46] Eph. VI, 4: Patres, nolite ad iracundiam provocare filios vestros.

[47] NIC. TOMMASEO, Pensieri sull'educazione, Parte I, 3, 6.

[48] Pius IX, ep. Quum non sine, 14 Iul. 1864. — Syllabus, Prop. 48. — Leo XIII, alloc. Summi Pontificatus, 20 Aug. 1880, Ep. enc. Nobilissima, 8 Febr. 1884, Ep. enc. Quod multum, 22 Aug. 1886, Ep. Officio sanctissimo, 22 Dec. 1887, Ep. enc. Caritatis, 19 Mart. 1894, etc. (vedi Cod.I. C. cum Fontium Annot., e. 1374).

[49] Cod. I. C., c. 1374.

[50] Ep. enc. Militantis Ecclesiae, 1 Aug. 1897: Necesse est non modo certis horis doceri iuvenes religionem, sed reliquam institutionem omnem christianae pietatis sensus redolere. Id si desit, si sacer hic halitus non doctorum animos ac discentium pervadat foveatque, exiguae capientur ex qualibet doctrina utilitates; damna saepe consequentur haud exigua.

[51] P. G., t. 31, 570.

[52] Inst. Or., I, 8.

[53] I Thess., V, 21: omnia probate; quod bonum est tenete.

[54] SENECA, Epist. 45: invenissent forsitan necessaria nisi et superflua quaesiissent.

[55] Leo XIII, Ep. enc. Inscrutabili, 21 Apr. 1878: ... alacrius adnitendum est, ut non solum apta ac solida institutionis methodus, sed maxime imtitutio ipsa catholicae fidei omnino conformis in litteris et disciplinis vigeat, praesertim autem in philosophia, ex qua recta aliarum scientiarum ratio magna ex parte dependet.

[56] Oratio II, P. G., t. 35, 426: ars artium et scientia scientiarum.

[57] MATTH., IX, 37: Messia quidem multa, operarii autem pauci.

[58] HORAT., Art. poet. V. 163: cereus in vitium flecti.

[59] Cor., XV. 33: corrumpunt mores bonos colloquia mala.

[60] Conf., VI, 8.

[61] I Io., II, 16: concupiscentia carnis, concupiscentia oculorum et superbia vitae.

[62] De Idololatria, 14: compossessores mundi, non erroris.

[63] Gal., IV, 19: Filioli mei, quos iterum parturio, dunec formetur Christus in vobis.

[64] Col., III, 4: Christus, vita vestra.

[65] II Cor., IV, 11: ut et vita Iesu manifestetur in carne nostra mortali.

[66] HORAT., Od. l. III, od. 3, v. 1: Iustum et tenacem propositi virum.

[67] Apol., 42: Non sumus exules vitae. Meminimus gratiam nos debere Deo Domini Creatori; nullum fructum operum eius repudiamus; plane temperamus, ne ultra modum aut perperam utamur. ltaque non sine foro, non sine macello, non sine balneis, tabernis, offìcinis stabulis, nundinis vestris, caeterisque commerciis cohabitamus in hoc saeculo. Navigamus et nos vobiscum et militamus, et rusticamur, et mercamur, proinde miscemus artes, operas nostras publicamus usui vestro. Quomodo infructuosi videannur negotiis vestris, eum quibus et de quibus vivimus, non scio.

[68] De moribus Ecclesiae catholicae, lib. I, c. 30: Merito. Ecclesia catholica. Mater christianorum verissima, non solum ipsum Deum, cuius adeptio vita est beatissima, purissime atque castissime colendum praedicas; sed etiam proximi dilectionem atque charitatem ita complecteris, ut variorum morborum, quibus pro peccatis suis animae aegrotant, omnis apud te medicina praepolleat. Tu pueriliter pueros, fortiter iuvenos, quiete senes prout cuiusque non corporis tantum, sed et animi aetas est, exerces ac doces. Tu parentibus filios libera quadam servitute subiungis, parentes filiis pia dominatione praeponis. Tu fratribus fratres religionis vinculo firmiore atque arctiore quam sanguinis nectis... Tu cives civibus, gentes gentibus, et prorsus homines primorum parentem recordatione, non societate tantum, sed quadam etiam fraternitate coniungis. Doces Reges prospicere populis; mones populos se subdere Regibus. Quibus honor debeatur, quibus affectus, quibus reverentia, quibus timor, quibus consolatio, quibus admonitio, quibus cohortatio, quibus disciplina, quibus obiurgatio, quibus supplicium, sedulo doces; ostendens quemadmodum et non omnibus omnia, et omnibus charitas, et nulli debeatur iniuria.

[69] Cfr. I Petr., II, 25: ad Pastorem et Episcopum animarum vestrarum.

 



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