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LETTERA DI SUA SANTITÀ PIO XI
"QUAMVIS NOSTRA"
ALL'EM.MO CARDINALE PRESBITERO
SEBASTIANO LEME DE SILVEIRA CINTRA
ARCIVESCOVO DI SAN SEBASTIANO DI RIO DE JANEIRO
SULLA CARENZA DI SACERDOTI IN BRASILE

 

All’Eminentissimo Cardinale Presbitero
Sebastiano Leme de Silveira Cintra,
Arcivescovo di San Sebastiano di Rio de Janeiro,
ed agli altri Arcivescovi e Vescovi del Brasile.

Diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Quantunque il Nostro pensiero a proposito dell’Azione Cattolica sia già stato espresso chiaramente fin dalla prima Enciclica Ubi arcano Dei e dai molti documenti che abbiamo pubblicato successivamente, tuttavia, accogliendo il desiderio che Ci avete manifestato nella vostra recente visita a Roma, vi indirizziamo la Nostra parola su questo importante argomento. Vogliamo così dimostrare, ancora una volta, quanto conto facciamo della collaborazione, che i laici possono dare agli ecclesiastici non solo per difendere la verità e la vita cristiana da tante insidie che la minacciano, ma anche per divenire, sotto la guida dei loro Pastori, un ottimo aiuto per un sempre maggiore progresso religioso e civile.

Noi siamo convinti che l’Azione Cattolica sia una grande grazia di Dio per i fedeli che sono chiamati a collaborare più da vicino con la Gerarchia ecclesiastica, con i Vescovi e con i Sacerdoti, i quali troveranno sempre nelle file dell’Azione Cattolica persone pronte a coadiuvarli efficacemente nel loro sacro compito quotidiano. Chi, infatti, non vede che, anche nei paesi cattolici, il numero dei sacerdoti è insufficiente per dare a tutti i fedeli la necessaria assistenza? Anche in codesto amato paese, dove il culto di Dio e la pietà sono certamente onorati, quante volte tu, Diletto Figlio Nostro, e i tuoi Colleghi nell’episcopato avete lamentato l’esiguo numero di sacerdoti, specialmente dei secolari, in codesta regione — diciamo — che per le sue condizioni naturali, per la dislocazione degli abitati e per la sua rilevante estensione richiede più che altrove un considerevole numero di sacerdoti?

E che dire vedendo attualmente tanti ostacoli opporsi al sacro ministero e accumularsi tanti impegni, al punto che i fedeli non possono quasi mai trarre beneficio dal ministero sacerdotale? Che dire dei molteplici pericoli che minacciano sempre più l’integrità della fede e dei costumi del popolo cristiano, specialmente nelle grandi nazioni, come nel Brasile, dove, insieme a tante grandi e buone realizzazioni, pullulano numerosi e così nefasti germi di male? Noi sappiamo con quale cura presso di voi ci si impegna per suscitare e favorire le vocazioni ecclesiastiche e per rendere i Seminari sempre più adatti al loro nobile fine. Noi abbiamo la prova della vostra sollecitudine e del vostro zelo nella creazione del Seminario Brasiliano a Roma; fondato sotto i vostri auspici e grazie al vostro contributo, esso si onora del titolo di pontificio e, come voi ben sapete, Ci è molto caro. Queste fatiche, benedette dalla grazia celeste, produrranno certamente per l’avvenire copiosi frutti. Ma quanto sarà più larga l’abbondanza di tali frutti se accanto alle schiere di sacerdoti — che Ci auguriamo divengano sempre meno impari al sempre più vasto lavoro — si stringessero docili e compatte falangi di buoni laici, i quali potranno preparare, integrare o, su qualche punto, ove sia necessario, anche supplire, specialmente nell’impartire l’istruzione religiosa ai fanciulli, l’opera del sacerdote.

In verità, per questa nobile battaglia che si propone di difendere e di ampliare il regno di Cristo, è assolutamente necessario, come per tutte le battaglie e per tutti gli eserciti, che i soldati procedano con ordine, metodo e riflessione. Voi non riterrete inutile se Noi aggiungiamo brevemente in questa lettera qualche consiglio e qualche direttiva suggeritaCi non solo dalla conoscenza che Noi abbiamo delle condizioni in cui vivete e dal Nostro vivissimo desiderio di vedervi ottenere rapidamente — anche in questo campo — consolanti risultati, ma anche dalla Nostra lunga esperienza che Ci ha, per così dire, messo sotto gli occhi quali sono i rimedi più sicuri e più appropriati per le singole nazioni.

In primo luogo vi raccomandiamo di porre il massimo impegno nella formazione di coloro che intendono militare nelle file dell’Azione Cattolica: formazione religiosa, morale e sociale che sono indispensabili per chi voglia esercitare efficacemente in questo momento storico un’opera di apostolato. Pertanto, nella fase iniziale sarà indispensabile cominciare non già con grandi complessi, ma con piccoli gruppi ben addestrati i quali, dotati di dottrina e di esperienza, siano come il fermento evangelico che trasformerà poi tutta la massa. Né sarà difficile iniziare così in ogni parrocchia questo salutare lavoro, particolarmente curando i fanciulli, indirizzandoli alla pratica delle virtù cristiane, nonché i giovani, future speranze della Chiesa e della Patria, e gli stessi uomini, sui quali poggiano le famiglie e la società, in vista di un’attiva solidarietà cattolica.

Va pure raccomandato vivamente che le nascenti associazioni non solo vivano in perfetta armonia, ma siano anche opportunamente coordinate nella più stretta ed organica unità; le associazioni parrocchiali, le diocesane e il consiglio direttivo nazionale siano uniti e collegati. Come le membra di un sol corpo, come le coorti di un esercito invincibile. Unione di forze, non dispersione; non un occasionale concorso di opere, ma un’ordinata collaborazione verso un bene comune; non la compressione dello spontaneo fiorire delle singole associazioni, ma lo sviluppo delle parti e delle forze, in modo che il decoro e la bellezza, in un organico complesso delle componenti, risplendano in tutto il corpo. Sarebbe perciò un errore e un danno gravissimo se nelle parrocchie o nelle diocesi sorgessero associazioni di fedeli con fini analoghi a quelli dell’Azione Cattolica ma assolutamente indipendenti e in nessun modo coordinate all’Azione Cattolica, o peggio, con essa contrastanti. I vantaggi particolari, o limitati ad una stretta cerchia di fedeli, provenienti da siffatte associazioni, resterebbero del tutto eliminati dal danno che esse causerebbero col disperdere e disgregare e talvolta mettere tra loro in urto le forze cattoliche; queste, come sopra abbiamo detto, nei tempi presenti devono essere concordi e collegate sotto la guida dei Pastori, a vantaggio della Chiesa.

Peraltro la necessità di tenere unite tutte le forze non vieta che l’Azione Cattolica abbia nel proprio seno diversi gruppi di cittadini, ai quali dedicare particolari cure ed assistenza, come gli agricoltori, gli artigiani, gli studenti, i professionisti che praticano singolarmente diverse attività o discipline. Da questa esperienza emerge necessariamente che per conseguire il fine principale dell’Azione Cattolica occorre che ogni militante sia attivo apostolo di Cristo, là dove trascorre la propria vita. Una grandissima cura deve essere espletata nei confronti delle classi più umili, specialmente degli operai e dei contadini, per i quali in ogni epoca la Chiesa, sull’esempio del divino Fondatore, ha avuto particolare affetto, con ampia comprensione per tutte le fatiche in cui essi sono impegnati, trepidante per i tanti pericoli ai quali sono esposte le loro anime, sempre più a rischio per l’intensa propaganda di scellerate e turbolenti dottrine diffuse fra i più deboli.

In tutta questa opera di adattamento e di organizzazione, sarà utilissimo costituire nelle singole diocesi gruppi di sacerdoti e di laici, preparati nelle cose divine, ardenti di zelo per le anime, devoti a questa Sede Apostolica e ai Pastori, i quali, ferventi missionari dell’Azione Cattolica, sotto la guida dei Vescovi si rechino frequentemente nelle parrocchie della loro diocesi, o anche di altre diocesi se ne sono richiesti, per illustrare chiaramente la bellezza e i vantaggi dell’Azione Cattolica, per assistere e collaborare soprattutto nella formazione di buoni dirigenti, senza i quali le associazioni non possono né vivere né fiorire, allo scopo d’indirizzare e coordinare tutte le forze, affinché ogni associazione possa raggiungere i propri obiettivi senza danneggiare le altre. Non si trascuri inoltre di istruire in questa forma di apostolato gli alunni dei Seminari, e del pari si addestrino subito i sacerdoti giovani, inviandoli anche a studiare l’Azione Cattolica in quelle nazioni dove essa ha già avuto felici esperienze e raccolto copiosi frutti.

Allo scopo di rendere sempre più idonei all’Azione Cattolica i sacerdoti, i religiosi dell’uno e dell’altro sesso e i laici fedeli, riteniamo di grandissima utilità che, come già si usa in diversi luoghi, si organizzino frequentemente giornate, settimane o congressi di studio e di preghiera per implorare l’aiuto di Dio non solo per l’intera nazione, ma anche per tutta la diocesi o per la parrocchia, in modo che coloro che partecipano agli esercizi spirituali e alle meditazioni sulle cose divine attraverso lezioni ed orazioni tenute da persone esperte di cose sociali e pertinenti all’Azione Cattolica vengano specificatamente sollecitati all’apostolato e preparati accuratamente sulle autentiche dottrine della Chiesa.

Inoltre conviene che tali riunioni siano convocate secondo determinati gruppi di soci, cioè dei giovani, degli studenti, degli uomini cattolici e delle donne, degli artigiani o di coloro che svolgono qualche attività professionale, come i medici, gli avvocati, i commercianti, e anche di sacerdoti, religiosi e religiose, di educatori, ecc., affinché in esse si trattino argomenti specializzati, che interessano le singole organizzazioni e categorie sotto l’aspetto religioso e dell’apostolato proprio dell’Azione Cattolica.

Noi conosciamo bene, Diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, le numerose e gravi difficoltà che questo compito, tanto nobile e necessario presenta, particolarmente all’inizio. Ma Ci piace ricordare le parole che l’Apostolo delle genti, sotto l’azione del soffio divino, non esitò un giorno a pronunciare: «Tutto posso in colui che mi dà la forza ». Se dunque i sacerdoti e i laici che lavorano nell’Azione Cattolica pongono in Dio la loro speranza e la loro fiducia, obbediscono alla grazia divina e utilizzano in modo aperto e attivo anche tutti quei mezzi, che possono sembrare di poca importanza, che l’Azione Cattolica offre loro, non mancheranno degli aiuti speciali e anche straordinari della bontà divina per realizzare l’opera felicemente intrapresa. Per contro, essi lavoreranno invano a costruire la nuova città cristiana se Dio non lavorerà con loro.

Né sembra che, oltre agli aiuti divini, l’Azione Cattolica manchi di altri contributi. Infatti essa non intralcia, e tanto meno distrugge, altre iniziative e forme di bene; se mai le suscita, le appoggia, le coordina; perciò domanda e accetta ben volentieri la collaborazione di altre forze, istituzioni e attività che, pur non appartenendo all’Azione Cattolica, ne condividono i nobili fini di formazione delle coscienze.

Le numerose famiglie religiose dell’uno e dell’altro sesso, che costà hanno già reso segnalati servizi alla Chiesa, porteranno senza dubbio all’Azione Cattolica un validissimo ed amplissimo aiuto. Esse daranno sempre questo aiuto non solo con le loro incessanti preghiere a Dio, ma collaborando con i sacerdoti anche se non hanno una specifica cura delle anime. Esse lo daranno in modo particolare preparando all’Azione Cattolica, fin dalla più tenera età, i bambini e le bambine che custodiscono nelle scuole e nei collegi. Occorrerà inizialmente attirare la gioventù alla pratica dell’apostolato, per poi esortarla in modo perseverante e vigile ad entrare nelle organizzazioni dell’Azione Cattolica; se queste mancano, i religiosi stessi le promuovano. Si può dire che non vi sia tempo migliore di quello degli studi, né luogo migliore delle scuole e dei collegi per educare la gioventù all’Azione Cattolica. Questa preparazione della gioventù sarà di grande utilità allo stesso ginnasio e all’educandato; infatti è facile comprendere quale e quanto bene possa pervenire a tutti gli alunni di un istituto dai loro compagni educati all’apostolato cristiano. Ciò gioverà particolarmente agli stessi adolescenti che si preparano all’Azione Cattolica. Ovviamente, come abbiamo più volte affermato, essendo stati preparati secondo la dottrina celeste e fortificati con la virtù superiore, essi troveranno nelle stesse organizzazioni, soprattutto nella delicata età che giungerà, una difesa ed un presidio contro i pericoli, in modo da affrontare e superare con animo invitto le molte e gravi difficoltà che incontreranno nell’ambiente sociale in cui dovranno entrare. Anche le associazioni e le istituzioni dirette a coltivare la pietà, alla maggiore diffusione della cultura religiosa o anche a favorire qualche attività di apostolato sociale, saranno le forze ausiliarie dell’Azione Cattolica, perché, pur conservando ciascuna una giusta e necessaria autonomia, fra esse e l’Azione Cattolica si effettuerà quella « cordiale intesa, quella coordinazione e mutua comprensione » che più volte abbiamo raccomandato.

Pertanto l’Azione Cattolica, così sapientemente ordinata e corredata di validi sostegni, sarà veramente l’esercito pacifico che combatterà la gloriosa battaglia per la difesa e la propagazione del Regno di Cristo, che è regno di giustizia, di pace e di amore. Perciò stesso, pur dovendo assolutamente astenersi come è voluto dalla sua natura da ogni attività e atteggiamento di partito politico, l’Azione Cattolica opererà tuttavia realmente ed efficacemente per la prosperità di tutta la comunità, « diventando il mezzo adatto di cui si serve la Chiesa per comunicare ai popoli ogni sorta di benefici » [1].

Infine chiediamo insistentemente a Dio che voglia benevolmente rendere fruttuose le fatiche che tu, Diletto Figlio Nostro, e i tuoi Colleghi nell’Episcopato — assecondati da un clero attivo e da uno scelto laicato incessantemente operanti — sostenete, affinché si formi ovunque questo sicuro e valido aiuto dell’Azione Cattolica diretto a ricostituire i buoni costumi nella società, in modo che quanto prima in tutte le diocesi si organizzino queste belle schiere di valorosi soldati che difendano con fermezza i diritti e gl’interessi di Dio e della Chiesa, e portino dappertutto il sentimento di Cristo, che è pegno e garanzia per gl’individui, per le famiglie e per la stessa società civile.

E affinché le vostre iniziative procedano regolarmente e con soddisfazione, imploriamo da Dio per voi gli opportuni aiuti. Sia preannuncio di questi e testimonianza del Nostro grande amore la Benedizione Apostolica che con affetto nel Signore impartiamo a te, Diletto Figlio Nostro, e a voi, Venerabili Fratelli, e a tutto il clero e al popolo affidato a ciascuno di voi, in particolare a quanti sono impegnati nell’Azione Cattolica

Dato a Roma, presso San Pietro, il 27 ottobre, festa di Cristo Re, dell’anno 1935, quattordicesimo del Nostro Pontificato.

PIUS PP. XI

 


[1] Epistola Quae Nobis ad Card. Bertram, 13 Novembris 1928.

 



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