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DISCORSO DI PIO XI
AL RE ALFONSO XIII E ALLA REGINA VITTORIA DI SPAGNA*

Lunedì, 19 novembre 1923

Il benvenuto a Voi, augusti e dilettissimi Figli! Ci è ben gradito e caro rivolgervi una tale parola in questa Roma, quando ancora risuona delle solenni celebrazioni onde abbiamo onorate le centenarie ricorrenze di quei Vostri grandi, che rispondono ai nomi di Ignazio di Loyola, di Francesco Saverio, di Teresa di Gesù... quanti e quali basterebbero per onorare un gran popolo. Anche per Noi, augusto e dilettissimo Figlio, quest'ora arriva e suona altrettanto vivamente desiderata che festivamente gioconda e solenne.

La Nostra gioia si duplica vedendo al Vostro fianco, salutando e benedicendo con Voi l'augusta compagna Vostra, la graziosa Regina, alla quale la Nostra Rosa d'Oro, dalla Maestà Vostra con filiale gentilezza voluta ricordare, veniva a significare appunto quanta speciale benevolenza il Nostro cuore paterno le riserva.

Che Voi con sensi e con accenti degni del Vostro grande e santo Predecessore Ferdinando il Cattolico, Vi gloriate di questo titolo veramente glorioso, e Vi diciate fiero di essere Sovrano in mezzo ad un popolo che a nessun altro – a nessun altro davvero – è secondo nell'attaccamento alla fede cattolica ed a questa Santa Sede, che Voi insieme al Vostro Popolo vi ci offriate con la fede e l'ardore di crociati autentici per la santa causa di Dio e della Sua Chiesa, tutto questo Ci commuove di una commozione altrettanto sentita e profonda che lieta e consolante.

Non possiamo tardare un istante solo a dirvi e rispondervi che Noi non Ci gloriamo meno né andiamo meno fieri – paternamente fieri – di contare nella immensa famiglia che Dio benedetto nell'arcano consiglio della Sua misericordia si degnava affidare al Nostro cuore ed alle Nostre sollecitudini, di contare, diciamo, un Sovrano così nobile cavaliere di Dio e della Sua Chiesa, un popolo così costantemente anzi eroicamente fedele. Quel popolo che l'antico e congenito eroismo spiegato ai giorni di Viriato, di Numanzia e di Sagunto, rinnovava e consacrava nel sangue di Fruttuoso, di Paciano, di Ermenegildo, di Eulogio, di Alvaro e di tanti altri gloriosi Martiri della fede cattolica; come più tardi nelle sante battaglie della riconquista; e poi di nuovo sull'Elba ed a Lepanto; ed ancora nella meravigliosa epopea di quelle navigazioni che così vasti campi di pacifiche e benefiche conquiste aprivano alla fede cattolica nel nuovo mondo ed in tante parti dell'antico.

Ed è pur questo il popolo, in mezzo al quale tanto splendore di cristiana santità, di arte e di scienza sacra accendevano Damaso e Prudenzio, Facondo e Ildefonso, Isidoro e Leandro, e poi Teresa di Gesù ed Ignazio di Loyola, Francesco Saverio e Paolo della Croce e Giovanni di Dio, e Pietro d'Alcantara, ed altri senza numero, una vera folla di giganti dello spirito, mentre a pieni rivi luce di scienza. versavano Compiuto e Salamanca. Al richiamo per quanto frammentario e fugace di tante magnifiche cose, Ci pare di meglio intendere come e perché di così privilegiati e invidiabili sorrisi e favori vi fosse, e sempre vi sia largo, la Regina del Cielo a Saragozza ed a Monserrato, come e perché la veneranda tradizione vi ponga in così stretti e gloriosi rapporti con l'apostolo San Giacomo; come e perché una pagina divinamente ispirata Ci riveli con quanto desiderio desiderasse di essere con Voi l'Apostolo delle genti, desiderio che ben due volte gli richiamava dal cuore sul labbro il bel nome di Hispanict e del di cui compimento Ci assicura Clemente I Papa; mentre il primo Innocenzo con ogni osservanza Ci attesta che a voi, a fondare tutte le vostre prime Chiese spediva da questa Roma i suoi Missionari l'istesso Principe degli Apostoli e primo Vicario di Cristo San Pietro.

E dirvi, augusto e dilettissimo Figlio, con quale e quanta compiacenza del cuore paterno Noi vi abbiamo seguito mentre a volo sublime e concitato Voi passavate in rapida e sfolgorante rassegna le glorie cattoliche ad un tempo e patriottiche del vostro nobilissimo popolo, della Vostra – anzi Nostra – diciamo meglio e compitamente, e Vostra e Nostra Cattolica fedelissima magnifica Spagna.

E dirvi ancora, augusto e dilettissimo Figlio, con quanta cordialità e con quanto ardore bramiamo di vedervi possibilmente contentato, cosa estremamente difficile quaggiù, di tutti i vostri desideri, e di potere Noi stessi a questo fine portare il contributo della Nostra cooperazione: ringrazieremo Dio come di specialissimo favore per qualunque occasione che Ce ne voglia inviare con possibilità di secondarla.

E’ dirvi... ma non più con nessuna parola potremmo esprimere tutto quello che Ci desta nella mente e nel cuore la Vostra augusta e pia presenza, la Vostra calda ed alata parola e quella, che l'una e l'altra evocano e rappresentano al Nostro spirito, visione stupenda di tutto un grande e nobilissimo popolo, e di tutta la sua magnifica storia.

Per questo appunto, perché sentivamo che nessuna parola poteva bastare , Vi abbiamo dato subito la risposta che doveva e deve dirvi tutto : l'amplesso paterno...

In Voi e con Voi abbiamo voluto abbracciare tutti i Vostri più cari e tutto il Vostro popolo.

Quando l'amplesso accostava i Nostri cuori, Noi abbiamo sentito che nel cuore Vostro regale era il Vostro popolo, come vi era il giorno non lontano e da Voi così piamente ricordato, nel quale Voi lo avete offerto e consacrato al Cuore Divino del Re dei Re; gesto immortale di vera e veramente sovrana cavalleria, il tutto degno della storia, hidalguia, del popolo per eccellenza cavalleresco.

Direte al Vostro popolo che in quel Divin Cuore nel quale Voi lo avete posto, Noi lo ritroviamo e ritroveremo ogni giorno nei quotidiani colloqui col Sacramentato Signor Nostro, e gli direte pure che da quel Cuore, palpito e vita dell'universo, gli preghiamo e pregheremo, come al suo Re ed alla Reale Famiglia, ogni grazia ed ogni dono di pace e di unità, di prosperità e di gloria.

E se vi sono anche laggiù poveri e pur sempre cari figli Nostri, che non vogliono accostarsi al Cuore Divino, dite loro che non per questo Noi li escludiamo dalle Nostre preghiere e dalle Nostre benedizioni, ma che proprio per questo rivolgiamo a loro con più vivo sentimento di paterna pietà il pensiero e l'affetto Nostro, come alle pecorelle lontane li rivolgeva il Pastore Divino, sospirando l'unità dell'ovile.

Pace ed unità, prosperità e gloria, questi doni verranno tutti insieme come a corteo di celeste regina, quando si verifichi la pace di Cristo nel Regno di Cristo.

Pace ed unità, prosperità e gloria: nessuno di questi doni – Ce lo dice il sicuro presagio del cuore – verrà meno a Voi e al popolo Vostro, se, sotto la vostra guida e dietro i vostri esempi, rimarrà e progredirà sempre sulle vie dai padri segnate e seminate con tanto splendore di imitabili esempi; se, rinascendo sempre nei figli la fede e la pietà dei padri, la Santa Religione Nostra Cattolica, espressione unicamente completa del cristianesimo e di tutte le sue benefiche energie, potrà continuare nelle leggi e nella scuola, e per queste vie – le sole vere e conducenti al fine – nella società e nella famiglia, nella vita pubblica e privata, i suoi salutari influssi di santità e di civiltà vera, di scienza e di arte, di concordia delle menti e dei cuori.

Su queste vie Ci troverete sempre, pronti alla cooperazione e, se occorra, all'aiuto : Noi ed i Nostri Venerabili Fratelli dell'Episcopato spagnolo, gloria della Chiesa Cattolica; e con l'Episcopato, sotto la sua guida e disciplina, quel clero secolare e regolare, che ha già scritto tante e così belle pagine di carità e di scienza, di apostolato e di patriottismo.

Ed ora discenda la Nostra Benedizione, come Voi la desiderate e chiedete, sopra di Voi e sulla graziosa Regina; scenda sui figli Vostri, amore e speranza della Spagna; e sull'Augusta Genitrice; scenda sui Magistrati e sul valoroso esercito, sull'universo popolo spagnolo, e sulla Spagna tutta quanta, scenda e vi rimanga per sempre.


 

*L’Osservatore Romano 21.11.1923, p.3.

 



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