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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI CONGRESSISTI DELLA SOCIETÀ ITALIANA
PER IL PROGRESSO DELLE SCIENZE
*

Venerdì, 2 ottobre 1942

 

Graditissimo torna all'animo Nostro, illustri scienziati, il vedervi qui riuniti intorno a Noi, quasi a corona del vostro sapiente convegno per il progresso delle scienze, le quali con nuovi orientamenti muovono, per nuovi sentieri e campi, a nuovi indirizzi e mete. La vostra presenza e la vostra accolta d'insigni indagatori dell'universo Ci sollevano dal progresso delle scienze a quel Dio onniscente : Deus scientiarum, Dominus, che nella creazione dell'universo con l'onnipotenza della sua parola segnò il progresso della origine delle cose in quei gran giorni, di cui voi scovate i tramonti e le aurore nelle viscere e sulla faccia del mondo. Ultimo apparso su questa terra, data al genere umano da coltivare per il suo pane, l'uomo, straniero al passato, fa il cammino a ritroso nel passato, investigando e indagando nell'opera di Dio le orme di lui, lasciate nelle tendenze delle cose e nelle fasi della evoluzione del globo, come leggi della sua divina sapienza, alla quale è figlia ogni scienza umana, ogni esplorazione e conquista, ogni possesso e utilità del mondo fisico. Conquistatore dell'aereo regno dell'aquila, domatore dei flutti dell'oceano, scrutatore del seno combusto della terra, l'uomo della scienza diviene vanto e gloria del genere umano, « che di vederlo in se stesso s'esalta » e ammira in lui uno dei promotori della grandezza e della civiltà umana.

Il noto detto « Inter arma silent Musae » (adattamento della ben conosciuta sentenza ciceroniana cfr. Cicer. Pro Milone 4, 10) ha oggidì più che mai un senso soltanto relativo, poiché la moderna condotta della guerra si fonda in larga misura sulla scienza e la pone al suo servigio. Senza dubbio il progresso delle scienze a nuove mete, sorretto dalle poderose meraviglie della tecnica, è in se stesso un progresso di luce sulle occulte vie di Dio per trarne bene e frutto e sollievo al vivere civile e alla potenza della patria e a salvezza e difesa nei pubblici cimenti. Perciò Noi godiamo di salutare l'alta scienza in voi, che nel vostro Congresso avete portato in campo anche indagini e cognizioni di là dal tempo che passa e dal momento che fugge, per quell'impulso spirituale che vi sospinge a nuovi orizzonti al di sopra delle cose visibili.

L'assidua attuazione della massima «vita impendere vero» (Juvenal. Satir. 4, 91), la infaticabile dedizione al servigio della scienza, la lotta per la conquista di sempre più perfette cognizioni, non meno che la sistematica loro applicazione alle ognora crescenti esigenze della vita, non solo materiale ed economica, ma altresì etica e religiosa, costituiscono una missione alla quale le classi dirigenti nel campo scientifico non possono sottrarsi senza irreparabili danni per il Paese e per il popolo.

Mantener desta la coscienza di questa non meno onorifica che grave missione, così nella cerchia di coloro che professano le stesse vostre discipline, come nel sentimento del popolo, è stato uno dei più elevati scopi del vostro Congresso.

I pensatori e gl'indagatori, gl'inventori e i costruttori, i letterati e i filosofi, i giuristi e gli storici italiani, avanzando con intelletto e animo ardimentoso, e gareggiando con altre Nazioni nel multiforme arringo della ricerca scientifica, hanno scritto a caratteri d'oro i loro nomi nella storia della umanità.

Noi abbiamo piena fiducia che alla presente generazione di cultori delle scienze, oggi qui dinanzi a Noi così degnamente rappresentati, sia dato in un avvenire non lontano di dedicare tutta la forza del loro intelletto, tutto l'idealismo della loro volontà, a ciò che, dopo la più formidabile delle guerre, in feconda unione con gli onesti di tutti i Paesi, sorga nel mondo un nuovo ordine di giustizia e di pace, alieno da tutto ciò che è eccessivo, iniquo ed ingiusto; ordine che anche il popolo italiano possa salutare con letizia dal profondo della sua fede, del suo pensiero e del suo sentimento, come rispondente alle sue più gloriose tradizioni religiose e civili.

Il giorno, in cui la scienza, con tutte le innovazioni, le invenzioni e le esperienze straordinariamente accresciutesi negli anni dell'immane conflitto, potrà collaborare alla titanica opera di ricostruzione a vantaggio della grande famiglia umana, trasformando la sua potenzialità di guerra in potenzialità di pace, sarà per tutti i suoi veri discepoli giorno di pura e indicibile gioia.

La Chiesa, amica di ogni verità, non è né può essere nemica o avversa al vero progresso delle scienze, non mai valevole a contrariare e ad offendere la fede di Cristo, mentre anzi si giova della investigazione dei cieli, dei calcoli matematici, delle invenzioni fisiche e industriali, delle arti dell'ingegno, di quanto moltiplica la parola e vince il tempo e lo spazio, delle speculazioni della filosofia e del diritto. Noi, pertanto, Vicario di Cristo, « in cui sono riposti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Coloss. 2, 3), mentre auguriamo a ciascuno di voi, ed in primo luogo al degnissimo vostro Presidente, luminare della sapienza giuridica, quella copia di favori, che vi illumini, vi guidi e vi accompagni nei passi avanzanti sui sentieri del sapere, invochiamo su di voi, sulle vostre famiglie, su quanti vi sono cari, sui vostri studi, sui vostri sforzi nel progresso scientifico, le più abbondanti benedizioni di Dio.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
  Quarto anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 229-231
  Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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