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RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII
NEL IV ANNIVERSARIO
DELL'INIZIO DELLA GUERRA MONDIALE*

Mercoledì, 1° settembre 1943

 

Si compiono oggi quattro anni dal giorno orrendo che diede inizio alla più formidabile, distruggitrice e devastatrice guerra di tutti i tempi, la cui visione atterrisce chiunque nutra in petto anima e sensi di umanità.

Nel presentimento di così universale sciagura, che minacciava la grande famiglia umana, Noi indirizzammo, pochi giorni avanti lo scoppio delle ostilità, il 24 agosto 1939, ai Governanti e ai popoli un caldo appello e una supplichevole ammonizione : Nulla — dicemmo — è perduto con la pace. Tutto può esser perduto con la guerra !

La Nostra voce giunse agli orecchi, ma non illuminò gli intelletti e non scese nei cuori. Lo spirito della violenza vinse sullo spirito della concordia e della intesa : una vittoria che fu una sconfitta.

Oggi, sulla soglia del quinto anno di guerra, anche coloro, che contavano allora sopra rapide operazioni belliche e una sollecita pace vittoriosa, volgendo lo sguardo a quanto li circonda dentro e fuori della patria, non sentono che dolori e non contemplano che rovine. A molti, i cui orecchi rimasero sordi alle Nostre parole, la tristissima esperienza e lo spettacolo dell'oggi insegnano quanto il Nostro ammonimento e presagio corrispondessero alla realtà futura.

Ispirarono allora le Nostre parole amore imparziale per tutti i popoli senza eccezione e vigile cura per il loro benessere. Lo stesso amore e la stessa cura Ci muovono in quest'ora grave e angosciosa, e mettono sulle Nostre labbra parole che vogliono essere a vantaggio di tutti e di nessuno a danno, mentre istantemente supplichiamo l'Onnipotente Iddio, affinché apra loro la via ai cuori e alle decisioni degli uomini, nelle cui mani sono le sorti dell'afflitta umanità.

Attraverso lotte gigantesche le esteriori vicende della guerra si avvicinano e confluiscono al loro punto culminante.

Mai la esortazione della Scrittura: « Imparate, o giudici della terra! » (Ps. 2, 10), non fu più invocata e urgente che in quest'ora in cui a tutti parla la tragica realtà.

Dappertutto i popoli rientrano in se stessi a meditare, con gli occhi alle rovine. Vera saggezza è incoraggiarli e sostenerli nelle loro prove. Scoraggiarli sarebbe funesto accecamento.

Per ogni terra l'animo dei popoli si aliena dal culto della violenza, e nell'orrida messe di morte e di distruzione ne contempla la meritata condanna.

In tutte le Nazioni cresce l'avversione verso la brutalità dei metodi di una guerra totale, che porta ad oltrepassare qualunque onesto limite e ogni norma di diritto divino ed umano.

Più che mai tormentoso penetra e strugge la mente e il cuore dei popoli il dubbio, se la continuazione della guerra, e di una tale guerra, sia e possa dirsi ancora conforme agl'interessi nazionali, ragionevole e giustificabile di fronte alla coscienza cristiana ed umana.

Dopo tanti trattati infranti, dopo tante convenzioni lacerate, dopo tante promesse mancate, dopo tanti contraddittori cambiamenti nei sentimenti e nelle opere, la fiducia tra le Nazioni è scemata e caduta così profondamente da togliere animo e ardimento a ogni generosa risoluzione.

Perciò Ci rivolgiamo a tutti quelli, cui spetta promuovere l'incontro e l'accordo per la pace, con la preghiera sgorgante dall'intimo e addolorato Nostro cuore, e diciamo loro:

La vera forza non ha da temere di essere generosa. Essa possiede sempre i mezzi per garantirsi contro ogni falsa interpretazione della sua prontezza e volontà di pacificazione e contro altre possibili ripercussioni.

Non turbate né offuscate la brama dei popoli per la pace con atti, che, invece di incoraggiare la fiducia, riaccendono piuttosto gli odi e rinsaldano il proposito di resistenza.

Date a tutte le Nazioni la fondata speranza di una pace degna, che non offenda né il loro diritto alla vita né il loro sentimento di onore.

Fate apparire in sommo grado la leale concordanza tra i vostri principi e le vostre risoluzioni, tra le affermazioni per una pace giusta e i fatti.

Soltanto così sarà possibile di creare una serena atmosfera, nella quale i popoli meno favoriti, in un dato momento, dalle sorti della guerra possano credere al rinascere e al crescere di un nuovo sentimento di giustizia e di comunanza tra le Nazioni, e da questa fede trarre le naturali conseguenze di maggiore fiducia per l'avvenire, senza dover temere di compromettere la conservazione, l'integrità o l'onore del loro Paese.

Benedetti coloro, che con volontà rettilinea aiutano a preparare il terreno, dove germogli e fiorisca, si rafforzi e si maturi il senso della veracità e della giustizia internazionale.

Benedetti coloro — a qualunque gruppo belligerante appartengano — i quali con non meno retto volere e con lo sguardo alla realtà cooperano a superare il punto morto, in cui si arresta oggi la fatale bilancia tra guerra e pace.

Benedetti coloro che mantengono se stessi e i loro popoli liberi dalla stretta di opinioni preconcette, dall'influsso di indomite passioni, di inordinato egoismo, di illegittima sete di potere.

Benedetti coloro che ascoltano le voci supplichevoli delle madri, le quali ai loro figli hanno dato la vita, perché crescessero nella fede e nelle azioni generose, non per uccidere e farsi uccidere; coloro che porgono orecchio alle implorazioni angosciose delle famiglie ferite a morte dalle forzate separazioni, alle grida sempre più insistenti del popolo, il quale, dopo tante sofferenze, privazioni e lutti, non altro chiede per la sua vita che pace, pane, lavoro.

Benedetti infine quanti comprendono che la grande opera di un nuovo e vero ordinamento delle Nazioni non è possibile senza alzare e tenere fisso lo sguardo a Dio, che, reggitore e ordinatore di tutti gli eventi umani, è fonte suprema, custode e vindice di ogni giustizia e di ogni diritto.

Ma guai a coloro che in questo tremendo momento non assurgono alla piena coscienza della loro responsabilità per la sorte dei popoli, che alimentano odi e conflitti fra le genti, che edificano la loro potenza sulla ingiustizia, che opprimono e straziano gl'inermi e gl'innocenti (cfr. Ier. 22, 13); ecco che l'ira di Dio verrà sopra di loro sino alla fine (cfr. I Thess. 2, 16)!

Piaccia al Redentore divino, sulle cui labbra risonarono le parole « Beati i pacifici », illuminare i potenti e i condottieri dei popoli, dirigere i loro pensieri, i loro sentimenti e le loro deliberazioni, renderli interiormente ed esteriormente vigorosi e saldi contro gli ostacoli, le diffidenze e i pericoli, che intralciano la via alla preparazione e al compimento di una giusta e durevole pace ! La loro saggezza, la loro moderazione, la loro forza di volontà e il vivo sentimento di umanità valgano a far cadere un raggio di conforto sul limitare, bagnato di sangue e di lacrime, del quinto anno di guerra, e dare alle vittime superstiti dell'immane conflitto, curve sotto l'oppressione del dolore, la lieta speranza che l'anno stesso non termini nel segno e nell'oscurità della strage e della distruzione, ma sia principio e aurora di novella vita, di fraterna riconciliazione, di concorde e operosa ricostruzione.

Con tale fiducia impartiamo a tutti i Nostri diletti figli e figlie dell'Orbe cattolico, come a tutti quelli che si sentono a Noi uniti nell'amore e nell'opera per la pace, la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, V,
  Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1943 - 1° marzo 1944, pp. 119-122
  Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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