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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI FEDELI*

Domenica, 22 dicembre 1946

 

Una indicibile commozione si desta nell'animo Nostro al veder in questo momento il diletto popolo di Roma, accorso verso di Noi, mosso dall'impulso potente, irresistibile, della sua devozione e del suo amore filiale. Veramente l'anima cattolica della città Eterna, pacifica nella santa libertà dei figli di Dio, impavida e forte nella lotta, viene ancora una volta ad effondersi nel seno del Padre comune.

Quali ricordi la vostra immensa adunata richiama al Nostro spirito!

Innanzi tutto quel 12 Marzo dell'anno di guerra 1944, quando le moltitudini dei profughi e degli erranti si mescolavano con la folla dei cittadini romani, trepidi per la loro patria, per i loro focolari e per le loro famiglie; essi venivano a cercare sicurezza e conforto nella parola e nella benedizione del loro Padre e Vescovo, ansioso egli stesso e operoso per la salvezza dell'Urbe e del suo popolo.

Poi, dopo meno di tre mesi, la sfolgorante giornata del 6 Giugno ! Roma, uscita prodigiosamente incolume da immani pericoli, volle qui festeggiare con traboccante gioia le prime ore della sua liberazione.

E infine la memorabile Domenica di Passione del 1945. Mentre da lungi ancora sinistramente rumoreggiava il cannone, voi imploravate la misericordiosa protezione del Cielo e Noi vi esortavamo a non essere dimentichi dei vostri cristiani doveri di pietà, di virtù, di onestà, di amore fraterno, a custodire nell'onore la santa eredità lasciatavi dai vostri padri.

Ed ecco che oggi voi siete parimenti accorsi in folla, come nei grandi giorni, presso di Noi, figli e figlie di questa Roma, la cui sorte, nei giorni sereni come negli oscuri, è stata sempre ed è l'oggetto dei Nostri pensieri e delle Nostre preghiere, delle Nostre cure e delle Nostre sollecitudini; siete accorsi per proclamare dinanzi ai vostri concittadini; al vostro Paese, a tutto il mondo cristiano, che vi sentite strettamente congiunti con la Sede di Pietro e con le tradizioni cattoliche della vostra Città natale, in una santa unità, che supera e vince ogni minaccia e ogni ostilità, ogni esitazione e ogni prova.

Con dolore e con indignazione voi vedete il volto sacro di Roma (di questo luogo santo, sede per disposizione divina del Vicario di Cristo) esposto — per mano di empi negatori di Dio, profanatori delle cose divine, adoratori del senso, — ad essere macchiato d'ignominia, coperto di fango. Ma ecco : esso si mostra oggi qui, davanti a voi, in tutto il suo splendore, in tutta la sua intatta, inviolata bellezza.

Mai forse la missione di Roma non è stata più grande, più benefica, più indispensabile che nell'ora presente. Dai sette colli, protese le braccia materne, essa estende il suo impero spirituale sul mondo, che misteriosamente avvolge nella sua luce. Quella luce, che prima apparve, quando la Chiesa, Sposa di Cristo, si sciolse dalle gramaglie delle persecuzioni e, coronata con segno di vittoria, uscì dai circhi e dagli anfiteatri dianzi ruggenti alla sua rovina; quando, immortale vindice della verità, più sicura dell'avvenire che il pontefice di Giove ascendente con la tacita vergine il Campidoglio (dum Capitolium scandet cum tacita virgine Pontifex - Horat. Carm. III, 30, 8-9), Si accinse con la spada dello spirito, che è il verbo di Dio, a continuare e ad estendere la pacifica religiosa conquista di un mondo di popoli, più vasto di quello domato dal ferro e dalle legioni dei Cesari.

Fate che la vostra vita e la vostra condotta, i vostri giudizi e le vostre opere, siano profondamente pervasi e regolati dalla vigile e chiaroveggente coscienza di quella singolare missione, non meno onorifica che grave di responsabilità e di doveri.

Le innumerevoli schiere dei vostri martiri e dei vostri Santi vi guardano. Mostratevi degni di loro.

Dal suolo romano il primo Pietro, circondato dalle minacce di un pervertito potere imperiale, lanciò il fiero grido d'allarme: « Resistete forti nella fede » (1 Petr. 5, 9).

Su questo medesimo suolo Noi ripetiamo oggi con raddoppiata energia quel grido a voi, la cui Città natale è ora il teatro di sforzi incessanti volti a rinfiammare la lotta fra i due opposti campi : per Cristo o contro Cristo, per la sua Chiesa o contro la sua Chiesa.

Destatevi, o romani. L'ora è sonata, per non pochi fra voi, di svegliarvi da un troppo lungo sonno (cfr. Rom. 13, 11). Agire fortemente e fortemente patire : è la divisa del nome romano.

Su di voi, prediletti di Cristo, da Lui chiamati a portare, in un settore così segnalato della grande battaglia spirituale del nostro tempo, il vessillo di Cristo attraverso i venti e le maree degli errori e delle passioni; su di voi — ma anche, sì, anche su coloro che combattono e vilipendono la Religione e i suoi Ministri, perchè l'amore della Chiesa è sempre più grande della loro colpa — Noi invochiamo l'abbondanza della protezione e della grazia invincibile dell'Onnipotente Signore, mentre con effusione di cuore vi impartiamo la Nostra paterna Apostolica Benedizione, pegno ed auspicio di carità, di giustizia e di pace per Roma, per l'Italia, per il mondo.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VIII,
 Ottavo anno di Pontificato, 2 marzo 1946 - 1° marzo 1947, pp. 341-342
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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