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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AL NUOVO AMBASCIATORE
DELLA
REPUBBLICA DOMENICANA*

Giovedì, 8 gennaio 1947

 

Signor Ambasciatore,

E’ per Noi piacere grande poter salutare il nuovo Rappresentante della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede.

Si tratta veramente di una Nazione prediletta, che la divina Provvidenza ha voluto scegliere per culla del Cristianesimo in America, e per centro di diffusione e propaganda all’epoca della sua scoperta e conquista; di una Nazione che giustamente si gloria sia di aver meritato le ultime attenzioni di Cristoforo Colombo, come si vede nel di lui testamento tutto pervaso di cristiana pietà, di desiderio di cultura e di filiale rispetto a questa Santa Sede; e sia per aver visto erette nel proprio territorio, dal Nostro immortale Predecessore Giulio II, le prime diocesi di tutto il continente Americano.

Vostra Eccellenza, chiamata a patrocinare presso dì Noi gli interessi di una Nazione tanto illustre. e quindi ad arricchire con un nuovo e insigne membro il Corpo Diplomatico accreditato presso questa Sede, ha avuto la soddisfazione di incominciare la sua alta carriera con tali espressioni, che lo stesso Padre comune della Cristianità non pensava più entusiaste, manifestando così una rara comprensione del suo nobile ufficio e delle sue particolari finalità.

La storia delle relazioni fra questa Santa Sede e le dorate Antille ulteriormente sviluppate fino a raggiungere l’indipendenza della vostra Patria è di molti secoli. Vostra Eccellenza ha ben richiamato alla Nostra mente i meriti acquistati dai figli Spagnoli di S. Francesco e di S. Domenico, nelle fatiche dell’evangelizzazione dell’isola Dominicana. E questi meriti – Noi godiamo nel proclamarli – superano i limiti dell’Isola e del secolo in cui sono stati compiuti, giacchè in essi erano in germe i principii del Diritto Internazionale insegnati poco dopo in Salamanca da Fra Francesco da Vittoria, e perfezionati alla fine del secolo a Coimbra e a Roma dall’insigne dottore Francesco Suarez e dal dottore della Chiesa S. Roberto Bellarmino, prima che divenissero patrimoni di Ugo Grozio.

Nulla di strano che la fede cattolica, affluita attraverso canali sì gloriosi dalla vecchia Europa, rimanesse fortemente impressa nell’anima del vostro popolo. Ancor oggi, dopo molti secoli, essa continua ad esser viva, come il fuoco che, sebbene qualche volta sia coperto dallo spento manto della cenere, aspetta solo di essere rintuzzato dalla mano energica e amorosa, per tornare a risplendere di nuovo, come dopo un sonno, di viva e lucente fiamma.

Non si può dubitare che una persona come Vostra Eccellenza, la quale ha tutto presente lo splendido passato, farà quanto è nelle sue mani per essere fedele con giudizio retto e sguardo sicuro ai doveri concreti e molte volte urgenti, che il presente e l’immediato avvenire impongono.

Le grandi lotte spirituali, che sono le note dominanti dei nostri giorni e dal cui esito potrebbe dipendere a lungo la fisionomia morale dell’umanità, esigono propositi netti e campioni decisi. Una chiara visione e una ferma risoluzione sono inseparabili quando si hanno da portare alla pratica le leggi eterne date da Dio all’uomo. La Chiesa di Cristo è la maestra competente e insostituibile di queste norme. Il suo raggio di azione arriva a tutti i paesi del mondo, senza escludere nessun popolo e senza dipendere da nessuna forma di governo. Ma perché Essa possa compiere il proprio mandato con fecondità e penetrazione, da cui dipende la sua maggior o minor efficacia nella vita sociale e pubblica, e l’abbondanza dei frutti pacifici che da questa azione devono ricavarsi dipende nella sostanza dal grado di libertà e di possibilità di azione che ciascuno stato e forma di governo le concedono.

Per questo sono condizioni indispensabili allo sviluppo della sua opera, in maniera che corrisponda ai bisogni presenti e futuri, dell’umanità, la libertà di azione nel campo dell’educazione della gioventù; il disporre dei mezzi proporzionati alla formazione di un clero capace di attendere ai bisogni spirituali dei fedeli con un vero e fecondo apostolato; e quelle altre condizioni spirituali e materiali che favoriscono la tutela della famiglia cristiana e il perfezionamento dei figli, che nelle file dell’Azione Cattolica, imparano a valorizzare, in pacifica collaborazione coi loro connazionali, il vero bene e l’ordinato progresso del popolo, le grandi verità e i valori vitali della santa fede.

I Nostri fedeli e amati figli di quell’Isola delle Antille, che Colombo onorò col simbolico nome di «Hispaniola» – piccola Spagna – apprenderanno con profonda gioia che il vivo contatto dell’amata Patria con il Padre della Cristianità è stato rafforzato col presente e solenne atto. E per mezzo delle parole di Vostra Eccellenza verranno a conoscere che qui, presso questa Sede di Pietro, hanno un valido protettore che si prende a cuore i loro desideri e le loro speranze, disposto sempre a favorire e promuovere quanto è possibile e desiderabile per il vicendevole bene della Chiesa e dello Stato.

Con questi sentimenti preghiamo Vostra Eccellenza che voglia trasmettere all’Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica che recentemente ha voluto contribuire con generosità alla costruzione del nuovo seminario, ai Membri del Governo, a tutto l’amato popolo Dominicano, l’espressione della Nostra paterna benevolenza, mentre imploriamo su tutti le più abbondanti grazie del cielo.


*Atti e discorsi di Pio XII, vol. X, p.15-18.

 



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