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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
ALL'AMBASCIATORE DELLA SPAGNA
S.E. JOAQUÍN RUIZ-GIMÉNEZ CORTÉS
*

Domenica, 12 dicembre 1948

 

Signor Ambasciatore,

Non sarebbe stata necessaria, se non si fosse trattato di un opportunissimo riferimento personale, la discreta presentazione che di se stesso Ci ha fatto testé V. E., giacché dalla Nostra memoria non si era cancellato il ricordo della sua intelligente attività a capo dell’organizzazione internazionale dell’intellettualità cattolica, attività della quale la sua promozione all’alto incarico, che in questo momento comincia, ad esercitare, potrebbe considerarsi premio e coronamento.

Perciò, nell’accoglierla come successore di un esperto e prudente diplomatico, che così gradito ricordo Ci lascia, e nel ricevere le Lettere Credenziali che l’accreditano come rappresentante del Capo dello Stato Spagnolo, Ci congratuliamo con Lei in modo speciale, giacché conosciamo gli altissimi ideali, che sono stati guida ed orientamento nella molteplice attività organizzativa, direttiva e docente, che ha riempito la vita, ancora non troppo lunga, di V. E.

Fra così eccelsi ideali, Signor Ambasciatore, uno Ci sembra che tutti li riassuma: portare al mondo della intelligenza i benefici della verità cattolica, affinché esso facendo di tale verità la sostanza della propria ispirazione, il principio della fecondità ed il centro della unità, possa comunicarli dall’alto della cattedra o della tribuna, dalle pagine del libro, della rivista o del giornale all’umanità assetata, sì che questa possa ritrovare nella dottrina salvatrice la fonte inesauribile della verità, il principio di ogni vero progresso e la base di ogni armonia stabile e duratura. V. E., quale esperto conoscitore dell’ambiente in cui vive, sa che non mancano anche oggi spiriti onesti, che cercano sinceramente luce per se stessi, fraternità per coloro che convivono entro le medesime frontiere e l’armonia e la pace per i rapporti tra i popoli. Ma anche forse avrà lamentato più di una volta che questi; sforzi si perdono dietro i miraggi di verità appariscenti, sotto gli aprioristici dogmatismi di falsi sistemi o tra gli intricati grovigli delle concupiscenze o delle esigenze del momento, che sembrano soltanto tener conto della propria convenienza o del pronto evitare la difficoltà presente. Si direbbe che per loro non esistono le grandi norme, gli eterni principi, e che per ciò stesso sono condannati alla sterilità.

Perciò Ella, Signor Ambasciatore, potrà più agevolmente comprendere con quanta soddisfazione L’abbiamo udito riferirsi a una gioventù spagnola e ad un popolo spagnolo, che vuole aver sempre dinanzi agli occhi la verità cattolica, compenetrando la vita pubblica e sociale di tutti e di ciascuno, orientando le decisioni dei suoi più alti organismi ed animando le, manifestazioni tutte di una nazione che si pregia di essere e di apparire figlia fedele della Chiesa e di questa Sede Apostolica. Ma Noi, se V. E. consente, aggiungeremo che doveva essere così, giacché a questa verità come giustamente è stato osservato, detta nazione deve la compagine stessa della sua prima nazionalità la ispirazione dei suoi grandi artisti, le ricerche dei suoi profondi pensatori, i voli altissimi dei suoi mistici incomparabili e perfino una buona. parte di quell’impulso che la portò a rompere i limi- ti del noto per poter portare quella dottrina e quella salvezza a un Mondo Nuovo, da V. E. percorso or non è molto, e dove avrà potuto rilevare come la più preziosa eredità che la Madre Patria ha lasciato alle sue figlie è l’incondizionata fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa.

Dio voglia, Signor Ambasciatore, che le grandi verità della nostra sacrosanta Religione entrino sempre più profondamente nell’anima del popolo spagnolo, contribuendo alla costante elevazione morale e materiale delle sue classi più umili, cosa che è Nostra perenne preoccupazione; mantenendo nella vita familiare il prezioso retaggio delle antiche tradizioni; chiudendo il passo alla cupidigia della ricchezza – tentazione facile nei tempi difficili –; estinguendo gli odi e portando in tutto a piena maturità la sua possente primavera spirituale. In tale modo la Chiesa, servendosi anche del generoso appoggio che tra di voi ricevono le sue opere, libera di preoccupazioni e di intoppi, farà palese, una volta di più, la efficacia della sua dottrina . in servizio della felicità terrena ed ultraterrena, della prosperità e della pace.

Sia, dunque, il benvenuto, Ecc.mo Ambasciatore, e sia sicuro che i suoi desideri di intensificare i rapporti tra la sua Patria e questa Sede Apostolica, troveranno in Noi la più fervorosa corrispondenza. E per questo lavoro, per lo sforzo comune a pro della pacificazione del mondo e per quanto può riferirsi al miglior compimento della sua missione, voglia essere certo di trovare sempre in Noi il più benevolo aiuto.

Signor Ambasciatore, fra le tante amarezze, che sogliono continuamente assillare l’animo Nostro, Ci è tra i più grandi conforti quello di saperli in ogni momento circondati e assistiti dall’amore e dalle preghiere dei Nostri dilettissimi figli di tutto il mondo. Tra di essi sappiamo molto bene che il nobilissimo popolo spagnolo si trova fra i primi. Come, dunque, non potremmo benedire affettuosamente il popolo stesso, il Capo dello Stato con il Governo, Vostra Eccellenza e la sua distinta famiglia?

Che il Dio di misericordia e di verità protegga sempre la Nazione spagnola, terra feconda di santi; che, oltre ogni pericolo e avvalendosi dello zelo eroico dei suoi figli migliori, la conservi sempre fedele alla sua alta vocazione cristiana; e che anche in questo mondo le conceda quella stima, della quale i molti servigi della Spagna resi alla causa della Religione e della civiltà, la fanno creditrice.


*Atti e discorsi di Pio XII, vol. X, p.342-345.

 



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