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  DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
PER L'INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO
AL SOMMO PONTEFICE PIO XI*

Domenica, 18 dicembre 1949

 

Mentre cadeva il velo del monumento, che la pietà dei Cardinali da lui creati ha eretto nel massimo tempio della Cristianità in onore del Sommo Pontefice Pio XI, — monumento, che il Signor Cardinale Nasalli Rocca a nome della Commissione Cardinalizia ha eloquentemente illustrato —, un inesprimibile e letificante sentimento si è impadronito dell'animo Nostro. Questa mole marmorea rievocherà agli occhi delle moltitudini, le quali, più che mai numerose durante l'Anno Santo, si affolleranno sotto le volte di questa Patriarcale Basilica, la memoria e quasi la stessa vivente effigie dell'augusto Scomparso.

Ma un solo monumento può degnamente raffigurare il suo spirito : quello dei suoi insegnamenti, dei suoi esempi e delle sue opere. Esso, lungi dal disgregarsi sotto il morso del tempo, apparirà di generazione in generazione sempre più grande e potente.

Viva è la vostra commozione, Venerabili Fratelli e diletti figli. Ma quanto profonda è in Noi, che, chiamato da lui a far parte del S. Collegio, mentre lo veneravamo ed amavamo come Padre e Maestro, eravamo ben lontani dal supporre che, nei suoi imperscrutabili disegni, la divina Provvidenza Ci preparava a raccogliere dalle sue mani, per gravarne le Nostre deboli spalle, la gigantesca successione che egli lasciava dietro di sé!

Potrebbe sembrare che, essendo Noi stati per ben nove anni l'umile ma assiduo e devoto collaboratore del suo apostolico ministero attraverso le liete e le procellose vicende del suo Pontificato, il testimonio dei suoi ingenti lavori, il confidente dei suoi alti pensieri, dovrebbe riuscirCi più facile di mettere in luce i tratti più rilevanti del Nostro immortale Predecessore. Ahimè! A causa precisamente di tale intimità, l'impresa tanto più Ci sgomenta per la conoscenza immediata che abbiamo avuta della sua incomparabile grandezza.

La grandezza; sì, è ben essa. Factus est . . . Sacerdos magnus! (1 Mac. 14, 30). Egli fu sempre grande; grande per la forza e la chiarezza dell'intelligenza, grande per il cuore e per la virtù, grande per l'ampiezza delle concezioni e per l'altezza dei propositi, grande per la esattezza e il vigore delle pratiche attuazioni.

In Pio XI i posteri ammireranno la grandezza dell'intelletto, la vastità del sapere, la varietà e l'agilità delle attitudini, l'eminente superiorità dell'erudito, del dottore, del pastore. Questa scienza, questa coltura universale, eppure profonda, — di cui fu un modello difficilmente imitabile, — era, ai suoi occhi, un dovere per il sacerdote: « perchè le labbra, del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca ricercheranno la legge » (Mal. 2, 7). Che cosa non ha egli fatto per promuoverla? Quindi il suo zelo infaticabile per la formazione intellettuale del clero, per la solidità e la perfezione degli studi, dei quali tracciò il programma fondamentale nella Costituzione Apostolica « Deus scientiarum Dominus » (24 Maggio 1931). Ma la stima, che la sua mente aperta ai più larghi orizzonti aveva del sapere, non si restringeva alle scienze sacre; in queste egli venerava la parola di Dio manifestata al mondo; nelle scienze profane riveriva il raggio di luce che da Dio si riflette sulla fronte dell'uomo creato a sua immagine e somiglianza.

Di tutte si fece promotore e mecenate, e il suo amore per la scienza si riversava nella sua sollecitudine per gli scienziati, senza distinzione di persone, di nazioni e di civiltà; sollecitudine la quale diede una nuova vita alla Pontificia Accademia delle Scienze, che egli si compiaceva di onorare col suo personale intervento e con la sua parola.

È questo un esempio della sua grandezza nelle attuazioni pratiche delle sue geniali concezioni. Quanti altri se ne potrebbero citare senza uscire dal campo della vita intellettuale! È forse necessario di ricordare ciò che egli fece per fondare, ristabilire, ordinare università, atenei, facoltà, istituti, seminari? per assicurare — egli già peritissimo bibliotecario — la conservazione degli archivi e delle biblioteche? per far giungere sino alle estremità della terra la voce del Vicario di Cristo mediante una modernissima Stazione Radio? per favorire il culto delle arti con la nuova Pinacoteca Vaticana? In Pio XI i posteri ammireranno la grandezza e la delicatezza del cuore, la purezza e l'ardore della carità. Certo di lui non si potrà mai dire che la scienza abbia inaridito o intepidito la squisita sensibilità.

Il suo amore verso Dio apparisce attraverso tutte le sue parole, i suoi scritti, le sue opere, nei suoi insegnamenti dottrinali, come nelle loro applicazioni pratiche. Ogni momento vi si vede erompere la scintilla o accendersi il gran fuoco dell'amore. Si rileggano l'ardente Enciclica Miserentissimus Redemptor (8 Maggio 1928) col suo invito alla riparazione, e la Bolla Quod nuper (6 Gennaio 1933), con la quale indiceva l'Anno Santo Straordinario della Redenzione, coronato a Lourdes ai piedi dell'Immacolata. E quale devozione verso la Vergine e Madre di Dio trasparisce nella commemorazione del Concilio Ecumenico di Efeso e nella festa liturgica, estesa a tutta la Chiesa, della divina Maternità di Maria (Enc. Lux veritatis, 25 Dicembre 1931)!

Che dire della sua carità verso gli uomini? Egli sentiva e portava in sè tutte le loro sofferenze, tutte le loro miserie, tutte le loro angosce. La crisi economica, la disoccupazione, la corsa agli armamenti gl'ispirarono l'Enciclica Nova impendet (2 Ottobre 1931); alcuni mesi più tardi le prime parole della Caritate Christi compulsi (3 Maggio 1932) bastavano a rivelare al mondo il fondo di quel gran cuore, straziato poi anche dalle guerre civili del Messico e della Spagna, ove « i fratelli hanno ucciso i fratelli ».

In Pio XI i posteri ammireranno la grandezza delle vedute e delle aspirazioni. Sommo Sacerdote, non ebbe altra brama che di far regnare nel mondo Dio e il suo Cristo. È stato giustamente chiamato il Papa dell'Azione cattolica. Egli fu tale nel pieno senso della parola, chiedendo la collaborazione di tutti ed in tutte le forme. Egli voleva stabilire questo regno di Dio e di Cristo, consolidarlo, propagarlo negl'individui, nelle famiglie, nelle nazioni e fra le nazioni, in tutta la umana società.

Per stabilirlo nelle anime mediante la santificazione personale, promosse fortemente la pratica degli Esercizi Spirituali; per stabilirlo e farlo risplendere nel sacerdote per mezzo del sacerdote, egli, che pochi anni prima ne aveva esaltato la grandezza in occasione del suo Giubileo sacerdotale (Enc. Quinquagesimo ante anno, 23 Dicembre 1929), pubblicò la magnifica Enciclica Ad catholici sacerdotii (20 Dicembre 1935), inserendo in pari tempo nella liturgia la bella Messa votiva di Gesù Cristo sommo ed eterno Sacerdote.

Per stabilire quel regno nella famiglia, inculcò potentemente il rispetto alla santità del matrimonio, Casti connubii (31 Dicembre 193o), dopo di avere con la Divini illius Magistri (31 Dicembre 1929) combattuto per la educazione cristiana della gioventù.

Sollecito di difenderne i diritti nelle nazioni, il sapientissimo Pontefice, come nei Patti Lateranensi aveva restituito la pace religiosa in Italia, così con la pubblicazione quasi simultanea di tre luminose Encicliche riprovò e condannò gli attentati perpetrati contro la sovranità di Dio e di Cristo; e volgendo il suo sguardo al di là di tutte le frontiere, dei mari e degli oceani, mentre con perseveranza e rettitudine si adoperava a spianare la via al ritorno dei dissidenti nel seno della Chiesa Madre, provvedeva con l'Enciclica Rerum Ecclesiae (28 Febbraio 1926) allo sviluppo delle missioni fra gl'infedeli e alla perfetta formazione di un clero indigeno.

Padre e Pastore dei popoli, moltiplicò le sue cure in favore della pace fra le nazioni, dall'inizio del suo Pontificato con la Enciclica programmatica Ubi arcano (23 Dicembre 1922), nella quale invocava la pace di Cristo nel regno di Cristo, fino al giorno in cui, tra il sordo rumoreggiare della imminente tempesta, la sua afflitta e stanca voce scongiurava i popoli di riconciliarsi fraternamente, e per la salute e la pace del mondo faceva a Dio l'offerta della preziosa sua vita.

Intento a fondare sul regno di Cristo tutta la umana società, fece ogni sforzo e non risparmiò alcuna pena per la instaurazione di un ordine sociale cristiano, confermando e completando gl'insegnamenti dei suoi Predecessori con l'Enciclica Quadragesimo anno (15 Maggio 1931), che resterà nella storia non meno celebre della Rerum novarum, di cui commemorava il quarantesimo anniversario.

Finalmente, per far regnare nel mondo e sul mondo Dio e il suo Cristo, mettendo il coronamento all'opera di Leone XIII, che lo aveva consacrato al Cuore sacratissimo di Gesù, e a quella di Pio X, che aveva dedicato la sua vita a riunire tutte le cose in Cristo (Eph. 1, 10), proclamò solennemente la regalità di Lui e istituì la festa di Cristo Re, una delle più risplendenti dell'anno liturgico.

Noi non abbiamo fatto che abbozzare le linee generali del monumento che Pio XI ha elevato a se stesso con la sua vita e le sue opere. Esse bastano tuttavia a lasciar intravedere altezze vertiginose. Ora vorremmo concludere il Nostro pur tanto inadeguato disegno con l'additare la meravigliosa armonia di così sublimi grandezze.

È quella stessa che la Sacra Scrittura esalta nella Sapienza, la quale « attingit . . . a fine usque ad finem fortiter, et disponit omnia suaviter ». Fortezza e bontà. La fortezza di Pio XI s'impose indomabile, inflessibile, sia che si trattasse di rivendicare i diritti di Dio e della Chiesa nella santità del matrimonio, nella educazione della gioventù, o di condannare la violazione di questi diritti nel governo dei popoli e delle nazioni, o di tracciare i limiti dei diritti e dei doveri reciproci nella pratica sociale, nazionale e internazionale, o di riprovare i facili compromessi, le timide compiacenze, le mezze misure, le irrisolutezze, le comode neutralità. Risuona ancora al Nostro orecchio la sua indimenticabile parola: la grandezza e la difficoltà dei nostri tempi non permettono a nessun vero discepolo di Cristo di contentarsi della mediocrità. Abbiamo ancora vivo il ricordo di una sera, in cui Ci chiamò ad ora insolita, per chiedere il Nostro modesto avviso intorno ad un'ardua questione che lo faceva stare in grande ansia. Lo esprimemmo come meglio potemmo. Egli allora esclamò: Ella parla come deve parlare il Segretario di Stato. Ma Noi... Noi abbiamo ora là — mostrò con l'indice teso la porta — una grande Udienza. E levando in alto la destra, aggiunse: Sappiamo Noi quel che dobbiamo dire. Si alzò, andò e parlò come un antico Padre della Chiesa. Il suo vigore, la sua intransigenza, là ove la transazione sarebbe stata prevaricazione, faceva tremare i più sfrontati.

E nondimeno, anche allora, la severità delle sue esigenze era addolcita da una indefettibile lealtà senza passione, da una inalterabile bontà. Con quale onesta franchezza egli espose la parte che spetta allo Stato nella educazione della gioventù! Quale delicata comprensione e quale paterno compatimento egli manifestò per le pene e le angosce spesso connesse con la piena e fedele osservanza dei doveri coniugali! Si potrebbe continuare indefinitamente l'esame dei suoi atti; si giungerebbe sempre alla medesima conclusione.

Le circostanze presenti non richiedono nè minor fortezza nè minore bontà. Rivolgiamo perciò lo sguardo verso di lui; ascoltiamo la voce dei suoi esempi, e a lui, in quest'ora particolarmente dedicata alla sua memoria, presentiamo la solenne promessa dei nostri cuori:

O Pontefice eccelso, la grandezza e la gravità, le sollecitudini e le sofferenze del tempo, in cui la Provvidenza divina ha voluto porre la nostra vita e il nostro lavoro, non ci sgomentano. Aspro com'esso è, insidiato da pericoli, aggravato da amarezze, noi tuttavia lo amiamo questo tempo, lo abbracciamo come la croce destinataci dal Signore fin dalla eternità, e alla cui ruvida durezza debbono essere sperimentate la genuinità del nostro amore, la fermezza della nostra fedeltà, l'assolutezza della nostra fede, la misura della nostra intima partecipazione ai dolori, ai bisogni, alla missione della Sposa di Cristo. La tua parola e il tuo esempio ci sono di stimolo e d'incoraggiamento a camminare sulle tracce lasciate dalla tua energia e dalla tua intrepida attività, tutta consacrata a promuovere il ritorno a Cristo della tua generazione. Il Signore ci dia la grazia di seguire docilmente, come tu facesti, l'invito del Maestro « duc in altum » (Luc. 5, 4), con una forza, se non eguale, almeno simile alla tua, e di ottenere dalla onnipotenza divina ciò che oltrepassa il potere puramente umano.

Se così piacerà al Signore, fra pochi giorni Noi procederemo all'apertura di quella Porta Santa, che la mano di Pio XI dischiuse per ben due volte durante il suo Pontificato. Noi lo faremo con la ferma fiducia che Colui, il quale regna nei cieli e regge i destini dei popoli e soprattutto le sorti della sua Chiesa, Ci concederà, in questo tempo di preghiera e di perdono, di provare la ricca efficacia della sua promessa: « Qui petit accipit, et qui quaerit invenit, et pulsanti aperietur » (Matth. 7, 8).

Egli, che è il Re e il centro di tutti i cuori, si degni di commuovere gli animi ostinati, di aprire le orecchie degli uomini alla infinita dolcezza e misericordia della sua parola: « Ecce sto ad ostium et pulso » (Apoc. 3, 20), affinchè per la sua grazia vittoriosa molti di coloro, che sono rimasti finora ostili a Lui e alla sua Chiesa, respingendo da sè le tenebre dei loro errori, vengano alla luce di Cristo, « ut vitam habeant et abundantius habeant » (Io. 10, 10).

In questa attesa e con questa preghiera, impartiamo di cuore a voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, a quanti sono a Noi uniti in spirito nella commemorazione del Nostro grande Predecessore, a tutti i Nostri figli e figlie sparsi sulla faccia della terra, a quelli soprattutto, che nelle prigioni e negli ergastoli, nei tormenti e nella schiavitù, nell'oppressione e nelle umiliazioni, « sono stati fatti degni di patire contumelie per il nome di Gesù » (Apoc. 5, 41), in auspicio dei più eletti favori celesti, la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XI,
 Undecimo anno di Pontificato, 2 marzo 1949 - 1° marzo 1950, pp. 317 - 323
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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