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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
NEL CINQUANTENARIO DELL'ISTITUTO
ROMANO PER LE CASE POPOLARI*

Sala degli Svizzeri - Sabato, 21 novembre 1953

 

Di gran cuore vi salutiamo, diletti figli, venuti da tutte le parti d'Italia per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione dell'« Istituto Autonomo per le Case popolari della provincia di Roma », e che attendete da Noi, con una parola d'incoraggiamento, la Nostra Benedizione sui vostri lavori. Poichè voi appartenete tutti alla direzione d'Istituti simili, si può dire a buon diritto che la vostra Assemblea rappresenta l'amministrazione di una parte tanto considerevole di un patrimonio che è stato o deve ancora essere investito in terreni, in case ed altri immobili annessi, a profitto delle classi meno abbienti della popolazione.

Questo fatto basterebbe da sè solo a suscitare la benevola attenzione del Capo della Chiesa e — vorremmo aggiungere, a causa della particolare occasione del vostro Congresso — del Vescovo di Roma. Inoltre, negli ultimi cento anni, dopo che il progresso industriale e il conseguente sviluppo delle grandi città hanno dato alla questione delle abitazioni un aspetto speciale, i Papi, i Vescovi e le Associazioni cattoliche non hanno cessato di dedicare a questo problema importante e purtroppo anche doloroso la loro peculiare considerazione.

Il problema era fin dal principio penoso, e tale è rimasto sino ad oggi; anzi le conseguenze della guerra ne hanno reso le condizioni più difficili e il bisogno di soccorso più urgente. Anche oggi dobbiamo fare Nostre le parole del Nostro Predecessore Pio XI di gloriosa memoria nell'Enciclica Quadragesimo anno: « Fa orrore il considerare gl'impedimenti che lo stato del tutto sconveniente dell'abitazione reca all'unione e alla intimità della vita di famiglia » (Acta Ap. Sedis, vol. XXIII, p. 221).

Questo è il punto centrale, dal quale la Chiesa parte, in virtù del suo ufficio pastorale, per elogiare ed invocare l'opera vostra. Essa non può cessare di ammonire e di ricordare che, secondo la volontà del Creatore e l'ordine naturale da lui stabilito, la famiglia deve essere una unità spirituale e morale, giuridica ed economica, e che strette e imprescrittibili leggi regolano la nascita e lo sviluppo di una nuova vita. Quale aggravio sorge dunque per le coscienze cristiane, quando futuri sposi, nuovi focolari domestici, crescenti famiglie, non possono trovare nessun ricovero o soltanto un'abitazione insufficiente e spesso troppo cara! Il Signore solo sa in quanti simili casi la umana debolezza ha fatto naufragio nella condotta di vita cristiana e poi anche nella fede! Voi quindi comprenderete che Noi consideriamo ed apprezziamo l'opera vostra soprattutto nel suo aspetto apostolico e pastorale; ma confidiamo che appunto tale motivo sarà per voi di tanto maggiore incoraggiamento e conforto.

Questo particolare interesse apostolico verso coloro che, avendo una famiglia, chiedono una dimora sufficiente e salubre, coincide del resto col vero interesse e con lo scopo oggettivo della economia nazionale. Poichè proprio queste persone moralmente sane sono quelle che in tutti i loro bisogni materiali antepongono il necessario al solamente utile e piacevole, e non si lasciano quindi trascinare in un consumo senza freno, cancro della odierna economia sociale. Esse sono altresì sempre pronte a contribuire, nei limiti del possibile, con le loro proprie energie, alla costruzione e al mantenimento della loro abitazione; e perciò, anche nel resto, vogliono appartenere alle forze produttive del popolo, e non essere del numero di coloro che attendono od esigono tutto unicamente dallo Stato. Così le loro disposizioni di animo, la loro intiera concezione della vita, concordano coi solidi principi economici dei vostri Istituti, che non sono organizzazioni dell'Assistenza Pubblica, ma che, soccorrendo i singoli, fornendo e rinnovando i loro mezzi, vogliono servire alla genuina produttività della economia nazionale.

Con viva soddisfazione abbiamo ricavato questi principi dalle vostre varie relazioni. I pubblici poteri debbono, come dappertutto, così anche nella questione delle abitazioni, render possibile, favorire e in ogni caso non contrariare l'intrapresa privata, e, specialmente nel caso delle abitazioni popolari, quella delle Cooperative. È ben triste di rilevare quali danni causano qui falsi principi e come le difficoltà del dopoguerra abbiano impedito di avanzare più rapidamente sulla retta via. Certamente deve sempre esservi un forte potere pubblico, che provveda con energia e con metodo. Le competenti autorità senza dubbio non debbono nè possono sottrarre direttamente o indirettamente alla proprietà ogni accrescimento di valore derivante unicamente dalla evoluzione delle circostanze locali; ma la funzione sociale della proprietà esige che tale guadagno non impedisca agli altri di soddisfare convenientemente e a prezzo equo un bisogno così essenziale come quello di una abitazione. Combattete dunque con tutti i mezzi, che il bene comune giustifica, l'usura fondiaria ed ogni speculazione finanziaria economicamente improduttiva con un bene così fondamentale qual è il suolo. I cosiddetti alveari o caserme d'affitto, di antica e di nuova costruzione, sono per lo più una conseguenza delle negligenze di coloro che portano la responsabilità del bene comune e dei provvedimenti preventivi ch'esso esige.

Possano lo sviluppo della tecnica moderna, la costituzione di forme adatte del diritto positivo, e soprattutto un pacifico rifiorimento della economia nazionale, specialmente dell'aumento dei beni in tutte le classi del popolo, permettere ai vostri Istituti di estendere i notevoli risultati già conseguiti. Noi pensiamo a scopi come la proprietà di una casa o almeno di una abitazione; pensiamo a una maggiore utilizzazione del tipo di costruzione estensiva in luogo del tipo misto, quasi il solo possibile in date circostanze, della costruzione cioè intensiva-estensiva.

Senza dubbio il volto esteriore di Roma è in alcuni quartieri ancora ben triste, e tale sembra essere anche quello di altre grandi città. Per non parlare delle case che minacciano rovina o che sono del tutto malsane, si vedono ancor sempre — o, per dir meglio, si vedono sempre di nuovo apparire — i « baraccati », gli « aggrottati », i « cavernicoli », gli « appollaiati in locali scantinati o in qual si voglia altro modo inabitabili ». Occorre tener presente che grande è sempre l'afflusso di coloro, cui attira il fascino sovente ingannevole della grande città e l'aspettazione di una vita più facile e più agiata. A buon diritto perciò voi cercate la soluzione del problema delle abitazioni in un quadro più vasto, in « piani regionali », e finalmente in « un unitario indirizzo per il progresso generale del Paese ed un più diffuso benessere per il popolo italiano ». In tal guisa vi trovate di nuovo in armonia con un principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa. Il paese, il territorio, che abita un popolo unito nello Stato, congiunto dal bene comune, non è semplicemente, anche nell'aspetto economico, come vuole il liberalismo economico, l'esteso campo, ove il meccanismo dei costi momentaneamente minori e più favorevoli condizioni del mercato determinano la sorte e lo stanziamento degli uomini; ma il suolo nazionale è piuttosto il luogo, in cui il popolo, con tutte le sue attività vitali, e nella successione delle generazioni, mette le sue radici, come la pianta si profonda nel terreno. Il suolo nazionale deve dunque essere coltivato e curato, se si vuole che esso contribuisca ad una vera produttività anche economica della Nazione. Ecco l'alto scopo, al cui conseguimento i vostri Istituti partecipano.

Concludiamo queste brevi considerazioni, riconoscendo ancora una volta ben volentieri l'importanza dell'opera vostra nella grave questione delle case in Italia, mentre di gran cuore imploriamo su di voi, sui vostri lavori, sulle vostre famiglie le più elette benedizioni del cielo.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV,
 Quindicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1953 - 1° marzo 1954, pp. 477 - 480
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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