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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
ALLE DELEGATE DIOCESANE E PARROCCHIALI
DELLE SEZIONI MINORI DELLA GIOVENTÙ
FEMMINILE ITALIANA DI AZIONE CATTOLICA
*

Mercoledì, 30 dicembre 1953

 

Non è ancora trascorso un mese da quando per mezzo della Radio Noi abbiamo parlato, come a tutta l'Azione Cattolica, così anche a ciascuna di voi, dilette figlie, Religiose e Delegate delle Sezioni Minori; giovani fervorose rappresentanti delle diocesi vincitrici di Gruppo e di Sezione nella Gara collettiva; Effettive e Beniamine vittoriose nella Gara individuale regionale di coltura religiosa. Potremmo quindi restringerCi a insistere, affinché mettiate il massimo impegno — al Centro e alla periferia — nel praticare quanto lo Spirito Santo Ci ha posto in cuore in un momento così grave per l'Italia e per il mondo.

E mentre alle piccole Beniamine, dai candidi volti sorridenti, chiediamo nuovamente che aiutino il Papa con la loro innocenza e con la loro preghiera; a voi, Dirigenti nazionali e diocesane, vogliamo ridire quanto sia urgente di fare ogni sforzo e di accettare qualsiasi sacrificio perchè divenga sempre più salda l'opera concorde di tutta l'Azione Cattolica. Nutriamo fiducia che le Nostre dilette giovani metteranno ogni impegno per giungere alla mèta desiderata.

Ma forse voi non sareste contente, se vi lasciassimo partire senza approfittare della vostra presenza per esprimervi la Nostra paterna gratitudine e per dirvi una Nostra semplice parola di esortazione e di conforto. Essa si rivolge anzitutto a voi, dilette figlie appartenenti alle varie Congregazioni religiose; anime veramente eroiche che passate la vostra vita negli Istituti, negli orfanotrofi, negli asili; nella rinunzia ad ogni umana soddisfazione e operando infaticabili e silenziose; spesso sconosciute e talvolta anche misconosciute; vere madri spirituali, nel cui grembo la Chiesa depone trepidante ma fiduciosa i fiori più delicati del suo giardino. E poi il Nostro grato saluto, la Nostra esortazione va alle Delegate delle Sezioni Minori, cui sono affidate le più piccole reclute dell'esercito femminile dell'Azione Cattolica Italiana. Santamente orgogliose del vostro lavoro, fidenti nella grazia di Dio, adoperatevi a formare cristianamente le vostre bambine, spinte da un amore illuminato e generoso.

1. - Ci preme anzitutto che voi abbiate una grande stima della vostra missione sacra e delicata.

Educando l'infanzia — naturalmente in collaborazione con la famiglia la cui funzione è indispensabile — voi dovete essere persuase di compiere una delle opere più elette. Il vostro lavoro è poco appariscente, forse, ma esige grande sforzo e spirito di abnegazione, mentre è una forma di apostolato fra le più efficaci per le sorti della Chiesa e della Patria.

Considerate, infatti, quelle che con graziosa parola chiamate i vostri « angeletti »; le vostre piccolissime, le beniamine e le aspiranti: sono bambine e fanciulle affidatevi da Dio perchè le conduciate fino alle soglie dell'adolescenza. Voi dunque trattate con esse e siete loro di guida nel tempo, per così dire, della maggiore recettività, quando cioè più facilmente si ricevono le impronte del bene e del male. Consapevoli di ciò, voi, pur facendo valere saggiamente la vostra autorità, avete cura che la vostra azione non pesi eccessivamente sull'animo loro; esse la subirebbero con timore e forse con angoscia, e invece di aprirsi alla fiducia e alla gioia, si ripiegherebbero in sè stesse; e il ricordo del trattamento avuto potrebbe gravare per lunghi anni sulla loro psicologia. Non è raro il caso che gravi disturbi psicologici degli adulti si spieghino con la incomprensione, di cui i fanciulli furono vittime da parte dei loro educatori. Ma voi, dilette figlie, ben conoscete le conseguenze dell'opera vostra, la quale contribuisce a formare e a plasmare in essi atteggiamenti e inclinazioni, che avranno in avvenire una parte considerevole nella loro vita. La vostra azione educatrice si svolgerà così serena nella tranquillità, nell'equilibrio e nella coerenza di ogni sua manifestazione.

2. - La stima per il vostro lavoro vi farà amare le vostre bambine. Esse sono la speranza delle famiglie, della Patria, della Chiesa, perchè saranno — per la maggior parte — le future madri. E intanto sono le predilette di Gesù, come lo erano al tempo in cui il divino Maestro percorreva le vie della Palestina. Potenti ad impetrare grazie, modelli viventi per chi vuole entrare nel regno dei cieli, esse distornano i castighi divini dalle nostre famiglie e dalle nostre città; meritano quindi il vostro più tenero amore, le vostre premure più affettuose.

Tuttavia eviterete le eccessive dimostrazioni esteriori di affetto, che porterebbero facilmente a debolezze nocive e renderebbero le fanciulle dominatrici e arroganti; nè bisognerà confondere l'amore con la gioia che esse possono procurarvi grazie alla loro presenza, al loro candore, alla loro innocente freschezza. Tale gioia contribuirà certamente a darvi impulso e fervore nell'adempire il vostro dovere; ma voi ricorderete sempre che l'amore è donazione, è sacrificio, è rinunzia. Perciò, nella vostra totale dedizione all'infanzia, non cercherete voi stesse, non tenderete a conquistare l'affezione esclusiva delle fanciulle; ma, amandole veramente e sinceramente, giungerete a un distacco del cuore, spesso arduo, ma indispensabile. I fini soprannaturali e apostolici, che voi perseguite, lo rendono anche più necessario, perchè voi volete far fiorire in quelle anime innocenti l'amore di Gesù Cristo, a cui esse appartengono e che le ha riscattate col suo Sangue prezioso. Questo generoso riserbo vi permetterà di conoscere meglio ogni vostra deficienza e di sopportare col sorriso sulle labbra le difficoltà ed anche i possibili cattivi successi. Sarete così degne collaboratrici dell'opera redentrice, immagini viventi di Cristo e del suo amore per l'infanzia.

3. - Ma inoltre voi, dilette figlie, cercate la formazione integrale delle vostre bambine; e siccome non basta amare per essere buone educatrici, procurerete di conoscere quanto è necessario e utile per mantenere gli impegni educativi da voi assunti.

Ecco perchè vi esortiamo allo studio serio e assiduo: studiate le fanciulle, studiate il metodo migliore per istruirle, per educarle. Studiano — e per molti anni — il fisico, il chimico, il biologo, il medico, e s'interessano all'analisi di un raggio di luce, alla contemplazione di un fiore e aspirano alla conoscenza profonda dei fenomeni e delle leggi fisiologiche. Quanto più bello è lo studio di uno spirito spontaneo e libero, che sorge e racchiude il mistero di una vita!

Voi non dovete ignorare le caratteristiche della fanciullezza, le sue ansie, i suoi desideri, le sue ripugnanze, le sue preferenze. In essa è l'amore del moto, il fremito dei sensi, l'irrequietezza di una intelligenza che cresce. La fanciullezza ama il giuoco, ha sete di affetto, tende alla fantasticheria, vive di illusioni e di sogni, è spontanea e ha l'istinto della imitazione.

Ma essa sviluppa anche preziose energie religiose e morali. Ci restringeremo qui a citare due esempi desunti dai risultati della psicologia sperimentale: « Il secondo periodo della fanciullezza dai sei ai nove anni — notano gli Autori — è caratterizzato dall'amore per i genitori, per Iddio e per la verità »; e inoltre: « Gli anni dai sette ai dieci contano fra i più importanti per la prevenzione della delinquenza giovanile ». Confortante incoraggiamento, e al tempo stesso grave ammonizione a coloro che hanno la responsabilità della gioventù fino agli anni della pubertà.

Queste conoscenze voi le acquisterete senza dubbio grazie al dono di penetrazione psicologica, necessario ad ogni educatrice, ma altresì utilizzando i risultati delle ricerche e delle esperienze recenti nel campo della educazione. Non si pretende certo che diveniate scienziate nella psicologia umana in genere o in quella speciale dell'infanzia; ma non potete ignorare — e ancor meno disprezzare — le nuove conquiste della pedagogia. Non che tutti i tentativi siano da lodare incondizionatamente; ma, senza abbandonare i solidi principi e le sperimentate tradizioni cristiane, potrete utilmente « aggiornare » e perfezionare i vostri metodi. L'educatrice cattolica — qui ancor meno che altrove — non deve rimanere indietro. L'evoluzione rapida delle condizioni della vita presente rende più delicato e complesso il vostro ufficio. Sarebbe troppo facile l'adagiarsi in comode abitudini e il trascurare i necessari avanzamenti. Eseguite perciò a tempo lo sforzo del richiesto adattamento; così sarete in grado di conseguire il fine di ogni educazione: la formazione integrale della persona, in pieno accordo con le esigenze assolute del suo destino soprannaturale e con le caratteristiche della società contemporanea.

4. - Procurerete, dunque, che le vostre fanciulle si sviluppino come creature umane, senza dimenticare che sono anime redente dal Sangue di Gesù, fatte partecipi della vita divina.

Se è vero che non potrete dare loro la bellezza fisica, dono di Dio, metterete tuttavia ogni cura per aiutarle ad acquistare quella grazia e armonia, e soprattutto quel sorriso che illumina e trasfigura i lineamenti anche meno attraenti. Siano dunque le vostre bimbe serene e disinvolte, forti e leali, e non permettete che tralascino nulla di quanto può rendere in esse non solo ben visibile, ma anche attraente la verità che posseggono e la virtù di cui sono adorne.

5. - Un'ultima parola, dilette figlie, un'ultima raccomandazione.

Non è raro il caso di fanciulle, che abbandonano l'Associazione, quando divengono irresolute e impazienti, audaci e timide, felici e angosciate nell'affacciarsi alle nuove vie che si aprono dinanzi a loro; allorchè il cuore comincia ad agitarsi e si gonfia di tenerezze sconosciute; quando l'intelligenza si risveglia e la volontà nasce a nuova vita più personale e più indipendente. Ciò dipende, talvolta, dalla struttura insufficiente dell'Associazione stessa, che non offre abbastanza attrattive per rendere desiderabile la vita in comune alle adolescenti e alle giovani; ma il più delle volte non si era cercato di penetrare profondamente nella mente, nel cuore e nella volontà della fanciulla.

Erano nozioni sparse, apprese distrattamente, senza metodo nè ordine; vita spirituale fatta di lodevoli abitudini, ma non radicata su convinzioni ferme, nè alimentata da una fede viva e vivificante; difetti non conosciuti e non corretti a tempo; piccole vanità non represse o almeno non guidate con pazienza sapiente. Certe fughe, che spesso rendono triste la « festa dei passaggi » nell'Azione Cattolica, bisogna attribuirle, appunto, alla poca solidità dell'edificio, forse con molta fatica, ma con poco metodo costruito negli anni precedenti.

Vi esortiamo, dunque, dilette figlie, a non contentarvi fino a quando non vedrete le vostre fanciulle formate e trasformate profondamente. Le avete ricevute sovente in stato di disordine, di irrequietezza, col dominio quasi assoluto dell'impulso istintivo: dovete ridurle a uno stato di equilibrio, di regola, di obbedienza a una legge superiore. Dovete stabilire in loro l'ordine logico nelle cognizioni, inculcare la disciplina degli affetti, procurare la coerenza delle azioni coi principi morali; dovete soprattutto insegnai loro a prendere contatto reale con Dio, rendendolo prima più frequente e poi continuo.

Non dovete credere che l'età minore sia di ostacolo nel cammino verso una perfezione anche consumata, verso la santità. « Vi saranno santi fra i bambini »: esclamò il Nostro santo Predecessore Pio X, quando aprì loro i Tabernacoli Eucaristici. Egli sapeva — come Noi sappiamo — che « l'età corporale non pregiudica l'anima, onde l'uomo anche nella età puerile può conseguire la perfezione dell'età spirituale » (S. Th. 3 p. q. 72 a. 8 in corp. et ad 2um).

Quando Gesù mette l'infanzia spirituale come condizione per l'ingresso in Paradiso e poi implora: « Lasciate che i piccoli vengano a me », si può forse negare che il bambino stesso sia in grado di raggiungere la perfezione evangelica?

Mirate in alto, dilette figlie! Proponete con semplicità, ma con chiarezza e vigore mète elevate alle vostre fanciulle; poi accompagnatele con pazienza, sorreggetele con dolcezza, rialzatele con amore durante il cammino. Fate che si nutrano frequentemente — e anche ogni giorno — delle Carni immacolate di Gesù: « Come il moto naturale quanto più si avvicina al termine, tanto più diviene veloce...; così l'anima che è in stato di grazia, quanto più si approssima al fine, tanto più deve crescere » (S. Thom. in Epist. ad Hebr. c. X, lect. 2 in fine).

Procurate dunque che le piccole anime affidate alle vostre cure non mettano ostacoli all'azione di Dio; insegnate loro ad abbandonarsi fra le braccia di Maria e voi assisterete con stupore ai miracoli della grazia che trasforma la vita delle vostre bambine in tabernacoli viventi di Gesù, in strumenti docili di vita per Lui.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV,
 Quindicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1953 - 1° marzo 1954, pp. 541 - 546
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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