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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI FERROVIERI DI ROMA*

Domenica, 26 giugno 1955

 

È ancora vivo nell'animo Nostro il ricordo di una grande giornata, il cui significato apparirà sempre più chiaro agli occhi non solo degli amici, ma anche degli stessi avversari del nome cristiano.

Quando, il primo maggio di quest'anno, contemplavamo in piazza S. Pietro i 150.000 lavoratori e lavoratrici ardenti di entusiasmo riaffermare la loro fede in Gesù Cristo e la loro piena fiducia nella Chiesa, Ci venne fatto di pensare che dunque qualche cosa di nuovo era nell'aria, divenuta per essi più limpida e respirabile. Era invero accaduto che il mondo di coloro che sopra tutti abbisognavano giuridicamente e socialmente di difesa, mentre aveva acquistato sempre maggior coscienza della sua dignità umana e vedeva gradualmente riconosciuti molti suoi diritti, era nondimeno oggetto di un'azione subdola e disgregatrice da parte di uomini pronti ad ingannare con false promesse le anime dei lavoratori, risoluti a strapparli dalla pratica della vita cristiana, fino a renderne vacillante la stessa fede.

Oggi non mancano i segni di una condizione di cose, che tende a mutarsi sempre in meglio; il che, se non consente ad alcuno di rallentare il passo, e anche meno di sostare o di riposarsi, alimenta tuttavia la speranza che tempi migliori si preparino anche nel mondo del lavoro. Perciò, celebrando stamane la S. Messa e leggendo nel Vangelo come la moltitudine era assiepata (turbae irruerent) intorno a Gesù per udire la parala di Dio (cfr. Luc. 5, 1), veniva confermandosi in Noi la fiducia che tale scena simboleggiasse i tempi che ci prepariamo a vivere e che non debba tardare troppo il giorno in cui, vinto l'errore e apparsa in tutta la sua giustezza la soluzione cristiana del problema sociale, sia possibile iniziare una vera marcia di ritorno delle schiere lavoratrici a Cristo Gesù, unico Maestro e divino Salvatore.

Proprio in quest'aura di trepida, ma fiduciosa attesa e di rinnovato fervore s'inaugura una Cappella nella Stazione di Termini; si è voluto che Gesù, vivo e realmente presente sotto le apparenze eucaristiche, non solo vegliasse di persona sulle ansie, i dolori, le speranze, le gioie vostre, ma fosse vicino a ciascuno di voi nel lavoro, per renderlo strumento di salvezza e di santificazione.

Vi diamo, dunque, il Nostro affettuoso benvenuto, diletti ferrovieri di Roma, alla cui prontezza e sagacia, al cui spirito di generoso sacrificio è affidato il buon andamento di uno tra i più importanti servizi pubblici.

Quanto grande è invero il vostro mondo di lavoro! nel « Servizio Movimento » dal Capostazione fino al manovale, al deviatore; nel « personale viaggiante » dal capotreno al controllore, al conduttore, al frenatore; nel « Reparto Trazione » dai macchinisti ai fochisti e agli operai addetti alla conservazione e alla riparazione dei locomotori e delle vetture; nel « Servizio I. E. S.» dal capotecnico agli operai elettricisti responsabili delle linee, delle sottostazioni e degli impianti telegrafici e telefonici.

Mentre sarebbe difficile il dire quale preparazione tecnica, quale coscienziosità e prontezza si richiede in ognuno di voi, è facile l'immaginare a quali danni si potrebbe andare incontro per la negligenza di un solo fra tutti i grandi e piccoli responsabili del delicato e complesso servizio ferroviario.

A questo forse non pensano i viaggiatori, che giungono frettolosi alla stazione e prendono posto in treno, pieni di fiducia e di sicurezza.

Che cosa infatti accadrebbe, se gli orari non fossero osservati, se i locomotori e le vetture non risultassero efficienti, se fossero guasti i semafori, se non agissero gli scambi elettrici, se rimanessero interrotte le linee telegrafiche e telefoniche? Senza parlare dello scontento che assalirebbe i passeggeri, dalle esigenze e dai gusti più svariati e finanche opposti, se il « personale viaggiante » non adempisse il suo dovere con la premura e la cortesia necessarie.

Tali inconvenienti non sembra che avvengano nel vostro servizio. Lo attestano, tra gli altri, i numerosi pellegrini, che vengono a Roma e trovano negli addetti ai vari reparti ogni possibile assistenza e considerazione. LasciateCi credere, diletti figli, che particolarmente solerti e preparati siete voi, che in ogni viaggiatore vedete un fratello in Cristo, appartenente alla grande famiglia umana.

Così anche la vostra fede, la vostra visibile filiale devozione verso il Vicario del Redentore divino sono fra i segni premonitori, — di cui vi abbiamo parlato in principio, — che una vita più serena si prepara nella pace con Dio e nell'amore fraterno tra gli uomini.

1° - Tuttavia, se — anche dinanzi allo spettacolo della vostra grandiosa schiera — salutiamo con gioia questa « ripresa » del mondo cristiano del lavoro, ciò non diminuisce le Nostre sollecitudini. Poichè la cristianità di una nazione è una parte del Corpo mistico di Cristo, e dovunque il nemico muove il suo attacco, colpisce l'intero organismo. Questa consapevolezza del comune pericolo per l'Italia cristiana deve rafforzare in voi il proposito di collaborare con tutti gli uomini di buona volontà per combattere lo spirito della disunione e dell'odio tra i membri del medesimo popolo.

Certamente a nessun gruppo è lecito di abusare di questa vostra disposizione e prontezza. Nessun vero cristiano può trovare alcunchè da ridire, se voi vi unite in forti organizzazioni, affine di tutelare, — pur in pieno riconoscimento dei vostri doveri, — i vostri diritti, e di giungere a migliorare le vostre condizioni di vita. Anzi precisamente perchè l'azione concorde di tutti i gruppi della Nazione è un obbligo cristiano, nessuno di essi deve divenire vittima dell'arbitrio e della oppressione da parte di altri. Voi quindi agite pienamente in conformità della dottrina sociale della Chiesa, quando con tutti i mezzi moralmente leciti fate valere i vostri giusti diritti.

Abbiamo detto : con tutti i mezzi moralmente leciti. Non è necessario di ricordare a voi che atti di violenza, i quali offendono la libertà e i beni degli altri, non vengono neppure presi in considerazione dai veri cristiani. Quando poi questi adoperano il Potere delle loro organizzazioni per giungere al conseguimento dei loro diritti, conviene che prima usino i mezzi adatti ad ottenere una pacifica intesa. In particolare poi occorre riflettere se i risultati, a cui si tende, sono in ragionevole rapporto col danno che deriverebbe da un'azione di forza. Già grava in modo speciale la responsabilità di classi quale è la vostra, ferrovieri cristiani, la cui opera, come abbiamo accennato, ha una funzione vitale per la economia di tutta la Nazione.

2° - Vi è però un altro pericolo: che anche voi — come tanti vostri fratelli lontani — limitiate al problema della vita materiale la vostra attenzione, le vostre ansie e il vostro conseguente impegno. È un'altra vita in voi, quella stessa di Dio, infusa nell'anima vostra il giorno del battesimo. Perdere questa vita, trascurarla, non occuparsi di conservare la grazia abituale santificante, e consolarsi col pensiero, per esempio, che si è sempre fedeli ad una politica cristiana, non sarebbe sufficiente e potrebbe condurre ad una pericolosa illusione. Voi infatti dovete innanzi tutto essere intimamente veri cristiani; l'aderire alla politica cristiana allora una conseguenza naturale, che viene come da sè. Alcuni, poi, non esitano a credere e a dire che non si può — anzi non si deve — pensare all'anima, finchè non siasi convenientemente provveduto alle necessità materiali del corpo.

È forse questo il senso della eterna parola di Gesù: « Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se perde l'anima sua? » (Marc. 8, 36). Questa parola ispirò e sostenne i martiri della Chiesa nascente, e lo stesso insegnano ancora — col loro esempio fulgidissimo — i confessori della fede in quelle terre, dove si vorrebbe uccidere Iddio e, non essendo questo possibile, si tormentano i corpi di coloro che rimangono fedeli a Lui.

La vita materiale, si. Ma Gesù, insegnandoci a pregare, ci fa chiedere il pane nostro quotidiano dopo aver domandato che si faccia la volontà del Padre celeste (Matth. 6, 10-11). D'altra parte Egli stesso si è impegnato a dare il resto in soprappiù a quanti cercheranno prima il regno di Dio e la sua giustizia (cfr. Matth. 6, 33).

Noi vi scongiuriamo, diletti figli, guardatevi dal velenoso fermento dei moderni farisei: azione sociale, si, e tempestiva, concorde, risoluta quanto è possibile; ma non l'azione derivante dall'odio o che, sollecita soltanto della vita materiale, ignora o nega i preminenti valori dell'anima. Alla Chiesa, per esempio importa moltissimo di vedere risolto il problema sociale, non però così che frattanto le anime vadano perdute.

Un'ultima parola, diletti figli, prima di lasciarvi e di benedirvi.

È certamente bene godere dei vantaggi già ottenuti, ed è ragionevole considerare, compiacendosene, il terreno conquistato. Tanto più che, vincendo, voi non avete voluto il male di nessuno e tendete a contribuire al bene di tutti. Ma è anche vero che nessuno il quale, nel metter mano all'aratro, guarda indietro, è atto per il regno dei cieli ( cfr. Luc. 9, 62). Pensate, diletti figli, a quanti sono ancora lontani. Voi siete certamente numerosi; altri impediti dal servizio, hanno dovuto contentarsi di essere presenti in spirito. Ma ve ne hanno altresì che, potendo, non sono voluti venire. Ingannati da una propaganda malefica, essi credono ancora (oh quale errore!) che la Chiesa, la quale così teneramente li ama, voglia sbarrare il passo sul cammino del loro giusto miglioramento, e temono di riavvicinarsi a lei, temono di allontanarsi da chi invece non può volere realmente il loro bene, se distrugge in essi la pace con Dio, se trasforma in odio l'amore e in lotta la conveniente e giusta azione per la difesa dei propri diritti.

A questi fratelli lontani parlate con la forza della vostra persuasione e del vostro esempio. Dite loro che, lontano da Gesù, vi è soltanto sconforto e tristezza, anche quando vi fosse l'abbondanza dei beni materiali. Rassicurateli : Gesù non vuole che manchi ad essi il pane, Egli che operò miracoli, affinchè le turbe che lo seguivano non rimanessero prive del necessario sostentamento.

Così la grazia di Dio e la buona volontà di tutti voi, e degli altri lavoratori cristiani sparsi in tutta Italia, affretteranno la venuta di quel giorno in cui Gesù regnerà nei cuori e nel mondo.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 161 - 165
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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