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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI PARTECIPANTI AD UN CORSO DI
STORIA ANTICA E ARCHEOLOGIA
*

Sala degli Svizzeri, Castel Gandolfo - Lunedì, 24 ottobre 1955

 

Di gran cuore vi diamo il benvenuto, diletti figli e figlie, dirigenti ed insegnanti dell'Associazione Educatrice Italiana, convenuti a Roma per attingere dalle secolari sorgenti della cultura classica e cristiana più vivida ispirazione per l'attività che svolgete a vantaggio della tenera infanzia, tanto cara al divino Maestro.

Sono a Noi ben note le molteplici, benemerenze religiose e civili della vostra provvida Associazione, germogliata trenta anni fa, quasi propaggine dell'insigne Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, e divenuta al presente, mediante la fattiva e silenziosa collaborazione di esimi educatori ed educatrici, albero robusto e ubertoso, che distende su quasi tutte le regioni d'Italia i suoi rami, ove trovano un tiepido nido migliaia di bambini che si affacciano sorridenti alla vita.

Le vostre scuole magistrali, infatti, che formano le educatrici dell'infanzia, sono ventisette, vale a dire la maggior parte di quelle esistenti in Italia, e provvedono ottime insegnanti non solo alle trenta scuole materne immediatamente dirette dall'Associazione, ma anche alle altre 600 circa, gestite da diversi enti.

Oltre questa principale attività, l'Associazione cura la formazione di insegnanti di lavoro femminile in tre « Magisteri professionali per la donna », promuove corsi di educazione ed istruzione a fanciulli degenti negli ospedali, tornate di cultura, come quella presente, alle proprie insegnanti, ed infine ha dato di recente vita ad una particolare Associazione, che procura l'educazione dei figli degl'italiani emigrati in Francia, affinchè siano premurosamente adattati alle nuove condizioni di vita, senza peraltro troncare i vincoli delle patrie tradizioni.

Tali benefiche attività, che hanno meritato all'Associazione il riconoscimento giuridico da parte delle Autorità civili, e anche encomi ed aiuti, sono il frutto della generosa e personale dedizione di uomini e di donne consapevoli di tre fondamentali principi, che giova brevemente ricordare in questa occasione.

1. - Per assicurare alla Chiesa e alla società un avvenire più sereno, nulla può esservi, di più risolutivo ed efficace che il chinarsi sui teneri germogli delle novelle generazioni fin dalla prima infanzia, per indirizzarne lo sviluppo verso il vero ed il buono. Negli anni in cui albeggia la loro coscienza psicologica e morale, in cui comincia loro a profilarsi l'esterna realtà, mentre le nozioni di bene e di male si sovrappongono alle sensazioni di dolce e di amaro, di bello e di, brutto, occorre cominciare a fissare negli animi la vera visione delle cose e la retta condotta delle azioni. L'educar bene è soprattutto prevenire, anche nel significato di « giungere prima degli altri », prima, cioè, dell'errore e della colpa; ed il prevenire è certamente più facile che il farsi poi largo, per correggere e rimediare.

2. - Nessun metodo educativo, che sia o tramandato da particolare tradizione, o elaborato dalle moderne scienze pedagogiche, darà compiuti e duraturi risultati, ove discordi dai postulati del cristianesimo, o disprezzi i suoi valori, o non si avvalga dei suoi mezzi, anche soprannaturali, di elevazione. Il cristianesimo non solo è atto ad integrare ogni altro metodo pedagogico, ma possiede il proprio, sicuramente valido a condurre gli spiriti alla più elevata perfezione, come è largamente dimostrato nei suoi Santi.

3. - Chiunque, per vocazione religiosa o per libera scelta professionale, aspira a divenire educatore, occorre si persuada che non può improvvisarsi tale; deve invece prepararsi all'arduo officio con adeguato tirocinio. Trattandosi della prima infanzia, è conveniente che l'educazione sia confidata principalmente alla donna, la quale, pertanto, deve darsi premura di arricchire le proprie innate doti d'intuito e di sentimento con un opportuno corredo di cognizioni e di esperienze attinte dalle scienze pedagogiche. Ecco, dunque, la ragion d'essere delle vostre scuole di magistero. Formare un'insegnante dell'infanzia è come formare spiritualmente una madre, con la differenza che questa diviene educatrice in virtù della provvida natura — la quale tuttavia non esenta, ove si può, da una preparazione anche metodica —, mentre l'educatrice di professione deve sviluppare in sè col proprio sforzo e buon volere l'anima materna. Formare in sè un'anima materna: quale mira più alta e benefica per una donna! Forse mai tanto, come al presente, il mondo ha avuto bisogno di madri e di anime materne, che distolgano gli uomini dalla torbida corrente delle violenze, delle sopraffazioni; delle grossolanità, in cui si dibattono. La legge provvidenziale della natura ha stabilito bensì che ogni generazione passi per la scuola gentile della madre con l'intento di ricondurre il sereno e la bontà sopra ogni vita che sboccia, e d'infrangere in tal modo il prevalere del male; di fatto, però, non sempre né tutte le madri sono in grado di compiere adeguatamente la loro missione restauratrice. Ora la vostra Associazione mira alla formazione, possibilmente perfetta ed aggiornata, delle educatrici, alle quali pertanto non lascia mancare le ampie visioni della vita e delle scienze. Con soddisfazione abbiamo notato gli argomenti stabiliti quest'anno nel vostro convegno di studi, quali la storia antica, l'archeologia, l'arte ed il disegno, la cui trattazione è stata affidata ad illustri studiosi. Molto opportuna Ci sembra la conoscenza storica delle civiltà classica e cristiana, le cui eloquenti vestigia avete modo di cercare ed ammirare nella Eterna Città. Dalla loro contemplazione lo spirito di un educatore è portato a stimare sempre più la propria opera e ad indirizzarla secondo una continuità di perfezione ideale, i cui modelli, disseminati lungo i secoli negli uomini, e nelle opere e degni d'imperitura gloria, urgeranno da sè stessi di essere ricopiati dalle future generazioni. Ma se non è concesso ad ogni popolo di ritrovare nei propri annali modelli di così alta dignità, gli è però sempre dato di valersi del patrimonio comune di tutti i popoli, vale a dire, della storia e della gloria della Chiesa universale, nel cui lungo cammino l'educatore cristiano troverà, ad ogni svolta, la luce e la forza per eguagliare o, se mai anche, superare il passato.

Mentre nutriamo fiducia che la vostra Associazione, esperta nell'arte di educare l'infanzia, moltiplicherà i suoi sforzi, per estenderne i frutti a tutti i ceti sociali, particolarmente a quelli più provati dalle miserie o comunque impediti di attendere, come si deve, alla educazione della prima infanzia, Noi invochiamo su tutti voi, a conforto ed aiuto, l'abbondanza dei celesti favori, in auspicio dei quali v'impartiamo di cuore la Nostra Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 331 - 333
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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