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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
ALL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE GRANATIERI DI SARDEGNA*

Basilica Vaticana - Domenica, 6 novembre 1955

 

Il Nostro dovere di Vicario del divino ed universale Maestro, Cristo Gesù, Ci urge particolarmente a predicare « la verità nella carità » (Eph. 4, 15) in questa era di progressiva riorganizzazione e di riassettamento delle umane strutture.

Ogniqualvolta dobbiamo occuparCi del « ministero della parola », « ministerium verbi » (Act. 6, 4), Ci studiamo di non nascondere agli occhi Nostri e di quelli che Ci ascoltano, lo spettacolo di un cielo coperto di nubi, tanto da far sembrare che si avvicini un mesto crepuscolo e quasi stia per scendere la notte sul mondo. Ma tutti sanno con quanta sincerità e con quanta fiducia Noi andiamo ripetendo che nulla è perduto, se gli uomini di buona volontà si destano e si uniscono per agire subito arditi e concordi. Né omettiamo di manifestare la Nostra speranza che, forse più presto di quanto potrebbe attendersi, riappaiano i raggi del sole nel trionfo di una nuova primavera cristiana.

Tra i segni che giustificano questa Nostra fiducia Noi dobbiamo annoverare l'accorrere sempre più frequente di schiere numerose e varie di persone, che non si contentano di vedere nè di ricevere una qualsiasi parola di incoraggiamento e di esortazione, ma chiedono di udire la parola del Papa — cioè la parola del Vicario di Gesù — sui più disparati argomenti. Vi è una santa ansia di cercare nella dottrina di Cristo i principi per la soluzione dei problemi, che tengono in agitazione gli individui e i popoli.

EccoCi, in questa domenica di novembre, davanti a migliaia di uomini appartenenti a un caratteristico e glorioso reparto dell'esercito italiano: membri tutti dell'Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna. I vostri Dirigenti hanno voluto con cortese pensiero mandarCi alcune importanti pubblicazioni, che abbiamo scorso con speciale interesse.

Quel che Ci ha subito colpito è non solo la varietà delle vicende delle quali siete stati protagonisti o attori, ma anche la trama quasi ininterrotta, su cui nelle varie epoche, con alterne vicende, voi avete trapunto il ricamo di numerosi atti di prodezza che hanno certamente contribuito a conservare e a mettere in maggiore evidenza le vostre tradizioni di virtù e di valore. Esse sono la prova di quanto meritatamente si è potuto dire un giorno di voi: « Le vostre bandiere si lacerano, ma non si piegano . . . i venti e le procelle scolorano il drappo glorioso e pur lo rendono più bello e luminoso! ».

Siate, dunque, i benvenuti in questa Casa del Padre Comune: Noi vi accogliamo con particolare affetto per benedire voi, le vostre famiglie, tutti coloro che vi sono cari. Di tutti Ci siamo ricordati stamani nella S. Messa (Domin. XXIII post Pent.): dei vostri morti, specialmente di quelli che sono caduti sul campo di battaglia; di voi vivi e di tutti, infine, i diletti figli d'Italia e del mondo intero. E in questa Nostra preghiera Ci veniva soccorrendo, come altre volte, la stessa santa Liturgia odierna.

1° - All'Offertorio: « Dal profondo grido a te, o Signore; o Signore, ascolta la mia voce » (Ps. 129, 1-2), abbiamo pregato per i vostri defunti, chiedendo a Dio per loro la vita.

a) Vivano essi, anzitutto, nel pensiero di ognuno di voi. È doveroso, infatti, che siano ricordati con onore quelli che non esitarono di fronte al sacrificio supremo e s'immolarono, in silenziosa semplicità, nel compimento del loro dovere. Avendo essi bene meritato della Patria, è giusto che questa procuri, quanto è possibile, di esaltare la loro memoria.

b) Vivano essi anche per ricordare a tutti il dovere dell'amore di Patria; non risparmiando, se fosse necessario, un serio richiamo a quanti — spesso inconsciamente, talvolta per ragioni non confessabili — si ostinano a battere la via della non collaborazione, pur fra tanta urgenza di opere atte alla ricostruzione, e, si abbandonano finanche a maldicenze e a calunnie contro la Madre Patria.

Noi, per parte Nostra, abbiamo pregato il Signore Iddio, affinchè voglia guardare propizio a questa terra italica, donandole nuove schiere e sempre più numerose di cittadini onesti, laboriosi, pronti ad ogni sacrificio.

c) Ma specialmente abbiamo fatto menzione di quei defunti, che vi hanno preceduto col segno della fede e dormono nel sonno della pace (cfr. Can. Missae). Per essi abbiamo invocato il Signore, affinchè doni loro la beatitudine della quiete, lo splendore della luce, il gaudio dell'amore, il canto dell'eterna gioia, dell'eterna gloria. Per essi, in questo mese, che la S. Chiesa consacra ai defunti, vi esortiamo a raccogliervi nel cristiano suffragio, affinchè coloro che, avendo ottenuto il perdono dalle colpe, non avessero ancora meritato la remissione della pena, possano presto dal Purgatorio salire al Paradiso, accolti dagli Angeli, dai Santi, dalla Vergine, da Dio.

2° - Leggendo l'Epistola, Noi abbiamo pensato ai Granatieri vivi: antichi, lieti di ritrovarsi in questa vostra adunata nazionale coi loro vecchi commilitoni, e nuovi, che prolungheranno nell'avvenire le buone tradizioni del Corpo: tutti presenti nella Nostra mente, nel Nostro cuore di Padre.

Scrivendo ai Filippesi l'Apostolo Paolo esclamava: « Molti, dei quali spesse volte vi ho parlato (e ve ne parlo anche adesso con le lagrime), si diportano da nemici della Croce di Cristo... e non aspirano che alle cose della terra. Ma noi siamo cittadini del cielo » (Phil. 3, 18-20). Di cuore v'invitiamo, diletti figli, a meditare queste parole, e in pari tempo a guardare il mondo di oggi, per rilevare come la triste scena si ripeta. Circolano anche oggi per le nostre strade veri nemici, non solo della Croce di Cristo, ma persino di Lui stesso, della sua dottrina, della sua morale. Uomini che credono solo alla terra, e la contemplano quasi proni, dimenticando che essa serve per camminare verso il cielo e che le creature sono state loro date come strumento e mezzo per giungere alla celeste Patria, dove la giornata non conosce tramonto, dove tutti vivremo nella pienezza della vita.

Voi non siate così, diletti figli. Anzi non vi dovete contentare di rimanere uniti alla Chiesa con la fede e con la religiosa sottomissione alla sacra Gerarchia; Noi vi scongiuriamo di riflettere che a nulla vi gioverebbe per l'eternità anche la vostra fedeltà alla Patria, se non aveste la vita di grazia, la vita divina; e non evitaste con ogni sforzo ciò che potrebbe portarvi alla rovina eterna.

Noi siamo cittadini del cielo. Là è la nostra eterna, definitiva Patria; là potremo ritrovarci — anima e corpo, risorti e incorruttibili — come membri felici dell'unica grande famiglia di Dio.

3° - L'ultimo pensiero, diletti figli, che vorremmo esporvi, lo abbiamo avuto all'inizio della S. Messa, all'Introito: « Dice il Signore: Io ho pensieri di pace », « Dicit Dominus: Ego cogito cogitationes pacis ». Perché siamo il Vicario di Cristo, Principe della pace, poche parole siamo indotti a far Nostre come queste della sacra Liturgia, in tempi qual è il presente, di fiduciosa attesa, ma pur di timori e di ansie.

Non occorre ripetere qui ciò che in varie occasioni abbiamo detto circa il diritto dello Stato alla difesa contro gli ingiusti aggressori, fino a quando non siasi trovata una formula efficace per imporre a tutti il rispetto delle frontiere e dei beni altrui. Ma detto questo, per dovere di giustizia e di chiarezza, Noi non possiamo omettere di scongiurare nuovamente i reggitori dei popoli, perché compiano ogni sforzo affine di evitare nuovi spargimenti di sangue, nuovi lutti, nuove inutili stragi.

E il Nostro grido giunga ancora una volta specialmente a coloro — dovunque essi siano — che, per calcoli inumani, meditassero mai l'aggressione di altri popoli, solo attendendo che essi risultino indifesi.

Questo Nostro grido, questa Nostra invocazione a Dio, affinché « dissipi le genti che si rallegrano delle guerre » (Ps. 67, 31), Ci piace elevarlo qui, davanti a migliaia di valorosi soldati, davanti ai Granatieri di Sardegna, pronti — come un giorno, come sempre — a sacrificare la vita, se la Patria dovesse richiamarli. I Nostri pensieri sono pensieri di pace : Ego cogito cogitationes pacis; ma sono anche i vostri, diletti figli, anche voi desiderate la pace : per voi, per le vostre famiglie, per tutta la grande, generosa e benedetta terra d'Italia.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 375 - 378
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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